CAPITOLO III

Mi è nato un fratellino,
mi è nata una sorellina

Tesoro mio, eri nascosto nel mio cuore, eri il suo desiderio.
Tu, piccolo del cielo, che hai per sorella gemella la luce del primo mattino (…)

Rabindranath Tagore

Ci siamo! Il momento del parto si avvicina, presto tutta la famiglia potrà abbracciare il nuovo nato e presto il vostro bambino diventerà fratello maggiore!


Come organizzarsi perché il primogenito non senta troppo la mancanza della mamma mentre lei è in ospedale? Come sarà il primo incontro tra fratellini? Vediamo insieme come i genitori possono accompagnare il loro bambino ed essere al suo fianco in questi momenti forti, ricchi di stupore, emozione, tenerezza.

Organizzarsi per la nascita

La data del parto è ormai prossima e la mamma dovrà assentarsi per due o tre giorni, affidando il primogenito alle cure del papà e dei nonni.


Il suggerimento è di preparare il bambino con un po’ di anticipo, raccontandogli che la mamma andrà in ospedale per accogliere il fratellino e spiegandogli dove trascorrerà i giorni in cui lei non c’è e chi si prenderà cura di lui.


Se il bambino non ha mai dormito lontano dai genitori, sarebbe d’aiuto che fossero i nonni a venire a casa; in questo modo non dovrebbe affrontare più cambiamenti in una volta sola.


Se questo non fosse possibile, la mamma potrà accompagnare il bimbo dai nonni qualche giorno prima per mostrargli la camera e/o il letto in cui dormirà. Se lo desidera il piccolo potrà già preparare qualcosa di suo da portare dai nonni per la sua piccola “vacanza”.


In questa occasione i nonni potranno raccontargli le cose belle che faranno insieme… E nella lista potrebbe esserci anche a una sorpresa per la mamma, da consegnarle al suo ritorno: un bel disegno colorato, un lavoretto preparato con l’aiuto dei nonni o ancora una torta impastata con le sue mani.


I genitori potranno inoltre rassicurare il primogenito spiegandogli che, non appena nato il fratellino, il papà o i nonni lo accompagneranno in ospedale per conoscerlo.


Come sempre, è importante rispondere a ogni sua domanda perché, anche se piccino, possa avere un quadro abbastanza chiaro di quello che succederà.


Negli ultimi tempi si parlava della “vacanza” (non assenza) della mamma che sarebbe andata in ospedale per accogliere il fratellino. Ed è stata “potenziata” la presenza della nonna paterna che si sarebbe occupata di Letizia insieme al papà, durante il soggiorno ospedaliero.

Marta, mamma di Letizia, 2 anni, Gabriele, 3 mesi


Nell’ultimo periodo dell’attesa, io ero a casa in maternità con Maria: me la sono coccolata e l’ho preparata anche a stare un po’ dai nonni, ogni tanto. Lei tutti questi cambiamenti li ha sempre vissuti con serenità. Poi è arrivato un giorno… Maria non voleva andare via con mio papà, voleva stare con me, così sono andata anch’io dai nonni, abbiamo trascorso la mattinata assieme, abbiamo pranzato e poi le ho detto: “Ora la mamma va un po’ a casa a riposare”. E lei serena: “Ciao mamma, ti voglio bene” e mi abbraccia. Dopo due ore si è rotto il sacco e alla sera è nato Nicola!

Alessandra, mamma di Maria, 3 anni e mezzo, Nicola, 16 mesi

Spiegare la nascita

Con l’avvicinarsi del momento della nascita può capitare che il primogenito domandi come farà il fratellino a uscire dal pancione. Qui ogni famiglia deciderà come raccontare la nascita, l’importante è non evitare di rispondere, ma soddisfare la curiosità del bambino (che altrimenti cercherebbe di immaginare la risposta, arrivando a conclusioni spesso molto fantasiose). Questa può essere l’occasione per spiegare con parole semplici e immagini adatte all’età del bambino, come si svolge la nascita, presentandola come un evento naturale, bello e importante.


