CAPITOLO II

Aspetto un fratellino,
aspetto una sorellina

L’inizio della vita. L’inizio dell’amore tra fratelli.
Esiste prima della nascita del fratello o della sorella.
All’inizio forse c’era il desiderio di avere un fratello o una sorella;
e allora l’amore tra fratelli comincia con questo desiderio
.

Horst Petri

C’è un bimbo in arrivo, che notizia meravigliosa. Un test di gravidanza positivo, che ci colga di sorpresa o che confermi quello che già ci diceva il cuore, porta con sé un torrente di emozioni. Entusiasmo, gioia, timore, agitazione… è qualcosa che abbiamo già vissuto, quando abbiamo scoperto di aspettare il nostro primo bambino, ma è anche qualcosa di nuovo e di unico, perché ogni gravidanza è una storia a sé, perché noi non siamo la stessa donna di due, tre o più anni fa e perché… Ora la notizia non riguarda solo noi e il futuro bis-papà, riguarda anche il nostro bambino! Non siamo una coppia, ma una famiglia e l’attesa e la nascita di una nuova creatura è un evento che coinvolge tutti, grandi e piccini.


Se siamo convinti che questa nascita sia un dono per la nostra famiglia e che si tratti di un evento di grande gioia, lo sarà non solo per noi, ma anche per il futuro fratello maggiore.

Diventerai fratello maggiore!

A volte i genitori vivono con un po’ di preoccupazione la seconda gravidanza, proprio perché temono le possibili reazioni del primogenito. Certamente l’arrivo di un bebè è un evento forte, che richiede una revisione dei ruoli e la creazione di nuovi equilibri all’interno della famiglia, ma è anche una grande opportunità per il primogenito che, oltre ad avere una persona in più da amare e che lo ricambierà con la devota ammirazione che la maggior parte dei piccoli riserva ai fratelli maggiori, avrà l’occasione di sviluppare competenze e potenzialità – come quella di condividere, collaborare, contrattare – che sono stimolate proprio dalla presenza di un fratello. Non esitiamo quindi a dare l’annuncio al nostro bambino presentando l’attesa e la nascita di un fratellino come un evento felice, molto felice.


Per un bimbo piccino vale la parola di mamma e papà: se loro sono sereni, lo sarà anche lui. Il bisogno di rassicurazione e la ricerca di conferme molto probabilmente arriverà, è normale che sia così, ma dopo la nascita. Se la mamma e il papà lo rendono partecipe, i mesi dell’attesa possono essere vissuti dal primogenito con coinvolgimento, entusiasmo e serenità.

Quando dare l’annuncio?

I bambini, sin da piccolissimi, percepiscono le emozioni e gli stati d’animo dei genitori e sono pronti a intuire se c’è qualche novità in famiglia. Anche se mamma e papà non parlano della gravidanza davanti a lui, il bimbo “sentirà” la loro emozione e noterà se la mamma è più stanca del solito o ha qualche malessere. Ecco perché il suggerimento è di non attendere a comunicare la notizia.


Ci sono bimbi che addirittura capiscono che c’è un fratellino in arrivo, prima che lo dicano i genitori.


Danielle Dalloz, psicanalista francese, scrive: “Qualcuno dice che un bambino ‘sa’ ancor prima di sua madre quando lei è incinta. In ogni modo, molto presto egli avverte inconsciamente un cambiamento radicale nella vostra vita e nella sua. (…) Allora, tanto vale esplicitare a parole quello che già lui indovina e in questo modo preparare il terreno1.


L’esperienza delle mamme conferma questa particolare sensibilità infantile.


Quando ho scoperto la gravidanza di Elena, Alice aveva ventisette mesi. Stavo pensando a come e quando dirle la novità, ma lei mi ha anticipato. Una sera, mentre stavamo preparando la cena assieme come sempre, mi chiede: “Mamma, ma cosa c’è nella pancia?”

Io: “La pappa, Alice”

Alice: “Ma nooo, nella tua pancia!”

Mi è venuto un colpo… avevo parlato della nuova gravidanza solo con mio marito! Le ho risposto: “Mah, potrebbe esserci un fratellino”.

Alice: “No, no, c’è una sorellina!”

E infatti… così è stato!

Daria, mamma di Alice, 4 anni, Elena, 1 anno


Quando Camilla aveva tre anni, sono rimasta incinta di Isabella. Dovevo ancora ritirare gli esiti e lei ha dato la notizia alla mia famiglia dicendo: “Sapete che nella pancia della mia mamma c’è un fratellino?”

Michela, mamma di Camilla, 4 anni, Isabella, un anno


Nel primo trimestre ho sofferto di nausea e Martina ha subito capito che stava cambiando qualcosa. Infatti le maestre dell’asilo mi dissero: “Lo hai detto a Martina che aspetti un bambino? Perché è un po’ agitata…”

Era ancora presto ma il mio istinto di mamma mi diceva che dovevo renderla partecipe di questo meraviglioso evento; infatti da quando le ho parlato si è tranquillizzata.

Marianna, mamma di Martina, 3 anni, Linda, 3 mesi

Un annuncio da non rimandare

Marcello Bernardi, figura storica della pediatria italiana, raccomandava di non rimandare troppo l’annuncio al primogenito: Una cosa da fare subito c’è: avvertire lealmente vostro figlio di ciò che sta per accadere. (…) ditegli soltanto che la mamma fra un certo tempo farà un altro bambino, e ditelo con naturalezza e serenità. Non tenete nascosto nulla, e rispondete a ogni domanda che il piccolo potrà farvi2.


A volte i genitori preferiscono attendere, poiché temono che la gravidanza possa interrompersi nelle prime settimane. A questo proposito T.Berry Brazelton scrive:


“(…) meglio non aspettare. Anche se dovesse capitare che perdiate il bambino, vostro figlio si accorgerebbe che è successo qualcosa: non riuscirete a nascondere la vostra tristezza e neppure dovreste cercare di farlo. Questo evento tragico turberà il bambino in misura molto maggiore se dovrà sforzarsi di indovinare il motivo per cui il volto e lo sguardo dei genitori appaiono così diversi ora, perché i loro movimenti sono più lenti e pesanti, e il papà e la mamma sono improvvisamente così silenziosi”3.

Se i genitori preferiscono attendere

Alcuni genitori preferiscono attendere qualche settimana per dare il lieto annuncio al primogenito, oppure preferiscono che il piccolo intuisca la novità perché la pancia della mamma sta crescendo.


In questo caso è bene stare attenti a non parlare dell’argomento con altre persone (magari pensando che il piccolo, occupato a giocare, non stia ascoltando), prima di avergli dato la notizia.


Il futuro fratello maggiore dovrebbe ricevere questo annuncio direttamente e non casualmente perché sente gli adulti che ne parlano tra loro. D’altronde quello che nascerà è il suo fratellino!

C’è una bella notizia…

Come dare la notizia al piccolo? I genitori potranno spiegare con parole semplici, adeguate alla sua età, che nella pancia della mamma sta crescendo un fratellino. A questo punto il bimbo potrà limitarsi a prendere atto della comunicazione con un sorriso oppure mostrarsi molto incuriosito dai dettagli (Come è arrivato il fratellino nella pancia della mamma? Come fa a mangiare mentre è nella pancia? Il fratellino fa anche pipì? ecc.). Ovviamente è importante rispondere a tutti i dubbi e alle domande del proprio bambino, in questa occasione e anche successivamente se dovesse aver bisogno di altre spiegazioni o di risentire quelle che gli avete già dato.


Se il bebè in arrivo è il terzo, nel dare la notizia potete sottolineare che il primogenito diventerà fratello maggiore due volte (un vero “veterano della fratellanza”!) e valorizzare il cambiamento di ruolo del secondogenito che grazie a questa nascita diventerà a sua volta un fratello maggiore. E in tre, si giocherà ancora meglio che in due!

Quando arriva il fratellino?

Quando date la notizia, converrà specificare che bisognerà aspettare del tempo perché il fratellino nasca. Fornite al bimbo dei riferimenti temporali che possano aiutarlo a farsi un’idea del quando: ad esempio, il fratellino nascerà dopo Natale, o quando arriva la primavera e si mangiano le fragole…


Da quando aveva due anni, Sofia mi chiedeva spesso un “flagellino”, mi incartava con vestiti o carta di giornale una sua bambola dicendo: “Guarda mamma, un regalo per te! Un flagellino per me!” Quando le ho chiesto cosa desiderasse per Santa Lucia mi ha detto “Un flagello!”… Abbiamo preso un cane. Quando le abbiamo detto che c’era un fratellino in arrivo, ha cominciato a saltellare dicendo: “Grazie! Grazie! Ma quando arriva?” Già, quando arriva? La gravidanza è lunga per una sorellona…

Giada, mamma di Sofia Luna, 3 anni, Morgana Maia, 3 mesi

Momenti speciali, ricordi preziosi

Per molti genitori, l’annuncio al fratello o ai fratelli maggiori si è rivelato un momento molto speciale, da custodire tra i preziosi ricordi di famiglia.


Ad Alessandro abbiamo comunicato la notizia a Natale, gli abbiamo detto che Gesù Bambino aveva voluto fare un regalo a tutta la famiglia e aveva deciso di mandarci un altro bambino, che sarebbe stato il suo fratellino. Gli abbiamo spiegato che i bambini nascono da un semino che cresce nella pancia della mamma al calduccio e al sicuro, poi quando sono pronti escono a conoscere il mondo, i genitori e i fratelli maggiori.

Maria Cristina, mamma di Alessandro, 4 anni, Francesco, 1 anno


Appena è stata visibile la pancia ne abbiamo parlato a Giacomo. Essendo lui affascinato dalle campane, ogni volta che passavamo davanti a una chiesetta del paese che ha una campana piccola e una grande, gli dicevamo che quella piccola era il fratellino/sorellina che stava per nascere e quella grande era lui. La cosa è stata assecondata anche da una storia che abbiamo trovato sulle campane e sull’arrivo di un fratellino.

Laura e Alessio, mamma e papà di Giacomo, 3 anni, Francesco, 3 mesi


Il giorno dopo aver fatto il test io e mio marito abbiamo raccontato tutto a Camilla. Ci siamo seduti sul lettone e le abbiamo detto che nella pancia della mamma era spuntato un fratellino o una sorellina.

Per darle un’idea delle dimensioni del feto le abbiamo dato un chicco di riso e lei l’ha conservato per diversi giorni…lo metteva tra i giochi ma ogni tanto se lo andava a riprendere.

Roberta, mamma di Camilla, 4 anni e mezzo, Federico, 2 anni


Quando abbiamo saputo di aspettare un nuovo bimbo l’abbiamo detto a Francesco, che aveva nove anni, e le sue parole sono state: “Non ci posso credere, mi sembra di vivere in un sogno. Ho paura di andare a dormire, svegliarmi e scoprire di aver solo sognato”.

Ivana, mamma di Francesco, 10 anni, Alessandro, un anno

…e risposte tutte da ridere!

A volte poi, le risposte dei bambini quando ricevono la notizia di un fratellino in arrivo sono davvero buffe!


Situazione: prima di dirlo a chiunque altro, lo sappiamo solo io e mio marito. Mamma: “La mamma ha un fratellino nella pancia. Come lo chiamiamo?”

Angelo, 2 anni: “Giulia!” Mamma: “Va bene, e se è un maschio?”

Angelo: “Giulia!” Era una Giulia.

Cinzia, mamma di Angelo, 11 anni, Giulia, 8 anni, Michela, 3 anni


Sara aveva dieci mesi, quando sono rimasta incinta. Un giorno abbiamo incontrato una mamma con un neonato in braccio e lei ne è rimasta affascinata così ho colto la palla al balzo e le ho chiesto: “Ti piace questo bambino? Ne vuoi uno anche tu?”

Risposta lapidaria: “No”.

Arianna, mamma di Sara, un anno, in attesa del secondo bimbo


Quando Xeni è stata informata del fratellino nel pancione e del fatto che sarebbe nato prima di Natale, ha dimostrato da subito curiosità e abbiamo anche sfogliato insieme libri su gravidanza e parto. A tutt’oggi quando annuncio che qualcuno aspetta un bambino gioisce e se ne esce con cose come: “Ohhh sono commossa!”


