CAPITOLO XI

Come curare in casa il bambino respiratore orale: sane abitudini per tutta la famiglia

Anzitutto: curare in casa, perché?


Perché nessuno può fare per un bambino più di quanto possano e vogliano fare i suoi genitori.


I dottori, gli ospedali, le ASL non possono avere a cuore la salute di vostro figlio tanto quanto voi, e neppure conoscerlo e osservarlo a fondo come può l’occhio amorevole e attento di un genitore.


La medicina occidentale moderna ha compiuto enormi progressi nel campo della chirurgia e della diagnostica, grazie ad essa è oggi possibile salvare vite umane in situazioni in cui, anche nel recente passato, non ci sarebbero state speranze di sopravvivenza. Eppure è difficile non porsi alcune domande: come è possibile che una grande abilità nel sostituire le parti del nostro corpo ormai malate, grazie all’ausilio di protesi, organi artificiali e chirurgia avanzata non è affiancata da un analogo sviluppo della conoscenza medica, volto alla comprensione delle cause che generano l’autodistruzione degli organi e le malattie? Perché esiste un vastissimo armamentario di rimedi che alleviano i sintomi ma non vi è quasi nulla per evitare che la malattia insorga? La sapienza della medicina occidentale moderna è tutta nella soppressione del sintomo, e sembra mancare lo sforzo di comprensione sull’origine di ciò che ci far star male. Sembra incredibile che si siano raggiunte la conoscenza e la tecnica necessarie alla costruzione di aerei supersonici, di armi psicotroniche, di razzi per viaggi dalla terra alla luna… e non si sappia, al contempo, prevedere come e perché un certo individuo venga colpito, a un certo punto della sua vita, dall’emicrania! Non ci si domanda come sia possibile che famosi colleghi di cinquecento anni fa, come il celebre Paracelso, fossero in grado non solo di prevenire e prevedere, ma anche di curare malattie gravissime perfino per i tempi di oggi.


Sempre più spesso i medici, oggi, rischiano di diventare agenti più o meno consapevoli di un carrozzone commerciale, con un effimero potere sulla vita di persone che sanno tutto dell’automobile e dei telefonini, ma niente di come funziona il proprio corpo.


Per questo è necessario che i genitori, diretti interessati alla salute dei figli, acquisiscano una serie di informazioni pratiche e recuperino la fiducia nel loro istinto. Il medico dovrebbe diventare un alleato e un consulente, non la persona cui demandare la responsabilità della salute dei propri figli.


Respirazione orale e allergie sono dismetabolismi cronici degenerativi a insorgenza precoce. Sono un primo campanello d’allarme, il primo passo verso quelle patologie croniche e degenerative che tanto flagellano la nostra società.


Con la giusta dose di informazione e buona volontà è però possibile invertire la rotta.


La respirazione a bocca aperta dipende, come abbiamo già visto, in tutto o in parte dall’acquisizione di una postura linguale in dentro e, in parte, dall’espansione patologica dei tessuti linfatici associati alle vie aeree superiori (mucose nasali, adenoidi, tonsille). Tutto ciò ostacola il passaggio dell’aria attraverso il naso, cosicché il bambino è costretto a respirare a bocca aperta. L’espansione delle mucose linfatiche associate alle vie aeree superiori è un tratto caratteristico del bambino allergico.


La necessità vitale di respirare con la bocca innesca una serie di compensi posturali e metabolici che, se da una parte automatizzano questo modo di respirare (una comodità offertaci dal nostro sistema nervoso autonomo), dall’altra creano un particolare rapporto forma-funzione nel corpo del bambino, tale che da allora in avanti non potrà respirare se non a bocca aperta.


Per questo motivo la respirazione orale è un’abitudine che si “auto mantiene” e che, se non interrotta prima che sia terminata l’età della crescita, induce l’acquisizione definitiva in età adulta di una o più delle problematiche funzionali già citate: alterazione morfofunzionale dello scheletro della faccia e della schiena; riduzione della normale efficienza polmonare; invecchiamento precoce delle funzioni cardiache; deficit di ossigenazione del sistema nervoso centrale; patologie croniche dell’apparato digerente ecc.


