capitolo ii

Il segreto del bambino,
ovvero le chiavi del Regno

I bambini sono enigmi luminosi


Daniel Pennac

Il segreto di tutta la natura è nell’anima del bambino


Wordsworth

Il bambino solo può rivelarci i segreti della vita dell’uomo spirituale


Maria Montessori

Una volta, in montagna, una mattina d’inverno mi misi a giocare insieme a mio figlio e a un suo amichetto: ci divertivamo a costruire con le punte di ghiaccio che colavano dalle grondaie una casa, il nostro “palazzo di ghiaccio”. Ben presto il papà del bimbo si unì a noi: ci procurava i pezzi più grossi che non riuscivamo a raggiungere e noi li disponevamo in modo da creare portoni, torri e baluardi… Attraverso quei gesti delicati che aprivano porte e stanze segrete, eravamo penetrati in un mondo incantato, fatto di candore e di neve. A volte penso sia proprio fatto così il mondo del bambino: un palazzo segreto, in cui può entrare solo in parte e solo in punta di piedi anche l’adulto, a condizione però che ridiventi bambino…

“Nell’anima del piccino esistono segreti profondi, ancora sconosciuti all’adulto che gli vive accanto”[55]: ecco cosa scoprì Maria Montessori a un certo punto della sua vita e da quel momento, come scrisse il figlio Mario, “si tuffò nel segreto del bambino e nulla di quanto le accadeva o che avveniva intorno a lei riuscì mai, da allora, a sviarla”[56].


Ma qual era questo segreto dell’infanzia che Maria Montessori scoprì e che la portò a lasciare la sua promettente carriera universitaria e i suoi impegni accademici, il suo lavoro di medico, per dedicarsi anima e corpo alla causa del bambino? Che cosa riuscì a vedere di lui al di là delle apparenze?


Proprio come si narra nella parabola del Vangelo, ella trovò un tesoro così prezioso che la indusse ad abbandonare tutto ciò che aveva per dedicarsi a coltivare il campo in cui quel tesoro era racchiuso.


Ed è in termini simili che lei si esprime quando parla, ne Il Segreto dell’infanzia, del suo lavoro alla prima Casa dei Bambini, aperta a Roma nel 1907 per i figli degli operai che abitavano nelle case popolari del quartiere di San Lorenzo: “Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zolle nascondevano un prezioso tesoro. Io non ero il contadino che credevo di essere: io ero piuttosto come Aladino che aveva tra le mani, senza saperlo, una chiave capace di aprire tesori nascosti”[57].

Il dono che il bambino aveva offerto a Maria Montessori era niente di meno che la chiave di accesso alla sua anima.


Era il 6 gennaio, festa dell’Epifania, della rivelazione.

Ma sentiamo come lei stessa racconta ciò che successe quel fatidico giorno: “Non c’era altro che una cinquantina di bimbetti poverissimi, rozzi e timidi nell’aspetto, molti piangenti; quasi tutti figli di analfabeti, i quali erano affidati alle mie cure. Il progetto iniziale era stato di riunire i figli piccoli degli operai di un casamento popolare, affinché non rimanessero abbandonati per le scale e non insudiciassero i muri e non creassero disordine. Per questo fu data nel casamento stesso una stanza di ricovero, un asilo. Ed io fui chiamata a prendere cura di questa istituzione che ‘poteva avere un buon avvenire’. Sentii per una indefinibile impressione che un’opera grandiosa sarebbe nata”[58].


Non avendo sussidi a disposizione per poter fornire ai bambini cure mediche, cibi gratuiti e un arredo scolastico tradizionale, Maria si limitò a far fabbricare dei mobili appositi “come se fosse il mobilio di una casa” e un “materiale scientifico esatto” come quello che lei aveva già utilizzato con i bambini ritardati mentali e “di cui nessuno aveva pensato che se ne potesse fare un materiale scolastico”[59]. Perfino la maestra, una semplice operaia, non aveva nessuna preparazione specifica se non le istruzioni della Montessori sull’uso di alcuni materiali sensoriali.


Eppure successe un miracolo. Quei bambini che Maria così descriveva: “piangenti, paurosi, tanto timidi che non si riusciva a farli parlare”, il cui viso “era senza espressione: gli occhi smarriti, come se non avessero mai visto nulla nella vita. … Bambini abbandonati, cresciuti in case smantellate e buie, senza uno stimolo psichico, senza nessuna cura” bambini denutriti, “fiori chiusi, ma senza la freschezza dei boccioli: anime nascoste dentro a un involucro serrato”, prigionieri della loro Bastiglia interiore, ebbene quei bambini si trasformarono in modo impressionante tanto da far pensare “all’apparizione di nuovi bambini, la cui anima si manifestò con uno splendore tale che diffuse la sua luce tutto attorno nel mondo intero”[60]. La cosa straordinaria era che “Non si era fatto nulla per migliorare le condizioni fisiche dei bambini” eppure ora “erano sani come se avessero fatto cure di sole e di aria. Ormai nessuno avrebbe riconosciuto nei loro visi coloriti, nel loro aspetto vivace, i piccoli denutriti e anemici, che sembravano bisognosi di cure urgenti, di alimenti e di medicine ricostituenti”[61]. La gioia del lavoro svolto con interesse li aveva trasformati a tal punto da far dire alla Montessori “Chi siete? Avevo forse incontrato quei piccoli che Cristo si prese in braccio e che gli ispirarono le divine parole ‘Chiunque riceve in nome mio uno di questi fanciulli riceve me’?”[62]