Non ho mai mostrato le cose diversamente da come sono nella natura e nella realtà, ho magari ridotto i particolari dolorosi o un po’ complicati per la sua età, ma non ho nascosto ad Arianna come stanno le cose. Tanto che da allora e ancora adesso ogni tanto fa nascere le sue bambole dalla sua pancia facendole passare tra le gambe, e poi le allatta quando dice che piangono. Poi molto ha fatto il libro La mia nascita, che pur essendo per bambini un pochino più grandi, ha permesso ad Arianna di capire (a modo suo) che il fratellino era arrivato dall’amore di mamma e papà, che era nella pancia e che cresceva, che sarebbe nato dal corpo della mamma e avrebbe preso il latte dal seno…

Ilaria, mamma di Arianna, 3 anni, Ettore, 6 mesi


Quando Maddalena era piccola c’è stato un periodo in cui a casa nostra era di scena la nascita: figlie bambole e figli peluche nascevano sul divano del salotto con parti super veloci e venivano allattati e portati in fascia… Nel caso nostro a partorire però erano i maschi!

Giorgia, mamma di Mattia, 12 anni, Nicola, 10 anni, Maddalena 7 anni

È il momento!

Il momento tanto atteso è arrivato e le prime contrazioni annunciano che state per abbracciare il vostro piccino. Conviene spiegare al bimbo cosa succede e avvertirlo che state andando in ospedale per accogliere il fratellino, ricordandogli come e quando lui potrà incontrarlo. Se avete deciso di farlo accompagnare in ospedale dal papà o dai nonni, rassicuratelo del fatto che vi vedrete entro un tempo breve (“Appena il fratellino sarà nato, il papà verrà a prenderti e ti porterà a conoscerlo”, o “I nonni ti accompagneranno da me e potrai conoscere il fratellino”).


Se avete stabilito di non portare il primogenito in ospedale, ricordategli l’appuntamento, così come l’avete organizzato (“Ti aspetto, quando verrai con il papà a prendere me e il fratellino per portarci a casa” o “Appena il papà ci riporterà a casa faremo festa tutti insieme”, ecc.).

IL PRIMO INCONTRO

È nato! Per il fratellino maggiore, così come per i genitori, il primo incontro con il bebè è un re-incontro, è il momento in cui quel piccolino che faceva capriole nel pancione e rispondeva con i suoi calcetti al saluto del primogenito, finalmente si rivela e può essere osservato, toccato, abbracciato.

In ospedale subito dopo la nascita

Molte famiglie si sono trovate bene accompagnando il fratello maggiore in ospedale perché potesse conoscere il fratellino e riabbracciare la mamma subito dopo la nascita. In questo modo la mamma non “sparisce” per un periodo troppo lungo e, ancora una volta, il primogenito viene coinvolto e reso partecipe1.


Se si è deciso per un primo incontro nel punto nascita, la mamma potrà aspettare il suo bambino in camera e accoglierlo con tante coccole. E non appena il bimbo chiede del fratellino… è il momento di mostrargli il piccino nella cullina e lasciare che lo accarezzi o lo prenda in braccio. Se il primogenito è molto piccolo sarà sufficiente farlo sedere sul letto, posargli il bimbo tra le braccia e restare al suo fianco per aiutarlo a sorreggerlo.


Se possibile, il bambino dovrebbe poter vivere questo primo incontro in una situazione tranquilla e intima: per lui è un momento denso di emozioni da condividere con i genitori. L’ideale sarebbe quindi organizzarsi in modo da evitare il via vai di visitatori, quando il bambino incontra suo fratello per la prima volta.


Una volta fatte le presentazioni, la mamma potrà affidare il bebè al papà o appoggiarlo nella cullina, per dedicarsi al fratello maggiore, chiedendogli cosa ha fatto nel tempo in cui sono rimasti separati e coccolandolo un po’.


In questa occasione la mamma potrà consegnare un piccolo dono al primogenito per festeggiare questo momento felice e il fatto che il bambino è diventato un fratello maggiore2. Per lui sarà bello (e rassicurante) vedere che la mamma lo ha pensato anche mentre erano lontani. Anche un bigliettino con una frase della mamma e tanti cuori per lui, saranno una sorpresa molto gradita.


Per farlo sentire importante, inoltre, il papà potrà portare con sé il bambino e fargli scegliere un fiore, una pianta o un altro pensierino da acquistare per la mamma e, naturalmente, anche la consegna del dono sarà affidata a lui.

