seconda parte - capitolo xiii

Il “bambino dotato”

Come sarebbe andata se di fronte a voi ci fosse stato un bambino cattivo, rabbioso, brutto, geloso, confuso? Dove sarebbe finito in tal caso tutto il vostro amore? Eppure io ero anche tutto questo. Ciò non vorrà dire, forse, che non io sono stato amato, ma ciò che fingevo di essere? Il bambino educato, coscienzioso, capace di mettersi nei panni degli altri, comprensivo, il bambino comodo, che in fondo non era affatto un bambino? Che cosa ne è stato della mia infanzia? Non ne sono stato forse defraudato? Mai potrò recuperarla. Fin dal principio sono stato un piccolo adulto. E delle mie capacità, non se ne è forse abusato?

Alice Miller

Alice Miller ha coniato il meraviglioso concetto di “bambino dotato1: il bambino che, per assecondare i bisogni dei genitori, rimuove i propri bisogni e si attiva per “compensarne” in qualche modo la perdita. Quello che i genitori non gli danno, non lo utilizza per puntare loro il dito contro, ma per puntarlo contro di sé, additandosi come soggetto non meritevole di amore e attenzione. Un vero e proprio dramma. La colpa, per un bambino, non può mai essere dei genitori, non li si può mettere in discussione, e viene dunque riversata su di sé creando delle conseguenze negative sul suo sviluppo.


Crescere un bambino secondo i dettami della Pedagogia nera, non porterà ad altro se non alla forgiatura di un perfetto “bambino dotato”. Bambino dotato che crescerà e che, seppur inconsapevolmente, rimetterà in atto su di sé e sugli altri tutto quello che in prima persona avrà assorbito durante l’infanzia. Detto in un’ottica diversa: “In larga misura, il modo in cui amate il vostro bambino gli permetterà in futuro di amare e di essere riamato a sua volta”2.

A un livello generale, troveremo delle conseguenze psicologiche nel bambino che rappresenteranno poi il prototipo delle sue modalità relazionali adulte:

A un livello manifesto:

  1. aumento della quota di rabbia rimossa e scaricata su terzi (protesta);

  2. aumento di paura, ansia, disperazione;

  3. riduzione della socialità, del gioco e del piacere della scoperta sociale – Distacco;

Tre diversi possibili stili di attaccamento3, tutti basati sostanzialmente su insicurezza, paura e difficile gestione della relazione con l’altro:

  • insicuro ambivalente: presenza di sentimenti ambivalenti, contrastanti: mi avvicino a te perché ne ho bisogno e contemporaneamente mi allontano da te perché ho fatto esperienza del fatto che tu puoi ferirmi (pensiamo all’adulto cosiddetto “narcisista”);

  • insicuro evitante: ti allontani da me, ma non mi angoscio e al tuo ritorno non mi cambia nulla (un adulto freddo, distaccato, isolato dalle relazioni più profonde);

  • insicuro disorganizzato: soffro se stai lontano da me, ma poi quando ti riavvicini rimango come “confuso” e “bloccato” (un adulto estremamente sofferente, con una personalità estremamente labile che può sfociare in “psicosi” vera e propria).

A un livello emotivo più profondo:

  1. rimozione di emozioni e ricordi (non ricordo il danno che mi è stato inflitto, né la sofferenza);

  2. minimizzazione dei traumi subiti (ricordo, ma non è stato poi nulla di così grave...);

  3. idealizzazione genitoriale (i miei genitori sono stati perfetti);

  4. svalutazione di sé/Autocolpevolizzazione (ero un bambino cattivo; ho meritato castighi e punizioni);

  5. senso di “vuoto”, di “non autenticità”, di “non esistenza”.


Tali processi inconsci gettano le basi per la formazione di un massiccio “Falso Sé”: non vivo realmente secondo ciò che sono e in base alle mie vere emozioni e desideri, ma secondo quanto deciso per me da altri e dunque in base alla rimozione e alla negazione della parte più vera e autentica di me. Il problema è che non ho consapevolezza di tutto questo, ma sono semplicemente convinto di essere realmente ciò che credo di essere.


