CAPITOLO IX

Il bebè in casa

L’ambiente deve essere nei limiti del possibile allegro e stimolante: non occorrono arredamenti costosi o giocattoli di lusso; anche una soffitta, un magazzino o un retrobottega possono andare benissimo purché ci siano luce, oggetti colorati, spazio per muoversi e, magari, un po’ di musica.
Marcello Bernardi

Sicuramente la nascita di un bambino rivoluziona la vita dei suoi genitori. Con l’arrivo di un bebè, nulla sarà più come prima. Tutto sarà infinitamente più bello, intenso, felice.


Ma alla rivoluzione dei cuori non corrispondono necessariamente grandi cambiamenti nell’organizzazione dell’ambiente domestico. Non è affatto detto, ad esempio, che la casa debba riempirsi di accessori ingombranti e costosi (quali box, recinti, girelli, ecc.) e neppure che si debbano spendere migliaia di euro per arredare la camera del bebè.


Nei primi anni di vita al bambino non serve nulla di particolare. Per favorire il suo sviluppo psico-fisico non sono necessari gadget industriali o arredi su misura, ma è sufficiente una coperta posata a terra o un angolino circondato di cuscini. L’unica accortezza, quando il bimbo comincia a muoversi nello spazio, è quella di creare un ambiente che gli permetta di esplorare in tutta sicurezza: anche in questo caso non è indispensabile acquistare qualcosa, semmai è utile eliminare qualcosa, ovvero spostare oggetti potenzialmente pericolosi o fragili in luoghi inaccessibili al bebè. Basteranno un po’ di buon senso e attenzione e il bambino potrà sperimentare, conoscere ed esplorare l’ambiente in cui vive in tutta tranquillità.

0-6 Mesi: dagli abbracci al pavimento

Nei primissimi mesi successivi alla nascita, la mamma – come abbiamo visto – è la risposta a ogni esigenza.


Se i genitori glielo concedono il bimbo trascorre molto volentieri questo primo periodo della sua vita tra le loro braccia.


Quando non è in braccio, il bambino sta benissimo sdraiato nella sua culla, sul lettone (l’importante è che sia circondato da cuscini o costantemente vigilato da un adulto per evitare il rischio di cadute) o su un materassino collocato a terra. Questa sistemazione gli assicura, infatti, la necessaria libertà di movimento e gli permette di esercitare muscolatura e coordinazione: in posizione supina, il bebè ha modo di guardarsi intorno, scoprire le proprie mani e portarle alla bocca, imparare ad afferrare i piedini e “assaggiarli”; in posizione prona, può esercitarsi a sollevare la testolina e voltarsi.

Contenitori addio: è tempo di muoversi!

Superate le prime settimane di vita, per le famiglie che hanno utilizzato dei “contenitori” per bebè (sdraiette, ovetti o altre soluzioni) si avvicina il momento di dire addio a questi accessori. Crescendo, infatti, il bambino scopre nuove possibilità di movimento per cui è fondamentale che possa “allenarsi” in libertà, senza trovarsi limitato o “costretto”, all’interno di un qualsiasi accessorio, dove può solo restare sdraiato sulla schiena, in posizione più o meno sollevata a seconda di come viene regolata la sdraietta.


A questo proposito ricordiamo le parole del pediatra Marcello Bernardi:

Col progressivo svilupparsi della padronanza di se stesso, il bimbo avverte il bisogno di usare il proprio corpo per girarsi, scalciare, agitare le braccia, afferrarsi un piede; e poi, in un secondo tempo, per rotolarsi, trascinarsi, protendersi verso qualcosa o qualcuno. Egli ha bisogno di dominare lo spazio. È chiaro perciò che l’ambiente migliore per le sue attività è quello che gli concede la maggiore libertà di manovra.

Il piccolo esploratore ha bisogno di orizzonti sconfinati, di smisurati continenti, di terre senza frontiere. Ha bisogno del pavimento1.