Abbiamo aspettato tanto prima di avere un secondo figlio ed eravamo pieni di paure. Francesco è stato figlio unico per ben nove anni, come avrebbe accettato un fratellino? Tutte le nostre paure sono state spazzate via in un micro secondo. Quando Alessandro è nato, le ostetriche hanno aspettato che entrasse Francesco in sala parto per lavarlo. E si sono conosciuti così, il grande che gli parlava mentre con la mano lo accarezzava, il piccolo che lo guardava estasiato, riconoscendo la voce che tanto gli aveva parlato mentre era nel pancione. E non appena vestito, l’ostetrica l’ha messo in braccio al suo fratellone…

Ivana, mamma di Francesco, 10 anni, Alessandro, un anno


Avevo letto in un libro che far trovare un regalo da parte del nuovo arrivato sarebbe stata una bella sorpresa per il fratello maggiore. Questa cosa mi è piaciuta e nella valigia dell’ospedale ho incartato con una bella carta e un grosso fiocco un puzzle e un libro (le due attività preferite del momento di Federico). Quando sono andata in ospedale per la nascita di Elena ho abbracciato forte il mio Fede, consapevole che sarebbe iniziata una nuova magia a quattro tra di noi.


Ho insistito con mio marito affinché nessuno venisse a disturbare questo nostro momento: al primo nostro incontro dovevamo esserci solo noi quattro. E così è stato. Ricordo ancora la gioia nel vedere entrare il mio ometto, due anni e mezzo alla nascita di Elena, nella stanza dell’ospedale… Il suo sguardo incredulo nel vedere la sorella nella cullina. L’ho baciato e poi insieme abbiamo preso Elena e ce la siamo guardata per un po’. Poi gli ho detto: “Lo sai che tua sorella mi ha dato questo pacchetto per te?” L’abbiamo aperto e ha iniziato a giocare con il puzzle e a farsi leggere il libro. Poi foto di gruppo con tutti i miei cuccioli sulla pancia e mio marito a stringerci…


Quando è venuta la dottoressa a chiamarmi per portare Elena alla visita di controllo, Federico ha iniziato a piangere perché voleva sua sorella! I momenti più difficili per me sono stati quelli che ho vissuto nel vederlo andare via tutto magonato…

Valentina, mamma di Federico, 3 anni, Elena, 10 mesi


La prima visita in ospedale è stata dolcissima: nella mia valigia avevo messo un regalo per Alessandro e gli ho detto che lo aveva portato suo fratello che era felice di conoscerlo finalmente! Poi ho preso la manina del piccolo e l’ho messa in quella di Ale che se ne stava un po’ in disparte e accigliato. Ho visto che si illuminava e quando il piccolo si è messo a piangere lui gli ha detto: “Non devi avere paura, sono tuo fratello e ti proteggo io se hai male al pancino”!

Maria Cristina, mamma di Alessandro, 4 anni, Francesco, 1 anno


L’espressione di felicità che le ho visto in viso quando è entrata nella stanza in ospedale non la dimenticherò mai! E ancora oggi è entusiasta di sua sorella, che mostra con orgoglio a chiunque. E quando a una festa, una bambina ha detto a Valentina: “La mia mamma nella pancia ha un fratellino!”, la risposta di Valentina, piccata, è stata: “La mia mamma me l’ha già fatto, un sorellina, ah! Ah!”

Daniela, mamma di Valentina, 6 anni, Vittoria, 8 mesi


Il primo incontro è stato a dir poco tragico: il giorno della nascita, dopo cinque ore, Gianluca, appena sveglio, arriva in ospedale in spalla al papà mentre io cercavo di attaccare Raffaele al seno. In pochi secondi è scoppiato a piangere Gianluca, poi io, poi Raffaele, col papà inerme che ci guardava.


Questione di pochi minuti e poi è girato tutto, ho preso in spalla Gianluca e li ho tenuti assieme, poi solo il grande. Grazie alle infermiere che hanno chiuso un occhio sono riuscita a cenare con lui sul letto e a restituire un po’ di quotidianità al nostro rapporto.

Beatrice, mamma di Gianluca, 22 mesi e Raffaele, 3 mesi


Ho rotto il sacco alle 3,45, ho aspettato che Camilla si svegliasse, abbiamo fatto colazione e poi le abbiamo spiegato che il fratellino era pronto a nascere, si muoveva tanto tanto e il dottore in ospedale lo avrebbe fatto uscire da un taglietto nel pancione. Il papà l’ha accompagnata dai nonni e quando Federico è nato, lei era fuori dalla sala parto.


Quando si sono conosciuti era intimorita, emozionata, curiosa, lo voleva prendere in braccio ma non osava. Nella culla ha trovato un pacchettino da parte di Chicco per lei. L’ha scartato con le mani tremanti e poi è corsa a ringraziarlo.