Ma per la serie aneddoti simpatici, abbiamo sbagliato a riferirci sempre al nascituro dicendo “fratellino”, non sapendone il sesso. Quando Xeni si è svegliata alla mattina e si è trovata questa esserina, femminuccia, dopo averla ammirata, ha detto: “E il fratellino, quando nasce? A Natale?”. Anche mesi dopo, quando ho proposto un giro a Singapore (dov’è nata Sandhya) prima del mio rientro al lavoro, Xeni ha detto: “Ah, sì, così facciamo nascere il fratellino”. Insomma abbiamo proprio contratto il debito di un ulteriore membro della famiglia a causa della nostra imprecisione!

Silvia, mamma di Xeni, 4 anni, Sandhya, 6 mesi

INSIEME VERSO LA NASCITA

L’attesa di un bambino è una faccenda di famiglia, non riguarda solo mamma e papà, riguarda anche il fratello maggiore. È importante che il bimbo non si senta escluso e che possa condividere, ovviamente con modalità adeguate alla sua età, questo evento insieme ai suoi genitori. Se mamma e papà lo rendono partecipe, il piccolo sarà contento di ricevere le loro attenzioni e sarà orgoglioso di vedersi coinvolto.

Prepararsi al “dopo”

Per accompagnare il proprio bambino verso la nascita, può essere d’aiuto prepararlo al dopo, spiegandogli in modo semplice come saranno i primi tempi: il fatto che il fratellino inizialmente potrà comunicare solo con il pianto, che si nutrirà al seno della mamma, che farà cacca e pipì nel pannolino.


In questo modo si eviteranno anche eventuali equivoci; a volte infatti si parla del fratellino come di un compagno di giochi, e in effetti lo sarà, sarà uno splendido compagno di giochi e di avventure, ma è bene specificare che per giocare insieme si dovrà attendere un po’ di tempo!


Se il primogenito è piccino, può non essere facile per lui comprendere cosa sta accadendo e immaginare la vita con un bebè. Per questo può essere d’aiuto sfogliare insieme un album di fotografie che lo ritraggono subito dopo la nascita e nei primi mesi di vita, e parlargli del giorno in cui è venuto alla luce e mamma e papà, parenti e amici l’hanno accolto con immensa gioia.


Guardare insieme le fotografie di famiglia è un’occupazione che in genere è apprezzata anche dai bimbi più grandicelli che amano rivedersi, scoprire come erano da piccoli e sentirsi raccontare dai genitori aneddoti ed episodi legati alla propria nascita. Condividere questi ricordi felici è anche un modo per sottolineare che le attenzioni e le cure di cui il fratellino avrà bisogno sono state riservate anche al primogenito.

Un’alleata preziosa di genitori e bimbi che si muovono insieme verso qualcosa di nuovo è la lettura condivisa. Sfogliare e leggere insieme libretti in cui si parli della nascita di un fratellino può aiutare il primogenito a comprendere meglio cosa succederà. Per scegliere il libro “giusto” è opportuno che i genitori operino una prima selezione (il mercato editoriale garantisce un’ampia offerta di volumi illustrati che affrontano questa tematica, ma non tutti i libri sono adatti al periodo della gravidanza, alcuni sono più indicati per il dopo4) e poi si lascino guidare dalle preferenze del bambino. È molto probabile che, una volta individuato il libro che fa per lui, chieda a mamma e papà di leggerlo e rileggerlo decine e decine di volte. Una richiesta da accogliere e assecondare, perché risponde a un preciso bisogno del bambino. Tra l’altro i libri possono aiutare anche i genitori, poiché la richiesta di rileggere spesso lo stesso volume o una determinata pagina, può segnalare l’interesse del bimbo per un aspetto particolare di questa esperienza.


Infine, se avete degli amici o dei parenti con un bimbo piccino, andate a trovarli! Vedere dal vero un bebè può aiutare il bambino a farsi un’idea più precisa di quello che sarà. E potersi fare un’idea, in genere, è molto rassicurante quando ci si prepara ad affrontare un’esperienza nuova e sconosciuta5.


In fondo le emozioni del bambino non sono diverse da quelle dei genitori quando pensano al dopo e cercano di immaginare come sarà: c’è l’entusiasmo per quella che è una bella notizia, ma anche un po’ di timore, poiché non si può prevedere quanto e come la nostra vita e le nostre abitudini cambieranno.

Coinvolgere il bambino

Abbiamo detto che l’attesa del fratellino è una faccenda di famiglia. E allora, viviamola insieme, grandi e piccoli, anche nei suoi aspetti pratici.


Durante la gravidanza, il bambino potrà essere coinvolto attivamente in alcuni preparativi, ad esempio nella preparazione di un cassetto o di un ‘angolo’ destinato al bebè o affidandogli l’incarico di scegliere il primo vestitino che indosserà il fratellino appena nato.


Se avete conservato alcuni giocattoli, sonagli, libretti in stoffa di quando il primogenito era piccino, potete invitarlo a controllarli insieme a voi per vedere se, secondo lui, ci sono dei giochi “da piccoli” che si potrebbero destinare al fratellino. Lasciando che sia lui a scegliere (eventualmente suggerendo, ma non imponendo), gli darete l’opportunità di scoprirsi gentile e generoso, sensazioni molto gratificanti!


Se il nuovo nato dormirà nella culla o nel lettino che è stato del fratello, il pediatra Marcello Bernardi suggerisce di dare al primogenito: “la sensazione che il sopraggiungere del neonato significhi per lui una ‘promozione’: per esempio il diritto a un lettino più grande, o una nuova coperta (‘quella vecchia e piccola la utilizzeremo per il fratellino’), a o dei piatti più belli ‘da bambino grande’6.

A seconda dell’età, inoltre, i genitori potranno valutare l’eventuale opportunità di portare con sé il primogenito in occasione dell’ecografia morfologica, quella del secondo trimestre, che in genere meglio si presta per riconoscere e interpretare le immagini sul monitor dell’ecografo. Ci sono mamme che hanno portato con sé il loro bimbo, per scelta o perché non avevano parenti cui affidarlo, anche in occasione degli appuntamenti con l’ostetrica e/o dei prelievi di sangue. Quando a un bambino si spiega dove si va e cosa si fa, non è un problema coinvolgerlo e in genere ai piccoli piace seguire la mamma (ovviamente se c’è da aspettare mamma e bimbo avranno con loro una bella scorta di libretti da sfogliare, storie da raccontare, filastrocche e canzoncine da cantare pian pianino).


Un ultimo suggerimento è quello di parlare, parlare tanto con il proprio bambino. La mamma è stanca o ha male alla schiena? Il bimbo, anche se lei non lo dice, noterà il suo disagio e si preoccuperà. Come sempre è meglio spiegargli con parole semplici qual è il problema della mamma, rassicurandolo del fatto che se riposa o si stende sul divano, poi starà meglio.


A un bimbo si può chiedere anche un po’ di collaborazione (invitandolo, ad esempio, a essere più ordinato perché la mamma non debba chinarsi per raccogliere i suoi giocattoli dal pavimento): i piccoli di solito sono contenti e orgogliosi di rendersi utili. Tra l’altro i bambini sono gentili: se la mamma spiega di aver bisogno di rilassarsi per qualche minuto, se chiede di abbassare il tono di voce perché ha mal di testa, o di aiutarla a sparecchiare la tavola perché è stanca, molto probabilmente lo faranno volentieri. Quello di saper cogliere e accogliere i bisogni delle persone che amiamo è un bell’insegnamento, per la vita!

Se la famiglia è “allargata”

Oggi sono in aumento le famiglie allargate e i fratelli che hanno in comune solo un genitore. Se il fratellino nascerà nella famiglia in cui il bambino vive perché è la mamma che aspetta un bimbo, sono validi tutti i suggerimenti dati per coinvolgere il maggiore. I genitori terranno presente che il bambino potrebbe avere qualche timore in più di perdere l’affetto del compagno della mamma: in questo caso sarà bene aiutarlo a esprimere le sue preoccupazioni e rassicurarlo del fatto che tutti in famiglia continueranno a volergli bene come prima.


Se il fratellino atteso è il figlio del papà, potrebbe essere meno immediato coinvolgere il bambino nei preparativi. Eppure è importante trovare il modo: se i rapporti tra famiglie sono buoni (come si spera che sia per il bene dei figli), il futuro fratello maggiore potrà essere reso partecipe e invitato a “comunicare” con il bebè nel pancione. Se il bambino ha rapporti solo con il papà (e non con la compagna del papà), è comunque fondamentale spiegargli che c’è un fratellino in arrivo e rassicurarlo del fatto che il papà resterà il suo papà e gli vorrà sempre un mondo di bene. In tutti i casi i genitori sono chiamati a sottolineare i vantaggi di avere un fratello.

Se c’è qualche problema

Il suggerimento di parlare con il bambino, e riferirgli con parole adatte all’età quello che succede in famiglia, è valido anche se si presentano delle difficoltà. Come abbiamo detto i bimbi percepiscono in ogni caso se qualcosa non va, e ignorare cosa sta succedendo può essere molto più inquietante che ricevere le spiegazioni semplici e rassicuranti di mamma e papà. Ad esempio, se la mamma non sta bene e deve restare a letto, è bene spiegare al piccolo la situazione, specificando che alla mamma dispiace molto non poter giocare con lui come al solito. Forse finché la mamma non starà meglio, il suo bambino potrà farle compagnia in camera (o in salotto se lei riposa sul divano) e potranno divertirsi con puzzle, libretti da colorare o qualche gioco “tranquillo”?


La chiarezza è d’obbligo anche se si rende necessario un ricovero ospedaliero: nell’agitazione del momento potrebbe non esserci il tempo per spiegare gli eventi al bambino, ma è importante che il papà (o un nonno o un adulto di riferimento) trovi presto un momento da dedicare a lui per rispondere a ogni sua domanda.


Spesso i bambini sorprendono i genitori per la loro capacità di comprendere e adattarsi ad ogni situazione.


Purtroppo alla trentaduesima settimana è stata scoperta una malformazione intestinale e sono stata ricoverata con urgenza. È stato uno shock per Camilla: non ci eravamo mai separate. Camilla veniva spesso in ospedale e a giorni alterni tornavo a casa per dormire con lei. Nonostante le mie paure (credevo che avrebbe odiato la sorellina), è sempre stata molto protettiva con Isabella e ora a distanza di un anno sono molto legate! Quando la piccola piange Camilla si affretta a dirmi: “Dài mamma, non vedi che vuole la tetta?”

Michela, mamma di Camilla, 4 anni, Isabella, 1 anno


Francesco è venuto a tutte le ecografie, ha vissuto ogni momento di questa gravidanza che tanto tranquilla non è stata. Quando mi hanno ricoverato alla trentatreesima settimana per colestasi è entrato in crisi, aveva paura di perdere il suo fratellino. Una volta dimessa mi ha detto che sarei dovuta andare in ospedale di nuovo solo per far nascere Alessandro. Alessandro ora ha un anno. È stato un anno denso di emozioni, Francesco ha un po’ sofferto per non avere la mamma tutta per sé, ma con pazienza e soprattutto amore abbiamo superato ogni brutto momento. E anzi spesso mi chiede un altro fratellino “Perché se sono tutti così belli mamma, fanne tanti altri”…

Ivana, mamma di Francesco, 10 anni, Alessandro, 1 anno


Per un'attesa serena

  • Coinvolgere il primogenito già durante la gravidanza, spiegandogli che è in arrivo un fratellino.
  • Rispondere ai suoi dubbi e alle sue domande relative alla gravidanza, alla nascita, al “dopo”.
  • Invitarlo a parlare con il piccino nella pancia o a cantargli una canzoncina.
  • Quando, posando la mano sul pancione, lo sente scalciare, spiegargli che in quel modo il fratellino gli sta rispondendo e lo sta salutando. Sottolineare il fatto che il bimbo nel pancione conosce molto bene la sua voce e la riconosce.
  • Guardare insieme le foto di quando era appena nato e raccontargli degli episodi legati alla sua attesa e alla sua nascita.
  • Leggere (e rileggere) insieme dei libretti sulla nascita di fratellini e sorelline.
  • Coinvolgerlo nella preparazione del corredino o di qualche giochino per il fratellino.
  • Parlare della nascita con serenità, senza sollecitare reazioni particolari da parte del bambino (insistendo perché si mostri entusiasta o contento), ma anche senza farsi problemi nel mostrare la propria contentezza.



