CAPITOLO XIX

Allattamento e salute

Come ho già detto nell’Introduzione, da tempo ho smesso di interessarmi ai benefici dell’allattamento materno. Molti si impegnano a decantare i vantaggi dell’allattamento, pensando che in questo modo le madri allatteranno di più. Ma la cosa certa è che le madri allattano da sempre senza sapere che questo avrebbe portato qualche beneficio; e che proprio nel secolo in cui tali benefici sono stati rilevati e proprio nei Paesi in cui sono stati scoperti, l’allattamento è stato sul punto di scomparire.


Molti esperti criticano, inoltre, il fatto che si parli di benefici dell’allattamento materno, cosa che sembra implicare che l’allattamento artificiale sia la normalità e l’allattamento materno qualcosa di straordinario. In realtà, la normalità è allattare e qualsiasi altra forma di alimentazione dev’essere confrontata con questo. Sarebbe più corretto, dicono, parlare di rischi dell’allattamento artificiale, così come si parla dei pericoli del fumo. Ma attenzione! A volte ho visto usare questa differenza puramente semantica per attaccare qualche sbadato che ancora osava parlare di “benefici”, come se fosse un retrogrado cavernicolo. D’altra parte, sono decenni che molti esperti della lotta contro il fumo affermano tutto il contrario, cioè che parlare dei “pericoli del fumo” genera un messaggio negativo che provoca unicamente rifiuto, e che invece bisognerebbe parlare dei “benefici del non fumare”. Credo non abbia molta importanza, in fondo: che ognuno ne parli come meglio crede.


Ma, anche se gli effetti dell’allattamento sulla salute non rappresentano la motivazione che porta le madri ad allattare (e ancor meno sono il motivo per cui i bambini poppano), è comunque importante che sappiate qualcosa riguardo a tali benefici. Perché, troppo spesso, si consiglia alla madre di svezzare il bambino per i motivi più strambi, o per pericoli remoti o immaginari. Come se l’allattamento artificiale fosse assolutamente sicuro, mentre l’allattamento materno fosse sempre sul punto di danneggiare il bambino. Beh, no, l’allattamento artificiale è lontano dall’essere sicuro, e prima di consigliare lo svezzamento bisognerebbe pensarci due volte.

Allattamento e salute infantile

Secondo i calcoli di Ball e Wright (Scozia, 1999), tra 1.000 bambini che non vengono allattati al seno e altri 1.000 che si nutrono esclusivamente di latte materno per tre mesi, la differenza si manifesterebbe con 60 episodi di malattie respiratorie, 580 di otite media e 1.053 di gastroenterite nel primo anno, che porterebbero a 2.033 visite dal medico, 212 giorni di ricovero, 609 ricette mediche e 51 radiografie, al prezzo totale (nel 1999) di 330.000 dollari. Solo per tre mesi di allattamento, solo per tre malattie e solo in spese mediche dirette (senza tenere presente i giorni di lavoro che perdono i genitori… né la sofferenza, che non si paga in soldi).


Nel 2007, dopo uno studio effettuato su più di 15.000 bambini inglesi, Quigley è giunto alla conclusione che se tutti i bambini si nutrissero esclusivamente di latte materno si potrebbe evitare il 53% dei ricoveri ospedalieri per diarrea e il 27% dei ricoveri dovuti a infezioni respiratorie.


Nel 2014, Pockhrel e colleghi hanno calcolato che se nel Regno Unito la preferenza per l’allattamento materno esclusivo al quarto mese aumentasse dall’attuale 7% al 65% si risparmierebbero quasi 17 milioni di sterline all’anno, solo di spese mediche dirette per curare infezioni gastrointestinali, infezioni delle vie respiratorie basse e otiti. Inoltre, si potrebbero risparmiare altri 10 milioni di sterline per la diminuzione dell’incidenza di casi di enterocolite necrotizzante se l’allattamento materno (non esclusivo) alla dimissione dalle unità neonatali aumentasse dall’attuale 35% al 100%.