Si è seduta sul letto e gliel’abbiamo messo tra le braccia. Ridacchiava tesa, imbarazzata. Lo accarezzava piano, come fosse di vetro.


È tornata ogni giorno a trovarci chiedendo continuamente quando avrebbe potuto portare a casa il bambino.

Roberta, mamma di Camilla, 4 anni e mezzo, Federico, 2 anni


Avevo un po’ paura dei primissimi giorni, in cui siamo stati in ospedale. Arianna non era mai stata per così tanto tempo sola col papà (soprattutto mai la notte) e non sapevo come avrebbe preso il fatto di vedere “davvero” il fratellino tra le mie braccia.


Avevo organizzato uno scambio di doni: lei aveva scelto per Ettore un sonaglino di peluche, per lei avevo preso una bambola, che le ho spiegato essere il regalo da parte del fratellino. Nella mia testa avrebbe potuto usarlo sia come bimbo da cambiare, allattare, lavare, (cosa che ha fatto varie volte), sia magari come “sostituto” per eventuali rabbie da esprimere (l’ha sempre trattato bene).


Se li sono “scambiati” in ospedale, la prima volta che è venuta a trovarci, insieme al papà (ho preteso visite separate da parte degli altri parenti). Lei non ha dimostrato di essere particolarmente sorpresa del bimbo ed è stata molto contenta del regalo.


Tornando a casa Arianna e il papà sono andati in un negozio a comprare i fiocchi azzurri e la vaschetta per il bagnetto. Lei si è sentita molto partecipe: un fiocco l’ha messo sul suo balcone e le prime volte che facevo il bagno a Ettore nella vaschetta era felice di ricordarmi che l’aveva presa LEI per “nino mio”, come lo chiamava.

Ilaria, mamma di Arianna, 3 anni, Ettore, 6 mesi


L’indomani mattina viene a trovarmi mio marito con Maria. Nicola era al nido, così mi sono coccolata Maria un bel po’ e dopo siamo andate insieme a conoscere il fratellino. Maria lo ha accarezzato, lo ha baciato sui piedini…


Poi il rientro a casa: credo che in tutti i padiglioni dell’ospedale abbiano sentito che Maria voleva la sua mamma!

Alessandra, mamma di Maria, 3 anni e mezzo, Nicola, 16 mesi


Ricordo benissimo lo sguardo di mio figlio Lorenzo quando ha visto suo fratello Gabriele: i suoi occhi grandi e gioiosi per la prima volta mi sembravano diversi, scrutava suo fratello senza toccarlo e per ben tre giorni non mi ha teso una sola volta le braccia, anzi voleva andare via subito quando veniva a trovarmi. Momenti di puro panico per me, ho pianto per tre giorni di fila.


Per mia fortuna, però, una volta tornata a casa anche Lorenzo ha avuto la sua reazione: si è aggrappato al mio collo cominciando a piangere. Poi, per assurdo, ha chiesto di Gabriele. Lo ha preso in braccio, lo guardava, gli sorrideva, guardava me e poi con il suo solito tono mi da detto: “Mammina, ma questo bambino resterà per sempre con noi?”

“Certo amore mio, è tuo fratello!”

“Fratello… come tu e la zia Tecla e la zia Robi fratelle?”

“Sì amore, proprio come noi tre”.

“Ma dove dorme?”

“Dormirà vicino a noi”.

“Vabbene… facciamo così: tu al centro e noi due ‘allato’”.

Ovviamente la storia continua con alti e bassi, pianti e sorrisi. Il tempo passa ma ancora oggi mi ritrovo a dormire nel mezzo con i miei figli… “allato”!

Nadia, mamma di Lorenzo, 8 anni, e Gabriele, 5

Al rientro a casa

Se i genitori hanno deciso che il primo incontro avverrà a casa, il primogenito potrà essere coinvolto nei preparativi per l’accoglienza della mamma e del fratellino. I nonni o la persona che si occupa di lui potrà invitarlo a preparare un bel disegno o un biglietto per la mamma e/o per il piccolino che è nato. Se il primogenito non si dimostra interessato non è il caso di insistere, ma sarebbe un peccato non provare a coinvolgerlo.


Resta valido anche il suggerimento di invitare il primogenito a scegliere insieme al papà un piccolo dono, una pianta, un fiore per la mamma.


Quando la mamma arriva a casa con il piccolino, potrà subito coccolare il primogenito e, non appena lui lo chiede, mostrargli il fratellino e lasciare che lo osservi, lo sfiori, lo prenda in braccio.