I nuovi bambini

Cos’era dunque successo in quella prima, rudimentale, Casa dei Bambini di San Lorenzo?


I piccoli erano stati attratti dagli oggetti messi a loro disposizione e avevano cominciato a lavorare “senza posa, in una concentrazione meravigliosa”[63]. Dopo aver lavorato apparivano soddisfatti, tranquilli e felici: “Il riposo era ciò che si leggeva su quei piccoli visi sereni, in quegli occhi di bambino brillanti di contentezza, dopo che era stato compiuto un lavoro spontaneo. Era come se quegli oggetti fossero la chiavetta che serve a caricare un orologio; dopo la carica di un momento l’orologio continuava a camminare da sé: ma qui il bambino, dopo aver lavorato, era più forte, più sano mentalmente di prima. Ci volle del tempo perché io mi persuadessi – scrive la Montessori – che questa non era un’illusione”[64].


Ed ecco il primo segreto rivelato dal bambino a Maria: il lavoro della mente e del corpo è una necessità vitale per l’essere umano, non è stancante se nasce dall’interesse, non è qualcosa da evitare o ridurre al minimo ma al contrario è un nutrimento che rende più forti. Tutta la vita del bambino è lavoro. È come se il bambino volesse dirci: “È con il lavoro che io cresco ricco, non in senso materiale: in realtà io posseggo ricchezze che nessuno può togliermi e che io posso dare agli altri senza per questo impoverirmi”[65].


“Lavora e interèssati a qualcosa! – sembra dire il bambino all’adulto – Metti tutte le tue energie in qualcosa; così troverai forza e pace…”[66].


La “polarizzazione dell’attenzione” su un oggetto era il fenomeno che faceva scattare la trasformazione del bambino che cominciava a farsi più calmo, più tranquillo ed espansivo: “Egli mostrava qualità interiori straordinarie, che ricordavano i fenomeni di coscienza più alti, come quelli della conversione. Sembrava come se, in una soluzione satura, si fosse formato un punto di cristallizzazione, intorno al quale poi tutta la massa caotica e fluttuante andava a riunirsi in un cristallo di forma meravigliosa. … Ciò faceva pensare alla vita dell’uomo che può restare dispersa tra cosa e cosa, in uno stato inferiore di caos, finché una cosa speciale l’attrae, la fissa e allora l’uomo ha la rivelazione di se stesso, sente di cominciare a vivere.”[67]. Si tratta, secondo la Montessori, di un “fenomeno spirituale”[68]. Il fatto fondamentale che portò a questa scoperta fu l’episodio, riportato dalla Dottoressa e divenuto poi famoso, della bimba di tre anni che lavorava instancabilmente con gli incastri solidi e che ripeté l’esercizio per ben quarantadue volte di seguito, senza perdere la propria concentrazione nonostante i ripetuti tentativi di Maria di disturbarla creando motivi di distrazione nell’ambiente, quali il canto e il movimento degli altri bambini, o addirittura spostando la piccola stessa, nella sua seggiolina, sopra un tavolo! Nessuna di queste manovre servì a interrompere il lavoro della bambina che si arrestò solo quando ne sentì l’esigenza: allora e solo allora “si fermò come uscendo da un sogno e sorrise come una persona felice: i suoi occhi lucenti brillavano guardando tutto attorno.”[69]. Il lavoro era finito, la funzione era stata assolta, il bisogno psichico colmato.


Sempre grazie a circostanze casuali – la maestra era arrivata in ritardo e aveva dimenticato di chiudere la credenza – Maria Montessori si accorse che i bambini erano in grado di scegliere da soli i materiali adatti alle loro necessità ed erano anche interessati a rimetterli a posto una volta usati. Da queste osservazioni sulle loro attività spontanee nacque l’adozione del principio della libera scelta: vennero creati mobili bassi dove il materiale era a disposizione dei piccoli alunni che potevano sceglierlo “secondo i loro bisogni interiori”[70]. Ed ecco un’altra sorpresa che stupì non poco Maria: “Benché ci fossero nella scuola a disposizione dei bambini dei giocattoli veramente splendidi (come bambole e case di bambole) nessun bimbo se ne curava. I bambini si interessavano un momento, ma poi si allontanavano e non ne facevano mai oggetto della loro scelta spontanea. Allora – ella scrive – capii che il gioco era forse qualcosa di inferiore per la vita del bambino e che egli vi ricorreva in mancanza di meglio, ma vi era qualcosa di più elevato che nell’animo del bambino prevaleva senza dubbio…”[71]


Già da questi pochi, primi accenni, appare a mio avviso evidente come ciò che il bambino ha rivelato a Maria sia una sorta di “fisiologia spirituale”.