Un angolo per il bebè

Quel piccolo cerchio centrato sulla madre si è già dilatato: ora a terra si rotola, punta sulle mani e alza la testa, ride alla propria immagine allo specchio
e a chiunque lo guardi sorridendo.
Grazia Honegger Fresco

Per rotolare, imparare a strisciare, esercitare i muscoli, serve spazio; l’ideale è quindi collocare il bambino su un piano orizzontale dove possa sperimentare le sue nuove potenzialità. Perché il piccolo si muova liberamente, ma in sicurezza, la soluzione più semplice e immediata è rappresentata dal pavimento.


Il suggerimento degli esperti2 è quindi quello di creare un angolo ad hoc per il bimbo, con una coperta o un tappeto morbido (eventualmente rivestito da un lenzuolo pulito) e delimitato da cuscini.


Sdraiato su un tappeto, un pezzo di moquette o una coperta, avrà così la possibilità di esercitare i muscoli del dorso e delle braccia (che gli permettono di sollevare il busto), di assumere diverse posizioni e di sperimentare vari punti di vista, acquisendo così nuove informazioni, che gli permettano di ampliare le proprie conoscenze e la propria comprensione della realtà.

Ora sto seduto!

Intorno al sesto mese si colloca una tappa fondamentale dello sviluppo: pian piano il bimbo comincia a rimanere seduto senza aiuto per un tempo sempre più lungo.


Abbandonare la posizione supina e imparare a stare seduti è una conquista che richiede tempo, energia e un gran numero di tentativi. La difficoltà principale è quella di trovare e soprattutto conservare l’equilibrio: per riuscire a stare seduti senza sbilanciarsi e cadere sono indispensabili un buon controllo muscolare, coordinazione e, infine, una serie di “stratagemmi” che ogni bambino elabora facendo esperienza. Per conservare l’equilibrio che questa nuova posizione richiede, infatti, molti bimbi sperimentano la posizione a paracadute, ovvero si piegano leggermente in avanti e si “puntellano” appoggiando le mani davanti a sé. Anche le gambe sono d’aiuto per evitare di ribaltarsi: c’è chi preferisce piegarle e avvicinarle al corpo e chi invece le tiene divaricate davanti a sé, in ogni caso l’obiettivo è di controbilanciare lo spostamento del resto del corpo e mantenere la posizione.

Affinché il bambino possa allenare la muscolatura e il senso dell’equilibrio necessari per restare seduto autonomamente sempre più a lungo, ancora una volta, deve avere libertà di azione.


Lo stesso angolo che gli permette di sperimentare il movimento, può rappresentare la soluzione ideale, purché il bimbo sia circondato da cuscini che lo sostengano e attutiscano eventuali cadute.

Dai 6 mesi: muoversi in libertà

Guardare non gli basta più. Dopo i sei mesi il bimbo sente sempre più forte il desiderio di esplorare. Non si pone più in modo passivo nella veste di osservatore di quanto lo circonda ma, guidato dal desiderio di conoscere, è pronto a muoversi ed entrare in relazione con l’ambiente. Grazie alla maturazione del sistema nervoso centrale e dell’apparato muscolare, il piccolo riesce a mantenere la schiena e il busto sempre più eretti e quindi a stare seduto con crescente sicurezza. Da questa posizione ha modo di vedere un numero maggiore di oggetti e nuovi spazi che esercitano su di lui un fascino irresistibile. A questo punto ogni bambino trova il suo modo di spostarsi: si inizia strisciando in avanti per poi imparare a gattonare3 o a procedere da seduto trascinandosi sul sederino e, da un giorno all’altro… si parte alla scoperta del mondo4. Cosa serve al bimbo in questa fase? Libertà di movimento, nessun accessorio, mamma e papà che lo incoraggiano e accolgono con gioia ed emozione tutti i suoi piccoli grandi progressi.