L’obiettivo è perciò quello di bloccare le cause dell’infiammazione dei tessuti linfatici e di invertire il circolo vizioso posturale. Ciò che ha efficacia terapeutica diretta sul primo punto, lo “sgonfiamento” del tessuto linfatico associato alle mucose respiratorie, possiede efficacia terapeutica indiretta anche sul secondo, l’inversione del circolo vizioso posturale, e viceversa.


Se facciamo qualcosa per sgonfiare le adenoidi ingrossate, in modo indiretto miglioreremo la postura dei muscoli respiratori; e allo stesso modo, se adotteremo una strategia posturale per passare dalla respirazione a bocca aperta a quella con il naso, favoriremo anche lo sgonfiamento delle adenoidi. I bambini con postura linguale prolassata sviluppano quasi sempre tonsille e adenoidi ingrossate, e la loro postura e la loro respirazione non cambieranno neppure con la rimozione chirurgica delle strutture linfatiche, a meno che non si intervenga nel correggere il prolasso della lingua.


Viceversa, nei casi in cui l’ipertrofia adenoidea sia alla radice della respirazione orale senza compresenza di prolasso linguale (caso però non molto frequente), allora la rimozione chirurgica delle adenoidi risulta di per sé risolutiva anche per la respirazione a bocca aperta.


Possiamo paragonare il tessuto linfatico delle tonsille/adenoidi a un pozzo per la raccolta di muco, con un rubinetto di riempimento e uno di scarico. Nel bambino che respira a bocca aperta, il rubinetto di riempimento è sempre aperto, mentre quello di scarico è quasi chiuso, col risultato che il suo “pozzo” (le tonsille/adenoidi) si riempie fino all’orlo chiudendo così lo spazio a disposizione per il passaggio dell’aria proveniente dal naso.


Il rubinetto di scarico di tonsille e adenoidi (cioè i vasi linfatici che portano via la linfa da queste strutture per convogliarla più in basso verso i grandi vasi linfatici di raccolta) è in condizioni di riduzione di flusso a causa della compressione esercitata dalla lingua prolassata sui vasi linfatici che attraversano il collo.


Per permettere al bambino di tornare a respirare in modo spontaneo con il naso, dobbiamo recuperare tutto lo spazio che la lingua, le tonsille e le adenoidi gli hanno sottratto. Il nostro compito sarà quello di chiudere il rubinetto di riempimento e aprire quello di scarico della linfa.


L’origine di tanto muco che preme sui vasi linfatici e che dovrebbe essere smaltito, risiede nell’intestino. Il consumo di cibi artificiali privi di fibre riduce la velocità del transito intestinale, con materiale fecale che aderisce alle pareti intestinali provocando autointossicazione sia per via diretta (le sostanze tossiche, che invece di essere espulse dall’organismo vi ristagnano, finiscono per essere in parte riassorbite dal circolo sanguigno), sia indiretta, a causa della formazione di anticorpi nei confronti di quelle particelle di cibo non ben digerito, e pertanto riconosciute come “estranee”, che sono riuscite ad attraversare le pareti intestinali.

Una prima e generale buona abitudine sarebbe quella di attendere con pazienza che il transito intestinale abbia termine prima di mangiare di nuovo.


Spesso i bambini non vogliono mangiare, soprattutto quando non si sentono bene; il loro istinto li consiglia per il meglio, ed è bene non forzarli e non insistere. Non osservare i giusti intervalli fra i pasti, o spingere affinché il bambino mangi anche quando non ne ha più voglia, significa tenere sempre aperto il rubinetto di riempimento, finché il pozzo non trabocca, visto che la velocità di accumulo diventa maggiore della velocità di scarico.








Ad ogni tipo di disfunzione enterocolica corrisponde un tipo di “pancia” e una postura corrispondente, come si evidenziò dagli studi di F.X. Mayr1.


Abbiamo inserito queste immagini sui cambiamenti patologici della forma del colon non perché già presenti nei bambini (si tratta infatti di reperti riscontrabili negli adulti), ma perché nei bambini di oggi esistono le condizioni affinché un domani (e sempre più in anticipo) il loro intestino assuma quel tipo di aspetto, il che significa malattia per tutto il corpo.