Perché non risparmiare tutto ciò ai nostri bambini? Credetemi, non ci vuole poi molto.


Non proseguo oltre nella trattazione di questi temi, ai quali ho comunque ritenuto importante anche solo accennare, dal momento che rientrano a pieno titolo nel discorso sull’approccio nero o bianco al bambino. Da questo punto in poi, infatti, entreremmo nello specifico della Psicopatologia e della Psicologia Clinica vera e propria (sintomi, diagnosi, cura).

Riallacciandomi al messaggio montessoriano di guardare al bambino con “venerazione” e all’invito provocatorio di M.R. Parsi4, che sottolinea la necessità di inserire un altro comandamento tra i dieci conosciuti e cioè “Onora il figlio e la figlia”, voglio concludere con una bellissima frase di J. Korczack, pediatra che subì il trauma della deportazione nei campi di sterminio nazisti e che fondò nel secolo scorso la “Casa degli Orfani”:

Dite: è faticoso frequentare bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.

Siamo dunque tutti chiamati in causa quando si parla di bambini. Ognuno di noi può nel suo piccolo, io credo, dare un grande contributo alla diffusione di una cultura dell’infanzia che realmente tuteli e rispetti i diritti dei bambini. Non dimentichiamoci che tutti, almeno una volta nella vita, lo siamo stati. Proteggere i bambini significa proteggere il bambino che siamo stati e che inevitabilmente, meravigliosamente, ancora siamo.

Meravigliosa infanzia
Meravigliosa infanzia
Alessandro Costantini
Dalle menzogne di Freud alle verità sul bambino.Da una visione adultocentrica del bambino a una nuova cultura dell’infanzia, che vede nel bambino una ricchezza da proteggere e tutelare. Meravigliosa infanzia rappresenta una pietra miliare per tutte quelle persone (genitori, educatori, avvocati, psicologi, formatori) che a vario titolo si occupano di questa fase della vita, un libro che si impegna a demolire la pedagogia nera creata ad hoc “contro il bambino” per creare e diffondere una nuova cultura dell’infanzia, che vede nel bambino una ricchezza da proteggere e tutelare. La motivazione a scrivere questo libro parte infatti dalla necessità di far luce sul modo errato, superficiale e deleterio con cui si parla di bambini. È diffusa infatti una non-cultura dell’infanzia: il bambino è cattivo, il bambino mente, il bambino non va coccolato troppo…Una sorta di visione adultocentrica, basata sulla considerazione dell’infanzia non con gli occhi di un bambino, ma con il filtro distorcente dell’adulto stesso. Nella prima parte del libro, l’autore Alessandro Costantini, elabora una durissima critica a Freud e al suo perverso modello di comprensione dello sviluppo del bambino, ancora oggi molto diffuso, basato su “menzogne” senza alcuna validità scientifica e per questo estremamente dannoso per i bambini e per chi si occupa di loro. Freud avrebbe creato una cultura del bambino estremamente negativa, che si ritrova anche nell’educazione dei figli, nelle scuole, nei tribunali. L’intento è quindi quello di smantellare la clinica freudiana e il suo approccio contro il bambino. La seconda parte si focalizza invece su quelle “meravigliose verità”, scientificamente validate, che sottolineano la più completa innocenza e purezza del bambino e il suo primario bisogno di amore, protezione e adeguate cure genitoriali.Non viene spiegato “come” si fa il genitore, ma “chi” sia e quali siano le principali funzioni da svolgere per un sereno sviluppo infantile. Un piccolo mattone nella costruzione di una cultura bambino-centrica, che possa garantire ai bambini maggiore rispetto e comprensione dei loro bisogni e fragilità, ma anche delle loro numerose risorse e potenzialità. Conosci l’autore Alessandro Costantini, psicoterapeuta, è responsabile per il Lazio del Movimento per l’Infanzia. Da anni lavora come consulente tecnico di parte nei procedimenti per l’affidamento dei figli e nei casi di presunto abuso sessuale o maltrattamenti nei confronti dei minori. Si occupa di genitorialità e temi legati al maltrattamento infantile.