CAPITOLO I

Un dono per tutta la vita

La prima occasione di imparare a vivere in armonia col mondo viene offerta al bambino da fratelli e sorelle: sono loro che gli insegnano, in un certo senso, a crearsi una base su cui sviluppare in seguito dei rapporti sociali soddisfacenti.

Marcello Bernardi


Un fratello è un dono per la vita. Crescere con uno o più fratelli è un’opportunità grande. Un’opportunità senza eguali. Il legame fraterno, intimo e viscerale, è destinato a durare per sempre e rappresenta una risorsa preziosa anche in età adulta.

Fratelli, un dono per pochi?

Un tempo crescere con dei fratelli era la norma. E per una mamma era normale avere due, tre, quattro o più figli. Fino alla metà del secolo scorso, dunque, anche nella nostra società, la nascita del secondo bimbo non portava con sé tanti dubbi e interrogativi. In tutte le famiglie i bambini erano numerosi, i genitori stessi erano cresciuti con dei fratelli, il primogenito accoglieva il primo fratello minore e i successivi con la serenità che viene dalla consuetudine.


Praticamente tutti i bambini della famiglia allargata e del paese avevano dei fratelli. Nessuno si prendeva il disturbo di chiedersi se era qualcosa di bello o di brutto, la fratellanza era un dato di fatto.


Oggi le cose sono cambiate. Secondo i dati Istat del 2012, In Italia, la media nazionale di figli per ogni donna è di 1,4. Meno di un figlio e mezzo per donna.


Avere un fratello sta dunque diventando un privilegio per pochi. Forse è per questo che l’arrivo di un secondo bimbo è spesso vissuto con un po’ di timore da parte dei genitori, preoccupati per le reazioni del primogenito? D’altronde si sa, quello che non si conosce bene, fa sempre un po’ paura.


La prospettiva poi con cui oggi si tende a parlare dell’argomento non aiuta. Anziché preoccuparci perché la situazione socio-economica rende difficile, anche per chi lo vorrebbe, mettere al mondo più di un figlio, e prendere atto che per i bambini crescere senza un fratello è una perdita, abbiamo iniziato a concentrare l’attenzione sugli aspetti meno gioiosi della relazione fraterna.

Ed ecco che manuali, riviste, esperti (alcuni, certo, non tutti) quando devono trattare l’argomento usano prevalentemente questi vocaboli: gelosia, sofferenza, rivalità, competizione, addirittura ostilità. La nascita del fratellino viene non di rado descritta come un trauma, mentre il povero secondogenito viene definito “intruso” e “rivale”1.


È abbastanza normale a questo punto che i genitori, quando aspettano il secondo figlio, si preoccupino per il primo, amatissimo bambino, che non vorrebbero privare di tempo, affetto e attenzioni. In realtà, il primogenito non sta perdendo, ma guadagnando e molto!


Un cambiamento di prospettiva può forse essere d’aiuto per vivere la seconda gravidanza con tutta la gioia, l’entusiasmo e la serenità che merita, trasmettendo al primogenito la consapevolezza che… è un bambino molto fortunato!

Una relazione “maltrattata”

Non è facile comprendere perché oggi la relazione fraterna sia tanto maltrattata.

Prediamo ad esempio il discorso dell’ostilità. È vero, i fratelli litigano. Ma anche gli innamorati litigano, eppure non ci sogneremmo di definire il rapporto d’amore con vocaboli come rivalità, conflittualità e, appunto, ostilità.


A questo proposito, Horst Petri, neuropsichiatra e psicoanalista tedesco, scrive:


“Se si volesse fare una valutazione solo sul piano temporale, per quanto tempo i bambini ogni giorno si comportano l’un l’altro con affetto e gentilezza, per quanto tempo giocano insieme, quanto tempo trascorrono tranquillamente nelle loro molteplici attività, (…) rispetto ai tempi di irritazione, di bisticcio e di rabbia, si giungerebbe a risultati significativi. Per nessuna coppia di amici, di amanti o di coniugi verrebbe in mente di caratterizzare la loro relazione come ‘ostile’, se lunghe fasi di armonia e di amore vengono occasionalmente interrotte da un litigio”2.