Piccolo viaggio nell’educazione alimentare

Se il padre di un malanno è spesso sconosciuto, la madre è sempre l’alimentazione.
Detto popolare

Leggendo qua e là i vari e numerosissimi libri sull’alimentazione e sulle diete, si potrà dedurre tutto e il contrario di tutto. Nonostante sia senz’altro necessario calibrare l’alimentazione in base allo stato di salute, alla costituzione, soprattutto in relazione alla presenza di intolleranze specifiche e soggettive, esistono alcuni princìpi generali, spesso frutto di semplice buon senso, che purtroppo le abitudini alimentari diffuse nei Paesi dell’opulenza e nell’era del cibo spazzatura hanno del tutto obliato o alienato dall’esperienza dei più.


La corretta nutrizione, prima ancora che dipendere dal tipo di cibo scelto, dipende dal come, quando e quanto mangiamo. Ciò che per prima cosa contribuisce a renderci sani o malati è proprio il rispetto dei ritmi e delle facoltà digestive. Il grado di nutrizione è legato certo alla qualità dei cibi consumati, ma è imprescindibile dalla qualità della digestione e dalla capacità di assimilazione del nostro intestino.


Ciò significa che è necessario avere un sistema digerente in ordine per avere un corpo ben nutrito. Se il sistema digerente non funziona, potremo mangiare tutti i cibi di primordine che vogliamo, biologici, ricchi di vitamine e sali minerali ma… tratterremo per noi poco o niente!

I processi di decomposizione

Qualsiasi alimento, se mangiato in quantità eccessive, induce processi di decomposizione all’interno del sistema digerente:


Fermentazione. Gli alimenti che si decompongono tramite fermentazione sono i succhi di frutta, la frutta, la macedonia, molti tipi di verdure crude (in particolare i cetrioli in insalata), e in modo particolare lo zucchero, i dolci, le confetture e le pietanze a base di farina. Quanto minore è la capacità digestiva di un individuo, tanto più dovrà ridurre le quantità che mangia altrimenti, invece che digerire, si trasformerà in un sacco di raccolta di materiali in decomposizione. Nel tratto intestinale ogni eccesso di alimenti dà luogo, come in un’incubatrice a 37°C, a processi di decomposizione. Soprattutto durante la notte, quando l’intestino è in fase di riposo, gli alimenti fermentati fanno sentire i loro effetti. La fermentazione comporta sempre la produzione di metanolo e di acidi; di conseguenza si avranno meteorismo, addome gonfio, sensazione di pesantezza, irritazione del sistema neurovegetativo con facile irritabilità alternata a stanchezza.


La stanchezza della maggior parte degli individui è stanchezza di origine digestiva. Gli effetti del metanolo (alcol metilico) sono caratteristici, e si rendono visibili con sintomi simili a quelli degli alcolisti (naso e orecchie paonazze, mani e piedi freddo-umidi). Ma non basta: gli acidi che si formano con la fermentazione devono essere tamponati con delle basi (sali di calcio e magnesio), con conseguente deficit di minerali e iperacidificazione dei tessuti. Dolciumi e caramelle, per il nostro corpo, sono parenti stretti dell’alcol; per questo si impiegano con gli alcolisti cronici nel periodo di disassuefazione, come il metadone per gli eroinomani.


Putrefazione. Gli alimenti che si decompongono tramite putrefazione sono quelli ricchi di proteine come carne, pesce e uova. La putrefazione induce la formazione di sostanze molto tossiche quali indacano, putrescina, neurina, cadaverina. Una volta passate dal lume intestinale al torrente sanguigno, queste sostanze provocano la comparsa di sintomi da autointossicazione come stanchezza, malumore, depressione, eccitabilità, disturbi cardiocircolatori, mal di testa, vertigini, eccessi di sudorazione.