Il box

Per il periodo in cui il bimbo comincia a stare seduto e a spostarsi in modo autonomo, il mercato dei prodotti per l’infanzia ha pensato ad accessori che creino uno spazio ben delimitato e contengano il piccolo evitando che possa, esplorando l’ambiente circostante, incappare in qualche pericolo.


L’utilità di box e recinti è assolutamente soggettiva, moltissime famiglie non ne hanno mai sentito l’esigenza, preferendo lasciare al bimbo libertà di movimento, altre li hanno utilizzati con soddisfazione5. Sicuramente, anche in questo caso, si tratta di accessori non indispensabili per la crescita e il benessere del bambino (anzi, se usati a sproposito, possono rallentare i suoi progressi e la sua voglia di muoversi nello spazio ed esplorare la realtà), e a farci consigliare cautela prima di investire denaro per il loro acquisto c’è anche la possibile reazione del bimbo: ci sono bambini che non accettano di buona voglia di restare all’interno di un box…


Non solo. Quella di spostarsi nello spazio è una conquista molto impegnativa, frutto di lunghi mesi di esercizio e allenamento. Il bimbo comincia trascinandosi in avanti, usando braccia e gambe e spingendosi con i piedini, quando si trova sdraiato a pancia in giù. Poi scopre la posizione carponi e hanno inizio i tentativi: dondolando, oscillando e cercando di sollevare una mano o di spostare le gambine, il bambino sonda le sue possibilità e “prende le misure”, e solo dopo una serie di prove arriva a coordinare gli arti e combinare i movimenti che gli permettono di spostarsi autonomamente. È evidente che per “allenarsi” il bambino ha assolutamente bisogno di una certa libertà di azione e che questa sua esigenza è in contrasto con l’utilizzo di vari accessori per l’infanzia, anche se la pubblicità – a dispetto di ogni evidenza – è riuscita a indicare il box come una soluzione che “permette al bimbo di muoversi in libertà”!

Il recinto fai da te

Una proposta interessante per circoscrivere nello spazio le esplorazioni del bambino, senza rinchiuderlo o limitare eccessivamente la sua libertà di movimento, si trova nel manuale Il nuovo Bambino: il pediatra Marcello Bernardi suggerisce, infatti, di ricorrere a un “recinto” fai da te, per evitare che il piccolo possa trovarsi in qualche situazione pericolosa, ma realizzato in modo tale che non abbia l’impressione di essere “imprigionato”6. L’ideale secondo Bernardi è un recinto improvvisato, composto di oggetti attraenti (ad esempio scatoloni, ceste, pile di vecchie riviste, ecc.) possibilmente dai colori vivaci, che incuriosiscano il bambino e si prestino a essere esplorati. Gli oggetti scelti dovranno inoltre offrire una garanzia di stabilità poiché oltre a impedire al bambino di viaggiare verso qualche pericolo, serviranno da appiglio per i suoi primi tentativi di conquistare la posizione eretta. E per dirla con le parole del famoso pediatra italiano: molto meglio un recinto fabbricato con amore e fantasia dal papà o da uno zio «inventore» (in tutte le famiglie c’è uno zio inventore), che i soliti strumenti di contenzione del commercio, muniti di reti e sbarre, ai quali manca solo la scritta «Carcere giudiziario»7.


In merito all’uso di tale recinto, Bernardi comunque precisa che non deve diventare un’abitudine e di non metterci il bimbo quando lui si sta divertendo altrove o è impegnato a esplorare un’altra zona della casa.


Attenzione alla sicurezza

Quando il bimbo comincia a spostarsi nello spazio, strisciando o procedendo gattoni, la sua voglia di esplorare non conosce limiti. Verso l’anno, poi, si sforza di mettersi in piedi, e usa per alzarsi ogni appiglio che trova. Per questo è importante creare un ambiente sicuro, a misura di bambino, in modo da evitare possibili incidenti.


Eliminando oggetti e situazioni potenzialmente pericolosi, i genitori potranno stare più tranquilli e il bimbo potrà esplorare in libertà (cosa fondamentale a quest’età) senza ricevere continui divieti che rischiano di smorzare il suo desiderio di scoprire e renderlo insicuro e ansioso8.