Anche in questo caso, sarebbe opportuno che il primo incontro avvenisse in una situazione il più possibile intima e tranquilla; per festeggiare con parenti e amici ci sarà tempo!


La mattina, accompagnandola al nido, ho detto a Letizia che a breve sarebbe arrivato il fratellino. La sera, quando il papà è tornato a casa dall’ospedale con la notizia che Gabriele era nato, lei ha iniziato a dire: “Gabiele fatellino”. Al nido, il giorno dopo, lo ha annunciato alle educatrici e ai bambini.


Quando lo ha visto in ospedale il giorno in cui saremmo rincasati, era tutta seria e impegnata a studiarlo. La sera abbiamo vissuto un momento splendido familiare: lei non sapeva più cosa fare per intrattenerlo, per farlo giocare, gli mostrava i giochi, i pupazzi, le costruzioni, gli puliva la bocca con la bavaglia, gli sorrideva… e, cara, era basita, dalla totale assenza di risposta del fratellino.

Marta, mamma di Letizia, 2 anni, Gabriele, 3 mesi


Eccolo! È nato il fratellino


  • In occasione del primo incontro, lasciamo che il bambino accarezzi o prenda in braccio il bebè.
  • Un piccolo regalino o un bigliettino, che la mamma potrà preparare preventivamente nella borsa per l’ospedale, può essere utile per rinforzare la certezza del primogenito di essere sempre nei pensieri materni.
  • Se il bimbo conoscerà il fratellino solo successivamente al rientro a casa di mamma e bebè, la mamma potrà lasciare un pensierino per lui che gli verrà consegnato mentre lei è in ospedale.
  • Per farlo sentire importante, il papà potrà coinvolgere il bambino nella scelta di un fiore o di un piccolo dono da consegnare alla mamma.


Mentre la mamma non c’è

Per alcuni bimbi separarsi dalla mamma per due o tre giorni e altrettante notti non è affatto facile. Soprattutto se sono piccini o non sono mai stati senza di lei. Durante la degenza ospedaliera, una figura importante è quella del papà che può intrattenere il neofratello maggiore coinvolgendolo in attività interessanti, giocando con lui, ma anche portandolo con sé a fare commissioni, preparando un cartello di bentornato per la mamma e di benvenuto per il fratellino, facendo “cose da grandi”, (una gita in bicicletta, una cena a base di pizza o qualunque altra cosa possa far piacere e distrarre il primogenito).


Altri potenziali alleati in questa situazione, di solito, sono i nonni (o altri parenti cui il piccolo è affezionato): se il bimbo è occupato c’è meno spazio per sentire la mancanza della mamma (la si sente comunque, ma meno).


Aynarah è sempre stata una bimba ad alto bisogno, molto attaccata a noi genitori e alla mamma in particolare. Io ero davvero terrorizzata al pensiero di lasciarla a casa e di ritornare a cose fatte con Sirio in mezzo a noi. Purtroppo un piccolo problema genetico su un fattore di coagulazione non ci ha lasciato la tranquillità dell’opzione parto in casa né in una casa del parto come il Centro Nascita La Margherita, dove i papà e i fratellini possono restare a dormire. Come previsto, lei ha sofferto molto per la mia assenza (tornassi indietro vorrei cercare un ospedale che dia la possibilità delle dimissioni dopo dodici ore dalla nascita) tanto che il primo giorno non voleva nemmeno rivolgermi la parola! Per me è stato molto difficile affrontare il suo atteggiamento restio, ma il papà è stato davvero bravo, sostenendo me e facendo di tutto per cambiare la sua quotidianità in modo che non facesse quasi niente di quel che faceva con la mamma per farle sentire il meno possibile la mia mancanza (anche il menù della colazione le ha cambiato… ed è stato davvero utile!).


Poi finalmente siamo tornati tutti a casa, con le nostre fasce colorate addosso: io con Sirio e lei con la sua bambola “storica” (mentre la bambolafratello che le avevamo regalato ha preso il posto in braccio).

Veronica, mamma di Aynarah, 3 anni, Sirio, 8 mesi

All’asilo per dare la buona notizia

Che bella sorpresa per un bimbo che esce dall’asilo scoprire che il fratellino è nato e il papà (o i nonni) lo accompagneranno a conoscerlo!