L’UNICEF calcola che un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno nel mondo per mancanza di latte materno. Eravamo abituati a pensare che tutte queste morti avvenissero nel Terzo Mondo, e che nei Paesi sviluppati, grazie all’igiene e alle cure mediche, l’allattamento artificiale potesse provocare diarree leggere, ma certamente non andasse a incidere sul tasso di mortalità. Esistevano eccezioni, certo, come nel caso dei prematuri. Lucas e Cole, nel 1990, attribuivano all’allattamento artificiale 100 morti annuali per enterocolite necrotizzante tra i prematuri inglesi.


Nonostante questo, Chen e Rogan hanno dimostrato che l’allattamento materno si associava a un tasso di mortalità significativamente inferiore anche negli Stati Uniti. Confrontarono 1.204 lattanti morti nel 1998 con un gruppo di controllo di 7.740 bambini. Per cercare di evitare la confusione della causa inversa (cioè, che il bambino non poppava perché era malato), esclusero le morti avvenute durante il primo mese e quelle dovute a malformazioni congenite e a tumori maligni. Scoprirono una relazione dose-risposta: quanto più durava l’allattamento, tanto minore era la mortalità. Si calcola che, se la relazione è causale, la promozione dell’allattamento potrebbe evitare ogni anno circa 720 morti di bambini dagli uno ai dodici mesi di età, negli Stati Uniti.


E l’allattamento materno non previene solamente malattie banali. L’allattamento artificiale si associa anche con un maggior rischio di meningiti da Haemophilius (Silfverdal), di leucemie (Bener, Shu) e di morti improvvise (Alm).


Sono stati inoltre osservati gli effetti a lungo termine sulla salute del bambino: per anni, i bambini che si nutrivano al seno continuavano ad avere meno malattie respiratorie (Wilson). L’allattamento materno prolungato protegge dal diabete di tipo I o insulinodipendente (Ziegler), probabilmente ritardando l’introduzione nella dieta del latte vaccino e dei suoi derivati (come il latte del biberon).


Horta ha riesaminato in maniera approfondita gli effetti dell’allattamento sulla salute infantile (una riduzione dell’80 o 90% dei ricoveri e della mortalità per diarrea, e del 50 o 60% per la polmonite) e sull’intelligenza (un aumento probabilmente causale, anche se di lieve entità). Tuttavia, gli effetti sulla salute dell’adulto allattato durante l’infanzia sono minimi (se gli effetti dell’allattamento si conservassero davvero per decenni sarebbe quasi un miracolo).


Ball TH, Wright AL, Health care costs of formula-feeding in the first year of life, in “Pediatrics”, num. 103, 1999, pp. 870-6.


http://pediatrics.aappublications.org/content/103/Supplement_1/870


Pokhrel S, Quigley MA, Fox-Rushby J, et al., Potential economic impacts from improving breastfeeding rates in the UK, in “Arch Dis Child”, num. 100, 2015, pp. 334-340.


http://adc.bmj.com/content/early/2014/11/12/archdischild-2014-306701.full.pdf


Quigley MA, Kelly YJ, Sacker A, Breastfeeding and hospitalization for diarrheal and respiratory infection in the United Kingdom Millennium Cohort Study, in “Pediatrics”, num. 119, 2007, pp. 837-842.


http://pediatrics.aappublications.org/cgi/reprint/119/4/e837


Lucas A, Cole TJ, Breast milk and neonatal necrotising enterocolitis, in “Lancet”, num. 336, 1990, pp. 1519-23.


McGuire W, Anthony MY, Donor human milk versus formula for preventing necrotising enterocolitis in preterm infants: systematic review, in “Arch Dis Child Fetal Neonatal” Ed, num. 88, 2003, pp. F11-4.


http://fn.bmj.com/content/88/1/F11.long


Chen A, Rogan WJ, Breastfeeding and the risk of postneonatal death in the United States, in “Pediatrics”, num. 113, 2004, pp. e435-9.


http://pediatrics.aappublications.org/content/113/5/e435


Silfverdal SA, Bodin L, Olcen P, Protective effect of breastfeeding: an ecologic study of Haemophilus influenzae meningitis and breastfeeding in a Swedish population, in “Int J Epidemiol”, num. 28, 1999, pp. 152-6.


https://goo.gl/MGZ9xA


Bener A, Denic S, Galadari S, Longer breast-feeding and protection against childhood leukaemia and lymphomas, in “Eur J Cancer”, num. 37, 2001, pp. 234-8.