Ecco alcuni semplici suggerimenti di carattere generale. Ogni genitore, valutando con attenzione la propria realtà, provvederà a integrarli con gli interventi necessari.


  • Eliminare dalla portata dei bambini soprammobili delicati, oggetti pericolosi (forbici, coltelli, ecc.), molto piccoli (che potrebbero essere inghiottiti) o fragili (che cadendo possono rompersi con il rischio di ferire il bimbo), piante (alcune piante sono velenose e quindi il bimbo non deve assolutamente poterle raggiungere e, in generale, il bambino può combinare notevoli disastri con la terra dei vasi).
  • Riporre in alto, o in mobiletti dotati di chiusura di sicurezza, tutti i detersivi e i medicinali.
  • Coprire le prese di corrente che spesso esercitano un fascino particolare e sembrano attirare le dita dei bimbi. L’ideale sarebbe nasconderle collocandoci davanti dei mobili che il bimbo non sia in grado di spostare, altrimenti si suggerisce di coprire la presa (in commercio esistono dispositivi appositi, ma si possono realizzare delle coperture casalinghe con del cartone duro).
  • Attenzione a tavolini e sgabelli a cui il piccolo potrebbe aggrapparsi per alzarsi in piedi, rischiando di cadere e tirarseli addosso. Da coprire, infine, gli spigoli vivi, in cui il bambino potrebbe andare a sbattere, ferendosi al viso o alla testa.


Il girello

Il bimbo ha bisogno di sentirsi libero e di poter viaggiare a suo talento. Dal suo punto di vista seggiolone, seggiolino, girello, eccetera, sono altrettante carceri.
Marcello Bernardi

Il girello rientra senza dubbio nell’elenco di accessori che non sono necessari per la crescita e il benessere del bebè e che, eventualmente, possono essere utili per i genitori che, grazie a un suo momentaneo utilizzo, sistemano il bimbo per un certo lasso di tempo. I girelli moderni, poi, sembrano giostre degne di un luna-park; le pubblicità presentano modelli musicali con led che si illuminano ad ogni movimento, funzioni sonore, girelli con giochi educativi (!)… e più il modello è multi-accessoriato e più, naturalmente, il prezzo sale.


Ricordiamo però che quella del girello – modello base o ultima generazione – non è una soluzione ideale per intrattenere un piccino, se non per pochi minuti9. Il bambino ha bisogno di potersi muovere (esercitando così muscolatura e coordinazione), prendere le misure della realtà che lo circonda, sperimentare le proprie potenzialità e i propri limiti (per arrivare gradualmente a superarli). In questo modo si dedica a un esercizio costante e proficuo che lo porta pian piano a conquistare lo spazio intorno a lui, senza l’ausilio di rotelle. La presunta libertà di movimento di cui il bimbo gode mentre è nel girello, è inoltre molto relativa poiché può spostarsi nello spazio, ma – proprio per la particolare struttura del girello – non può, ad esempio, arrivare ad afferrare o esplorare quanto lo circonda, o raccogliere da terra un oggetto che ha attratto il suo interesse.


La pediatra Elena Balsamo definisce il girello una dannosa forzatura all’acquisizione spontanea della stazione eretta e della marcia10.


Attenzione infine, per chi abita in case dove ci sono scale, terrazzi non protetti, gradini (ne basta uno perché il bimbo rischi di ribaltarsi con il girello). Il pediatra Paolo Sarti, in un articolo pubblicato sulla rivista “Un pediatra per amico”11, ricorda che in Canada, nel 2004, la legge ha vietato la commercializzazione di questo accessorio in quanto ritenuto potenzialmente pericoloso.