Del resto ne parla anche lei in termini simili, definendola “quella specie di fisiologia che, come per il corpo, ha luogo dentro, nel labirinto complicato degli organi dell’anima.”[72]

Ecco qual è il segreto svelato: non esiste solo un funzionamento del corpo ma anche uno più profondo, dell’anima, le cui leggi sono per lo più sconosciute, sia ai medici sia agli educatori. Ed è invece proprio, come recita Wordsworth, nell’anima del bambino che è racchiuso il segreto di tutta la natura.


Conoscere il bambino significa dunque conoscere le leggi che regolano la vita stessa dell’universo. Il cucciolo umano è, in questo senso, una sorta di laboratorio e noi, se abbiamo occhi per vedere, possiamo assistere, attraverso di lui, al meraviglioso processo di costruzione dell’uomo stesso.

Fisiologia dell’anima

“Nelle mie conferenze non ho paura di usare quella parola che gran parte degli scenziati considera oscena, anima[73] scrive Candace Pert, ricercatrice al Dipartimento di Fisiologia e Biofisica della Facoltà di Medicina della Georgetown University a Washington, famosa per la sua importante scoperta dei recettori degli oppiacei. “Se non siamo in grado di misurare qualcosa, la scienza non ne ammette l’esistenza, ed è questo il motivo per cui la scienza si rifiuta di prendere in considerazione “non-entità” come le emozioni, la mente, l’anima o lo spirito”[74] continua la Pert.


“Fino ad ora, noi ci siamo interessati quasi esclusivamente al mondo esterno; ne abbiamo scoperto le energie e le leggi; l’abbiamo utilizzato fino a realizzare dei miracoli con le macchine, con l’elettricità, con i raggi. Ebbene, ora, dobbiamo voltarci di nuovo verso l’anima umana. Anche lei contiene dei tesori nascosti, delle energie sconosciute, dei segreti che attendono di rivelarsi. E, dall’anima umana, otterremo il più grande miracolo e il più urgente: quello di migliorare l’umanità.”[75] così si esprimeva Maria Montessori in una conferenza alla Sorbona nel 1936. Grandi parole, forse dimenticate ma che oggi possono essere rivalutate alla luce delle più recenti scoperte della fisica quantistica e della biologia molecolare.


Con la famosa equazione E=MC2 Albert Einstein ha rivoluzionato il mondo della scienza, dimostrando che energia e materia non sono altro che due aspetti diversi della stessa sostanza universale o meglio che tutto è energia, ma a differenti livelli di densità. Basti pensare alla molecola di H2O, che, a seconda della temperatura, può manifestarsi sotto forma di acqua, di ghiaccio o di vapore. Il vecchio modello meccanicistico newtoniano, che non era in grado di spiegare adeguatamente il ruolo delle forze vitali nei sistemi viventi, ha dovuto lasciare il posto a un modello nuovo di tipo energetico secondo il quale “la struttura molecolare del corpo fisico è, in realtà, una rete di campi energetici interconnessi; questa rete è organizzata e alimentata da strutture di energia sottile che collegano la forza vitale con il corpo. Vi è una struttura gerarchica di energie sottili che coordina la funzione elettrofisiologica, quella ormonale e la struttura cellulare all’interno del corpo fisico: è da questi livelli sottili che fondamentalmente originano salute e malattia.”[76] Ecco perché funzionano per esempio terapie millenarie come l’agopuntura: agiscono su questa invisibile rete energetica, che governa la manifestazione della disfunzione a livello cellulare, riprogrammandola, cioè eliminando i blocchi esistenti e ripristinando il flusso di energia interrotto.


“Questi rimarchevoli sistemi energetici sono potentemente influenzati dalle nostre emozioni e dal livello di equilibrio spirituale, così come da fattori nutrizionali e ambientali. … C’è un aspetto della fisiologia umana che i medici non hanno ancora compreso o che accettano con riluttanza: il campo dello spirito e il suo collegamento con il corpo fisico. La dimensione spirituale è la base energetica di tutta la vita poiché è l’energia dello spirito che anima la struttura fisica. La connessione invisibile tra corpo fisico ed energie spirituali contiene la chiave per comprendere l’intimo rapporto tra materia ed energia; quando gli scienziati arriveranno a comprendere questo legame saranno più vicini a capire il legame tra l’Uomo e Dio.”[77]