Le mamme raccontano

Ecco la testimonianza di alcune mamme che raccontano come hanno preparato il primogenito all’arrivo del fratellino. Dalla loro esperienza possiamo trarre numerosi spunti e suggerimenti pratici che potrebbero rivelarsi utili anche per la nostra famiglia.


Quando Sirio si è installato nella mia pancia abbiamo cominciato subito a parlarne con Aynarah che all’epoca aveva un anno e mezzo. Abbiamo fatto un fotolibro con le foto della gravidanza di Aynarah e di lei che poppava e lo abbiamo guardato e commentato spesso. Lei ha seguito la gravidanza passo per passo, a ogni visita ostetrica, ecografia, addirittura a ogni prelievo di sangue andavamo tutti insieme. Abbiamo fatto il possibile per far sì che fosse chiaro che quella pancia era una cosa di famiglia, non qualcosa “della mamma” che avrebbe preso posto prepotentemente nella vita degli altri.


Quando a trentasette settimane Sirio si è improvvisamente capovolto posizionandosi podalico, anche lei gli ha parlato come noi dal pancione chiedendogli che si rimettesse a posto, che nascesse da solo senza bisogno di bisturi. “Girati fratello su!” gli diceva. E lui ci ha ascoltati, per fortuna!

Veronica, mamma di Aynarah, 3 anni, Sirio, 8 mesi


Le abbiamo comprato un libro, Aspetto un fratellino di Marianne Vilcoq, Camilla l’ha praticamente consumato a forza di sfogliarlo, le piaceva vedere come cresceva la pancia della mamma e come cresceva il fratellino.


Una sera, guardando un CD di Barbapapà in cui uno dei personaggi si prende cura di una neonata, lei ha realizzato che quel fratellino sarebbe nato “piccolo”: non un bambino con cui giocare, ma un cucciolo di cui prendersi cura. Per diversi mesi voleva solo sentire storie di lei che curava il piccolo: gli cambiava il pannolino, gli insegnava a parlare, a camminare, a nuotare…

Un mese prima della nascita le ho chiesto se voleva aiutarmi a preparare il corredino.


Lei ha scelto tra le sue cose quelle che gli voleva regalare (quello che non voleva, come il seggiolone, è rimasto in soffitta; avrei cercato di convincerla più avanti), ha comprato il primo bavaglino con i soldini del suo salvadanaio, ha scelto la culla e il pupazzetto per Chicco.


Le ho detto che non mi ricordavo tanto bene com’è avere per casa un bimbo piccolo, abbiamo fatto dei giochi di ruolo in cui lei era la piccolina (le facevo i massaggi, le mettevo il borotalco, le davo il biberon, le parlavo facendo vocine e faccine) e nel giro di poco lei ha deciso che la piccola ero io e lei la mamma. Ho assecondato questa idea e forse calarsi in tutti e tre i ruoli le è servito. Forse è servito anche a me che vivevo questa gravidanza con un po’ di ansia visto che sono figlia unica e ancora adesso guardo il rapporto tra fratelli con un po’ di sospetto.

Roberta, mamma di Camilla, 4 anni e mezzo, Federico, 2 anni


Mano a mano che cresceva la pancia abbiamo condiviso l’esperienza dei primi calcetti e abbiamo cercato tutti insieme un nome per il bebè. Ho portato Alessandro ad assistere a una delle ultime ecografie, così ha visto quel pescetto che nuotava nella mia pancia e si ciucciava il pollice e ha sentito il cuoricino di suo fratello che sembrava un cavallino al galoppo.

Maria Cristina, mamma di Alessandro, 4 anni, Francesco, 1 anno


Noi non abbiamo mai fatto preparativi particolari, abbiamo sempre cercato di essere il più tranquilli e sinceri possibile. Eleonora ha visto la pancia lievitare e io le raccontavo che dentro stava crescendo un/a bimbo/a. Lei a volte era indifferente, a volte chiedeva qualcosa. Diceva che era un maschietto (secondo me ci prendeva in giro) oppure che non era un bimbo ma un “cocò” (uccellino). Ha partecipato alle visite dell’ostetrica con la quale ci preparavamo al parto in casa e ha sentito il battito della sorellina. Gli ultimi tempi era impaziente, ma lo eravamo anche noi!

Gemma, mamma di Eleonora, 6 anni, Manuela, 4 anni, Gabriele 6 mesi


La mia primogenita aveva solo dieci mesi quando sono rimasta incinta. Ho cercato di spiegarle quello che stava succedendo con più entusiasmo possibile (ho passato la gravidanza a vomitare) e mi sono sforzata di prepararla anche “concretamente” alla novità abituandola, ad esempio, a dormire con la nonna e dicendole che sarei dovuta andare via qualche giorno (ho partorito con cesareo programmato) e che sarei tornata a casa con la sua sorellina.

Ho scelto, però, di non coinvolgerla mai direttamente portandola alle ecografie, perché sono convinta che le pratiche mediche siano cose da adulti e i bambini è meglio ne siano esclusi, ed è per questo motivo che ho pensato fosse meglio non portarla neanche in ospedale dopo il parto.

Arianna, mamma di Sara, 3 anni, Ghaia, 17 mesi


Abbiamo cercato di coinvolgere Sofia, leggendole il libro Alice e il fratellino nel pancione, andando a far visita a chi aveva un fratellino, portandola alla seconda ecografia. Usciti dall’ospedale, è voluta andare a comprare un paio di scarpe per la sorellina. Da allora, ancora adesso, ogni volta che prendo una cosa per lei, Sofia vuole che ne prenda una per la sorellina.

Giada, mamma di Sofia Luna, 3 anni, Morgana Maia, 3 mesi

Fratelli: comunicare attraverso il pancione
Allora appoggiavo le labbra alla pancia della mamma e gli sussurravo:“
Non ti preoccupare, Zuccavuota, stai tranquillo!
Ti racconto io un sacco di storie e ti insegno tante cose… e se tu vorrai, ti tengo sempre vicino e ti proteggo dai nemici”
.

Da Fratellino Zuccavuota7

Che magia quei calcetti che arrivano in risposta ai saluti del fratellino grande. Un bimbo accarezza il pancione dall’esterno, un bimbo dall’interno. Sono fratelli e sono già in grado di comunicare.


Una manina posata sul pancione, mentre la mamma è seduta o sdraiata. Una canzoncina cantata per il fratellino che è in ascolto. I bimbi, anche se piccini, amano questo appuntamento un po’ magico con il fratellino. E anche i fratellini nel pancione apprezzano la voce, le carezze, la presenza del fratello maggiore. Così come imparano a conoscere e a riconoscere la voce materna e quella del papà, questi piccini conoscono la voce del fratellino ancor prima di nascere.


Invitiamo il bambino a posare la mano sul pancione e dire qualcosa al fratellino. Basta anche un saluto. E poi spieghiamogli che il fratellino lo sente e gli risponde con calcetti e capriole. Ovviamente senza forzare se il bambino non è interessato, ma provando a riproporre l’invito in altri momenti.


Spesso le coccole al pancione sono anche un’occasione per coccolare il primogenito: mamma e bambino sono vicini, magari sdraiati sul lettone, e trascorrono dei bei momenti insieme.


Attraverso il tocco, il contatto, la voce, i fratellini iniziano a conoscersi e il maggiore realizza pian piano che c’è un bimbo nella pancia della mamma (e presto nella vita della sua famiglia).

Man mano che la pancia cresceva, ad Alice piaceva chiacchierare con la sorella.

Daria, mamma di Alice, 4 anni, Elena, 1 anno


Quando sono rimasta incinta per la seconda volta, Maria aveva solo diciotto mesi. Non appena ho incominciato a sentirlo muovere la rendevo partecipe, cercavo di farglielo sentire, e lei era sempre entusiasta ed emozionata. Le chiedevo di parlargli, di raccontare quello che aveva fatto, di cantargli e Maria, sempre contenta, gli parlava come se lo avesse avuto lì davanti a lei.

Alessandra, mamma di Maria, 3 anni e mezzo, Nicola, 16 mesi


Ho avuto due figlie gemelle, e quando avevano quasi cinque anni sono rimasta incinta. Quando abbiamo scoperto che era una femmina e abbiamo scelto il nome hanno cominciato a chiamarla attraverso la pancia e lei scalciava!

Sara, mamma di Diana ed Hellen, 6 anni, Michelle, 10 mesi


Lorenzo: “Sai mamma, quando io faccio un bacino al fratellino (baciandomi il pancione) lui anche mi fa un bacino, ma fa le bave, perché i bimbi piccoli non sanno ancora fare i bacini”.

Stefania, mamma di Lorenzo, 3 anni e mezzo, in attesa del secondo bimbo


Con Gianluca ci siamo preparati all’arrivo di Raffaele facendo insieme il massaggio della pancia con l’olio di mandorle o la “minna” (cremina) a quattro mani. Aveva un anno e mezzo e questi gesti mi sono sembrati molto più efficaci delle parole, che comunque pronunciavo, sull’arrivo di un fratellino…

Beatrice, mamma di Gianluca, 22 mesi, Raffaele, 3 mesi

LE EMOZIONI DELLA MAMMA

Quante emozioni quando si aspetta un bambino. Sensazioni, timori, speranze e preoccupazioni si affollano nella mente e nel cuore. Molti dubbi che hanno accompagnato la prima gravidanza ora non ci sono più, la donna che sta aspettando questo bambino non è la stessa che era in dolce attesa del suo primo figlio. Ora è una madre. Sa già cosa vuol dire diventare mamma e prendersi cura della propria creatura. Si è scoperta capace e competente. Ha già sperimentato quell’amore unico che unisce madre e figlio. Ma non per questo la seconda gravidanza scorre senza timori. I dubbi ci sono, eccome. Ormai sappiamo bene come si accudisce un bambino, ma non sappiamo ancora come si accudiscono… due bambini.

Essere madre di due figli è diverso dall’essere madre di un figlio solo.


Un nuovo cambiamento è in arrivo, e porta con sé una promessa di grande felicità, ma anche tante domande. Come sarà la nostra vita con due bambini? Riusciremo a gestire le esigenze di due piccini? Quali saranno le nostre emozioni quando stringeremo il nostro secondo figlio tra le braccia? E il primogenito? Cosa proverà, come vivrà l’arrivo del fratellino?

I dubbi spaziano dal piano pratico a quello emotivo.


È normale. Chi più chi meno – dipende ovviamente dal carattere e dal contesto in cui si trova a vivere la mamma –, tutte le future bis-mamme possono avere qualche timore da affrontare. Ma in fondo non sono timori troppo pesanti; sono pensieri, domande sul dopo, che è naturale farsi. L’importante è tenere sempre a mente che… andrà tutto bene. Siamo state buone mamme per il nostro primo bambino, lo saremo ancora per lui, e lo diventeremo anche per il secondo.

Riuscirò ad amarlo come il primo bimbo?

Ecco uno degli interrogativi più comuni, quando si attende il secondo figlio. L’amore sperimentato con la nascita del primogenito è stato talmente grande, travolgente, totalizzante che non sembra possibile poter provare gli stessi sentimenti per un secondo bimbo. Con tutto il bene che vogliamo al nostro primo meraviglioso bambino, possibile ce ne sia ancora di disponibile?

Certo, questo è un timore che sappiamo bene essere irrazionale. E sappiamo anche che quando stringeremo il nostro bambino tra le braccia, quando lo nutriremo di sguardi, latte e tenerezza, quando ci regalerà il suo primo incredibile sorriso, saremo di nuovo travolte da quell’immenso amore che già abbiamo conosciuto.


Perché come garantisce la saggezza popolare… l’amore della mamma non si divide, si moltiplica. Ma per averne la certezza, non resta che attendere il primo incontro con il nostro bambino nuovo. E allora ogni timore si scioglierà come neve al sole…


Quel primo figlio unico e speciale

È la creatura che ha fatto di noi una madre. Un bambino, una bambina che ha trasformato la nostra vita. Che ha acceso nel nostro cuore un amore così grande, così totalizzante, così unico che non ne esistono di eguali. Con la sua nascita ha sconvolto certezze, esigenze, desideri, con il suo arrivo tutto è cambiato, tutto si è concentrato su di lui, di lei.

Ogni battito del cuore, ogni respiro. Quante ore trascorse stringendolo al cuore. Cullandolo. Disperandoci per ogni suo pianto. Controllando il suo respiro nel sonno. Felici. Stanche. Piene di dubbi. Stravolte. Innamorate. Innamorate di quella pelle morbida, di quel profumo unico al mondo, di quelle minuscole manine.