I sensi guida

Proprio come gli animali selvaggi, anche l’uomo possiede dei sensi che gli indicano come selezionare i cibi giusti e la loro quantità momento per momento:

  • La vista, che in modo spontaneo ci attrae verso cibi naturalmente ricchi di colore, di freschezza. Purtroppo l’istinto guida della vista è ingannato dal fatto che molti cibi sono mascherati con sostanze artificiali per farli sembrare più appetibili.
  • L’odorato, anch’esso “addomesticato” dalla nostra abitudine al consumo di cibi innaturali o cotti in modo non salutare. Si sa che quasi tutti gli individui che hanno effettuato un corso di rieducazione alimentare, in modo del tutto spontaneo e autonomo, perdono l’attrazione per l’odore dei cibi malsani che in precedenza li prendevano per la gola.
  • Il tatto ci informa anche sulla temperatura degli alimenti. Quando beviamo dei liquidi a temperatura di frigorifero, cioè troppo freddi, ci mettiamo nelle condizioni di interrompere il processo di digestione.
  • Il gusto è funzione delle nostre abitudini alimentari. Nella nostra società siamo abituati a nutrirci con alimenti che contengono molecole dall’effetto eccitante. Non solo cibi come alcolici, caffè, cioccolato, tè ecc.; sono eccitanti per una certa persona quegli alimenti che, quando vengono consumati, danno la strana impressione di essere in grado di trasformare una brutta giornata in una bella. Sono cioè antidepressivi e/o ansiolitici, anche se per tempi molto brevi. Tra questi annoveriamo i cosiddetti cibi spazzatura, che vengono addirittura arricchiti in modo artificiale con molecole nocive, se non addirittura cancerogene come ad esempio l’aspartame. La cosa interessante è che, dopo un opportuno periodo di rieducazione alimentare, quei cibi che prima ci sembravano molto appetitosi perdono il loro gusto inebriante e appaiono per quello che sono: delle vere e proprie droghe in grado di generare dipendenza.

È strategico conservare l’efficienza dei nostri sensi-guida; infatti, quanto più questi saranno deboli, tanto meno sapremo districarci nella scelta di ciò che ci fa bene volta per volta.

I riflessi protettivi del sistema digerente sono anche regolatori della giusta quantità di cibo da ingerire

Il riflesso di sazietà ci informa su quanto dobbiamo mangiare. Né troppo, né troppo poco. Si tratta, purtroppo, di un riflesso spesso forzato e alterato sin dalla più tenera età, quando il bambino ne ha abbastanza ma gli adulti che lo circondano “sanno” che deve mangiare di più. Agendo in questo modo quasi nessuno in età adulta conserva questo salutare riflesso in condizioni fisiologiche. Il modo per recuperarne l’uso è masticare bene e con minuzia piccoli bocconi per tutto il tempo che serve ad acquisire questa nuova utilissima abitudine.

  • Il riflesso di deglutizione ci impedisce di ingerire bocconi non ben insalivati. Una volta raggiunto, il senso di sazietà non ci consente di deglutire ancora, come avviene nei neonati che sputano fuori il cibo in eccesso.
  • Il riflesso faringeo ci costringe a rigurgitare cibo che è stato ingerito ma non masticato, bocconi troppo grandi o comunque pericolosi. Pertanto è a protezione dell’integrità dello stomaco e dell’intestino. Un riflesso faringeo ormai fuori uso reagisce solo a bocconi fisicamente dannosi, quali spine di pesce, bocconi troppo caldi, acidi, o che stanno prendendo la via della trachea anziché quella dell’esofago.
  • Il riflesso del vomito è anch’esso protettivo nei confronti di ciò che è dannoso o addirittura velenoso. Dal bimbo ancora in grado di vomitare quello che mangia, al bambino che prova il solo senso di fastidio, all’adulto che ingurgita orgoglioso tutto e in qualsivoglia quantità, questo riflesso viene in modo progressivo ridotto al silenzio.

Se i nostri riflessi protettivi fossero ancora integri, sarebbe impossibile mangiare grandi quantità di cibo in pochi minuti come se avessimo l’imbuto. L’abitudine a mangiare troppo e troppo in fretta, acquisita sin da bambini, frutto della fretta e dell’ansia che accompagnano la nostra quotidianità, è la prima responsabile delle disfunzioni dell’apparato digerente da cui moltissimi di noi sono affetti.

Come mangiare?