E se il fratellino nasce di notte? Se sapete che il vostro bambino sarebbe contento di saltare un giorno di asilo… la nascita di un fratello è una buona giustificazione! D’altronde non ti nasce un fratellino tutti i giorni, si tratta di un evento molto speciale. Al mattino, anziché andare all’asilo, il piccolo potrà andare subito in ospedale a incontrarlo.


Se invece il bambino frequenta l’asilo o la scuola con gioia, i genitori valuteranno, ed eventualmente si potrà posticipare al pomeriggio il primo incontro. Nei giorni successivi conviene tornare a scuola per mantenere la normale routine del bambino; in questo modo, tra l’altro, potrà annunciare l’arrivo del fratellino alla maestra e ai compagni!

Le visite in ospedale

Nei giorni in cui la mamma è ricoverata, i genitori potranno valutare se accompagnare il primogenito a farle visita ogni giorno o se, dopo il primo incontro con il fratellino, aspettare che lei torni a casa.


Se il bambino va volentieri a trovare la mamma e il fratellino non c’è motivo di non accompagnarlo!


E se al momento del commiato il bimbo si intristisce?


Può essere utile pensare a qualcosa di bello da fare insieme – il bimbo e la persona che lo accompagna (il papà o i nonni) – quando lasceranno l’ospedale. Papà e bimbo potranno accordarsi per andare a prendere una pizza o per preparare un bella sorpresa per la mamma, un disegno o un lavoretto che il bimbo le porterà il giorno dopo.


L’appuntamento speciale potrà essere stabilito in anticipo, per poi ricordarlo al bimbo nel momento di tristezza, sottolineando il fatto che l’indomani torneranno a raccontare tutto alla mamma.

Se il ricovero dura un po’ di più

E se il fratellino nasce prima del termine o, seppur nato a termine, purtroppo ha un problema di salute per cui si rende necessario un ricovero ospedaliero più lungo del previsto? In questo caso la preoccupazione dei genitori è giustamente rivolta al nuovo nato, ma è importante che si trovi un momento tranquillo per comunicare al primogenito, con parole semplici, comprensibili e sincere, qual è la situazione. A volte, spinti dal desiderio di proteggerlo, si ha la tentazione di non affrontare l’argomento con il bambino, ma il “non detto”, è pesantissimo per tutti: i genitori che non possono fingere che vada tutto bene e il piccolo che pur non sapendo cosa sta succedendo “sente” che c’è qualcosa che non va (e una minaccia sconosciuta è molto peggiore di qualcosa che si conosce e quindi si può comprendere e fronteggiare). Anche se il bambino è molto piccolo si potrà spiegare che il fratellino è nato prima del tempo e quindi è piccino piccino e deve restare per un po’ in ospedale in una culla speciale. Rassicuriamo il primogenito dicendogli che quando il fratellino sarà cresciuto abbastanza (o quando starà bene, se c’è un problema di salute), verrà a casa e potranno stare finalmente tutti insieme. Anche se il neonato è ricoverato, potrebbe essere d’aiuto, non appena possibile, portare il primogenito a conoscerlo.

Infine, è imperativa la disponibilità a rispondere a ogni dubbio o domanda del bambino.


Per affrontare la lontananza dalla mamma

Per molti bimbi la nascita del fratellino coincide con la prima separazione dalla mamma. Come aiutare il piccolo ad affrontare la lontananza?

  • Lasciare al bimbo un fazzoletto che “sa di mamma” (o un altro oggetto), che il piccolo possa tenere in tasca, per simboleggiare fisicamente il legame con la mamma che non è presente.
  • Scambiarsi un oggetto significativo - alla mamma un giochino o un peluche o un fazzoletto del bimbo, al bambino qualcosa che appartiene alla mamma -, con la promessa di pensarsi “fortissimo”.
  • Preparare una scatolina o un barattolo di “pensieri di mamma”, con dentro tanti bigliettini ripiegati: in ogni biglietto una frase, un disegnino, un bacio, un “ti voglio bene” che la mamma ha preparato per il bimbo. Da usare nei momenti di nostalgia, uno o due biglietti secondo il bisogno…


Se il bimbo nasce in casa

Riportando il parto in un ambiente gestito dalle donne, trasformandolo in un evento di vita famigliare, coinvolgendo i bambini, ce ne riappropriamo e prepariamo i bambini a riappropriarsene a loro volta quando saranno adulti.

