capitolo 4

Essere donna, essere madre

Gli anni della giovinezza di Maria coincidono con l’emergere e il progressivo affermarsi del movimento femminista in Italia. Certi fermenti si erano già manifestati all’estero: negli Stati Uniti, nel 1888, alcuni gruppi femminili avevano fondato a Washington D.C. l’International Council of Women, mentre in alcune nazioni europee, in Inghilterra in particolare, lo sviluppo industriale e le tradizioni storico-religiose avevano prodotto maggiore libertà di espressione offrendo un terreno fertile per tali rivendicazioni. È il tempo delle suffragiste, chiamate con ironia “suffragette” e a lungo ridicolizzate che chiedono con i loro cortei l’accesso al voto (come non pensare al personaggio di Winifred, la madre dei due bambini Banks in Mary Poppins del 1964?).

Agli albori del femminismo

Sul finire dell’Ottocento il nostro paese arranca lungo la strada dell’emancipazione femminile, malgrado l’impegno coraggioso di donne come Ersilia Bronzini Majno, promotrice a Milano dell’Asilo Mariuccia – un’istituzione laica che ospita ragazze e giovani donne sole per proteggerle dal rischio della prostituzione ed educarle in un clima di libertà e di riconoscimento dei loro diritti40 – Anna Maria Mozzoni, Emilia Mariani, socialiste che si battono per il rispetto e i diritti delle donne e Anna Kuliscioff che denuncia con vigore le ingiustizie di cui sono vittime le operaie41. Con tutte loro Montessori avrà, più avanti, rapporti diretti. Le difficoltà da superare, nonostante la crescente urbanizzazione che cambia sensibilmente la condizione del mondo femminile, provengono soprattutto dalle chiusure del mondo contadino, gravato dall’ignoranza, dal diffuso analfabetismo, da superstizioni funzionali al predominio maschile42. Tutti aspetti radicati da secoli che riducono le donne in una condizione di avvilente subalternità asservendole a freddi disegni di incremento patrimoniale e soffocando sul nascere ogni loro protesta43.


A cavallo tra Ottocento e Novecento – e forse proprio per l’approssimarsi del nuovo secolo – il movimento femminista manifesta nuove energie e si espande organizzandosi44. Vi partecipano donne della ricca borghesia e dell’aristocrazia più illuminata insieme a numerose intellettuali: giornaliste, scrittrici, scienziate. Tra queste la nostra giovane laureanda che ha già avuto modo di sperimentare di quanti ostacoli sia irto il percorso per potersi affermare e come per una donna si imponga la necessità di eccellere per ottenere il giusto riconoscimento dei suoi meriti. La scolaretta di un tempo è ormai una studiosa capace, che unisce alla volontà e alla determinazione grazia e fascino. Piccola di statura, ha una figura sottile dotata di naturale eleganza, morbidi capelli bruni, sguardo diretto e penetrante, modi riservati e un viso armonioso la cui antica bellezza sarà visibile ancora a ottant’anni. Agli altri appare come una donna forte, decisa, piena di curiosità e di interessi. Anche la sua voce è molto gradevole, come riferisce Anna Kuliscioff in una lettera a Filippo Turati45.


Nel marzo del 1896 - pochi mesi prima della laurea - entra a far parte di un gruppo femminile e due anni più tardi partecipa alla fondazione dell’associazione “Per la Donna”. L’iniziativa parte da Rose-Mary Amadori, la responsabile di «Vita Femminile», rivista che presenta un programma coraggioso imperniato sulla parità di diritti in famiglia e nella società, sul diritto al divorzio, sulla laicità della scuola. Con fermezza si schiera contro ogni tipo di guerra (si è da poco conclusa in modo disastroso l’avventura africana voluta da Crispi in Abissinia). In pochi mesi all’interno dell’associazione Maria si fa apprezzare, tanto che a giugno le socie deliberano di inviarla come loro delegata al Congresso Internazionale delle Donne - il primo in Europa - che si terrà a Berlino dal 20 al 26 settembre dello stesso anno.