~A conti fatti

La libertà non ha prezzo, si sa, ma nel caso dei bambini porta anche un bel risparmio ai genitori. Sì, perché creando un angolo ad hoc per i più piccini e permettendo una certa libertà di movimento ai più grandicelli, si evita l’acquisto di una serie di accessori il cui utilizzo è molto limitato nel tempo. Vediamo qualche prezzo12

Box: da 49,90 a 125 euro

Girello: da 36 a 84 euro

Recinto per bebè: 235 euro

La cameretta del bebè

Il primo ambiente per il bambino è il corpo materno. È la sua prima casa dove trascorre parecchi mesi della sua esistenza. Poi ha bisogno di un “nido” esterno, di uno spazio in cui collocarsi e in cui crescere sviluppando un po’ alla volta tutte le proprie potenzialità. L’ambiente è in questo senso fondamentale: se strutturato e organizzato a misura di bambino diventa per se stesso “educante”.
Elena Balsamo

È innegabile, quelle fiabesche camerette in tinta pastello con graziosi motivi decorativi che si ripetono sulla culla, il lettino, l’armadio, il tappeto e il lampadario, hanno un loro fascino13.


Attenzione, però: arredare la camera del bambino, quando è ancora molto piccolo o prima ancora che nasca, può rivelarsi prematuro e decisamente costoso. In genere i bambini trascorrono il primo anno di vita vicino ai genitori, molti bimbi dormono nella camera di mamma e papà, e tutti, una volta svegli, “seguono” la mamma nei vari locali della casa, dapprima sdraiati, poi seduti, poi muovendosi ed esplorando al suo seguito.


Dovrà trascorrere parecchio tempo prima che il bambino accetti di buon grado di restare “separato” dalla madre, giocando da solo nella sua bella cameretta14. Il rischio è quindi quello di arredare (spendendo molto denaro) un ambiente che poi viene utilizzato raramente se non mai nel primo anno di vita.


Quando il bimbo è cresciuto, infine, le camerette che si possono ammirare nei cataloghi (studiate per piacere agli adulti) non sempre rispondono alle sue effettive esigenze. Esigenze che sono in realtà molto limitate e si riassumono in un ambiente a misura di bambino: quindi con un letto da cui può scendere e salire senza rischiare di farsi male, delle mensole collocate alla sua altezza, o un piccolo scaffale sistemato alla sua portata, dove poter riporre giochi e libretti.


Non dimentichiamo inoltre che ciò di cui ha bisogno un neonato e ciò che serve a un bimbo di uno, tre o sei anni sono cose molto diverse; l’ideale è quindi – come suggerisce la pediatra Elena Balsamo – scegliere il mobilio un po’ alla volta, adattandolo alle esigenze del piccolo, man mano che cresce15.

Senza fretta dunque, e senza necessariamente dover spendere del denaro, si potrà realizzare nel tempo un ambiente sempre rispondente alle esigenze del bambino che cresce, e personalizzato, assecondando laddove possibile le sue preferenze16.

Una casa a misura di bambino

Esplorando l’ambiente in cui vive, il bambino conosce, comprende, impara… Ogni oggetto, ogni armadio, ogni cassetto, tutto ciò che lo circonda nasconde misteriosi segreti da scoprire. È evidente che non si può pensare di “confinare” un bambino in spazi delimitati per evitare che causi disordine o si metta nei pasticci. D’altronde la casa è tanto sua quanto dei genitori, quindi ha diritto a “viverla” come può, in base alla sua età e alla sua capacità di comprensione. L’unica soluzione è trovare dei compromessi accettabili che non penalizzino né lui né gli adulti.


Lo spiega molto bene la pedagogista Grazia Honegger Fresco che sottolinea: La casa è per lui territorio immenso, affascinante, tutto da scoprire e da utilizzare, mentre per noi è tutt’altro: non cominciamo a litigare fin dal primo momento su questa divergenza… d’uso; cerchiamo soluzioni di compromesso per la sua libertà esplorativa e per la nostra tranquillità. Come conciliare la fisiologica esigenza di conoscenza del bambino e le esigenze di ordine e sicurezza degli adulti? Stabiliamo sin dall’inizio i sì e i no della situazione (…) I sì dovrebbero essere moltiplicati, i no ridotti al minimo, detti una sola volta, con voce ferma e guardando negli occhi, senza rabbia né toni di minaccia17.