Sheila Kitzinger

Quando i genitori decidono di accogliere il loro bambino tra le mura domestiche, il primogenito non deve affrontare la separazione dalla madre e può essere molto presente e partecipe nei primi momenti e nei primi giorni di vita del fratellino. Le famiglie che hanno vissuto questa esperienza ne conservano un ricordo molto dolce, di grande intimità e tenerezza.


Manuela è nata in casa, nella notte, mentre Eleonora dormiva. Quando si è svegliata il papà l’ha portata da noi e dopo aver guardato un po’ quell’esserino piccolo e rossiccio le ha offerto la sua colazione!

Gemma, mamma di Eleonora, 6 anni, Manuela, 4 anni, Gabriele 6 mesi


Elena ha avuto la grande fortuna e mi ha fatto il grande regalo di nascere a casa e questo è stato importantissimo anche per la sorella, che non ha vissuto il distacco da me e ha conosciuto Elena subito dopo il parto, circa un’oretta dopo.

Ogni tanto le ritorna in mente e mi chiede: “Mamma, ti ricordi di quando era nata Elena e che aveva ancora la testolina tutta sporca? Poi le abbiamo fatto il bagnetto…” Infatti lei era presente al primo dolcissimo bagnetto di Elena, fatto nel lavandino del nostro bagno con l’ostetrica e il papà.

Daria, mamma di Alice, 4 anni, Elena, 1 anno

Il mio primo figlio è nato in ospedale: avevo ventisei anni, gravidanza perfetta, un parto sereno, nessun problema ad allattare. Dopo un divorzio, un trasloco e una breve carriera lavorativa in una casa editrice, ecco una nuova gravidanza… per totale merito del mio compagno, che mi ha presentato l’ostetrica giusta, ho – abbiamo – deciso di far nascere Alice a casa nostra, nel nostro nido. Alessandro aveva ormai quasi undici anni. Non volevamo assolutamente farlo sentire escluso, a maggior ragione essendo figlio di un papà diverso, quindi abbiamo dato a lui la libertà di scegliere se salire al piano superiore dove vivono i nonni, se stare in camera sua a guardare l’Italia che giocava contro forse il Lussemburgo, se stare con noi… insomma era libero. Ma l’avevo preparato, spiegandogli che ovviamente un parto è un parto e quindi mi avrebbe vista in una situazione dove un po’ di dolore c’è. Fatto sta che, alla fine, lui fra un calcio e l’altro dell’Italia, quando Alice stava nascendo è arrivato e l’ha vista nascere! E poi è scoppiato a piangere e così anche noi, incluse le due (stupende) ostetriche.


Diciassette mesi dopo Alice, è nato Lorenzo. Durante il parto, che è stato molto veloce, mia mamma ha portato Alice al parco per un paio d’ore. Poi Alice è tornata e alla sera l’ho messa a nanna io come sempre. Lorenzo si è attaccato subito al seno, ha dormito con noi, l’ho portato nel marsupio… Ce lo siamo goduti da subito e per la sorellina non è stato assolutamente un trauma il suo arrivo. Alice, e poi Lorenzo, sono nati con il Lotus3

Un’esperienza meravigliosa dopo l’altra. La magia di far nascere i nostri figli nel calore della nostra casa, in un ambiente rispettoso, silenzioso e poco illuminato, stracolmo di amore e di serenità…

Maria, mamma di Alessandro, 13 anni, Alice, 3 anni, Lorenzo, 2 anni

La scelta di quanto e come coinvolgere il primogenito in occasione della nascita è molto personale. I genitori devono valutare con attenzione e sensibilità le possibili reazioni del figlio e la mamma deve anche valutare se si sentirebbe a suo agio avendolo accanto. Detto ciò, ovviamente non esistono regole universali e non c’è una scelta giusta o sbagliata. C’è la vostra scelta che è quella giusta per voi e per la vostra famiglia.


Se i genitori preferiscono che il primogenito non sia in casa nella parte conclusiva del parto, basterà organizzarsi, mettendosi d’accordo con i nonni perché vengano a prendere il bambino e lo portino a casa loro per alcune ore o lo accompagnino a fare una passeggiata o a giocare al parco. Per chi ha una casa molto grande, il bimbo potrebbe essere “intrattenuto” anche senza uscire, giocando in un piano diverso da quello in cui si svolge il parto.

Cosa serve per il parto in casa?