Le amiche sono certe che non ci sia persona più adatta di lei: con le sue notevoli capacità oratorie saprà illustrare con chiarezza e toni convincenti le nuove vie aperte dalla medicina sperimentale. I fatti daranno loro ragione. Per le spese viene aperta una sottoscrizione pubblica cui concorrono con entusiasmo donne di ogni ceto e di diverse regioni e città italiane, perfino dalla sua Chiaravalle, dove un comitato femminile sostiene la propria concittadina e il Comune stanzia cinquanta lire per il viaggio.


Così Maria parte. Ci piace immaginarla come la giovane del bell’olio di Vittorio Matteo Corcos del 1896, Sogni, esposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Questo scorcio fìn de siècle è il tempo dei grandi cappelli e delle velette, degli stivaletti Balmoral a punta allungata e forma affusolata con tanti bottoncini, degli abiti in seta damascata lunghi fino ai piedi. Si viaggia su treni a carbone – quelli immortalati da édouard Manet e dagli Impressionisti – e ci si difende dal sole con minuscoli ombrellini parasole detti marquises. I quadri dei pittori del tempo, da Lega a Viani, a Boldini, quest’ultimo abilissimo nel raffigurare i raffinati abiti delle dame più ricche, ci danno un’idea delle differenze di classe espresse dalla moda femminile. Solo vent’anni più tardi, dopo la “Grande Guerra”, gli abiti cominceranno ad accorciarsi.

Prime conferenze

Ai lavori di Berlino Maria interviene due volte. Dapprima parla della situazione italiana: l’analfabetismo, gli sforzi di diversi gruppi femminili per porvi rimedio, la loro opposizione alla guerra d’Africa. Poi, in un secondo intervento, illustra la disparità del trattamento riservato alle donne sul lavoro. Riscuote un successo straordinario: giornali tedeschi e italiani (tra questi ultimi «Il Corriere della Sera» e «L’Illustrazione Italiana») parlano di lei con toni entusiastici, celebrandone il garbo e la capacità oratoria, senza il solito sarcasmo maschile sulla rivendicazione di pari diritti da parte delle donne46. Non manca chi scorge un pericoloso spirito rivoluzionario nelle sue audaci denunce, ma per lei, così giovane, il congresso con la ricchezza del confronto – più di cinquecento delegate venute da tutta Europa, ma anche dagli Stati Uniti e dall’India – e la similarità dei problemi femminili su scala mondiale, oltre che un’importante esperienza intellettuale, è un potente incentivo a proseguire per la strada intrapresa.


Negli anni seguenti qualcuno giudicherà alquanto tiepido il suo femminismo, tanto più se confrontato con quello di donne come la Kuliscioff, finita più volte in carcere per le sue lotte. Eppure, per alcuni anni, la giovane dottoressa investe con grande generosità molto del suo tempo e delle sue energie nella causa emancipazionista: un femminismo «pratico o filantropico»47 che, senza rinunciare «alle battaglie per i diritti politici», cerca di affrontare più concretamente i «settori nodali della vita nazionale». Non a caso nel luglio 1899 la troviamo, inviata addirittura dal ministro Baccelli, al II Congresso femminista di Londra48, in qualità di «rappresentante nazionale e delegata del Governo». La designazione, ufficializzata all’ultimo minuto e comunicatale quando già si trova sul posto da Giuseppe Montesano, verrà in seguito criticata da alcuni gruppi femministi come poco rappresentativa dell’intero movimento italiano. A loro appare un segnale di organicità al potere, nonostante Baccelli goda fama di politico illuminato e liberale.