Shu XO, Linet MS, Steinbuch M, Wen WQ, Buckley JD, Neglia JP et al., Breast-feeding and risk of childhood acute leukemia, in “J Natl Cancer Inst”, num. 91, 1999, pp. 1765-72.


https://academic.oup.com/jnci/article/91/20/1765/2543871


Alm B, Wennergren G, Norvenius SG, Skjaerven R, Lagercrantz H, Helweg-Larsen K, Irgens LM, Breast feeding and the sudden infant death syndrome in Scandinavia, 1992-95, in “Arch Dis Child”, num. 86, 2002, pp. 400-2.


http://adc.bmj.com/content/86/6/400


Wilson AC, Forsyth JS, Greene SA, Irvine L, Hau C, Howie PW, Relation or infant diet to childhood health: seven year follow up of cohort of children in Dundee infant feeding study, in “Br Med J”, num. 316, 1998, pp. 21-5.


von Kries R, Koletzko B, Sauerwald T, von Mutius E, Barnert D, Grunert V, von Voss H, Breast feeding and obesity: cross sectional study, in “Br Med J”, num. 319, 1999, pp. 147-50


http://www.bmj.com/content/319/7203/147


Ziegler AG, Schmid S, Huber D, Hummel M, Bonifacio E. “Early infant feeding and risk of developing type 1 diabetes-associated autoantibodies”, in “JAMA” 2003; 290:1721-8.


Horta BL, Victora CG, Short-term effects of breastfeeding: a systematic review on the benefits of breastfeeding on diarrhoea and pneumonia mortality, WHO, Geneva 2013.


http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/95585/1/9789241506120_eng.pdf


Horta BL, Loret de Mola C, Victora CG, Breastfeeding and intelligence: a systematic review and meta-analysis, in “Acta Paediatr Suppl”, num. 104, 2015, pp. 14-9.


http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/apa.13139/pdf


Horta BL, Victora CG, Long-term effects of breastfeeding: A systematic review, WHO, Geneva 2013.


http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/79198/1/9789241505307_eng.pdf

Allattamento e salute materna

La mamma che allatta deve sentire spesso commenti del tipo: “Ti stai consumando” o “stai perdendo la salute”. In tempi molto lontani, si usavano simili argomentazioni per affermare che le donne non dovevano lavorare, praticare sport o studiare (si sovraccaricava il cervello!).


Nonostante questo, l’allattamento porta benefici anche alla mamma. Nelle pagine precedenti abbiamo già segnalato che allattare diminuisce il rischio di fratture da osteoporosi (pag. 188) e le perdite di ferro (pag. 187), e che non provoca la caduta dei capelli (pag. 328). Ma, probabilmente, il maggior beneficio dell’allattamento è la prevenzione dal cancro alle mammelle e alle ovaie.


Dopo aver analizzato i dati di 47 studi effettuati in 30 Paesi, con più di 50.000 casi di cancro alle mammelle e più di 90.000 controlli, si è giunti alla conclusione che, solo nei Paesi sviluppati, potevano esserne evitati ogni anno 50.000 per ogni dodici mesi di prolungamento della durata media dell’allattamento. Si osservi che ciò che consideriamo di solito una prevenzione del cancro alla mammella, sulla base di mammografie periodiche, in realtà non è altro che una diagnosi precoce. Il cancro c’è già, e bisogna capire se è curabile. Invece, l’allattamento permette l’autentica prevenzione, cioè evita la comparsa del cancro.


Collaborative Group on Hormonal Factors in Breast Cancer, Breast cancer and breast-feeding: collaborative reanalysis of individual data from 47 epidemiological studies in 30 countries, including 50302 women with breast cancer and 96973 women without the disease, in “Lancet”, num. 360, 2002, pp. 187-95.


Tung KH, Goodman MT, Wu AH, McDuffie K, Wilkens LR, Kolonel LN, Nomura AM, Terada KY, Carney ME, Sobin LH, Reproductive factors and epithelial ovarian cancer risk by histologic type: a multiethnic case-control study, in “Am J Epidemiol”, num. 158, 2003, pp. 629-38.