Per quanto riguarda la preparazione dell’ambiente domestico non è necessario nulla di particolare. Come spiega Ivana Arena, ostetrica libera professionista che assiste parti a domicilio a Roma:


“L’ostetrica fornisce alla donna un elenco di accessori che possono essere utili, lenzuola lavate, telini di cotone (che si possono ottenere tagliando delle vecchie lenzuola), qualche traversa impermeabile.Non sono invece necessarie le attrezzature che si possono trovare in ospedale: per assumere posizioni diverse, la donna può sfruttare il proprio letto, le sedie, il divano. Se desidera approfittare degli effetti antalgici dell’acqua calda, può utilizzare la doccia e/o la vasca. Inoltre, molte ostetriche sono dotate di vasche gonfiabili per il parto in acqua e la portano loro a casa della coppia.Infine, non servono pulizie particolari di arredi e locali. La normale igiene domestica è sufficiente. L’ambiente famigliare garantisce, infatti, le condizioni più favorevoli per accogliere il neonato che alla nascita viene colonizzato dai batteri materni e non rischia di venire a contatto con i batteri antibiotico-resistenti, che sono invece presenti nell’ambiente ospedaliero”.

In Casa di Maternità

Un’altra soluzione interessante per le donne che desiderano vivere un’esperienza di nascita naturale, in un ambiente non medicalizzato, è quella di partorire in una Casa di Maternità, ovvero una normale abitazione, con l’assistenza di ostetriche qualificate che hanno seguito la mamma nel corso dell’attesa. Dopo la nascita, la neofamiglia resta nella Casa di Maternità per ventiquattro ore e i fratellini e le sorelline maggiori sono benvenuti. In alcuni Paesi europei questa modalità di nascita è molto diffusa e le Case di Maternità gestite da ostetriche sono numerose, in Italia invece si tratta di una soluzione ancora poco nota e le strutture di questo tipo pubbliche (ovvero collegate a un ospedale) o private (gestite da ostetriche libere professioniste) sono solo una decina4.

Festeggiare con parenti e amici

Nei giorni successivi alla dimissione dall’ospedale, quando parenti e amici arrivano in visita per festeggiare la nascita e dare il benvenuto al nuovo nato, è bene sottolineare anche un altro evento, ovvero il fatto che il primogenito è diventato fratello maggiore: in questo modo anche lui si sentirà importante e considerato.


Dato che la reazione di “rapimento” di fronte alla tenerezza ispirata da un neonato è del tutto normale, toccherà ai genitori ricordare ai familiari di riservare delle attenzioni anche al primogenito. Ovviamente non si suggerisce di ignorare il nuovo nato – non sarebbe giusto e non farebbe piacere neanche al fratello maggiore – ma di coinvolgere il primogenito e non farlo sentire trascurato.

Sorriso di bimbi

Chicco voleva una sorellina. Aveva 3 anni e mezzo quando è nato Lorenzo. Una sera in cui il fratellino piangeva molto (ha sofferto tanto di coliche) Chicco mi dice: “Mamma, ma quando arriva la sorellina, Lorenzo lo diamo indietro?”

Elisa


Alice, 26 mesi, parlando della sorellina: “Mamma, l’abbraccio perché sono più grande, e lei è piccolina e io voglio bene all’Ariannina!”

Agnese


Daniele, 4 anni, dopo la prima notte a casa di Mattia: “Mamma il fratellino è bello però è un piagnone!”

Sabrina


Franco, 2 anni, davanti alla sorellina appena nata: “Ma… non ha i denti! E nemmeno il pisello! Andiamo a comprarli!”

Claudia

Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina - 2a edizione
Giorgia Cozza
Favorire l’accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli.Tante informazioni utili, suggerimenti pratici e spunti di riflessione per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. La nascita di un bambino è un evento di grande gioia per tutta la famiglia, un evento che può essere vissuto con partecipazione ed entusiasmo anche dal primogenito, se accompagnato dall’affetto e dalla comprensione di mamma e papà.Il libro Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina di Giorgia Cozza risponde ai dubbi e agli interrogativi dei genitori, offrendo utili informazioni e suggerimenti pratici per coinvolgere i fratelli maggiori nell’attesa e nell’accoglienza del nuovo nato. Conosci l’autore Giorgia Cozza è una mamma-giornalista, specializzata nel settore materno-infantile, autrice di libri per bambini e numerosi manuali per genitori, divenuti un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero.È stata relatrice in numerosi congressi per genitori e operatori del settore e ospite di trasmissioni televisive per rispondere a quesiti legati all’accudimento dei bimbi e a uno stile genitoriale ecocompatibile.