Primo anno

Verso i 2-3 mesi il bambino si mostra ‘affamato’ di immagini e desideroso di esplorare quanto lo circonda. Ci chiede quindi di essere tenuto in braccio per osservare oggetti, forme, colori, visi; qualunque cosa attiri la sua attenzione rappresenta un importante stimolo per il suo sviluppo cerebrale.
Nel periodo dei 4-6 mesi alla vista si aggiunge il bisogno di manipolare, afferrare, lasciare, gettare; tutto viene toccato e assaggiato. Anche esplorare manualmente il viso di chi lo tiene in braccio è fonte di piacere e di interesse.
In queste interazioni ed esperienze il papà può dare un grande contributo; facendo esperienza del papà il bambino impara a conoscere meglio anche se stesso, a capire che c’è lui e che ci sono gli altri. È così che si scopre il mondo, la realtà interna e quella esterna.
Con questi ‘giochi’ il bambino apprende i rapporti di causa-effetto, la sequenza del prima e del dopo, divenendo consapevole delle interazioni e delle relazioni.
Il bambino ripete a lungo gli stessi movimenti e gli stessi giochi per confermarsi nelle sue competenze e per esercitare funzioni che devono consolidarsi. Inoltre molte attività sono costituite da movimenti complessi e da sequenze in grado di insegnare al bambino più cose contemporaneamente.
Nel primo anno di vita (ma a volte anche nel secondo) i problemi del sonno sono del tutto normali. Frequenti risvegli o difficoltà nell’addormentamento sono causati dalle paure e dalle insicurezze legate ai sogni nelle fasi di sonno attivo (i bambini piccoli inoltre non sanno di sognare e non riescono a distinguere ciò che è reale da ciò che è immaginato).
In questi casi occorre intervenire cullando e dondolando, parlando o cantando. Quando il bambino si sveglia piangendo disperato significa che non ha ancora trovato le risorse sufficienti per gestire in autonomia il suo sonno.
Nei primi mesi il bambino non possiede ancora un’idea del tempo, per lui è impossibile comprendere una sequenza cronologica o i rapporti di causa-effetto. Vive l’attimo, il qui-adesso. Per questi motivi non può essere viziato e non è in grado di fare capricci.
I suoi bisogni e i suoi desideri coincidono, e può chiederci solo ciò di cui ha davvero bisogno. Se ci chiede di stare in braccio è perché ha bisogno di contatto e non riesce a tollerare di restare solo.
Le esperienze del primo anno concorrono a formare il carattere, a orientare le capacità relazionali e ad acquisire fiducia in se stesso.
Ricordiamoci che, tranne l’allattamento al seno, tutto il resto può essere gestito anche dal papà. La mamma avrà così la possibilità di riposare e recuperare preziose energie. La giornata con un bambino piccolo è lunga, e poi dopo il giorno viene la notte…
È importante che ogni tanto la mamma possa svagarsi e per un po’ pensare ad altro.
Un papà attento deve osservare anche l’umore della mamma, cercando di capire se gli eventuali momenti di sconforto sono semplicemente dovuti all’impegno di cura o alla carenza di sonno, o se invece si tratta di depressione o di qualche altro disturbo dell’umore.
Nel dubbio è meglio cercare l’aiuto di un’ostetrica e valutare con lei se occorre un supporto psicologico.
La mamma che presenta un disturbo importante, manifesterà difficoltà a prendersi cura sia del bambino che di se stessa. Sono possibili anche forme più leggere nelle quali è sufficiente avere la comprensione di qualcuno che ci ascolti.
Nel primo anno il bambino cresce e cambia rapidamente. I suoi bisogni sono in continua evoluzione e richiedono una disponibilità e una flessibilità superiori a quelle normalmente in dotazione di un adulto.
Una sola persona di rado è in grado di sopportare senza aiuto tutto il carico dell’accudimento. Occorre condividere e suddividere i pesi da portare, così da mantenere il piacere e la gioia per proseguire il cammino.
È utile ‘navigare a vista’, vivendo giorno per giorno fatiche e piaceri. Crescere un figlio è un’esperienza complessa, che deve essere affrontata con gradualità, scomponendola nei suoi diversi elementi, così da trovare soluzioni semplici e gestibili. Ogni matassa va sciolta un nodo alla volta.
I dubbi e le difficoltà sono comuni a tutti i genitori. Per questo è importante condividere con altri la propria esperienza e mettere a confronto i problemi.
Mantenere i contatti con altri genitori, dopo il parto, può aiutare a trovare strategie e a capire meglio come procedere. I centri per le famiglie, i consultori e i gruppi di auto-aiuto sono risorse fondamentali e insostituibili; anche i contatti spontanei hanno un grande valore.

Neopapà è facile!
Neopapà è facile!
Giorgia Cozza
Suggerimenti per vivere con serenità l’attesa, la nascita e i primi mesi con il bambino.Una piccola guida che unisce il rigore dell’informazione scientifica all’immediatezza di brevi testi e simpatiche vignette: una formula originale per informare, sostenere, ma anche, perché no­, regalare un sorriso a chi la riceve. Se stai per diventare papà e hai le idee poco chiare su quello che ti aspetta.Se sei appena diventato papà e quello che tieni in braccio ti sembra venuto da un altro pianeta.Se ti hanno detto che un bambino piccolo ha bisogno solo della mamma, ma tu credi invece che un papà non tolga nulla e aggiunga molto.Se la nascita di un figlio ti sembra un’esperienza tra le più profonde e sconvolgenti della vita.Se per te crescere un figlio richiede la stretta collaborazione di due persone che si amano. Se sei uno di questi uomini, questo Neopapà è facile! è stato scritto per te, per aiutarti a riflettere e sostenere il tuo cammino nell’avventura della paternità. Con tanti consigli pratici firmati dal pediatra e neonatologo Alessandro Volta e simpatiche vignette. Conosci l’autore Alessandro Volta, pediatra e neonatologo, è padre di tre ragazzi e di una bambina in affido.È responsabile dell’assistenza neonatale negli ospedali di Scandiano e Montecchio Emilia e membro della Commissione Nascita dell’Emilia Romagna.Cura il sito www.vocidibimbi.it.