Horace Fletcher era un commerciante americano che, all’età di 40 anni, era ridotto in condizioni di quasi senilità. Era davvero molto malato e non si reggeva in piedi neppure per lavorare. Dopo svariati tipi di terapie mediche, tutte senza alcun effetto, ormai disperato, decise di seguire il consiglio di un amico, da sempre in uno stato di salute invidiabile. Iniziò a masticare e insalivare così tanto quello che mangiava, da non ingerire nulla che non fosse completamente liquefatto. Così facendo, compiva circa 2.500 atti masticatori a ogni pasto. A poco a poco il suo esofago cominciò a rifiutarsi di ingerire cibi che non fossero masticati e insalivati alla perfezione (recupero dei riflessi di deglutizione e faringeo), e cominciò a sentirsi sazio con meno cibo rispetto a prima (recupero del senso di sazietà). Anche il suo desiderio per cibi ricchi di proteine, spezie, dolciumi, alcolici, caffè, tè si ridusse notevolmente, e cominciò a scegliere in modo selettivo alimenti naturali e semplici (recupero dei sensi-guida). Dopo 5 mesi di rigorosa masticazione, sotto gli occhi dei conoscenti increduli, tutti i suoi malanni erano spariti. Si dilettava a fare gare di resistenza anche fino a sessanta anni, con un apporto alimentare giornaliero di sole 1600 calorie, invece delle 3400 allora consigliate, a dimostrazione del fatto che la qualità dell’assimilazione è essenziale alla buona nutrizione. Pertanto, se la qualità della mia assimilazione è superiore, posso nutrirmi meglio di chi mangia più di me ma assimila molto meno perché digerisce male.


Diversi medici e nutrizionisti ebbero l’opportunità di testare il suo metabolismo, la sua resistenza e il suo tono muscolare, ottenendo sempre dei sorprendenti risultati positivi.


È chiaro che non tutti coloro che si daranno al “fletcherismo” (come venne denominato il movimento naturista che da Fletcher prese il nome) possono pensare di ottenere gli stessi pregevoli risultati; è un fatto però che il solo masticare e insalivare i cibi più a lungo e con minuzia riduce il carico di lavoro dell’intero sistema digerente di circa la metà, e ciò a sua volta porta a un significativo miglioramento dello stato di salute generale. “Prima digestio fit in ore” (“la prima parte, la fase più importante della digestione, avviene in bocca”) recitava l’antico detto della Scuola Medica Salernitana.

Alcune regole per mangiare bene

  • Prendete il giusto tempo per consumare il pasto, non meno di mezz’ora.
  • Smettete di mangiare prima di sentirvi sazi.
  • Servite i cibi in modo da stimolare l’appetito tramite la vista.
  • Comprate e utilizzate piatti, posate e bicchieri più piccoli.
  • Mangiate lentamente, in uno stato di calma e rilassatezza.
  • Solo bocconi piccoli. Solo piccole porzioni, soprattutto di cibo “vivo” (come la frutta o la verdura freschi).
  • Masticate e insalivate con minuzia ogni boccone. Il cibo ben masticato è già per metà digerito. Il tipo di cibo che più ci fa bene è quello che migliora il suo sapore dopo essere stato masticato almeno 50 volte.
  • Assaporate ogni boccone.
  • Concentratevi sul cibo. Liberatevi da distrazioni e fonti di disturbo, soprattutto dalla televisione. Meglio non mangiare se si è in stato di tensione, di paura, di rabbia.
  • Evitate il cibo pubblicizzato in televisione.
  • Assicuratevi una buona occlusione dentale, conservando i vostri denti in ordine o facendoveli sostituire da un buon dentista. Non si può masticare bene senza denti.
  • Non importa quanto sia buono un piatto, niente bis.
  • Meglio mangiare in (buona) compagnia.
  • Se vi sentite ancora pieni del pasto precedente (segno inequivocabile che, per qualche motivo, non avete ancora terminato di digerire o che avete mangiato male), meglio non mangiare di nuovo.

Alterazione dell’appetito nei bambini

Saltano agli occhi due tipi opposti di bambini: quello sovrappeso e sempre famelico, e quello troppo magro, senza appetito. Predisposizioni a parte, molto spesso ciò è dovuto a gravi errori nell’alimentazione dei bambini sin da piccolissimi.


