seconda parte

Dare riconoscimento ai
sentimenti negativi

Il bambino sarà certo dispiaciuto di dover fare i conti con i limiti, perciò riconosciamo i suoi sentimenti e mettiamoci nei suoi panni.
Proviamo a ipotizzare i suoi sentimenti
Ho appreso dalla comunicazione nonviolenta a ipotizzare ciò che il bambino potrebbe sentire, anziché indovinarlo con sicurezza.
  • Mi sembra che tu…

  • Mi stai dicendo che tu…?

  • Ti senti forse…?

  • Sembrerebbe che tu…

  • Immagino che tu possa sentirti…

Chiedetegli se è dispiaciuto, fate ipotesi sui suoi sentimenti (“Vuoi dirmi che ti dispiace lasciare il parco?”) o descrivete il suo aspetto (“Adesso sembri proprio arrabbiato”).

Potreste aver ipotizzato il sentimento sbagliato, ma va bene, vi risponderà con qualcosa del tipo “no, non lo sono!”, o “sono solo dispiaciuto!”, lo avrete comunque aiutato a chiarire i suoi sentimenti.
Radiocronaca
Possiamo anche usare la tecnica della radiocronaca, che ho sentito per la prima volta da Janet Lansbury, autrice di No Bad Kids e di Elevating Child Care. Proprio come un cronista sportivo che commenti la partita di calcio, possiamo descrivere quello che sta succedendo facendo riferimento ai fatti (così come avviene durante l’osservazione). Questo ci aiuterà a conservare una certa distanza emotiva nella difficoltà del momento, ci consentirà di osservare e dare un nome a ciò che vediamo, e ci impedirà di correre a risolvere il problema.

“Ti stai aggrappando all’altalena, la tieni molto stretta, ora io uso le mie mani gentili per aiutarti a lasciarla andare. Ecco, ti tengo stretto a me mentre ce ne andiamo!”
Lasciar esprimere i sentimenti forti
Possiamo anche riconoscere i sentimenti del bambino quando le cose non vanno come avrebbe voluto, per esempio quando vuole indossare qualcosa che non è disponibile o appropriato. Lasciamolo esprimere la rabbia, teniamolo se ce lo permette o badiamo alla sua incolumità se invece non vuole, offriamogli un abbraccio quando si sarà calmato.

Lasciamogli esprimere tutta la gamma delle emozioni, anche i sentimenti più sgradevoli, dimostriamogli che lo amiamo anche nei suoi momenti peggiori. Una volta che si sarà calmato, potremo aiutarlo a fare ammenda se necessario.

COSA FARE CON I CAPRICCI

Quando un bambino piccolo ha una crisi, sta comunicando che qualcosa non è andato come voleva lui. Sta passando un brutto quarto d’ora; forse ha fatto qualcosa di sbagliato, ma in questo momento la cosa più importante è aiutarlo a calmarsi.

Amo l’analogia usata nel libro di Daniel Siegel e Tina Payne Bryson, 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino: quando un bambino è sconvolto, flips his lid [ribalta il suo coperchio, cioè va fuori dai gangheri]. La parte superiore del cervello (la corteccia cerebrale, la parte che prende le decisioni razionali e permette l’autocontrollo) “si scoperchia” e non trattiene lo sfogo, vale a dire che non è disponibile in quel momento.

Pertanto, tutti i ragionamenti del mondo o le spiegazioni non potranno essere ascoltati, il bambino sarà come sordo. Prima dobbiamo aiutare il bambino a riposizionare il “coperchio”, a calmarsi.

Possiamo offrire delle coccole, non presumiamo che le vogliano per forza; alcuni bambini amano essere coccolati per calmarsi, ma altri ci allontanano. Se ci allontanano, assicuriamoci che non si facciano male e offriamoci di coccolarli quando si saranno calmati.

Stiamo comunicando che va bene avere una crisi tempestosa; anziché cercare di fermare la crisi il prima possibile, permettiamo al bambino di esprimere tutti i suoi sentimenti in modo protetto, finché non si sarà calmato, e facciamogli capire che siamo lì se ha bisogno di aiuto. Poi, una volta tornata la calma, possiamo aiutarlo a scusarsi se è necessario.

Tutto qui.

Potrebbe accadere per strada, al supermercato, al parco. Va bene. Portatelo in disparte se ci riuscite, dategli il tempo di cui ha bisogno per calmarsi, cerchiamo anche noi di stare calmi e tratteniamoci dal cercare di accelerare il processo o di distrarlo. Lasciamolo sfogare.

A due anni, mio figlio ebbe una crisi di 45 minuti perché non voleva vestirsi. Era furioso, arrabbiato, poi triste e alla fine imbarazzato, attraversò tutta la gamma delle emozioni.
Pian piano le sue grida e i suoi pianti scemarono, fece un respiro profondo: “Ora sono pronto per vestirmi!”. Io restai calma e il contatto fra noi restò intatto (forse il nostro legame si rafforzò persino, perché a quel punto lui sapeva che lo avrei amato anche nei suoi momenti peggiori).

Se quel giorno avessi avuto la necessità di uscire di corsa, lo avrei aiutato a vestirsi con l’aiuto di mani gentili, restando il più possibile calma e gentile io stessa, e applicando la tecnica della radiocronaca che è stata descritta in precedenza: “Oggi è una fatica vestirsi, vero? Puoi farlo da solo oppure ti aiuto io! Vedo che hai bisogno di aiuto. Sì, mi spingi via le mani, non te la vuoi mettere; ti metto io piano piano la maglietta sulla testa. La tiri via.
Grazie per avermi detto che è tanto difficile per te!”.
Il capriccio va ignorato?
Ho sentito che qualcuno suggerisce di ignorare del tutto le crisi del bambino. L’idea è che aiutarlo o dare attenzione a comportamenti che non ci piacciono o che non vogliamo significhi che lo incoraggiamo.