Dato che il bimbo, di solito, appena è in grado di farlo, segue la mamma in tutti i suoi spostamenti, l’ideale è creare degli spazi per lui (corredati di cestino dei tesori)18 in ogni locale della casa, e riservare alle sue esplorazioni il cassetto più in basso della cucina, dove custodiremo tovaglioli o altri oggetti che il piccolo possa toccare senza danno (imbuto, spremiagrumi, mestoli in legno, portauovo, ecc), l’antina del mobile del bagno dove sono conservati asciugamani, spazzole, pettini, ecc.19


Più che box e recinti (da cui prima o poi il bimbo dovrà pur uscire!), ad aiutare mamma e papà sono la flessibilità e la fantasia. Fantasia che permette di intrattenere il piccolo con poco; mentre si cucina, ad esempio, si può lasciare a sua disposizione un cesto di frutta da svuotare, mentre si stende o si ritirano i panni, il bambino potrà divertirsi un mondo con le mollette per il bucato…


Man mano che il bimbo cresce, infine, diventa sempre più facile coinvolgerlo nelle attività dei genitori, incanalando le sue energie e la sua curiosità in piccoli compiti adeguati all’età e alle sue possibilità, come quello di aiutare ad apparecchiare o di mettere i panni sporchi in una cesta. Al bambino piace molto fare qualcosa con e per i genitori.

Voci di mamma e papà

Dato che prima della nascita di Viola gli unici bebè che avevo conosciuto erano quelli della pubblicità, pensavo che i bambini avessero bisogno di tutto quello che proponevano gli spot… Però, per fortuna, mia figlia mi ha aperto gli occhi e ho capito che il 90% delle cose pensate per i bambini sono… inutili per i bambini!

Agnese, mamma di Viola, 4 anni, e Jacopo, 2 anni



Non ho usato il girello perché mia figlia Chiara mi ha aiutato a capire che era quanto meno un orpello inutile. Ha iniziato a muoversi strisciando come un marine già a quattro mesi, e dopo pochissimo tempo ha imparato a gattonare arrivando dove voleva. I giochi e i libri li tenevamo per terra o in basso, per cui li raggiungeva comodamente.


Insomma proprio non vedevo l’utilità di un girello, mi sembrava di toglierle libertà di movimento piuttosto che dargliene di più: in fin dei conti con il girello puoi muoverti, ma non arrivi negli spazi stretti, non puoi raccogliere le cose da terra, non puoi nasconderti dietro la poltrona e fare cucù…

Gaia, mamma di Chiara, 7 anni, Edoardo, 2 anni, e in attesa del terzo bebè



Le mamme che conoscevo utilizzavano il box con i loro bambini, ma quando è toccato a me sperimentare la grande utilità di questo oggetto, il mio piccolo ha cominciato a urlare come un matto, senza neppure degnare di uno sguardo i giocattoli colorati che avevo preparato al suo interno. I tentativi successivi non hanno sortito risultati diversi: per noi il box è diventato un contenitore dove buttare i giochi al momento di riordinare. E io ho continuato a cucinare e sbrigare le mie faccende con Benedetto accanto, molto soddisfatto di stare vicino alla mamma e di poter seguire “in diretta” tutte le sue azioni…

Elisa, mamma di Benedetto, 2 anni


Mia nonna ha sempre detto che il girello faceva venire le gambe a taralluccio. Io mi sono sempre chiesta perché avrei dovuto far camminare un bambino che non era pronto per farlo: è così semplice, se è il suo momento si alza e cammina…

Il box… Mettiamoci dalla parte dei bambini: proviamo a immaginarci dentro una gabbia e vediamo…

Patrizia, mamma di Enrico, 7 anni, Diadora, 5 anni, e Jader, 2 anni



Elena comincia a gattonare a sette-otto mesi, ed è subito chiaro che più la si lascia fare, più lei trova le sue strategie per affrontare le difficoltà che incontra: cadere, superare un ostacolo, ecc.