Nella nostra società tutti i bambini sono, chi più chi meno, soggetti alla stessa esperienza precoce e nefasta: la sovralimentazione, o comunque l’alimentazione “maleducata”. Essere alimentati troppo, troppo spesso, a orari sbagliati, con alimenti errati (come il latte di mucca anziché il latte materno), combinati in modo errato, o in ogni caso difficili da digerire persino per gli adulti, sono tutte esperienze a cui il bambino piccolo spesso non riesce a sottrarsi. Da piccolissimi non sappiamo farci comprendere con la parola, e quando siamo in grado di parlare è ormai troppo tardi. È un vero peccato che i molteplici segnali non verbali emessi dal bambino per comunicare i propri bisogni alimentari vengano spesso disattesi nella convinzione che egli non sia abbastanza competente per sapere quando ha fame, o quando è sazio, o quando il cibo proposto non è adatto a lui.


Oltre ai messaggi verbali diretti, il bambino ne ha altri indiretti a sua disposizione: il rigurgito, il vomito, le coliche, gli eczemi, la crosta lattea: ma a genitori a loro volta non educati da un punto di vista alimentare questi sintomi dicono poco o niente. Vengono anzi scambiati come la normale fenomenologia tipica del neonato. Come se fosse normale stare male fino a contorcersi fra le lacrime.


Il tipo di rapporto col cibo, proprio di ogni individuo dipenderà dal suo atteggiamento caratteriale. Il bambino di indole caparbia, che è stato costretto a mangiare più del dovuto, con più probabilità sarà quello che si ostinerà a rifiutare il cibo per mancanza di appetito, sviluppando poi una tendenza alla stitichezza. Viceversa il bambino “buono”, che si arrende di fronte agli assalti ipernutritivi opponendo sempre meno resistenza, è più facile che diventi pienotto: una “buona forchetta”. Ai bambini non bisognerebbe chiedere di continuo se vogliono mangiare di più.


Per quanto all’inizio questo possa creare una certa ansia, meno ci preoccupiamo di quanto mangiano, più i bambini svilupperanno sicurezza e autonomia digestiva utilizzando in modo sano i riflessi e i sensi-guida che tutti possediamo. Il senso di sicurezza nell’alimentazione sarà la base di più importanti e adulti sensi di sicurezza. Per capire cosa siamo, per individuarci, dobbiamo imparare a conoscere intuitivamente e senza alcun dubbio cosa ci fa bene, cosa è giusto per noi. E si comincia da bambini a imparare, perché dopo potrebbe essere troppo tardi. Ritornare in carreggiata dopo essercene allontanati, recuperare l’equilibrio naturale e l’armonia richiede un dispendio a volte davvero enorme di energie fisiche, psichiche, nonché economiche. Quanto è semplice e naturale allattare se l’inizio è stato buono e se niente e nessuno ci ha sviati; ma quanto invece è difficile, doloroso, estenuante recuperare un allattamento in cui sono andati per il verso sbagliato anche solo pochissimi giorni! È un piccolo ma significativo esempio, che molte mamme oggi possono ben comprendere, proprio perché l’allattamento è desiderato con forza da molte più donne rispetto al recente passato, ma ancora non è rientrato appieno nel bagaglio di esperienze che ognuna di loro dovrebbe avere in modo naturale, e sono perciò tanti gli incidenti di percorso che possono travolgerlo. Ai bambini solo piccole porzioni; se ne vogliono ancora, che lo chiedano loro.


È bene che i genitori e i familiari siano avari con dolci, caramelle e merendine fra un pasto e l’altro, perché questi esacerbano preesistenti difficoltà digestive, alterano l’appetito, danneggiano stomaco, flora intestinale, denti e ossa. Troppi dolci portano una tendenza alle malattie, alla pigrizia, alla mancanza di concentrazione, al nervosismo, a deficit nello sviluppo psico-fisico.


La cronica mancanza di appetito può essere promossa anche dalla pigrizia nel masticare, innescata dal consumo selettivo di cibi molli.

Quando e quanto spesso mangiare?

Occorre fare una precisazione sulla differenza fra la vera fame e quella falsa, l’unica che, per forza di cose, conosciamo nella nostra società dell’opulenza.


Come le distinguiamo?


Per coloro che hanno fame, vera fame, il solo pensiero di alimenti semplici, non artefatti, è sufficiente a provocare “l’acquolina in bocca”. Non è necessario immaginare cibi succulenti. Altra differenza essenziale è che il senso di vera fame, essendo espressione di una necessità naturale, non è mai accompagnato da disagi o disturbi.