Maria Montessori l’aveva già intuito un secolo fa… Sentite cosa scriveva in Pedagogia scientifica con parole illuminanti e rivoluzionarie al tempo stesso: “La salute del corpo dipende da quella dello spirito. … La soddisfazione della vita interiore, la possibilità di esprimere le proprie potenzialità, è senza dubbio il segreto della salute, anche di quella fisica. Lo spirito sano rende il corpo sano; vale a dire che il corpo, per essere sano, deve rimanere unito a uno spirito la cui radiosità è normale. La salute è un tutto”[78] . Prova ne è il miracolo di San Lorenzo: “Se cause psichiche deprimenti possono avere un’influenza sul metabolismo abbassandone la vitalità, può anche avvenire il contrario: cioè le cause psichiche esaltanti possono influire riattivando il metabolismo e tutte le funzioni fisiche”[79] . Una spiegazione plausibile del funzionamento di questo meccanismo – secondo la Pert – è, per esempio, che i virus sfruttano gli stessi recettori dei neuropeptidi per entrare in una cellula. Per esempio il rheovirus, responsabile del comune raffreddore, “utilizza lo stesso recettore della norepinefrina, una sostanza informazionale che, secondo le più accreditate teorie psicofarmacologiche, verrebbe secreta in coincidenza con uno stato d’animo felice. Probabilmente accade che, quando siamo felici, il rheovirus non può entrare nella cellula perché la norepinefrina blocca tutti i recettori”[80] . Come dire che quando siamo pervasi da gioia, amore ed entusiasmo, gli agenti causa di malattia non trovano letteralmente posto, cioè spazio, terreno fertile su cui attecchire.


Le parole della Montessori si rivelano dunque di un’attualità sconcertante, ed evidenziano come ella abbia anticipato di un secolo l’attuale visione olistica di un’unità mente-corpo, gettando un ponte tra due mondi – quali la medicina e la spiritualità – che sembrano lontanissimi agli occhi della scienza occidentale ma che invece sono un’unica realtà, come ben sanno da millenni i filosofi orientali e i guaritori tradizionali di tutto il mondo. Scienza e religione, in effetti, diversamente dalla tecnologia, affondano le loro radici nella stessa fonte: la non-mente. Si basano infatti sull’intuizione, non sul ragionamento. Le più grandi scoperte scientifiche, da Archimede ad Einstein, da Mendeleev a Marie Curie, sono tutte nate da flash intuitivi, da sogni, da visioni provenienti da quello che il rabbino Yehuda Berg definisce il regno del 99%, quello esistente al di là del velo, della realtà a noi familiare: “Ogni forma di conoscenza, saggezza e gioia dimora in questo regno. È il dominio di ciò che i cabalisti chiamano Luce”[81] .


Noi occidentali siamo soliti pensare all’essere umano come a un corpo abitato da un’anima, ma in realtà è proprio l’opposto: siamo anime rivestite da un corpo. In realtà “corpo e anima non sono separati, fanno parte l’uno dell’altra, sono parti di un Tutto. Il corpo è l’anima visibile e l’anima è il corpo invisibile”[82].

Quello che sembra a prima vista un gioco di parole è in realtà una rivoluzione copernicana perché, osservata da questa angolazione, la realtà cambia completamente, assumendo un nuovo significato. Maria Montessori parla del bambino come di un’anima che si è fatta carne prendendo possesso del corpo e che agisce in vista di una finalità cosmica: sono parole di un medico, anche se assomigliano molto a quelle di un mistico indiano…


Secondo l’endocrinologo Deepak Chopra, siamo esseri spirituali che compiono un’esperienza terrena e come tali abbiamo esigenze speciali: “Non di solo pane vive l’uomo” diceva Gesù, “neanche nella sua infanzia” aggiunge Maria Montessori…[83]


Non solo il corpo fisico ha bisogno di cibo per nutrirsi, di cure e attenzioni per svilupparsi in modo ottimale, anche l’anima ha le stesse necessità. “La malnutrizione morale e l’intossicazione dello spirito sono altrettanto fatali per l’anima dell’uomo quanto la malnutrizione fisica lo è per il suo corpo”[84] scriveva Maria in una rivista di Teosofia nel dicembre del 1941, dimostrando che già allora la sua visione teneva conto delle diverse dimensioni dell’esistenza umana, da quella fisica più grossolana a quella spirituale più sottile.


Ancora, riferendosi al bambino, Maria diceva “Il suo piccolo cuore grida più forte del suo stomaco”[85]. Oggi, grazie a studi e ricerche di medicina vibrazionale, noi sappiamo che il malessere spirituale si traduce in una miriade di sintomi fisici, difficilmente risolvibili senza una eradicazione delle cause che ne stanno alla base: pensiamo soltanto ai sempre più diffusi attacchi di panico, la cui origine va ricercata in una sofferenza dell’anima che urla a gran voce per essere ascoltata e per ritrovare la sua giusta collocazione, il suo giusto ruolo. Ma questo vale anche per il bambino.