I giorni sono diventati settimane, le settimane mesi, ogni ora scandita da questo nuovo incredibile amore. Mamma. Mamma stai qui con me. Mamma guarda. Mammina bella. Mamma vieni. Noi e il nostro bambino. Insieme. Separati a volte. Con il pensiero che corre a lui, a lei. Come si fa, come si può immaginare ora un amore altrettanto grande, unico, esclusivo? Sembra già un miracolo averlo vissuto una volta un amore così grande. Possibile replicare questa esplosione di emozione con una nuova nascita?


E il nostro bambino meraviglioso, cosa penserà quando arriverà un altro bimbo? Cosa sarà di noi? Noi due che diventiamo tre. Mamma di un figlio. Mamma di due figli. Che ne sarà del nostro amore? Di quel tempo per noi? Di noi due che camminiamo per strada, la sua manina stretta nella nostra… Davvero nel nostro cuore c’è spazio per un altro amore così grande? Sembra incredibile, lo so. Dobbiamo stringere al cuore questa nuova creatura, questo piccolo figlio che ora ci saluta con i suoi calcetti e le sue capriole. Dobbiamo contare le sue piccole dita, perderci nel suo sguardo, respirare il suo profumo, sfiorare la sua pelle di velluto. E allora ecco… Non ci sarà più bisogno di parole. Nulla da aggiungere, né da spiegare. Tra le nostre braccia, posato sul nostro petto, l’amore scorrerà libero, colmerà ogni dubbio, cancellerà ogni paura. Di nuovo. Sarà amore puro. Immenso. Indescrivibile. Mamma di nuovo. Mamma di più, ancora di più. Con il cuore che scoppia d’amore, inondato d’amore. Di tenerezza, di stupore.


E se fino ad oggi abbiamo pensato di essere felici, be’, scopriremo che possiamo esserlo ancora di più.


E quel primo figlio, quella prima figlia… è e resterà la creatura che ci ha reso madre, che per prima ci ha chiamato mamma, che ha stretto la nostra mano con le sue piccole dita. E ogni sua prima volta sarà la nostra prima volta da madre. Il primo giorno di scuola, il primo amore, il primo lavoro, la prima partenza… noi e lui, e lei. Per sempre. Con un dono, una grazia in più. Un fratello, una sorella. Un compagno di vita, unico, speciale. Per camminare insieme, per non restare soli, mai. Perché camminino insieme anche quando noi non potremo più camminare con loro.


Mamma di due bimbi. Due volte mamma. L’amore illumina il cammino. Nei giorni felici, nei giorni tristi, nei giorni in cui sembra tutto sbagliato, nei giorni in cui ricordiamo che laddove ci si ama tutto si aggiusta, tutto si risolve.


Passo dopo passo… l’amore ci accompagna.



E il primo bimbo?

Quando si aspetta il secondo figlio, le preoccupazioni non riguardano più solo i futuri genitori. C’è un bambino in famiglia che dipende da noi per ogni sua esigenza, un bambino che abbiamo amato e coccolato a dismisura, con cui abbiamo coltivato un’intesa profonda… E ora? Cosa succederà con l’arrivo di un altro bambino? Come si inserirà questo nuovo elemento nel rapporto d’amore tra noi e il nostro primogenito? Saremo costretti a trascurarlo? Gli faremo mancare qualcosa, in termini di affetto, di attenzioni, di tempo?


Talvolta i dubbi sono così tanti che ci si chiede se non sarebbe stato meglio attendere ancora un po’ per una nuova gravidanza! In realtà, il timore di privare di qualcosa il primogenito non è strettamente legato alla sua età. Certo, se è molto piccolo può aver bisogno di cure e attenzioni più assidue, ma ogni età ha i suoi bisogni; se il primogenito frequenta la scuola ci sono i compiti da fare, il desiderio di uscire a giocare, di trovarsi con i coetanei…


In effetti se possiamo affermare con certezza che l’amore cresce a dismisura con il crescere della famiglia, non possiamo dire la stessa cosa del tempo. Le ore del giorno non si dilatano per permettere alla mamma di dedicare al figlio maggiore le stesse attenzioni in esclusiva che era solito ricevere o per dedicare al secondo bimbo le stesse attenzioni in esclusiva che ha ricevuto il primo. Questo è vero, ma… sapete una cosa? Non importa.


Non importa perché le attenzioni condivise non valgono meno di quelle in esclusiva, perché il secondogenito può contare sugli stimoli e l’affetto dei genitori, ma anche sull’affetto e gli stimoli che gli giungono da un mitico fratello maggiore, perché il primogenito presto potrà assaporare lo sguardo colmo di ammirazione che gli riserverà il fratellino minore…

Quando la famiglia cresce, cresce anche l’amore “in circolazione”!


Per quanto riguarda gli aspetti pratici, le bis e tris mamme assicurano che quando si ha più di un figlio si impara rapidamente a ottimizzare tempi, energie e risorse per dare a ogni bimbo l’attenzione necessaria.


Il mio timore più che altro è stato: riuscirò a fare in modo che Letizia si senta amata molto anche con l’arrivo del secondo, cui dovrò/vorrò rivolgere mille cure?

Marta, mamma di Letizia, 2 anni, Gabriele, 3 mesi


Daniele ha venti mesi e io aspetto il secondo bimbo (cercatissimo, io avrei cominciato la gravidanza anche prima ma mio marito ha voluto aspettare un po’). Sicuramente una paura davvero davvero forte è di non amare il piccolo in arrivo quanto Daniele! Daniele è la gioia più grande che io abbia mai provato, e vale anche per quell’orso di mio marito! Mi chiedo come possa essere possibile amare ancora e altrettanto! Questo terrore mi insegue e non mi dà tregua, perché ho visto che può accadere: si può amare un figlio meno di un altro e farglielo pesare per tutta la vita! Che ansia! Sia io che Marek non abbiamo mai voluto far dormire Daniele da un’altra parte se non nel lettone con noi, non c’è niente di più bello che guardarlo mentre si sveglia… Con quegli occhioni da lucertola che provano a mettere a fuoco la realtà! Ti vede e ti sorride… L’ho portato nella fascia sin da piccolo, lo allatto (quando vuole perché, sarà che il latte sta cambiando un po’ sapore, ma sta anche dei giorni senza chiedere il seno), sia io che il papà gli leggiamo tantissimi libri, libricini, libri di cucina, riviste; qualunque cosa Daniele chiede che gli venga letta è per noi un piacere e una gioia. Cosa succederà? Smetteremo di amarlo in questo modo? Avremo ancora il tempo di coccolarlo così tanto e lui di coccolare noi? E il piccolo in arrivo? Ci sarà altrettanto amore per lui? Riusciremo a non trascurarli? Io credo nella famiglia, se numerosa meglio! Mi piacerebbe che i bambini crescessero insieme, fossero di supporto l’uno per l’altro (e magari di un altro bimbo ancora se superassi queste paure!) ma come funziona l’amore? È come il latte materno che più ne dai e più se ne crea?

Stefania, mamma di Daniele, 20 mesi, in attesa del secondo bimbo


Le mie paure? Quella di non poter provare un amore altrettanto grande e assoluto per il secondogenito… ma alla sua nascita mi sono ricreduta e ho capito che è vero che l’amore non si divide, si moltiplica. Ma anche la paura di non riuscire a gestire tutto (la piccola era ancora allattata, non prendeva ciuccio o biberon, faceva i pisolini solo in braccio, di notte si svegliava per ciucciare) e soprattutto quella di aver sbagliato nel decidere di avere un altro figlio così presto, di toglierle qualcosa.

Adesso sono legatissimi e sono felice di aver scelto di farli crescere insieme, perché davvero sono complici, litigano ma poi non riescono a stare l’uno senza l’altra.

Mary, mamma di Gaia, 5 anni, Peppe, 3 anni, Flavio, un anno

Ce la farò a far tutto?

Quando è nato il nostro primo bimbo abbiamo potuto constatare che accudire un bebè è molto bello, ma anche… stancante. Un bimbo piccino ha bisogno dei suoi genitori di giorno e di notte, nei primi mesi di vita i risvegli notturni possono essere numerosi, la fatica può essere tanta. È normale domandarsi come andrà, ora che i bambini sono due! In realtà, quando il bimbo che nasce è il secondo, almeno la parte di fatica che è legata all’inesperienza, l’incertezza, l’insicurezza non c’è più. La mamma di un secondo figlio è una madre molto più sicura di sé e delle sue competenze. Certo ogni bimbo è diverso, unico e speciale, ma molte ansie la seconda volta sono superate. L’esperienza conta!


Scoprire di essere incinta per la seconda volta ha suscitato in me un turbinio di emozioni, diverse da quelle provate per la mia prima gravidanza, forse perché diverse erano le condizioni, diversi i progetti di vita, diversa io rispetto ai due anni e mezzo precedenti. Elena, la mia primogenita, era stata cercata; Aurora, invece, è arrivata in maniera inaspettata. Identica la felicità nel vedere quelle lineette colorarsi di rosa, ma adesso, con Elena vicina ai tre anni, il colloquio di lavoro appena sostenuto, l’impegnativo incarico ottenuto da pochi mesi, c’era anche una forte preoccupazione, legata alla consapevolezza che tutto stava nuovamente per cambiare. La mia famiglia stava per completarsi e questo mi dava gioia, ma avevo una gran paura di non essere all’altezza della nuova situazione. Due figli piccoli da crescere è impresa da mamme “vere”!

Oriana, mamma di Elena, 3 anni, Aurora, 3 mesi


Non ho mai avuto dei dubbi sull’amore che avrei potuto dare… sono la sesta di sei figli e mia madre è un esempio vivente di come l’amore si moltiplica! Le mie paure riguardavano il menage quotidiano e il sonno, perché con il mio primo bimbo non ho dormito per un anno e mezzo.

Michela, mamma di Elio, 3 anni, Eva, 5 mesi


Andrea ha quindici mesi e io sono in attesa di un altro bimbo alla ventunesima settimana di gravidanza. Le paure sono tantissime. Soprattutto quando mi vedono in giro con Andrea, o dico che ho già un figlio, e mi sento chiedere: “Ma sei matta? Aiuto, ma come fai così piccoli?” “Non sarà geloso?” “Vedrai che fatica, Andrea non ti lascerà in pace”… E via discorrendo. Poi scopro che invece molte persone, che magari di prima battuta si sorprendono, hanno figli vicini e ne sono felici, lo rifarebbero. Quindi…


Ho una paura matta, perché Andrea non dorme tutta la notte, ha almeno due o tre risvegli in cui vuole solo me, è molto coccolone, affettuoso, e mi chiedo come sarà. Quando Andrea è nato, nei primi mesi abbiamo sperimentato un pelle a pelle continuo, giorno e notte, per un suo bisogno molto forte di contatto, ma al secondo non potrò mai dare le stesse attenzioni! Però so che sarà più stimolato per la presenza del fratello maggiore.


Inoltre, già in gravidanza cambiano gli approcci, con il secondo niente piscina (costa in soldi e tempo), niente ostetrica privata, niente corso di accompagnamento alla nascita, meno ascolto… Ma è stupendo sentire che sobbalza quando sente la voce del fratellone! Credo che il secondo bimbo perda qualcosa, ma guadagni altrettanto.


E io? Io sono già distrutta ora, tra casa, figlio, lavoro, pancia… e dopo?

Ma sono fiduciosa, perché se il mio corpo era pronto ad accogliere un’altra vita significa che è in grado di sostenere tutto il “quarantotto” che ne verrà fuori…

Paola, mamma di Andrea, 15 mesi, in attesa del secondo bimbo

Come affrontare dubbi e preoccupazioni

La ricetta magica per affrontare e superare le preoccupazioni ovviamente non c’è. Però quando la mamma si sente agitata o preoccupata, forse può esserle d’aiuto “pensare positivo”. Può sembrare un suggerimento scontato, ma è valido un po’ in tutte le situazioni della vita. Se ci accordiamo fiducia, se ci diciamo che tutto andrà bene, molto probabilmente… andrà bene davvero.


Il sorriso del nostro primogenito, i suoi abbracci e i suoi baci possono darci forza. E i calcetti del nostro secondogenito ci fanno compagnia e ci regalano coraggio. Abbiamo i nostri bambini stretti al cuore, uno ci abbraccia dall’esterno, uno dall’interno, quanta forza ci possono dare?