Lo stesso discorso vale per la gelosia, che è una fisiologica componente del rapporto tra fratelli, ma non certo la componente dominante. Perché assegnarle un ruolo tanto centrale? Perché far passare in secondo piano aspetti preponderanti come la tenerezza, l’empatia, la collaborazione, l’alleanza tra fratelli?

Un amore poco esplorato

Il concetto di amore fraterno è praticamente assente nella letteratura e nella ricerca psicoanalitica. Nel prendere in considerazione il rapporto tra fratelli, la chiave di lettura è stata per anni quella proposta da Sigmund Freud di “formazione reattiva”: semplificando, secondo Freud, il figlio maggiore invidia il nuovo nato e se ne vorrebbe sbarazzare, ma poi vede l’amore dei genitori verso il fratellino e si sente costretto a identificarsi con lui. I sentimenti affettuosi per il piccolo non nascerebbero dunque dal cuore, come moto spontaneo e immediato, ma sarebbero la conseguenza di sentimenti in origine niente affatto amorevoli.


Da qui, molto probabilmente prende origine molta della diffidenza che per anni ha circondato l’amore fraterno e dello scarso interesse per il ruolo della relazione fraterna nella costruzione della personalità.


Le voci fuori dal coro, prima piuttosto timide, oggi forse più incisive, naturalmente ci sono, ma un bello studio che affronti l’argomento in chiave più moderna, decisamente manca.


D’altronde, così come è fondamentale l’accudimento amorevole che i genitori riservano al loro bambino, per il suo benessere a breve e lungo termine, è ragionevole pensare che il rapporto amorevole con uno o più fratelli faccia la sua parte (e una parte importante) per la formazione della personalità dell’individuo3.

Fratelli, tra passato e futuro
Il fatto di avere dei figli, dunque, ci obbliga a rivivere, in parte coscientemente ma in misura molto maggiore inconsciamente, molte delle esperienze e dei problemi della nostra infanzia (…).

Bruno Bettelheim

Quando una donna aspetta il suo primo bimbo, è chiamata a rivivere la sua esperienza di figlia e a “ripensare” la sua storia con la propria mamma. È normale, e in molti casi è un vero toccasana. Soprattutto laddove c’è qualcosa da rielaborare, la gravidanza può essere un’ottima occasione per fare pace con il passato e concentrarsi sul futuro.

Lo stesso, ovviamente, vale per i futuri papà.

Quando il figlio in arrivo è il secondo, a essere interessato è il proprio vissuto personale di fratello, di sorella o di figli unici.


Se l’esperienza di “fratellanza” del genitore è positiva, può rappresentare un ottimo punto di partenza per vivere con serenità la nuova gravidanza, sapendo che si tratta di un dono anche per il primogenito. Se i trascorsi del genitore sono un po’ sofferti, può esserci qualche titubanza in più. Come spiega Laura Santoro, psicologa e psicoterapeuta: “Solitamente chi più teme la gelosia del figlio è colui che a sua volta l’ha vissuta senza superarla. Attraverso i figli riviviamo, infatti, i nostri conflitti”.


Anche in questo caso l’esperienza presente può quindi rappresentare un’opportunità preziosa per analizzare il passato, fare il punto su eventuali conflitti irrisolti, e “archiviare” quello che è stato. Talvolta questa rielaborazione si ferma al genitore che, liberati mente e cuore da vecchie zavorre, riesce a recuperare dalla memoria alleggerita anche i ricordi felici di un’infanzia comune.


Talora, addirittura, la nascita dei figli offre l’occasione per rincontrare famigliari da cui i casi della vita ci avevano allontanato. I bambini – i nipotini – sono una motivazione forte e bella per ritrovarsi. E possono favorire rapporti migliori per il futuro.


E i figli unici? Chi non ha fratelli, con la nascita del suo secondo bambino si affaccia su un universo nuovo e inesplorato. Qualche bis-mamma pregusterà questa esperienza con l’entusiasmo di chi ha sentito per tutta la vita la mancanza di un fratello, qualche bis-mamma avrà magari qualche incertezza dovuta all’ignoto.