“La sua anima che è pura e molto sensibile richiede la nostra cura più attenta e delicata. Non dobbiamo solo preoccuparci del suo corpo, così piccolo e fragile. Non dobbiamo solo pensare a nutrirlo, lavarlo e vestirlo con grande cura.”[86] scriveva Maria: ben altro egli ci chiede giacché “Il più umano di tutti i bisogni del bambino è negletto: le esigenze del suo spirito, della sua anima”[87].


Sì, è proprio così, lo spirito affamato grida. Ma qual è il cibo per l’anima? “Esiste un’alimentazione biologica per l’anima?” si chiede lo psicanalista americano Hillman[88].


Cos’è che nutre la parte più profonda del nostro essere, che placa la nostra inestinguibile sete? Cos’è che trasforma il nostro urlo in canto?

Verità, Bellezza e Amore. Ecco ciò di cui tutti, pur senza saperlo, siamo alla disperata ricerca.


Verità, ovverossia l’essenza, l’autenticità, ciò che sta dietro le mille maschere che indossiamo ogni giorno, ciò che rimane quando togliamo tutto ciò che è in più, che è semplice zavorra, peso inutile da portarsi dietro. Non per niente Gesù diceva “La Verità vi farà liberi” ed è una frase che la Dottoressa ripeteva spesso.


“La mia vita è stata spesa nella ricerca della Verità”[89] ha detto di se stessa Maria.

“La Verità che è quella grande forza, quel ricco tesoro che esiste già nell’anima sconosciuta del bambino”[90], che emerge dal profondo del cuore di ognuno di noi quando riusciamo a sollevare il pesante velo dell’ipocrisia: uno dei mali più temibili e diffusi dei nostri tempi.


Bellezza, ovverossia la trama stessa dell’universo: “Bellezza sopra, bellezza sotto, bellezza davanti, bellezza dietro, bellezza tutto intorno, tutto è bellezza” cantano i poeti navajo ben sapendo che il cosmo intero è bellezza e che la bellezza esteriore non è che un riflesso di quella interiore.


“L’occhio non vedrebbe mai il sole se non fosse già simile al sole, né un’anima vedrebbe il bello se non fosse bella” diceva Plotino. Proprio così: solo chi possiede la bellezza dentro di sé riesce a coglierla in tutto ciò che lo circonda.

Amore, ovverossia la sostanza stessa di cui è fatta l’esistenza, la colla che tiene unito l’universo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle” come cantava Dante nel suo Paradiso.


Platone parlava del Vero, del Bello e del Bene come di tre raggi dello stesso fuoco.

Satyam, Sundaram, Shivam, dicono in Oriente: “Dio è tutte queste esperienze riunite insieme: l’esperienza della bellezza, l’esperienza dell’amore, l’esperienza della verità”[91].

Il bambino, maestro d’amore

Ecco che cosa il bambino ha rivelato a Maria. Lei, che “guidata, come i Magi del Nuovo Testamento, da una stella e da un sogno”[92] si è messa umilmente al suo ascolto e alla sua osservazione, ha potuto udire l’inudibile: “Chi ha orecchi da intendere, intenda” è scritto nel Vangelo. Lei ha potuto vedere quanto ad altri sfuggiva. Osservare con amore infatti permette di vedere l’invisibile ed è proprio quello che ha fatto Maria Montessori.


“Non è forse caratteristica dell’amore la sensibilità che ci fa notare in un essere cose non viste dagli altri e registrare particolarità che gli altri non sanno apprezzare e scoprire, qualità speciali che sembrano occulte e che solo l’amore può rivelare?”[93] aveva scritto lei stessa ne Il segreto dell’infanzia. Chi è stato innamorato, almeno una volta nella sua vita, non farà fatica a riconoscersi in queste parole.


Per comprendere il bambino occorrono occhi nuovi, bisogna munirsi degli occhiali dell’innocenza, bisogna tornare bambini. E per farlo si deve compiere un lungo e faticoso viaggio, un pellegrinaggio dalla periferia al centro del cerchio della Vita.


Il bambino, che nasce al centro, ci insegna la strada per farvi ritorno, ci rivela la strada che porta al Creatore, l’unica strada che esista. È infatti a quel centro che bisogna ritornare, a quella fonte che bisogna attingere se si vuole compiere la propria personale realizzazione.


I bambini, che sono appena arrivati dalla dimensione dell’oltre e sono quindi così vicini al Grande Spirito, come ben sanno tutti i “popoli tradizionali” del mondo, sono quindi per eccellenza le guide che possono condurre gli adulti verso la Terra Promessa.


“Il bambino è un Maestro. Questa è la verità che cerco di indicare e questo è il fatto verso il quale punta il mio dito. … Questa non è certo una mia idea. Questa è una scoperta.”[94] diceva la Montessori a Londra nel maggio del 1951, esattamente un anno prima della sua morte. “Il bambino è un maestro spirituale che può indirizzare gli esseri adulti a una nuova e più giusta vita sociale”[95].