Detto questo, quando c’è una preoccupazione che ci turba, in genere può essere di grande aiuto, confidarla a qualcuno. Se esprimiamo i nostri dubbi al partner, a una parente o a un’amica, mentre parliamo “tiriamo fuori” i nostri timori, prendiamo le distanze e riusciamo a considerarli con maggior distacco e obiettività. Inoltre un peso condiviso diventa subito molto più leggero.


Una risorsa preziosa per le mamme che si pongono dubbi o interrogativi oppure, semplicemente, che hanno voglia di raccontare e condividere le proprie sensazioni, è rappresentata da gruppi e associazioni composte da mamme, che organizzano degli incontri periodici. Occasioni per incontrare altre donne che stanno vivendo o hanno vissuto situazioni simili a quelle che stiamo vivendo noi, e così scoprire che certi timori sono comuni e che si possono superare.

Preoccupazioni preventive? No grazie

A volte dubbi e preoccupazioni “preventive” rischiano di turbare la serenità della mamma. Se il timore che il primogenito possa mostrarsi geloso o che possa non essere contento della nascita del fratellino si fa troppo ingombrante, ricordiamo a noi stesse che si tratta per lo più di… preoccupazioni inutili. È normale essere un po’ gelosi di un fratellino, così come è normale essere contenti di averlo. I momenti di “crisi” potrebbero esserci, così come potrebbero non esserci, quindi non ha senso e non è utile preoccuparsi in anticipo. Se ci troveremo nella situazione, la affronteremo. Ora godiamoci la gravidanza!


Tanti preparativi cuore a cuore prima della nascita della sorellina, tanta condivisione e tante parole dopo e “inaspettatamente” nessun problema (tutti ci dicevano “Eh arriverà il contraccolpo”). Solo qualche piccolo conflitto da sciogliere, come per altre situazioni della vita!

Eva, mamma di Niccolò, 7 anni, Zoe, 3 anni

Corso di accompagnamento alla nascita

Diverse ricerche hanno evidenziato che i corsi di accompagnamento alla nascita sono molto utili: la partecipazione agli incontri condotti dalle ostetriche aiuta la futura mamma a vivere la gravidanza e il parto con maggior serenità e le garantisce informazioni e suggerimenti pratici per gestire il periodo successivo. Ma quando la donna è già mamma è quindi sa già come si svolge il parto e come accudire un neonato, è ancora necessario frequentare un corso? Ecco la riflessione di Marta Campiotti, ostetrica e presidente dell’Associazione nazionale culturale ostetriche parto a domicilio e case maternità8:

“L’utilità di un percorso di accompagnamento alla nascita non riguarda solo le informazioni che si possono ricevere ma anche e soprattutto la possibilità di condividere il proprio vissuto con altre donne. Per chi è già mamma il corso rappresenta quindi un’occasione preziosa per riflettere sulla propria esperienza di parto e su ciò che si vorrebbe per la nuova nascita. Ora la donna è più consapevole e quindi le risulta più facile individuare quali sono le sue priorità e le sue esigenze per vivere al meglio la nuova esperienza. Non solo. Se durante il primo parto qualcosa non è andato secondo i suoi desideri, in gruppo si possono ‘tirare fuori’ dubbi e sensazioni, esprimerli è infatti il primo indispensabile passo per rielaborarli.Inoltre, se la donna ha un bimbo, molto probabilmente il tempo da dedicare alla gravidanza non sarà moltissimo: l’appuntamento con il corso diventa quindi un appuntamento con il piccino nel suo grembo, un momento di attenzione speciale da riservargli in esclusiva”.

LE EMOZIONI DEL PAPÀ

Quando il bimbo in arrivo è il secondo, molti timori e molti dubbi che possono aver accompagnato la prima gravidanza sono ormai risolti. L’esperienza dell’attesa è qualcosa di noto, il futuro papà sa già cosa aspettarsi e, di solito, vive questi mesi con maggior consapevolezza e serenità.


La prima gravidanza è stata intrisa di più pathos, era tutto un batticuore. Non mi perdevo un’ecografia, ogni minimo doloretto ero vigile e attento. Con la seconda gravidanza eravamo entrambi molto più rilassati, era tutto più noto, l’attesa è filata talmente liscia quasi da non accorgercene. Mi son sentito in colpa perché forse stavo trascurando la mia futura seconda figlia, non essendoci fisicamente tutte le volte che avrei dovuto. Comunque dentro di me Annalisa c’è sempre stata, bastava che chiudessi gli occhi per salutarla. Non so come dire, ero meno onnipresente, ma più fiducioso e presente nella sostanza. Eravamo a un mese dalla nascita e non avevamo ancora deciso il suo nome… avevamo una rosa di nomi molto circoscritta, ma presi dalla vita continuavamo a rimandare dicendoci “tanto c’è tempo”. Proprio mentre ce lo dicevamo si sono rotte le acque ed è nata… un mese prima! Uno dei grandi insegnamenti che mi torna da questa esperienza è quello di “collaborare con l’inevitabile”.

Dubbi e timori ce ne sono stati, ma tutti relativi all’aspetto economico: come facciamo con i soldi, ci vorrà una casa più grande, per fortuna che è femmina così non dovremo comprare troppi vestiti nuovi…

Gioele, papà di Emma, 3 anni, Annalisa, un anno

LE EMOZIONI DEL BAMBINO

Cosa prova un bambino alla notizia che c’è un fratellino in arrivo? Se è un primogenito, probabilmente, le sue emozioni saranno simili a quelle di una futura mamma che non ha figli: attesa, entusiasmo, contentezza, ma anche un po’ di agitazione, curiosità e timore… Cosa vorrà dire che c’è un fratellino in arrivo? Come sarà avere un fratellino? Come cambierà la sua vita? Queste sono soltanto alcune delle domande che a livello più o meno consapevole il primogenito potrebbe farsi. È difficile per un adulto immaginare la vita con un neonato, figurarsi per un bambino. È normale quindi che nei mesi dell’attesa la gioia per l’arrivo di un fratellino possa convivere con un accresciuto bisogno di rassicurazione. Si tratta di una reazione comune che non riguarda solo la nascita di un fratellino ma, più in generale, qualunque situazione di cambiamento (l’ingresso alla scuola dell’infanzia, un trasloco, il rientro al lavoro della mamma, ecc.), perché di fronte al nuovo, quando ci si prepara ad affrontare qualcosa che ancora non si conosce, anche se è qualcosa di bello, è normale provare un po’ di timore.


A seconda dell’età e del carattere del nostro bambino alcune reazioni ed emozioni potranno essere più accentuate di altre: non è possibile prevedere quanto sarà coinvolto nell’attesa, quanto felice e quanto preoccupato, ma è possibile aiutarlo a vivere questa esperienza con più serenità possibile. La tranquillità e la positività dei genitori sono il primo rimedio per ogni ansia o timore del bambino!


Se mamma e papà accompagnano il proprio piccino verso la nascita, offrendogli conferme del loro amore e un surplus di coccole e rassicurazione, il bimbo saprà di poter sempre contare su di loro e sul loro affetto. Affetto che, in definitiva, per lui è la cosa più importante al mondo.

Futuri fratelli maggiori entusiasti e orgogliosi

Quando i genitori spiegano al bimbo che, con la nascita del bebè, diventerà un fratello maggiore e sottolineano che si tratta di un ruolo molto importante, solitamente al bambino piace molto questo concetto. Tanti bimbi, anche piccini, sono stati felici di diffondere la notizia che c’era un fratellino nella pancia, proprio perché era il loro fratellino e loro sarebbero presto diventati fratelli maggiori.


Un orgoglio e un entusiasmo spontanei che si potranno alimentare, ponendo l’accento sui privilegi che spettano solo a un fratello maggiore e sul rapporto del tutto speciale che lui avrà con il nascituro. Ad esempio, se quando si va a trovare un’amica che ha avuto un bambino, nostro figlio può solo osservarlo o fargli una piccola carezza, una volta tornati a casa potremo raccontargli che il suo fratellino potrà tenerlo in braccio, baciarlo, cullarlo…


Ma non solo. Un fratello maggiore è l’aiutante preferito della mamma9. È lui che può darle una mano nella cura del bebè, avvisandola se il piccino si è svegliato, portando un pannolino pulito al momento del cambio, facendo ridere il piccolo con una smorfia buffa… E poi nessuno sa far ridere un bebè come il suo fratello maggiore!


D’altronde la preferenza del piccolo si nota già ora che è nel pancione: a chi risponde sempre con calcetti e capriole? Ma naturalmente a lui, il fratellino maggiore! Con spontaneità e naturalezza, i genitori sapranno sottolineare quanto può essere bello assumere il nuovo ruolo di fratello.


Quando andavamo in giro o a scuola, Sofia indicava il mio pancione dicendo tutta orgogliosa: “Sarò una sorellona! Una sorella maggiore!”

Giada, mamma di Sofia Luna, 3 anni, Morgana Maia, 3 mesi


Praticamente da subito ho iniziato a soffrire di nausea, perciò ho spiegato a Valentina che le mamme che cercano di avere un fratellino o una sorellina spesso hanno il vomito. Così a tutti quelli che incontrava diceva: “La mia mamma vomita perché mi porta una sorellina!”

Daniela, mamma di Valentina, 6 anni, Vittoria, un anno

Quando c’è un po’ di inquietudine

Lo abbiamo detto, il pensiero che nascerà un fratellino, per quanto atteso con entusiasmo, può destare un po’ di inquietudine nel primogenito. Mamma e papà sono contenti e gli hanno assicurato che diventare fratello maggiore è molto bello, ma in fondo le situazioni nuove fanno sempre un po’ paura. Questa inquietudine può manifestarsi con una maggior richiesta di attenzioni e di coccole. Una maggior richiesta che in genere riguarda in modo particolare la mamma; d’altronde è nella sua pancia, non in quella del papà, che sta crescendo il fratellino…


Ho notato in Edoardo atteggiamenti diversi nei miei confronti: maggior attaccamento, insistenza, volontà di stare in braccio (aveva già tre anni e mezzo e camminava senza passeggino da tanto tanto tempo), difficoltà ad addormentarsi senza di me…

Beatrice, mamma di Riccardo, 9 anni, Edoardo, 5 anni


Già dall’inizio della gravidanza, quando ancora non capiva razionalmente cosa stesse per succedere, Shakil ha iniziato a richiedere la mia presenza come mai aveva fatto: fin da neonato era sempre stato molto legato al papà, preferendo addormentarsi con lui che con me. All’improvviso io sono diventata l’unico suo punto di riferimento nei momenti più delicati e importanti della giornata: per dormire, giocare, leggere ci dovevo e ci devo essere io. Se qualcun altro si avvicina, urla e mi chiama disperato. Era un comportamento nuovissimo.

Monica, mamma di Shakil, 2 anni, Omar, 2 mesi


Quella di un bimbo che aumenta la sua richiesta di attenzioni è una reazione normale, e anche sana. In fondo è di questo che il bimbo ha bisogno: di rassicurazione. Ed è questo che chiede con più o meno insistenza, a seconda del suo temperamento, ma anche delle risposte che riceve. Se i genitori appaiono infastiditi dalle sue richieste, molto probabilmente i timori del bambino tenderanno ad aumentare e così le sue richieste. In questo modo si crea un circolo vizioso che è causa di stress per mamma e papà e che aumenta l’insicurezza del bambino.


Rispondere a un bimbo che chiede “più mamma”, replicando che ormai è grande, o che sta facendo i capricci, o addirittura arrabbiarsi… può essere molto controproducente. D’altronde, quando magari si è stanche, affaticate, un po’ impacciate nei movimenti a causa del pancione, non è facile accettare di tenere il bimbo in braccio più del solito o cullarlo per farlo addormentare o acconsentire ad altre richieste. Per fortuna, però, quello che ci chiede il primogenito sostanzialmente è di confermargli che gli vogliamo ancora molto bene e che continueremo a volergliene anche dopo l’arrivo del fratellino. Ciò significa che se non riusciamo a prenderlo in braccio, possiamo farlo ugualmente contento se ci sediamo sul divano e gli diciamo di venire vicino vicino a noi per un abbraccione. O se, sempre da sedute, gli facciamo un massaggio, il solletico, tante coccole…


Se la mamma ha mal di schiena o fa fatica a portarlo in braccio per strada, potrà dirglielo con parole semplici e sincere: “Vorrei tanto prenderti, ma mi fa molto male la schiena. Guarda c’è una panchina là, ci sediamo stretti stretti e mi dài dieci baci?”