Al simposio, come sempre arricchito dalla diversità di estrazione sociale, di formazione culturale e di provenienza geografica delle delegate, Maria porta il saluto delle donne italiane, denuncia le pessime condizioni di lavoro e di sussistenza delle “maestre rurali” e chiede l’appoggio dell’assemblea e del governo inglese per impedire il lavoro dei bambini nelle miniere. Poco tempo dopo usciranno sulla rivista “L’Italia femminile” alcuni suoi articoli sui temi affrontati a Londra nei quali non si limita alla semplice esposizione dei fatti ma, con toni decisi e ricchezza di esempi, esprime le proprie convinzioni circa i nuovi compiti che le donne devono assumersi, sostenute come sono da un forte senso di giustizia e di attenzione verso i più miseri e i più disperati49.

Un legame d’amore

Nel lasso di tempo tra i due congressi la sua vita è segnata da fatti molto importanti: da un lato le scelte professionali all’università e nella Clinica Psichiatrica di Roma; dall’altro il forte legame intellettuale e sentimentale maturato tra il 1897 e il 1898 con Giuseppe Montesano. Un rapporto consolidato dalla comune passione per la professione medica, dalla dedizione alla ricerca sviluppata in settori di forte rilevanza sociale, ma anche, paradossalmente, dalle profonde differenze di carattere fra i due.


Il noto neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea50 ha lasciato una bella testimonianza di questa unione:


Lei così straordinaria, determinata, creativa, irruenta; lui pacato, fine, con un potere di analisi molto acuto. Entrambi geniali, s’innamorano e lei trova nella dolcezza di Montesano la complementarità a quel suo essere forte… Lei socialista, in certo senso, lui invece biblico, con quella mentalità ebraica precisa, individuale. Certo non era praticante, ma aveva l’etica ebraica medioevale, quel forte senso morale, quel rigore. La loro stessa diversità li ha cementati e ha permesso loro di fare su binari diversi cose grandi. Se penso a tutto quello che Montesano ha seminato e alla grandezza di lei!51


Il 31 marzo 1898 nasce il loro bambino52, ma i due non si sposeranno. Sembra che Renilde si opponga con determinazione alle nozze, più che per le origini ebraiche di Montesano, per il timore che la figlia sia costretta a rinunziare alla brillante carriera che le si prospetta.


Un figlio nato al di fuori di un’unione legalizzata (che rimaneva comunque a carico della madre) non si poteva certo esibire, anche se la madre è donna moderna e affermata professionalmente. Tacere, come si sa, è il costume del tempo. Scrive la Kramer: «Il bambino che sarebbe stato conosciuto nel mondo con il cognome materno – Mario Montessori – conserva sfuggenti ricordi delle periodiche visite di una “bella signora” la cui identità non veniva mai precisata»53. Dovranno passare circa ottant’anni e due guerre mondiali prima che in Italia cominci a sgretolarsi il muro del silenzio imposto dal rigido formalismo della morale borghese e cattolica. Il piccolo Mario viene dato a baliatico, come allora usava, alla famiglia Traversa di Vicovaro, piccolo centro a una quarantina di chilometri da Roma verso Tivoli. In seguito i Montessori, in particolare Mario, manterranno sempre buoni rapporti con questo “fratello di latte” Liberato Traversa54, il quale, laureatosi in Ingegneria malgrado le modeste origini, negli anni Trenta collaborerà con loro in alcuni aspetti amministrativi del movimento e sposerà Lina Olivero, collaboratrice della Dottoressa.


Secondo la Kramer, che intorno al 1970 ebbe modo di parlare con Mario, ormai settantaduenne, i due genitori si erano impegnati a non sposarsi, ma Montesano venne meno alla promessa55, determinando così la fine di ogni rapporto tra loro, anche sul piano professionale. Non ebbe altri figli e continuò a occuparsi di Mario provvedendo ai suoi studi. Nel novembre 1905 lo iscrisse al Collegio Civico di Castiglion Fiorentino (Arezzo) dove il ragazzo restò fino agli inizi del 1913, quando Maria, subito dopo la morte della madre, lo prese con sé. Tale decisione, con il padre in casa con lei, sembrerebbe confermare che fosse stata proprio Renilde a opporsi fin dall’inizio a una tale eventualità per salvaguardare il buon nome della figlia ormai celebre.