Il bambino è un Maestro, non un insegnante – ovverossia qualcuno che ci trasmette cultura – ma un essere che ci può rivelare, come nessun altro è in grado di farlo, la nostra vera natura e le nostre recondite potenzialità. E questa di fatto è proprio la funzione del Maestro, quello con la M maiuscola: aiutare a ricordarti chi sei, a rimembrare la tua vera origine, il tuo vero volto e il tuo scopo sulla terra. È qui il punto.


Generazioni di medici, di insegnanti e di pedagoghi hanno guardato il bambino, vedendolo per lo più come un vaso vuoto da riempire, come un essere da plasmare e da istruire; Maria ha visto in lui un Maestro perché lei stessa lo era. Non si può scorgere nell’altro infatti se non qualcosa che fa parte di noi, che ci appartiene.

Ed ecco allora il suo appello: “Usciamo dalle scuole, andiamo tutti in processione nel mondo e proclamiamo che il bambino ci apre una nuova porta che sta nelle nostre mani aprire per il bene del mondo!”[96] Non si tratta di vuota retorica, come potrebbe apparire ad un occhio distratto, ma della proclamazione di una realtà concreta: “Quello che io sto cercando e ho cercato per tutta la mia vita di indicare è un fatto, un grande, grandioso fatto! … Ma questo fatto rimane nascosto quando la gente continua a guardare a noi, quando ci corre dietro sia che ci apprezzi sia che ci critichi. Dovrebbero piuttosto andare dietro alla Verità. … Se io vedessi che la gente smettesse di guardare me e guardasse questo fatto, io potrei morire in pace.”[97] Così scriveva, verso la fine della sua vita, Maria Montessori, invitandoci a guardare la luna anziché il suo riflesso nello specchio d’acqua che chiamiamo lago.

La missione del bambino

Siamo abituati a considerare il bambino un essere debole, che ha bisogno di essere protetto da noi, ma ci dimentichiamo che egli, fin dai primissimi momenti di vita, quando è ancora nell’utero materno, è portatore di una forza immensa: “questa forza è uguale in tutti i bambini del mondo. La potete trovare nei figli di re o in quelli dei mendicanti, in qualsiasi nazione, in una cultura o in un’altra. … Ovunque ci siano bambini potete trovare questa forza”[98].


Chi, come alcuni terapeuti, possiede il dono di sentire con le mani, attraverso il tocco, sa per esempio quanta energia sprigioni un neonato.

Non per nulla tante rappresentazioni artistiche della Natività raffigurano il Bambino che emana luce e illumina l’oscurità intorno a lui. Il neonato è pura essenza, viene dal mondo della Luce, dal centro dell’energia primordiale. “È puro oro spirituale”[99] come dice Deepak Chopra.


“…Ma la forza e l’energia dell’anima del bambino è stata trascurata, ignorata e dall’ignoranza oppressa”[100] e purtroppo “se questa fiamma è negletta si estinguerà e nessuno sarà capace di riaccenderla di nuovo”[101]. Ecco perché va tenuta accesa e protetta proprio come facevano le vestali con il fuoco sacro.


Le parole di Maria Montessori possono apparire desuete alle nostre orecchie ma se riusciamo a cogliere, al di là del linguaggio inevitabilmente legato al contesto della sua epoca, la portata così innovativa del suo messaggio, non possiamo non rimanerne toccati e forse anche in qualche modo trasformati.

“Non solo ogni bambino ha dentro di sé una grande forza creativa, un fuoco che brucia con fierezza e una luce che brilla luminosa, – diceva ancora Maria – ha anche una missione. Nulla in natura è fatto senza scopo, senza una missione da compiere. E anche il bambino, che è lo stesso in qualsiasi parte del mondo e in tutti i tempi, ne ha una. La missione del bambino è di costruire l’uomo, ogni uomo, tutti gli esseri umani.” Ma è anche qualcosa di più: “Il bambino è lo strumento di Dio per l’evoluzione dell’umanità”[102]. Del resto Dio non si è fatto egli stesso bambino, attraverso il Cristo, per indicarci con la stella di Betlemme la strada da seguire? Un Dio-Bambino: che grande paradosso! Un Dio piccolo piccolo, un neonato adagiato in una mangiatoia, in una culla fatta di paglia: chi saprà vederlo? Non sarà che la sua luce ci ferisce gli occhi? Non sarà che guardare questo Bambino ci spaventa perché ci obbliga a guardare noi stessi e il bambino che è in noi? Per trovare il Bambino Divino – non solo quello di Betlemme ma quello che alberga dentro ognuno di noi – occorre mettersi in cammino proprio come i Magi, che sono partiti da Paesi lontani perché hanno creduto a una stella e hanno dato retta a una voce. Per farlo ci vuole coraggio e una fiducia incrollabile. Il Bambino è lì che ci aspetta, che attende da sempre di essere visto, riconosciuto. E quando finalmente arriviamo a lui, quando finalmente ritroviamo il Bambino divino che è in noi, allora diventiamo consapevoli di essere re e di avere dei doni da offrire: oro, incenso e mirra. Allora diventiamo anche “Magi”, cioè maghi, e il mondo intorno a noi comincia piano piano a trasformarsi. Questo è il miracolo che il Bambino sa compiere.