O ancora, se il bimbo è grandicello ma si rifiuta di camminare: “Vedo che sei stanco di camminare. Io non riesco proprio a prenderti in braccio adesso. Dato che siamo molto stanchi tutti e due, possiamo tenerci per mano e sederci su quella panchina… Ecco mi aiuti ad arrivare fin là? E poi che ne dici se ci abbracciamo fortissimo?”


A volte il bambino si mostrerà comprensivo e farà il possibile per accontentare la mamma (e in questo caso sarà bene ringraziarlo e sottolineare che la sua collaborazione è preziosa per noi!). A volte invece potrebbe non funzionare, perché magari in quel momento il bambino è stanco o nervoso o affamato per cui è meno “recettivo” e non riesce a prestare attenzione alle parole materne. Càpita, vorrà dire che ci siederemo sulla panchina e aspetteremo che la “crisi” pian piano passi.

In generale, se i genitori sono prodighi di gesti d’affetto e, quando non è possibile accogliere le richieste del bambino, si spiega il motivo e si offrono delle alternative comunque soddisfacenti, pian piano il bisogno di “continua rassicurazione” si placa (e torna ad essere un bisogno di “normale rassicurazione”).

Il potere dell’ascolto

Per aiutare il primogenito a superare la sua inquietudine e recuperare serenità, il primo passo è quello di mettersi in ascolto. A volte, infatti, è una preoccupazione specifica che turba il bambino, un dubbio che, una volta chiarito, può essere archiviato definitivamente.


La nostra è una situazione particolarmente complicata: io e il babbo di Sofia ci siamo separati quando la piccola aveva un anno. Sofia chiama il suo papà “babbo”, mentre il mio compagno è “il papà”, e gli è attaccatissima, vuole che sia lui a metterla a letto la sera… Se si fa male viene da me, per i vestiti da me, ma obbedisce più a lui, durante i pasti è lui che può tagliarle la pizza o la carne, ecc. Ecco perché io avevo paura di un’ondata di super gelosia verso il papà, che sarebbe stato papà al cento per cento della nuova arrivata. A un certo punto ha detto che non voleva dormire da sola. Strano, Sofia aveva sempre rifiutato il lettone, diceva che stava scomoda.Alla fine, un’intuizione del papà: “Ma tu sai dove dormirà Morgana?”


“Nel lettone con te papà!” e via un pianto… Al che sono intervenuta io e le ho spiegato che non sapevo ancora dove la sorellina volesse dormire: per me lettone, culla o lettino era lo stesso. Ma se Sofia voleva potevamo scegliere insieme. Vuoi nel lettone? No, che io sono scomoda! Vuoi in salotto con il cane? No, che si sente sola! Allora? “Allola mamma sarei più tlanquilla se c’è una stanza solo per bambine”. In due giorni abbiamo montato il lettino in camera sua e Sofia ha ripreso a dormire.

Giada, mamma di Sofia Luna, 3 anni, Morgana Maia, 3 mesi

Quando sono i grandi a preoccupare i piccoli

I genitori che parlano dell’arrivo del bebè con gioia e serenità trasmettono gioia e serenità ai loro primogeniti. Qualche dubbio, qualche insicurezza, potranno esserci, ma la serenità resterà l’elemento dominante.


A volte però i normali dubbi del primogenito sono amplificati proprio dagli adulti. Parenti, amici, conoscenti, passanti incontrati per strada che con qualche osservazione infelice destano nel bambino preoccupazioni che magari non avrebbe mai avuto. È il caso di chi, parlando con la mamma, evidenzia gli aspetti negativi dell’arrivo del fratellino, sottolineando la fatica che lei dovrà fare o le difficoltà che incontrerà. O, ancora, di chi parlando con il primogenito (in perfetta buona fede!) svilisce il fratellino (“Arriva un piccolo seccatore”, “I bimbi piccoli piangono sempre/non sanno fare niente”), o profetizza una serie di cambiamenti poco graditi (“Quando nasce il fratellino devi imparare a dormire/mangiare/lavarti da solo”, “La mamma non potrà più tenerti in braccio come adesso”, ecc.).


Cosa fare in questi casi? Come proteggere il primogenito da commenti infelici che rischiano di risvegliare in lui dubbi che altrimenti non avrebbe avuto o di amplificare i timori che già nutre?


Con parenti e amici, i genitori potranno giocare d’anticipo, spiegando qual è la loro linea, ovvero come hanno deciso di presentare l’arrivo del bebè (in termini positivi ed arricchenti per tutta la famiglia) e chiedendo nei limiti del possibile di adeguare i propri commenti a questa visione.


Se invece i commenti sgraditi giungono imprevisti, ad esempio quando si incontra qualcuno per strada, si potrà intervenire con una battuta scherzosa (“Quando nascerà il fratellino staranno in braccio in due, ho le braccia molto grandi, io!”) o, se come spesso accade la battuta non viene in mente al momento giusto, si potrà affrontare l’argomento con il bambino quando si resta soli con lui. La mamma potrà chiedere al piccolo se ha sentito la frase “incriminata” e dirgli chiaramente che si trattava di una sciocchezza o di una cosa non vera (“Figuriamoci se le mamme non prendono in braccio i loro bambini… è proprio un’idea matta!”).


Abitiamo in un paese piccolo e spesso le persone ci fermavano per strada con lo stesso ritornello: “Allora? Ma quando arriva questo fratellino? Guarda che tu sei più grande, devi aiutare la mamma!”

E Camilla ha iniziato a farsi qualche domanda.

“Ma mamma quando nasce Chicco tu torni a scuola?” (Lei frequenta la scuola dove io insegno). “Ma adesso che diventi la mamma di Chicco sei ancora la mia mamma?”

“Facciamo che tu sei la mia mamma e per Chicco ne cerchiamo un’altra?”

Camilla è una bambina che ragiona molto su quello che si sente dire. Spesso non commenta e pensi che non ti abbia ascoltata, poi dopo qualche giorno scopri che non solo ti sentiva ma rielaborava il concetto a modo suo.

L’ho sempre rassicurata sul mio amore per lei. Sul fatto che avrei voluto bene ad entrambi nello stesso modo e soprattutto che lei sarebbe stata sempre la mia principessa, anche quando sarebbe stata grande: lei una mamma e io una nonna.

Questa cosa le è molto piaciuta e l’ha rassicurata tanto.

Roberta, mamma di Camilla, 4 anni e mezzo, Federico, 2 anni

E se il bambino non ne vuol sapere?

E se il bambino non solo non è felice dell’arrivo di un fratellino, ma dichiara a gran voce di non volerlo? Per i genitori questa reazione può essere molto inquietante (e dolorosa). Cosa fare per aiutare un bimbo che non riesce ad accettare il fratellino? Il primo passo è quello di non rimproverarlo. Il primogenito deve sapere che può esprimere i suoi sentimenti, anche se non sono positivi, e che i suoi genitori sono in grado di accettarli. Dire a un bambino che “deve” essere contento non è utile… Perché sappiamo bene che non si può essere contenti a comando.


Accettiamo le sue emozioni. Se ci riesce, cerchiamo di capire quali sono i motivi di questo rifiuto, rassicuriamo il bambino del nostro amore, che non perderà mai, anche se non si dimostra felice del fratellino.


D’altra parte, non rinunciamo a coinvolgerlo nell’attesa. Quello per cui non è pronto oggi (aiutarvi a scegliere un giochino per il piccolo, leggere un libro sui fratellini, accompagnarvi ad acquistare un vestitino), potrebbe non essere più un problema tra qualche giorno o tra qualche settimana.


La sensazione di essere escluso dai preparativi potrebbe invece acuire il suo disagio. Il suggerimento è di proporre, invitare, chiedere la sua collaborazione, senza però forzare.


Quando c’è l’occasione ribadite che crescere con un fratello è un’opportunità; magari portando ad esempio i vostri fratelli, o i fratelli che, nella cerchia di parenti e amici, sono particolarmente uniti e si sono aiutati in diverse occasioni della vita.


E in ogni caso, cercate di non rattristarvi, le emozioni e le reazioni del vostro bambino cambieranno in momenti diversi dell’attesa, in occasione della nascita, quando farà finalmente conoscenza con il fratellino… Grazie alla vostra guida e alla vostra presenza rassicurante, alla fine anche il vostro primogenito scoprirà i lati positivi dell’arrivo di un fratellino.

Fratelli già prima di nascere
La madre appoggia la testa del bimbo sulla pancia – “senti il suo cuore che batte?”, mette la sua mano proprio là dove adesso il feto si stiracchia – “ecco un piedino”.
E il pancione cresce di giorno in giorno, i rumori si fanno più forti, i movimenti più impetuosi. La mamma è felice.
Si sta verificando un evento naturale – ed il bambino vi prende parte.
Questa relazione prenatale è il segno precursore dell’amore fraterno
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Horst Petri

Con la manina posata sul pancione, il futuro fratello maggiore accarezza il fratellino. Con i suoi calcetti il piccolino risponde a questo saluto. Il primogenito gli parla, il piccolino lo ascolta, e riconosce la sua voce. È felice di sentirla, e risponde rimanendo fermo fermo, in ascolto. Oppure intensificando i suoi movimenti come per rispondere, per dire “Sì, ti sto ascoltando!”


Una visione troppo poetica della comunicazione tra fratellini? Ebbene no. Sono ormai numerosi studi e ricerche giunti a confermare che il bimbo nel grembo materno sente le voci dei famigliari e impara a conoscerle e riconoscerle; sì, perché, non solo sente bene, ma ricorda. Tanto che dopo la nascita mostra di riconoscere la fiaba che la mamma gli ha letto tutte le sere nelle ultime settimane dell’attesa, o la ninna nanna che gli cantava. E reagisce in modo diverso a una musica che i genitori erano soliti ascoltare nei nove mesi.


Quella del fratellino è, molto probabilmente, la voce che ha più occasioni di ascoltare, subito dopo o al pari di quella materna.


E se sappiamo che i fratelli possono iniziare a comunicare già prima di nascere, sappiamo anche che possono iniziare a volersi bene. Come una futura mamma comincia ad amare il suo bambino già prima di abbracciarlo, così il futuro fratello maggiore prepara pian piano un posto nel suo cuore per quel fratellino che risponde al suo saluto con calcetti e capriole.


E la mamma è il tramite fisico, ma anche emotivo, che favorisce e nutre gli albori dell’amore fraterno.


Era bellissimo vedere Elena coccolare la sorellina attraverso il mio pancione. Io mi sentivo il mezzo attraverso cui le mie due bimbe potevano già entrare in contatto tra loro e iniziare ad amarsi.

Oriana, mamma di Elena, 3 anni, Aurora, 3 mesi

Per i cambiamenti non è il momento giusto

Quando il termine della gravidanza è ormai prossimo e nel periodo immediatamente successivo alla nascita sarebbe meglio evitare o ridurre al minimo eventuali cambiamenti che riguardano la vita e le abitudini quotidiane del primogenito.


L’arrivo di un secondo bebè non è il momento ideale per chiedere al bimbo di fare dei passi avanti nel cammino verso l’autonomia: meglio evitare quindi di spostare in cameretta un bambino abituato a dormire nella stanza dei genitori proprio quando nasce il fratello, o di proporgli l’uso del vasino se ha raggiunto l’età per dire addio al pannolino.


I cambiamenti dovrebbero essere programmati in modo da avvenire con un certo anticipo, ad esempio quando l’attesa è ancora all’inizio, e se questo non è possibile meglio posticiparli di qualche settimana, per non far coincidere la nascita del fratello e la perdita di abitudini particolarmente care al bimbo.

SE LA MAMMA STA ALLATTANDO

Negli ultimi anni è in corso una riscoperta dell’allattamento, dopo il blackout degli anni Sessanta-Ottanta, quando moltissime mamme non riuscirono a nutrire al seno o lo fecero per un periodo decisamente breve, in seguito alla diffusione del biberon e della formula artificiale. Il ritorno al latte di mamma, incoraggiato anche dagli esperti10 per i benefìci che questa pratica di salute garantisce sia al bimbo, sia alla mamma, a breve e lungo termine, riguarda anche la durata dell’allattamento stesso: oggi sono in aumento le donne che allattano dopo il primo compleanno, contente di portare avanti questa bella forma di relazione con il loro bambino, lasciando che si esaurisca spontaneamente con lo svezzamento spontaneo del piccolo. Ed ecco che può accadere che la mamma si accorga di essere in dolce attesa, mentre sta ancora allattando.