Qualunque sia l’esperienza passata dei genitori, se accompagneranno il loro primogenito verso la nascita con affetto, comprensione e serenità, per la famiglia si aprirà una stagione di grande gioia. Perché non è solo l’amore dei genitori che si moltiplica con l’arrivo di un nuovo bambino; sono anche la meraviglia, la tenerezza, i ricordi indimenticabili.

Fratelli, custodi di ricordi
(…) la qualità delle relazioni fraterne dipenda dalla magia di rivivere assieme i momenti poetici, drammatici o divertenti che già si sono condivisi nel passato.
I ricordi cominciano quasi sempre con le stesse parole.
Il “c’era una volta”, in bocca a fratelli e sorelle, diventa “ti ricordi?…”

Marcel Rufo

“Ti ricordi quella volta in cui non volevi tornare a casa e piangevi nel parcheggio perché volevi che la mamma ti comprasse una camicia da notte?” Questo nella mia famiglia materna è l’aneddoto, ormai quarantenne, della camicia da notte. A raccontarlo sono le sorelle maggiori, la protagonista è la “piccola”, la mia zia più giovane.


Sono belle le storie di famiglia, fanno tanto senso di appartenenza, raccontano quelle radici comuni, quel patrimonio di ricordi preziosi, che ora è custodito dai fratelli maggiori. Ricordi che scaldano il cuore di chi li ha vissuti e regalano pezzetti di storia di famiglia anche a chi ancora non c’era. Ed è figlio, nipote o pronipote di quella storia.


Marcel Rufo, professore di psichiatria infantile, definisce i fratelli maggiori che custodiscono e collezionano i ricordi di famiglia come garanti di un’intimità perduta: “Questa memoria attiva dà loro una forza e un potere straordinari, perché riescono, tornando indietro nel tempo, a fornire agli altri quei riferimenti relativi al passato che l’età non ha permesso loro di imprimersi bene nella memoria: ‘Eri troppo piccolo per ricordartelo, ma quel giorno…’”4


Anche questo è crescere con un fratello. Creare ricordi condivisi, giorno dopo giorno, e custodirli nella memoria e nel cuore, per donarli intatti, protetti dall’incessante scorrere delle stagioni, alla famiglia che verrà.

Un fratello è per sempre
Perché migliore amica / non c’è di una sorella nel buono o brutto tempo / che allevia la fatica, e che la noia smorza, / e se ti perdi, ti indica la via, e se vacilli, ti solleva, / e se sei salda, ancora ti rafforza.5

Christina Rossetti

Quello fraterno è il legame famigliare destinato a durare più a lungo. Il legame destinato ad accompagnare il bambino dalla nascita, o dalla prima infanzia, fino alla vecchiaia. Un lungo cammino insieme, in cui il fratello può essere compagno, sostegno, conforto di una vita.

Un bambino cui nasce un fratello, un bambino che nasce in una famiglia dove c’è un fratello ad attenderlo… sono bambini fortunati.


Quanto fortunati? Se ci riflettiamo ce lo dice la valenza stessa del termine fratello. Quale vocabolo nella nostra lingua è più potente? Quando vogliamo esprimere un legame forte, che non sia quello d’amore tra uomo e donna, è alla parola fratello che ricorriamo. “Sei come un fratello per me”. “Ti voglio bene come a una sorella”. Che emozione sentirsi dire queste parole da un amico che ci è caro. E ancora, ci sono pagine di grande poesia, in cui la parola chiave è fratello. Pensiamo ai versi indimenticabili di Giuseppe Ungaretti, composti al fronte, nel luglio del 1916:


Di che reggimento siete/ fratelli?/ Parola tremante/ nella notte./ Foglia appena nata/ Nell’aria spasimante/ involontaria rivolta/ dell’uomo presente alla sua/ fragilità./ Fratelli.


La fratellanza tra gli uomini è punto di partenza e traguardo, unica vera speranza per un mondo migliore.

Le mamme e i papà raccontano

Annunciare l’imminente arrivo di un fratellino a Elena è stato semplice e man mano che i mesi passavano, la mia piccola sembrava rendersi conto di quello che sarebbe successo di lì a poco e ne sembrava felice. Era bellissimo vederla coccolare la sorellina attraverso il mio pancione. Elena e io abbiamo sempre avuto un rapporto speciale, alimentato da una complicità straordinaria: sapevo che per lei sarebbe stato doloroso dovermi dividere con un’altra persona. Pensavo però, al contempo, che una sorella è quanto di meglio ti possa regalare la vita. Io non riesco nemmeno a immaginarmi senza la mia.