È entusiasta di esplorare e non chiede altro: come negarglielo? Il box è inutile e il girello forse anche dannoso; questo è il mio pensiero appena mi sono dovuta confrontare con l’argomento.


“Come fai se hai un’urgenza e non puoi controllare tua figlia?” mi chiede un’amica stupefatta. La metto nel lettino con due giochetti. Se proprio devo fare altro la metto nella fascia e me la porto dietro. Non posso far finta di non avere una figlia di pochi mesi! Certo, la zona in cui la lascio giocare è stata “bonificata” dai rischi: un bel cuscino gigante di fronte al groviglio dei fili elettrici di TV e stereo, prese elettriche chiuse con appositi tappini e tavolino basso spostato, per ora, in un’altra stanza… Morale? Elena a dieci mesi camminava e molto raramente si è fatta male cadendo o in altro modo.

Lisa, mamma di Elena, 21 mesi, e in dolce attesa di Romeo



Io ho il box ma l’ho usato pochissimo. Di solito lascio Matilde per terra in cucina e lei esplora tutto, tocca tutto ma sta molto attenta. Si diverte a girare sotto il tavolo ma non è mai caduta…

Benedetta, mamma di Matilde, 9 mesi


Box, girelli, recinti… Non possediamo nulla di tutto ciò. A parte il caminetto (circondato da un tavolino da tè e una palizzata di sedie), il resto della casa è a sua disposizione. Le cose delicate o fragili le abbiamo spostate in alto. Tarik a sei mesi stava seduto. A sette ha iniziato a camminare. Ora corre qui e là per la casa in esplorazione di armadi e cassetti. Unici problemi: le prese della corrente (quando ancora non sapeva camminare era irrimediabilmente attirato da quei buchini) e la tendenza a esplorare con la bocca, che lo porta ad “assaggiare” anche le scarpe che può trovare in giro…

Ilic, papà di Tarik, 15 mesi



Il bimbo gioca: tappeto per terra e via! Altro che sdraietta o altalena o box. In caso di urgenza (quale potrà mai essere?) il bimbo lo porterò con me.

Monica, futura mamma al sesto mese di gravidanza.

Consigli di lettura

Honegger Fresco G. e Honegger Chiari S., Una casa a misura di bambino, Red edizioni, 2000

Bebè a costo zero - 3a edizione
Bebè a costo zero - 3a edizione
Giorgia Cozza
Guida al consumo critico per accogliere e accudire al meglio il nostro bambino.Una guida al consumo consapevole per scoprire cosa è davvero indispensabile o utile acquistare durante la gravidanza e la prima infanzia. Carrozzine, vestitini, omogeneizzati: quanto costa avere un bambino oggi?Le statistiche parlano di un investimento di migliaia di euro solo nel primo anno di vita. Bebè a costo zero di Giorgia Cozza, è la guida al consumo critico e consapevole nell’affollato mondo dei prodotti per l’infanzia per scoprire cosa sia davvero indispensabile o utile durante la gravidanza e la prima infanzia, distinguendo tra reali esigenze e bisogni indotti dalla pubblicità. Il libro offre proposte e suggerimenti pratici per evitare spese inutili, con un occhio di riguardo all’ambiente e, soprattutto, per circondare il bambino solo di quanto può favorirne lo sviluppo psico-fisico, facendone una persona serena e armoniosa. Conosci l’autore Giorgia Cozza è una mamma-giornalista, specializzata nel settore materno-infantile, autrice di libri per bambini e numerosi manuali per genitori, divenuti un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero.È stata relatrice in numerosi congressi per genitori e operatori del settore e ospite di trasmissioni televisive per rispondere a quesiti legati all’accudimento dei bimbi e a uno stile genitoriale ecocompatibile.