Una situazione che, fino alla metà del secolo scorso, non sarebbe risultata rara o desueta, ma per cui oggi siamo un po’ impreparati. Non potendo contare sull’esperienza e sui suggerimenti di altre donne che hanno gestito poppate e gravidanza i dubbi possono essere numerosi. Cosa fare quando si scopre di aspettare un bimbo? È necessario interrompere immediatamente le poppate? Cosa succede al latte con il trascorrere dei mesi? Allattare in gravidanza può privare il nascituro di sostanze necessarie per la sua crescita? E ancora, il fisico della mamma rischia di debilitarsi?


Ogni mamma dovrà decidere se continuare ad allattare o interrompere, in base alle sue sensazioni, all’età del piccolo, all’importanza che le poppate hanno per loro. Per poter fare delle scelte è però fondamentale disporre della risposta alle tante domande elencate sopra. E poiché reperire informazioni scientifiche, corrette e aggiornate, non è sempre facile e immediato, ora vediamo insieme cosa succede, allattando in gravidanza, al latte, alla mamma e al bimbo che cresce nel pancione.

Il latte della mamma in gravidanza

Cominciamo dal latte. Gli ormoni legati alla gravidanza causano, in genere negli ultimi mesi dell’attesa, una diminuzione nella produzione. Anche il sapore del latte può modificarsi a causa della maggior concentrazione di proteine e sodio11. Infine, nell’ultimo periodo della gestazione il latte si trasforma in colostro.


Questi cambiamenti possono favorire uno svezzamento spontaneo del bambino, che non trovando più il sapore e/o la quantità di latte cui era abituato, pian piano abbandona il seno, così come possono non interferire con il proseguimento dell’allattamento. Ci sono infatti bimbi che non appaiono disturbati dalla novità ma, se la mamma è d’accordo, continuano a poppare come in precedenza.


Due ricerche hanno mostrato che la maggior parte dei bambini (in un caso il 57%, nell’altro il 69%) si sono svezzati prima della nascita del fratellino12. Le cause dello svezzamento possono essere diverse: in alcuni casi l’abbandono del seno è legato ai cambiamenti del latte (infatti la maggior parte dei bimbi si è svezzata nel secondo trimestre, in concomitanza con la riduzione del latte disponibile), in altri casi è la mamma che riduce le poppate, e in altri, semplicemente, il bimbo era pronto a svezzarsi.


Se il primogenito è molto piccino quando ha inizio la nuova gravidanza, con il trascorrere dei mesi è bene tenere sotto controllo la sua crescita per verificare l’eventuale necessità di un’integrazione di latte.


Si è riscontrato infine che alcuni bambini, trovando meno latte al seno della mamma, aumentano spontaneamente il consumo di cibi solidi.


Se mamma e bimbo decidono di continuare le poppate non ci sono controindicazioni per il bambino: eventuali ormoni della gravidanza contenuti nel latte non rappresentano un problema13.

Sensazioni fisiche ed emozioni della mamma

A livello fisico, se la gravidanza non è a rischio, ovvero se non ci sono state minacce d’aborto o di parto pretermine e in assenza di problemi particolari di salute, l’allattamento non è controindicato nei nove mesi14.


Un dubbio che può sorgere riguarda però la salute materna: allattando l’organismo non rischia di debilitarsi? Ad oggi sappiamo che se la mamma segue un’alimentazione adeguata – sana e variata –, può contare su tutti i nutrienti necessari e non rischia di debilitarsi o stancarsi troppo.


Senza dubbio accudire un bimbo piccolo durante la gravidanza è faticoso, sia che la mamma allatti oppure no. A questo proposito La Leche League (Lega per l’allattamento materno)15 chiarisce:


“L’allattamento al seno in sé e per sé, non è qualcosa che sottrae energie fisiche, sebbene molte donne si sentano affaticate quando sono incinte. Un vantaggio dell’allattamento durante la gravidanza può essere quello che risulta più facile convincere il bambino a sdraiarsi vicino alla mamma per poppare, quando lei sente il bisogno di riposarsi di più”16.


Ma quali sono le sensazioni, fisiche ed emotive, della mamma che allatta in gravidanza?


A questa domanda non c’è una risposta univoca, ogni donna è diversa e reagisce in modo differente. Ci sono mamme che non notano particolari cambiamenti, se non una maggior sensibilità dei capezzoli soprattutto nel primo trimestre dell’attesa, che non rappresenta però un disturbo. E ci sono mamme che invece mentre allattano provano un fastidio (anche molto intenso) ai capezzoli.


Poiché non è possibile prevedere quali sensazioni proverà la donna, se è intenzionata a proseguire le poppate non resta che provare e vedere come va.

Lo stesso vale per quanto riguarda l’aspetto emotivo. Vi sono donne per cui continuare le poppate è una consuetudine piacevole che garantisce una rassicurante continuità in un momento di imminente cambiamento. Con il loro piccino al seno, eventuali dubbi sul periodo successivo sembrano meno urgenti e si la ha sensazione che tutto andrà bene.


Per altre invece le poppate diventano un po’ faticose a livello emotivo, si sentono meno disponibili verso le richieste del bambino e allattare non è più un piacere come prima.

E il nascituro?

Un’altra preoccupazione riguarda il benessere del nascituro: l’allattamento può interferire con il suo sviluppo e la sua crescita?

Secondo gli studi condotti in proposito, se la mamma ha la possibilità di alimentarsi in modo adeguato (con una dieta varia ed equilibrata) questo rischio non c’è.


Il via libera del ministero della salute

Nel 2013, il Ministero della Salute ha pubblicato le raccomandazioni della Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP) e del Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare per la Promozione dell’Allattamento al Seno del Ministero della Salute17: dalla revisione della letteratura disponibile sulla sicurezza della coesistenza tra allattamento al seno e gravidanza è emerso che “per la maggior parte delle donne la coesistenza di gravidanza ed allattamento al seno risulti sicura per madre, embrione, feto e lattante”.


A ogni famiglia la sua soluzione

Abbiamo chiarito che allattare in gravidanza, se mamma e bimbo lo desiderano, si può. A questo punto, ogni famiglia dovrà valutare e decidere come preferisce procedere. Non ci sono regole o disposizioni generali, valide per tutti.


Alcune mamme si sono trovate bene scegliendo di non scegliere, ovvero “vivendo alla giornata” e osservando i segnali del proprio bambino (che potrebbe svezzarsi da solo) e valutando di giorno in giorno le proprie sensazioni fisiche ed emotive.


Ecco a questo proposito una riflessione di Carla Scarsi, consulente e responsabile relazioni esterne de La Leche League:


“È importante chiarire che non esistono ricerche scientifiche che dimostrino che allattare in gravidanza (in una gravidanza fisiologica) faccia male. A meno che il ginecologo non metta la mamma a riposo e non ponga un divieto ai rapporti sessuali e alla prosecuzione dell’allattamento dichiarando quindi la gravidanza a rischio, non esistono motivi fisiologici per interrompere l’allattamento quando si è incinte. Tante mamme hanno provato un’aumentata sensibilità dei capezzoli, che ha richiesto a volte di ‘contrattare’ col bambino una diminuzione delle poppate, o una minor durata di ogni poppata, e a volte altre mamme hanno riscontrato un nervosismo maggiore (indipendente dall’allattamento, ma che può interferire con esso). Però solitamente le donne che allattano il loro bambino durante la gravidanza riescono a trovare una soluzione per proseguire. Alcune donne non hanno resistito al fastidio e hanno sospeso l’allattamento promettendo al ‘fratellone’ o alla ‘sorellona’ che sarebbe ripreso una volta nato il piccino. A volte infine è successo che loro, i fratelloni, una volta nato il fratellino, non ne abbiano più voluto sapere del latte della mamma. Succede; l’importante è sapere che – come sempre – una regola giusta per tutte e tutti non esiste. La regola giusta è quella giusta per noi, mamma e bambini”.

Smettere di allattare: consigli pratici

Se la mamma – all’inizio della gravidanza o nel corso dei nove mesi – sente che è il momento di concludere l’allattamento, sarebbe opportuno svezzare il piccolo in modo comunque graduale, ad esempio cominciando a eliminare una poppata o due e aspettando alcuni giorni per scalare ulteriormente, concedendosi una certa flessibilità se il bimbo mostra di essere sofferente.

Se la decisione di interrompere è legata al disagio fisico della mamma, si potrà spiegare al piccolo con parole semplici che “il seno fa male” e proporgli un’altra coccola, diversa dalla poppata, ma ugualmente piacevole, come un bell’abbraccio, il gioco del solletico, un massaggio, cento bacini… Ogni coppia mamma-bambino troverà la sua formula, individuando quelle modalità e quei gesti a loro più graditi.


Com’è naturale, più il bimbo è piccino e più tempo potrebbe essere necessario perché capisca e accolga la richiesta materna, ma se la mamma non si stanca di ripetere la sua spiegazione, pian piano il bambino si abitua al cambiamento.


Per ridurre le poppate diurne, la mamma potrà provare a distrarre il bambino, portandolo al parco giochi, a fare una passeggiata, a trovare parenti e amici.


Se invece il piccolo, trovandosi in situazioni nuove, tende a chiedere il seno, si adotterà la strategia contraria: si resterà a casa, leggendo, disegnando, giocando insieme.


In questa fase può rivelarsi molto preziosa la collaborazione del papà. Può essere lui infatti a distrarre il bimbo dal desiderio di poppare, offrendogli delle alternative accattivanti. Ci sono tanti giochi che ai bambini piace fare con il papà: rotolarsi insieme sul pavimento, fare la “lotta”, andare a cavallo del babbo che procede a quattro zampe, uscire per una passeggiata, giocare con la palla…

Due bisogni da soddisfare

Al seno il bebè trova nutrimento, affetto, rassicurazione. Quando vengono meno o si riducono le poppate, si dovranno trovare altre modalità per soddisfare i suoi bisogni.


Il bisogno di suzione che accomuna i bimbi nei primissimi anni di vita dovrà comunque trovare soddisfazione, meglio quindi non impedire al piccolo di consolarsi succhiando un fazzoletto, il dito, un ciuccio.


Per i bambini piccoli il seno ha una fortissima valenza affettiva, e rinunciarvi non è facile; per questo la mamma dovrà trovare nuove modalità per rispondere a questo bisogno del piccolo, coccolandolo molto. Anche se è ancora piccino, il bimbo si accorge che la mamma non è più disposta a offrirgli il seno come in precedenza e potrebbe sentirsi rifiutato. La reazione in questi casi potrebbe essere proprio quella che si vuole evitare, poiché il bimbo tende a richiedere con maggior frequenza di succhiare. Per evitare che si crei una situazione faticosa per entrambi è indispensabile rassicurare il bimbo con un surplus di coccole.

Allattamento “ridotto”

Non sempre l’esigenza della mamma è quella di interrompere del tutto l’allattamento: se a pesare sono le poppate notturne, o al contrario, quelle diurne, si possono adottare delle soluzioni intermedie.


Se la mamma sente il bisogno di sospendere l’allattamento notturno, potrà trovare delle soluzioni alternative: offrire una bottiglietta con un po’ d’acqua, tenere il bimbo vicino durante la notte perché sia comunque rassicurato dalla presenza materna, coinvolgere il papà per aiutare il piccolo a riaddormentarsi. Se al contrario, la mamma vuole eliminare le poppate diurne, abituerà il bimbo ad attendere la sera per questo appuntamento speciale.


Infine, alcune mamme si sono trovate bene riducendo la durata delle singole poppate: per il bimbo può essere una soluzione dolce, poiché non c’è un rifiuto netto da parte della madre. Si potrà far ciucciare il bimbo per qualche minuto e poi invitarlo a fare qualcosa di divertente insieme (“Appena hai finito di ciucciare, leggiamo il tuo libretto preferito”, “Andiamo a giocare al parco”, ecc).

Se lo svezzamento non può essere graduale

Ci sono alcune situazioni in cui lo svezzamento non può essere graduale. Ad esempio, se la gravidanza è dichiarata a rischio o se, pur non essendoci specifiche controindicazioni, la mamma sente il bisogno di interrompere l’allattamento in tempi brevi.