“Evidentemente la natura, tra le missioni che ha affidato ai bambini, ha incluso anche quella di spingere l’umanità adulta ad un livello superiore. I bimbi ci portano verso un più alto livello spirituale.”[103] Come diceva il pediatra polacco Janus Korczak, la vera fatica che l’adulto è chiamato a compiere nei riguardi del bambino non è l’abbassarsi, il farsi piccolo di fronte a lui ma l’innalzarsi fino al suo livello.

I doni dei bambini

Quando osservo dei bambini di pochi mesi o di qualche anno giocare, penso che aveva proprio ragione Maria Montessori quando affermava “Il bambino solo può rivelarci i segreti della vita dell’uomo spirituale”[104]. Perché il bambino è spontaneità, creatività, entusiasmo. E l’entusiasmo è una dimensione divina: essere entusiasti significa essere in Dio (en theòs). Il bambino è totale in tutto ciò che fa. È vero, bello, vitale, ha il senso dello stupore e della meraviglia, guarda le cose con amore, sa osservare un filo d’erba o una coccinella con un’intensità che noi abbiamo dimenticato. Come mi ha scritto una mamma, riferendosi alla figlia di due anni, “osserva gli insetti con un piglio da entomologo”. Il bambino è qui e ora, per lui non ci sono passato e futuro, c’è un eterno presente. Il bambino, senza saperlo, ci indica la strada da seguire, quella che a volte ci sfugge, anche se è lì, proprio sotto ai nostri occhi.


“I bambini ci insegnano” si intitola un libro di Piero Ferrucci che amo particolarmente e in cui sento aleggiare, proprio come un vento lieve e soffuso, lo spirito di Maria Montessori.


Che cosa ci insegnano i bambini? L’attenzione, la trasparenza, la fiducia, la pazienza, la spontaneità, la verità, l’amore e molto altro ancora – dice l’autore, in base alla sua esperienza di genitore collaudato, oltreché di valente psicoterapeuta. “I bambini sono teneri, onesti, originali, entusiasti, spontanei. Stare accanto a loro ci stimola e ci cambia. Vivendo con i nostri figli possiamo crescere. Possiamo sviluppare humour e pazienza, approfondire l’intelligenza del cuore, imparare a trovare i tesori nascosti nella banalità quotidiana, perfino riscrivere la nostra storia, aprirci alla felicità”[105]. I bambini, inevitabilmente, con la loro prorompente freschezza e vitalità, ci cambiano la vita.


Secondo Coelho, “Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera”[106]. Si tratta di grandi doni, perché una felicità immotivata è vera felicità, il lavoro è necessità imprescindibile per crescere ed evolvere, una forte volontà è strumento indispensabile per la realizzazione del Sé.


Non per niente Gesù ha affermato “Se non diventerete come fanciulli non entrerete nel Regno dei Cieli”: la meta del nostro viaggio è ritornare bambini ma con la consapevolezza di chi siamo.


Se trattato con rispetto e dignità e cresciuto in un clima di libertà, ecco dunque che il bambino svela se stesso e ci offre le chiavi del Regno. Basta saperlo guardare con cuore puro e occhi limpidi, con “intelletto d’amore”.

Ma il bambino – diceva Maria Montessori – ci insegna anche che tutti gli esseri umani sono uguali all’inizio della loro vita. “Il bambino è la dimostrazione vivente di questo fatto.”[107]

È grazie alla propria attività e alla guida del maestro interiore, alle direttive cioè ricevute dal Creatore – quelle che i nativi americani chiamano “le istruzioni originarie”– che il bambino si fa uomo. Il processo è identico per tutti gli esseri umani.


È qualcosa su cui non siamo abituati a riflettere: l’evoluzione personale avviene solo ed esclusivamente attraverso un intenso lavoro su di sé che segua le direttive interiori, che scorra e si allinei sui binari previsti dalla Natura per noi. Non esiste altra strada.

Ecco perché il “metodo Montessori” è adatto a tutti i bambini, di qualsiasi parte del mondo, a qualsiasi nazionalità o cultura appartengano, perché “non è basato su teorie che mutano continuamente ma su princìpi eterni”[108]. Ecco perché funziona, ecco perché fa miracoli. È l’educazione non solo come il bambino vorrebbe che fosse ma come Madre Natura ha previsto che fosse.


