Appendice ii

Sviluppare la responsabilità sociale
attraverso la consulenza tra pari

La responsabilità sociale è stato uno dei fattori decisivi nell’attuazione di un programma di consulenza tra pari con alunni di quinta e prima media, che usavano le loro competenze di comandoin modo distruttivo. Ho preso Adler alla lettera e ho stabilito che il modo migliore di aiutare questi alunni a riorientare queste competenze in direzioni costruttive era quello di insegnare loro ad aiutare altri alunni.


È stata mandata una nota agli insegnanti di quinta e prima media, con la richiesta di proporre alcuni alunni con naturali capacità di comando per partecipare a un programma di formazione di consulenti coetanei. La nota diceva: «Vorremmo formare alcuni consulenti coetanei. Per favore, segnate i nomi di tre alunni che vi sembrano leader capaci, anche se la loro leadership attualmente non si manifesta in una direzione positiva».


Agli studenti proposti sono poi state fatte delle domande, per vedere se erano interessati a impegnarsi lungo tutta la formazione e a diventare consulenti coetanei. È stato spiegato loro che avrebbero dovuto fare i volontari durante una o due pause pranzo a settimana, per delle consulenze ad altri alunni. I bambini interessati hanno poi completato quattro fasi di formazione, durante le quali hanno imparato i cinque passi della Terapia della Realtà di William Glasser.

Terapia della realtà

Primo Passo: fare amicizia

Tutta la prima fase della formazione è stata dedicata a questo primo passo. È stato chiesto agli alunni di raccogliere idee sugli aspetti più importanti dell’amicizia, e sui modi di creare un clima di fiducia. Gli aspetti più importanti dell’amicizia che ne sono risultati sono gli atteggiamenti di:

  • Premura

  • Preoccupazione

  • Desiderio di aiutare

  • Rispetto

Per creare un clima di amicizia i bambini hanno stabilito che è necessario:

  • Salutare la persona per nome.

  • Presentarsi.

  • Mostrare comprensione.

  • Raccontare di sé. Per esempio, spiegare il proprio compito di consulente coetaneo o raccontare una situazione simile a quella del problema a cui si fa riferimento.

  • Aiutare la persona a rilassarsi.

  • Usare il senso dell’umorismo.

  • Esprimere il desiderio di trovare insieme delle soluzioni che possano essere utili a risolvere il problema.

È stata data a ogni alunno una copia dei risultati del confronto, con la premessa che non era necessario usare questi passi in ordine, e neppure usare tutti i passi ogni volta. Sono stati anche invitati a essere creativi e aggiungere nuove idee.

Nel secondo incontro sono stati insegnati agli alunni i passi dal secondo al quinto della Terapia della Realtà.

Secondo Passo: cosa stai facendo?
  1. Capire qual è la causa precisa del problema tramite domande di approfondimento al riguardo. Queste domande di solito aiutano l’alunno a capire la sua parte di responsabilità nel problema.

  2. Gli alunni di solito non cominciano a raccontare dall’inizio, perciò porre la domanda: «Cos’è successo prima?» Continuate a fare questa domanda dopo ogni spiegazione, finché non sentite di essere arrivati all’inizio.


Terzo Passo: è utile?

Ponete le seguenti domande:

  1. Quali sono le conseguenze di ciò che stai facendo?

  2. Qual è la ricompensa? Cosa ci guadagni?

  3. Qual è il prezzo da pagare? Che problemi ti pone?


Quarto Passo: stabilire un piano per fare meglio

Cosa si potrebbe fare di diverso per risolvere il problema?

  1. Chiedete suggerimenti a chi ha richiesto la consulenza.

  2. Offrite alternative possibili.


Quinto Passo: impegnarsi

Chiedete a chi ha richiesto la consulenza:

  1. Lo farai?

  2. Quando lo farai?


Gioco di ruolo

Gli ultimi due incontri formativi sono stati dedicati a interpretare situazioni, per esempio:

  • Un alunno accusato di litigare nell’area giochi.

  • Un alunno che si è comportato in modo irrispettoso nei confronti di un insegnante.

  • Un alunno che si rifiuta di fare i compiti.

All’inizio, la consulenza tra pari veniva interpretata da due bambini con la supervisione di un adulto (io o altri insegnanti che si erano offerti volontari). Non appena dimostravano di sentirsi sicuri e competenti venivano fatti lavorare in coppia come co-consulenti, senza supervisione diretta. Un supervisore restava comunque sempre nelle vicinanze, in caso ci fosse bisogno di aiuto.


Gli alunni che avevano bisogno di un consulente venivano proposti dagli insegnanti, che compilavano un modulo con il nome dell’alunno e il problema. Dopo aver parlato con l’alunno, i consulenti segnavano sul modulo la soluzione raggiunta. Una copia veniva riconsegnata all’insegnante, un’altra veniva tenuta a scopo informativo.


La maggior parte degli alunni che richiedevano una consulenza sembravano molto desiderosi di parlare a un consulente coetaneo. I consulenti avevano grandi intuizioni e ottime competenze nell’azzerare i problemi e trovare soluzioni possibili, come illustra l’esempio che segue.


Un alunno faceva fatica ad andare d’accordo con uno dei suoi insegnanti. Il consulente aveva risposto che lo capiva, perché anche lui una volta aveva avuto quel problema. Il consulente aveva poi proseguito sottolineando che forse l’insegnante era in difficoltà e aveva bisogno di un po’ di incoraggiamento. Aveva anche evidenziato il fatto che, siccome l’alunno non poteva fare nulla per cambiare il comportamento dell’insegnante, avrebbe dovuto lavorare sul proprio. L’alunno e il consulente hanno strutturato un piano affinché il bambino potesse essere incoraggiante e fare il suo lavoro in modo che l’insegnante non avesse motivo di essere arrabbiato con lui.


L’idea dell’incoraggiamento e della responsabilità personale ha preso piede e si è diffusa fra gli alunni quando è stata promossa dai coetanei.


Gli insegnanti si sono entusiasmati e hanno sostenuto il programma proponendo molti alunni. Sono anche stati grati al programma di consulenza tra pari per aver trasformato le competenze di leadership degli alunni coinvolti, da negative in positive.

La Disciplina Positiva
La Disciplina Positiva
Jane Nelsen
Crescere bambini responsabili, indipendenti e collaborativi, in famiglia e a scuola, con rispetto, fermezza e gentilezza.Un metodo efficace per crescere bambini autonomi, responsabili e collaborativi, senza il bisogno di ricorrere a premi e punizioni. La psicologa Jane Nelsen spiega come mettere in pratica la “Positive Discipline”: un metodo efficace per aiutare genitori e insegnanti a mantenersi fermi e gentili con i bambini, senza bisogno di ricorrere alle punizioni, e incoraggiando nello stesso tempo il bambino a sviluppare l’indipendenza, il senso di responsabilità, la collaborazione e la capacità di trovare soluzioni in autonomia.La Disciplina Positiva è stato tradotto in 19 paesi. Conosci l’autore Jane Nelsen, psicologa ed educatrice di fama mondiale, è autrice di numerosi libri su accudimento e Disciplina Positiva, rivolti a genitori e insegnanti.