In questo caso, il suggerimento è sempre quello di offrire al piccolo un sovrappiù di coccole, per rassicurarlo. È inoltre opportuno spiegargli con parole semplici che non potrà più poppare, ma che lui e la mamma faranno le coccole con baci, abbracci e altre modalità piacevoli per entrambi.


Durante la giornata, siccome può non essere semplice rifiutare la richiesta del seno, l’ideale sarebbe agire d’anticipo, cogliendo con prontezza i segnali del bebè. La mamma sa quali sono le situazioni in cui il suo piccolo cerca il seno (quando è stanco, ha fame, sete, è nervoso, è annoiato…) quindi potrà prevenire la richiesta, soddisfando i suoi bisogni in altro modo (se si tratta di fame o sete), distraendolo se è solito poppare nei momenti di noia, trovando nuove abitudini per l’addormentamento.


Sarebbero invece da evitare le soluzioni drastiche, come l’applicazione sul seno di sostanze dal sapore sgradevole (che delusione per il bimbo dover collegare una consuetudine tanto amata a un brutto ricordo) o le separazioni improvvise (separarsi dalla mamma per diversi giorni può essere traumatico, se il bimbo non è abituato: meglio una mamma “non allattante”, di una mamma che non c’è).

Continuare ad allattare: consigli pratici

Se la mamma ha deciso di continuare ad allattare, il suggerimento è quello già offerto, di vivere l’allattamento alla giornata, assecondando le proprie sensazioni e i segnali del proprio bambino.


Ci sono coppie mamma-bambino che portano avanti il loro allattamento come prima, con gli stessi ritmi e lo stesso piacere.


Altre invece vedono il loro allattamento modificarsi gradualmente, perché il bimbo riduce la richiesta o perché la mamma riduce la sua disponibilità e preferisce sviluppare nuove modalità di relazione.


Se la mamma è determinata ad allattare ma prova fastidio ai capezzoli, può essere d’aiuto ridurre la durata delle singole poppate. E mentre il piccolo sta poppando, cercare di rilassarsi il più possibile, assumendo una posizione confortevole, leggendo un bel libro, ascoltando la propria musica preferita…

Una faccenda di famiglia

La scelta di proseguire l’allattamento, così come quella di interromperlo, è una faccenda di famiglia. Riguarda infatti la mamma e il bambino, ma anche il papà. Se è necessario o se si preferisce interrompere, il coinvolgimento del papà può rivelarsi di grande aiuto per intrattenere, distrarre, consolare il bimbo.


Se la mamma non decide di sospendere, ma desidera diminuire il ritmo, riducendo le poppate quotidiane (o notturne), ancora una volta la presenza del papà può fare la differenza per coinvolgere il bambino e offrirgli alternative interessanti.


Se, infine, la mamma decide di continuare l’allattamento, sarebbe bene che il papà le offrisse il suo sostegno e fosse pronto a incoraggiarla nei (normali) momenti di maggior stanchezza.


E se il papà non fosse convinto della bontà di questa scelta? Allora è importante discuterne con calma. Innanzitutto è necessario chiarire le motivazioni di entrambi: perché la mamma ritiene importante proseguire e perché invece il papà non si sente d’accordo. Quali sono i suoi dubbi? Forse teme che l’allattamento possa nuocere alla gravidanza, alla salute della mamma e/o a quella del nascituro? In questo caso è sufficiente rassicurarlo dell’assenza di controindicazioni per superare l’incomprensione.


Se invece, il papà non è convinto “solo” perché si tratta di una situazione ancora poco comune, la mamma potrà sottolineare che per lei e per il loro bambino l’allattamento è importante, e chiedere espressamente il suo sostegno.

Come gestire i commenti altrui?

Allattare in gravidanza non è comune nella nostra cultura. Le mamme che lo fanno sono sempre più numerose, ma restano pur sempre una minoranza. A dire il vero, nella nostra società sono una minoranza anche le mamme che allattano dopo il primo e il secondo compleanno. Questo fatto si traduce inevitabilmente in una mole di consigli non richiesti, commenti tra lo stupito e l’irriverente, a volte critiche aperte nei confronti delle scelte della famiglia. Ai commenti basati su vecchi luoghi comuni (“Lo allatti ancora? Così lo vizi!” “Non si svezzerà mai” “Il tuo latte ormai è acqua, non è più nutriente”, ecc.) si aggiungono quindi commenti “mirati” (“Togli il nutrimento al piccolo”, “Così ti consumi”, “Il tuo latte gli fa male”, ecc.).


In alcuni casi questi commenti interferiscono con la serenità della mamma, che nei mesi dell’attesa può essere più vulnerabile del solito. Talora le pressioni sociali interferiscono addirittura con la sua scelta di proseguire.


Come gestire consigli e commenti?

Qui forse può essere utile un distinguo. Se i commenti arrivano da persone che sono vicine alla mamma e a cui lei tiene, vale la pena sedersi a un tavolo e spiegare che ci siamo informate e persone competenti (il ginecologo, il pediatra, l’ostetrica) ci hanno incoraggiato a proseguire l’allattamento. Chiarito questo, si potrà valorizzare il ruolo di mamme, sorelle, amiche dichiarando che il loro sostegno è importante per la nostra serenità.


Se i commenti arrivano da persone cui non si è particolarmente legati, vale il detto “fare orecchi da mercanti”, sorridere e andare avanti per la propria strada. Se il commentatore non demorde e diventa molesto, proviamo con l’ironia, come suggerisce La Leche League: “Ma come sei gentile a interessarti tanto di noi”…

Poppate nell’attesa: le mamme raccontano

Riportiamo di seguito il racconto di quattro mamme che hanno allattato in gravidanza. La loro testimonianza mostra come emozioni e reazioni siano differenti e come non ci siano regole generali valide per tutti.


Per scelta e con il parere contrario di tutti i nonni, che millantavano che non si sarebbe mai staccato e che paventavano problemi enormi di gestione e di gelosia con l’arrivo della sorella, ho continuato l’allattamento a richiesta. So che è un argomento scottante per molte mamme e non mi dilungo, ma la natura umana si autoregola e se le diamo fiducia tutto si sistema da sé! Ovviamente la produzione di latte con il prosieguo dei mesi di gravidanza è cambiata e anche la composizione dello stesso; Edoardo ha continuato e continua a chiedermi tuttora la “ciucci”, come la chiamiamo noi, ma le richieste sono sempre andate calando tanto che ora la coccola al seno è richiesta solo all’ora della nanna pomeridiana e serale. Non ha nemmeno più risvegli notturni e quando, raramente, si presentano, basta un po’ d’acqua e una carezza per riaddormentarsi! Non so dire come sarà dopo l’arrivo di Erica, ma per ora mi sento tranquilla per l’approccio scelto e per le reazioni serene di mio figlio.

Silvia, mamma di Edoardo, 2 anni, e in attesa della seconda bimba


All’inizio della gravidanza Nicola ciucciava ormai solo la sera prima di dormire. Verso il quarto mese di gravidanza si è svezzato spontaneamente, quasi senza che ce ne rendessimo conto: ha iniziato saltando una sera, poi due, poi tre… Finché ci siamo accorti che questa forma di relazione si era conclusa. Non so se siano responsabili i cambiamenti del latte in gravidanza, o se semplicemente, fosse giunto il suo momento.

Giorgia, mamma di Mattia, 12 anni, Nicola, 10 anni, Maddalena, 7 anni


Quando sono rimasta incinta del mio secondo bimbo, allattavo ancora Emma, che aveva tredici mesi e non aveva mai preso né ciuccio né biberon, né latte artificiale o di mucca. Avevo letto parecchio riguardo all’allattamento in gravidanza, e ho trovato di tutto e il contrario di tutto. Io sono un medico, e con le mie conoscenze di fisiologia reputavo non ci fossero vere controindicazioni all’allattamento in una gravidanza non a rischio, per cui ho fatto di testa mia e ho continuato, fino al settimo mese. Non ne avevo neanche parlato col mio ginecologo, non lo ritenevo necessario. A quel punto allattare stava però diventando veramente faticoso, anche perché probabilmente, diminuendo il mio latte, Emma diventava sempre più vorace e iniziava a farmi male.

Inoltre, volevo toglierle il seno con un pochino di anticipo rispetto alla nascita del piccolino, in modo che non collegasse l’arrivo del fratellino con questa privazione. Tuttavia, Emma non era affatto d’accordo. Mio marito cercava di distrarla come poteva, ma la nostra bimba è molto caparbia! Sono stati mesi molto difficili.

Margherita, Emma, 3 anni e mezzo, Leo, 2 anni, Pietro, 4 mesi


Ho sempre avuto il desiderio di avere due figli con poca differenza di età. Dopo la nascita di Simone, la natura mi ha aiutato: nonostante l’allattamento a richiesta, il capoparto è arrivato molto presto, e così pure una nuova gravidanza. A quel punto, nonostante l’esperienza indiretta (sono un’ostetrica), ero piena di dubbi, insicurezze e preoccupazioni sull’allattamento in gravidanza e pure su quello in tandem, se Simone ne avesse fatto ancora richiesta.

Mi sono rivolta a una consulente per l’allattamento, esponendole tutti i miei dubbi, lei mi ha sostenuta, rassicurata e informata. A quel punto non avevo più dubbi, volevo provarci, mi sono detta: “Se funziona, perché no?” Mi sono accorta che il tema dell’allattamento in gravidanza e in tandem (con due figli di età diversa) è poco conosciuto dagli addetti ai lavori (operatori sanitari, ostetriche, ginecologhe), ma molto dibattuto tra mamme in rete, che si consigliano e si sostengono a vicenda. Quando è nato Stefano, Simone era ancora allattato, e io ho avuto tutti i benefici di questa cosa: la montata è quasi passata inosservata, non c’è stata la tensione mammaria dolorosa che avevo avuto con Simone, non c’è stata scarsità di latte materno, anzi…

Laura, mamma di Simone, 4 anni, Stefano, 2 anni e mezzo, Chiara, 3 mesi

Sorriso di bimbi

Quando ero incinta di Maria, Tommaso, che aveva due anni e mezzo, ogni volta che parlavamo del “bimbo nella pancia della mamma”, diceva: “Sì, sono io!”

Cristina


Lorenzo, quasi 4 anni, mi chiede: “Con cosa sta giocando il fratellino nel pancione?”

“Con niente, tesoro, non ha giochi”.

Si guarda in giro preoccupato. “Tieni mamma, dagli questo” e mi mette un orsacchiotto sotto la maglia.

Stefania


Leonardo aveva 3 anni e mezzo e io preparavo il corredino al fratellino/sorellina. Mentre stiravo delle robine minuscole mi dice: “Mamma, ma sono per me?”

Io: “No, sono per il fratello/sorella”.

E lui: “Ma non viene con la sua valigia?”

Silvia


Aynarah aveva un anno e mezzo e quando le dissi che avevo un bimbo nella pancia mi rispose: “Ah sì? Anche io ce l’ho!”

E da quel giorno abbiamo fatto la gravidanza insieme… Tanto che a volte andava in giro sostenendosi la schiena con le mani!

Veronica


Dopo aver spiegato al fratellone di due anni e mezzo che stava per arrivare una sorellina, lui a cena si ferma all’improvviso e dice: “Mamma, ma una cosa non ho capito. Chi sarà la mamma della sorellina?”

Ecco in effetti una domanda pertinente!

Paola

Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Giorgia Cozza
Favorire l’accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli.Tante informazioni utili, suggerimenti pratici e spunti di riflessione per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. La nascita di un bambino è un evento di grande gioia per tutta la famiglia, un evento che può essere vissuto con partecipazione ed entusiasmo anche dal primogenito, se accompagnato dall’affetto e dalla comprensione di mamma e papà.Il libro Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina di Giorgia Cozza risponde ai dubbi e agli interrogativi dei genitori, offrendo utili informazioni e suggerimenti pratici per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. Conosci l’autore Giorgia Cozza è una mamma-giornalista, specializzata nel settore materno-infantile, autrice di libri per bambini e numerosi manuali per genitori, divenuti un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero.È stata relatrice in numerosi congressi per genitori e operatori del settore e ospite di trasmissioni televisive per rispondere a quesiti legati all’accudimento dei bimbi e a uno stile genitoriale ecocompatibile.