In questo senso ha colto perfettamente, a mio parere, il significato dell’opera di Maria Montessori il suo affezionato biografo Standing quando ha scritto di lei che “come Colombo ha scoperto un mondo nuovo, un mondo dentro l’anima del bambino. È questa scoperta che l’ha resa famosa, non il suo metodo. Il suo metodo è la conseguenza della sua scoperta”[109] .

La visione Montessori

Dopo quanto detto finora, non resta che una domanda da porci: qual è dunque la visione Montessori? “È il Regno dei Cieli sulla Terra. È il mondo come Dio vorrebbe che fosse”. Come recita la risposta fornita a un lettore del “Times” che agli inizi del ’900 poneva al giornale questa domanda.


Raniero Regni parla del metodo Montessori come della “Terra promessa dell’educazione”. Ma, come abbiamo visto, si può andare ancora più in là. Scopo dell’uomo è, secondo Maria, “redimere la terra e trasformare il deserto in Paradiso”[110]. Il bambino è lo strumento che può condurre l’umanità nella Terra Pura. Lui è la porta. Come dice Emerson “L’infanzia è l’eterno Messia, che continuamente torna nelle braccia dell’umanità degradata per riportarla in cielo”[111]. “Il bambino è una forza spirituale universale, è sorgente di amore e di sentimenti elevati; è la via certa per raggiungere l’unità fra gli uomini, nel mondo”[112].


È l’unica via possibile. Come è dimostrato dalla presenza ai corsi di Maria Montessori di persone diversissime tra loro, in quanto a nazionalità, religione, ceto sociale, professione, che accorrevano ad ascoltarla perché lei parlava del bambino. È questo fenomeno stupefacente che l’ha portata ad affermare: “Non c’è altra possibilità per unire gli uomini di tutto il mondo se non questa: l’amore e l’interesse per i bambini.”[113] Il bambino è l’unico punto verso cui, al di là delle differenze, tutti possono convergere e ritrovare l’unità perduta.


Attraverso il bambino “noi possiamo già intravedere un nuovo mondo, non è così?” dice Maria[114], e pertanto ci esorta: andiamo verso di lui, guardiamo il bambino. Facciamo nostre le rivelazioni che il bambino ci offre e rispettiamole. Sentiremo allora una nuova speranza inondare i nostri cuori e una bellissima visione si presenterà ai nostri occhi. Una visione che non sarà confinata dentro i muri di una Casa dei Bambini ma andrà ben oltre, ben al di là. Nostro compito è portarla nel mondo degli adulti e diffonderla, spargerla come si farebbe con una buona semente. Avviamoci lungo il cammino che il bambino ci mostra e troveremo tutto quello che stiamo cercando, appagheremo il desiderio che da millenni alberga dentro al nostro cuore e che attende solo di essere compiuto.

Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite perché di essi è il Regno dei Cieli

Libertà e amore
Libertà e amore
Elena Balsamo
L’approccio Montessori per un’educazione secondo natura.ll pensiero Montessori spiegato da una grande scrittrice che è anche medico pediatra: Elena Balsamo, nota esperta in tematiche perinatali e pedagogiche. Per educare un bambino occorre prima di tutto educare se stessi.In Libertà e amore, Elena Balsamo ci conduce in un viaggio attraverso lo spazio e il tempo per riscoprire un nuovo approccio al bambino, dalla vita prenatale all’età evolutiva, prendendo spunto dalla visione di Maria Montessori, donna straordinaria che ha dato vita a un sistema educativo a dir poco rivoluzionario, diffuso in ogni parte del mondo.Scriveva Maria Montessori che i capricci e le disobbedienze del bambino non sono altro che aspetti di un conflitto vitale fra l’impulso creatore e l’amore verso l’adulto, che però non lo comprende.C’è quindi un grosso fraintendimento sulle aspettative dei genitori e degli insegnanti nei confronti dei bambini, che comincia dalla nascita e si manifesta con il confondere il bambino reale con il bambino ideale, esistente soltanto nella mente e nella fantasia degli adulti.Il prezzo da pagare è la perdita dell’autenticità, della libertà, della vera natura del bambino stesso.La scuola montessoriana consiste in un vero e proprio laboratorio creativo nel quale, in un ambiente ricco di amore, rispetto e autentica libertà di scelta, le capacità intellettuali e manuali sono libere di svilupparsi in tutta la loro forza e bellezza.Quello di Maria Montessori non è però solo un metodo educativo, ma molto di più: è un modo di guardare il mondo e gli esseri che lo abitano con gentilezza e amore, nella consapevolezza che siamo tutti parte dello stesso ecosistema.Una nuova chiave di lettura per reinventare la relazione con i nostri figli e i nostri alunni, secondo natura. Conosci l’autore Elena Balsamo, specialista in puericultura, si occupa di pratiche di maternage e lavora a sostegno della coppia madre-bambino nei periodi della gravidanza, del parto e dell'allattamento.Esperta di pedagogia Montessori, svolge attività di formazione per genitori e operatori in ambito educativo e sanitario.