Non sono d’accordo.

Immaginate se avessi una disavventura e dicessi ai miei amici che ho perso il bagaglio, che sono rimasta delusa dalla compagnia aerea e che non ho ricevuto alcun aiuto. Se i miei amici mi ignorassero e uscissero dalla stanza, non penserei certo che a loro importa qualcosa di me; mi arrabbierei perché avrei voluto che mi ascoltassero, che mi aiutassero a calmarmi o magari che mi chiedessero se avevo bisogno di un momento di solitudine.

Ignorare la crisi fa sì che i sentimenti del bambino vengano indirizzati a noi genitori anziché al problema che lo ha sconvolto. Crea un conflitto proprio quando invece a lui serve rinsaldare il legame affettivo.

Un’accettazione calma e gentile lo incoraggia a esprimere i suoi sentimenti. Col tempo troverà forme di espressione più salutari, ma non avrà paura di condividere i suoi sentimenti con noi perché saprà che siamo capaci di essere calmi e gentili anche quando è sovrastato da sentimenti forti e spaventosi.

Allestire uno spazio tranquillo
Jane Nelsen, in Positive Discipline: The First Three years, dice di allestire uno spazio tranquillo per bambini sui 3 anni, con alcune delle loro cose preferite, nel quale possano rifugiarsi per ritrovare la calma. È diverso dai time-out perché è il bambino a decidere se andare e per quanto tempo restare, e non viene mai usato come minaccia.

Possiamo invece essere noi a suggerire una pausa quando vediamo che inizia ad agitarsi: “Vorresti andare nel tuo angolo della calma a tranquillizzarti?” o “Andiamo insieme nel tuo angolino della calma?”. Se il bambino si rifiuta e noi vogliamo calmarci, potremmo dire: “Penso che andrò io nell’angolo della calma!”. Se quando torna è ancora carico, possiamo suggerire con calma e gentilezza che ci torni magari un altro po’ finché non si sente più calmo.

Lo scopo di questo passaggio non è di dire che accettiamo il suo comportamento, bensì di aiutarlo a ritrovare la calma.

RISTABILIRE UN CONTATTO DOPO LA TEMPESTA

Quando il bambino è di nuovo tranquillo, potrà parlare dell’accaduto. Possiamo offrirgli un abbraccio o aspettare che sia lui a chiederlo, riconoscere a quel punto i suoi sentimenti e vedere le cose dalla sua prospettiva: “Caspita, deve essere stato difficile per te! Davvero si vedeva che è stato brutto, eri furioso!”.

AIUTARE A FARSI PERDONARE

Quando tutti si sono calmati, ogni danno dovrebbe essere considerato. Raccolti gli oggetti lanciati, raccolte e buttate via le carte strappate o rimessi i cuscini sul divano o sul letto. Gli adulti magari offrono il loro aiuto al bambino con questi compiti e potrebbe anche essere appropriato aiutare a riparare altri danni, come un giocattolo rotto… un modo molto concreto di imparare a rimettere le cose a posto.


Jane Nelsen, Positive Discipline: The First Three Years


Una volta che il bambino si è calmato, possiamo aiutarlo a farsi perdonare.
Gli insegnerà a sentirsi responsabile per le sue azioni ed è un passo molto importante.

La giustizia restaurativa (“come possiamo migliorare la cosa?”) è preferibile alla punizione (sottrarre qualcosa).

Sì, accettiamo tutti i suoi sentimenti (anche i più sgradevoli) e aiutiamolo a calmarsi.
Una volta calmato, aiutiamolo a prendersi la responsabilità del proprio comportamento.

Se lo facciamo troppo presto, prima che si sia calmato, opporrà resistenza e non vorrà sistemare le cose, ecco perché è meglio aspettare che abbia davvero voglia di farsi perdonare.

IL BAMBINO PICCOLO MONTESSORI
IL BAMBINO PICCOLO MONTESSORI
Simone Davies
Crescere un essere umano curioso e responsabile.La guida per trasformare la vita con i bambini piccoli in momenti ricchi di curiosità, apprendimento, rispetto e scoperta.Con centinaia di idee pratiche. È ora di cambiare il modo in cui guardiamo ai bambini piccoli.Utilizzando i principi educativi di Maria Montessori, Simone Davies ci mostra come trasformare la vita con i vivacissimi bambini piccoli in momenti appaganti per tutti e ricchi di curiosità, apprendimento, rispetto e scoperta.Con centinaia di idee pratiche per ogni aspetto della vita con i piccoli, il libro Il bambino piccolo Montessori vi spiegherà come: mantenere la compostezza quando vostro figlio non ci riesce e stabilire limiti con amore e rispetto; organizzare la casa e liberarsi del caos; creare attività Montessori adatte a bambini da uno a tre anni; crescere bambini curiosi e desiderosi di imparare, che amino esplorare il mondo che li circonda; vedere il mondo attraverso gli occhi del bambino piccolo e restarne sorpresi e deliziati. Spero che gli insegnamenti della mia bisnonna trovino il modo di entrare in ogni famiglia attraverso questo bellissimo libro, fonte di ispirazione e ricco di consigli pratici.Carolina Montessori Conosci l’autore Simone Davies è un’insegnante Montessori dell’AMI (Association Montessori Internationale), ed è anche autrice di The Montessori Notebook, il popolare blog e profilo Instagram in cui offre consigli, risponde a domande e organizza laboratori online per i genitori di tutto il mondo.Nata in Australia, vive ad Amsterdam con la sua famiglia, dove organizza corsi genitori-figli nella sua scuola Montessori, la Jacaranda Tree.