Oriana, mamma di Elena, 3 anni e Aurora, 3 mesi


Sono il secondo di tre figli, e i miei fratelli sono stati i migliori compagni della mia infanzia. Ancora oggi siamo molto, molto legati e credo che sarà per sempre così. Mia moglie ha una sorella, cui è affezionatissima. Per noi è stato naturale, quasi scontato, dare un fratellino al nostro bambino e siamo convinti che non ci sia un regalo più grande di questo.

Omar, papà di Cristian, 3 anni, in attesa del secondo bimbo


“Il regalo più grande che un genitore possa fare al proprio figlio è un fratello. E il secondo regalo più grande che possa fare è un altro fratello”, diceva qualcuno. Ho tre bambine. Tra loro sono splendide e affiatatissime. Dormono insieme e hanno già una grandissima complicità. Le gelosie ci sono state. La prima si è ammalata più spesso e ho letto che può succedere, la seconda ha avuto un periodo di incubi intensi ed è venuta spesso a stare nel lettone. Si facevano carte false per non lasciare solo nessuno, per fermarci ad aspettare chi aveva bisogno di più aiuto. Si sono centuplicati gli sforzi trovando energie nel vedere la loro confermata serenità. Ed ora, davvero ci godiamo lo spettacolo di queste bimbe che trovano piacere a stare l’una con l’altra…

Viviana, mamma di Emma, 5 anni, Nora, 3 anni, Violetta, 1 anno


L’altra sera Alessandro ha preso un libro e raccontava a Franz la sua storia preferita (Peter Pan) io stavo mettendo via la biancheria e buttavo un occhio, ma soprattutto ho aguzzato le orecchie. L’ho sentito che diceva al piccolo, che lo guardava come fosse un mito olimpico, con la boccuccia spalancata: “Sai, io e te siamo fratelli, ma saremo sempre i migliori amici, anche quando mamma e papà saranno vecchietti. Sei stato proprio un bel regalo di compleanno, sai piccolino?”

Avevo le lacrime agli occhi: a tre anni e mezzo il mio piccolo principe ha colto l’importanza di non essere soli ad affrontare la vita e la bellezza di avere un affetto sicuro come quello di un fratello!

Maria Cristina, mamma di Alessandro, 4 anni, Francesco, 1 anno


Quando Gaia e Peppe hanno visto per la prima volta il nuovo arrivato, sono entrati mano nella mano nella mia stanza in clinica, si sono avvicinati al piccolo che era in braccio a me, in silenzio, quasi senza respirare, lo hanno guardato, si sono scambiati uno sguardo che valeva più di mille parole, e si sono abbracciati felici… In quell’istante ho capito quello che il futuro ci avrebbe portato. Ci sarebbe stata la stanchezza, non sarebbe stato sempre tutto rose e fiori, ma noi, i miei piccoli, ce l’avrebbero fatta, perché hanno dalla loro la forza e la fiducia che solo un fratello ti può dare.

Mary, mamma di Gaia, 5 anni, Peppe, 3 anni, Flavio, 1 anno

Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Giorgia Cozza
Favorire l’accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli.Tante informazioni utili, suggerimenti pratici e spunti di riflessione per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. La nascita di un bambino è un evento di grande gioia per tutta la famiglia, un evento che può essere vissuto con partecipazione ed entusiasmo anche dal primogenito, se accompagnato dall’affetto e dalla comprensione di mamma e papà.Il libro Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina di Giorgia Cozza risponde ai dubbi e agli interrogativi dei genitori, offrendo utili informazioni e suggerimenti pratici per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. Conosci l’autore Giorgia Cozza è una mamma-giornalista, specializzata nel settore materno-infantile, autrice di libri per bambini e numerosi manuali per genitori, divenuti un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero.È stata relatrice in numerosi congressi per genitori e operatori del settore e ospite di trasmissioni televisive per rispondere a quesiti legati all’accudimento dei bimbi e a uno stile genitoriale ecocompatibile.