Non deve essere stata una scelta facile per Maria, estranei come erano l’uno all’altra. Né deve essere stato semplice gestire il rapporto con un ragazzo insofferente, obbligato a nascondere chi realmente fosse, tranne che alle più intime allieve della madre, diventate amiche di famiglia. All’inizio lei lo presenta come il proprio nipote56 facendolo studiare in casa con un precettore, un professore un po’ avanti negli anni raccomandato da persone di fiducia, cui affida il delicato compito di accompagnare l’adolescente nel profondo cambiamento che ha investito la sua vita. In seguito, quando formerà una famiglia sua, Mario diverrà il principale collaboratore di Maria. Tra loro si stabilirà un legame intenso e unico, ben presente alla memoria dei loro ultimi allievi ed evidente nel testamento della Montessori57.


Su questa maternità tenuta segreta, resa nota ufficialmente in India in occasione del suo 70° compleanno, sono stati fatti infiniti pettegolezzi e fornite interpretazioni di volta in volta caustiche o sentimentali. In realtà se è indubbio che Maria decise di dedicare la sua esistenza unicamente alla propria opera, è anche vero che in età adulta Mario – e dopo di lui anche parte della sua famiglia – rimase al suo fianco58. Egli del resto si firmò sempre «Mario M. Montessori», orgoglioso del nome materno e lo aggiunse di propria iniziativa a quello paterno che non usò mai per intero finché visse, sebbene fosse il cognome anagrafico. Un decreto del Presidente della Repubblica lo autorizzò nel 1950 a usare il doppio cognome59. A seguito di tale decreto, Mario Sr, i figli e i nipoti si chiameranno Montesano Montessori.

Uno psichiatra di valore

Nato a Potenza il 4 ottobre 1868, figlio di un avvocato e di una nobildonna, Giuseppe Ferruccio Montesano ebbe tre fratelli maschi, tutti di brillante intelligenza (tra essi vi è il matematico Domenico) e cinque sorelle, sembra non meno eccellenti.


Si iscrisse a medicina all’Università di Roma laureandosi giovanissimo nel 1891 con Angelo Celli e continuò a lavorare nello stesso Istituto di Igiene in cui nel ’96 entrò per altre sue ricerche Maria Montessori. Insieme passarono all’Istituto di Clinica Psichiatrica dove cominciarono a collaborare con lo psichiatra Sante De Sanctis, un altro dei padri fondatori della neuropsichiatria infantile. Da questo trio si generò quella “grande linfa che avrebbe coinvolto la scienza psichiatrica a un nuovo interesse per i problemi dei bambini con disturbi psichici”60. Insieme allo psichiatra Clodomiro Bonfigli i tre medici fondarono, con l’appoggio del ministro Baccelli, la Lega Nazionale per la Protezione dei Fanciulli Deficienti con aderenti su tutto il territorio italiano e successivamente la Scuola Magistrale Ortofrenica, la prima, pare, in Europa, a preparare maestri per bambini con deficit psichico. La prima sede fu a Roma nei pressi di piazza Cavour.


Nel 1898, anno in cui Montesano vinse il concorso come primario del manicomio romano “S. Maria della Pietà”, nacque il loro figlio. Per qualche tempo continuarono a lavorare insieme, ma dopo il 1901 ci fu una rottura completa a seguito della quale la Montessori abbandonò la Lega. Maria lasciò anche l’incarico fino ad allora ricoperto all’Università e alla Scuola Ortofrenica dove teneva i corsi di Igiene e di Antropologia.


Montesano continuò a sostenere la Scuola e a dirigerla (anche con l’aiuto di una cognata, Maria Levi Della Vida Montesano), approfondendo i metodi educativi per i bambini mentalmente svantaggiati. Si rivelò psichiatra di grandi capacità diagnostiche e docente capace. Sostenne l’introduzione nella scuola pubblica di classi differenziali61, che accoglievano un numero limitato di bambini “tardivi” di sei e sette anni, affidati a docenti formatisi nella sua Scuola: grazie ad appositi sussidi didattici preparati dai maestri stessi potevano procedere a ritmo più lento, riuscendo a recuperare gradualmente il ritardo che li distanziava dai bambini che frequentavano le classi ordinarie.