Rosenblatt KA, Thomas DB, Lactation and the risk of epithelial ovarian cancer. The WHO Collaborative Study of Neoplasia and Steroid Contraceptives, in “Int J Epidemiol”, num. 22, 1993, pp. 192-7.


León-Cava N, Lutter C, Ross J, Martin L, Cuantificación de los beneficios de la lactancia materna: reseña de la evidencia, Organización Panamericana de la Salud, Washington 2002.


https://goo.gl/KNSEMT

Il latte come medicina

Abbiamo già parlato (a pag. 298) del ruolo estremamente importante che ricopre il latte materno per i neonati prematuri e ammalati, e del grande lavoro che svolgono le banche del latte. Ma qui vorrei avvertirvi di un fatto ben diverso. Alcune persone hanno sentito dire che l’allattamento materno cura il cancro (e di sicuro nasceranno presto nuove bufale relative ad altre malattie). Di tanto in tanto, i gruppi di sostegno all’allattamento ricevono una richiesta da parte di qualcuno che cerca disperatamente latte materno per “salvare” il figlio ammalato, o il padre, o sé stesso, perché ha letto da qualche parte che il latte materno lo potrebbe curare. Le prime volte, forse, alcune madri si saranno sentite orgogliose e si saranno buttate a capofitto nell’immane fatica di raccogliere litri e litri di latte per settimane o mesi. Come se fosse così facile. Come se non si trattasse, invece, di latte che non verrà né analizzato né pastorizzato, come si fa presso le banche del latte; di latte che forse non sarà neppure conservato o trasportato in maniera adeguata, latte che finirà per essere del tutto inutile (perché no, il latte materno NON cura il cancro). E quando arriva il secondo richiedente? E il quinto, e il decimo, tutti a chiedere latte per qualche familiare che “si può salvare solo grazie al tuo latte”? A chi direte di no? Non fatevi ingannare. Attualmente il latte materno non viene usato come cura per il cancro o per altre malattie. E se in qualche ospedale stessero facendo uno studio sperimentale per sviluppare una nuova cura, non manderebbero i familiari del paziente a chiedere il latte porta a porta, ma farebbero domanda alla banca regionale del latte per ricevere latte analizzato, trattato e con ogni garanzia. Se volete donare il latte, rivolgetevi alla banca del latte; faranno in modo che arrivi a chi ne ha davvero bisogno.

Un dono per tutta la vita - 2a edizione
Un dono per tutta la vita - 2a edizione
Carlos González
Guida all’allattamento materno.Un vademecum indispensabile, con tante informazioni pratiche per aiutare le madri che desiderano allattare a farlo senza stress e con soddisfazione. Dopo i bestseller Bésame mucho e Il mio bambino non mi mangia, Carlos González, in una seconda edizione ampliata e aggiornata, con Un dono per tutta la vita torna a parlare di una delle sue grandi passioni: la difesa dell’allattamento materno.Il suo obiettivo non è convincere le madri ad allattare, né dimostrare che allattare al seno sia meglio, bensì offrire informazioni pratiche per aiutare quelle mamme che desiderino allattare a farlo senza stress e con soddisfazione.Nel seno, oltre al cibo, il bimbo cerca e trova affetto, consolazione, calore, sicurezza e attenzione.Non è solo una questione di alimentazione: il bimbo reclama il seno perché vuole il calore di sua madre, la persona che conosce di più.Per questo motivo, la cosa importante non è contare le ore e i minuti o calcolare i millilitri di latte, ma il vincolo che si stabilisce tra i due, una sorta di continuazione del cordone ombelicale.L’allattamento è parte del ciclo sessuale della donna; per molte madri è un momento di pace, di soddisfazione profonda, in cui riconoscono di essere insostituibili e si sentono adorate.È un dono, sebbene sia difficile stabilire chi dia e chi riceva. Conosci l’autore Carlos González, laureato in Medicina presso l’Università Autonoma di Barcellona, si è formato come pediatra presso l'ospedale Sant Joan de Déu.Fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno, tiene corsi sull’allattamento per personale sanitario e traduce libri sul tema. Dal 1996 è responsabile del consultorio sull’allattamento materno e da due anni cura la rubrica dedicata della rivista Ser Padres.È sposato, padre di tre figli e vive a Hospitalet de Llobregat, in provincia di Barcelona.