Di Montesano si contano 160 pubblicazioni e numerosi riconoscimenti alla sua opera, cui contribuirono alcune sue allieve, in particolare Gina Mangili e Maria Teresa Rovigatti. Più volte eletto come consigliere e assessore nel Comune di Roma, quando morì, il 9 agosto 1961 a 92 anni, fu onorato con funerali di Stato per il grande contributo da lui dato allo sviluppo teorico e pratico della neuropsichiatria infantile.


Malgrado di questa figura non si sia mai parlato granché e volentieri negli ambienti montessoriani – forse per rispettare l’intimità di Maria – la famiglia conservò sempre memoria della sua umbratile presenza. In un fugace incontro a Parigi a fine anni Ottanta, Renilde Montessori, figlia minore di Mario Sr, mi disse: “Era mio nonno!” con un tono che mi parve di orgoglio misto a rammarico per un dolore antico, un’offesa mai dimenticata.

Maria Montessori una storia attuale
Maria Montessori una storia attuale
Grazia Honegger Fresco
La vita, il pensiero, le testimonianze.Una biografia giunta alla terza edizione che accoglie numerosi aggiornamenti, correzioni e nuovi capitoli, grazie anche all’importante apporto della pronipote Carolina Montessori. Maria Montessori fu certo una donna straordinaria, in grado di sucitare gli entusiasmi più accesi e le condanne più ostili.Ancora oggi il suo pensiero e le sue scoperte provocano reazioni contrastanti. La biografia Maria Montessori, una storia attuale esamina tutte le fasi della sua vita: dai primi anni della formazione, contraddistinti dal fatto di essere una delle prime donne medico in Italia, alla vicenda infelice della maternità celata. Dalle battaglie femministe, che radicano in lei una nuova sensibilità di giustizia sociale, alla dedizione verso i bambini meno fortunati, fino alla sua rivoluzionaria idea pedagogica, fondata sulla promozione delle competenze e della libertà del bambino, dall’infanzia all’adolescenza. Questa terza edizione di Grazia Honegger Fresco accoglie numerosi aggiornamenti, correzioni e nuovi capitoli, grazie anche all’importante apporto della pronipote Carolina Montessori. “Maria Montessori, una storia attuale” è la migliore biografia di Maria Montessori che conosco, certo in Italia, ma forse anche nel mondo, assolutamente dello stesso valore di quella storica di Rita Kramer. Grazia Honegger Fresco è una montessoriana nel cuore e nell’anima, dotata di una profonda conoscenza della vita e dell’opera di Maria Montessori, e il suo libro non è una scialba riproposizione di notizie già note, né un’agiografia. L’Autrice ha fatto ricerche molto approfondite in Italia e all’estero, consultando documenti originali e privati di Maria Montessori e della sua famiglia, e ascoltando coloro che hanno conosciuto Maria intimamente. Il risultato è questo capolavoro del tutto originale.Carolina Montessori Conosci l’autore Grazia Honegger Fresco (Roma, 6 Gennaio 1929 - Castellanza, 30 Settembre 2020), allieva di Maria Montessori, ha sperimentato a lungo la forza innovativa delle sue proposte nelle maternità, nei nidi, nelle Case dei Bambini e nelle Scuole elementari. Sulla base delle esperienze realizzate con i bambini e i loro genitori, ha dedicato molte delle sue energie alla formazione degli educatori in Italia e all'estero.È stata presidente del Centro Nascita Montessori di Roma dal 1981 al 2003 e ne è stata Presidente onorario. È stata consulente pedagogica di AMITE (Associazioni Montessori Italia Europa) e nel 2008 ha ricevuto il premio UNICEF-dalla parte dei bambini.Ha pubblicato numerosi testi di carattere divulgativo.