La falsa fame invece non è causata dalla mancanza di cibo, bensì da uno stato di autointossicazione che parte dal sistema intestinale. La falsa fame è caratterizzata da sintomi di disagio e/o dolori veri e propri, che insorgono se non si mangia entro determinati orari. Questo avviene perché, se il cibo non viene ingerito entro un certo lasso di tempo, il sistema intestinale ammalato finisce per lavorare su scorie fecali accumulate, spedendole nel circuito sanguigno. Succede un po’ come quando l’auto, ormai consumata tutta la benzina, comincia a succhiare e spedire nel motore le impurità che si accumulano sul fondo del serbatoio. La contaminazione del torrente sanguigno da parte di queste sostanze tossiche, e la loro azione su determinati distretti corporei, è responsabile dei sintomi di “malessere da falsa fame”, fra cui ricordiamo:

  1. Voracità tipo fame da lupi
  2. Senso di pressione addominale
  3. Senso di vuoto disagevole o doloroso a livello dello stomaco o dell’intestino
  4. Veri e propri crampi da fame
  5. Nausea
  6. Giramenti di testa
  7. Senso di debolezza improvvisa

Non appena l’individuo affetto da falsa fame riesce a mettere qualcosa sotto i denti, il suo sistema digerente ricomincia a lavorare su cibo fresco anziché sulle impurità e interrompe lo stato di autointossicazione acuta. È caratteristica, per chi ne soffre, la sensazione di star quasi morendo di fame se si è mangiato poco o nulla anche solo per poche ore. Le persone affette da falsa fame sono spesso le maggiori sostenitrici dell’assoluta necessità di uno “spuntino” fra un pasto e l’altro. Sono anche le prime a poter distinguere la differenza con la vera fame; non prima, però, di un ciclo di necessaria riabilitazione intestinale.


Se non avete abbastanza fame da mangiare una mela, allora non avete fame.
Michael Pollan

Ci si accorgerà, con il dovuto addestramento al recupero dei nostri riflessi e dei nostri sensi-guida, che due pasti principali al giorno sono più che sufficienti, con l’aggiunta di un piccolo spuntino la sera. Mangiare fra un pasto e l’altro non solo è superfluo, ma è anche un’abitudine dannosa per il nostro sistema digerente.


Mangiare in abbondanza la sera, soprattutto cibi pesanti, difficili da digerire, è del tutto sconveniente. Di notte, ogni attività corporea viene sospesa per favorire il riposo e mangiare tanto la sera significa accumulare cibo indigerito in un luogo caldo e umido, dove trova le condizioni ideali e diverse ore di tempo per fermentare o putrefare, a seconda della maggiore o minore quantità di carboidrati o proteine ingeriti. Al mattino, il risveglio sarà lento, appannato e problematico.


Chi prima di coricarsi fa un pasto abbondante è come il macchinista che riscalda la sua locomotiva al massimo… per portarla al deposito.
F.X. Mayr

Il pasto serale conviene che sia il più leggero possibile: per esempio una bevanda calda (brodo vegetale, oppure infuso di erbe con limone o miele), accompagnata da un po’ di pane con poco burro o formaggio fresco spalmabile, oppure un uovo bollito. Meglio evitare cibi difficili da digerire o che fermentano con facilità, come la frutta, i legumi o i lieviti, a meno che non li si trovi personalmente leggeri e facili da digerire. Qualsiasi cosa si mangi la sera dovrebbe essere il meno tardi possibile, per dare il tempo all’organismo di digerirlo prima di addormentarsi; l’ideale sarebbe una breve passeggiata dopo cena.

Cosa mangiare?

Anziché pensare alla quantità di cibo con cui rimpinzarci, mangiando nervosamente senza masticare, faremmo dunque bene a concentrarci sulla qualità di ciò che assaporiamo, con lentezza, in piccole porzioni da insalivare con cura.


Per riuscire nell’intento, l’argomento “cibo” andrebbe affrontato con un animo e un’intenzione diversi rispetto alle abitudini comuni. Nutrirsi può diventare un momento di cura del proprio benessere, una cerimonia, un gesto non casuale, semplice e sacro al contempo. La tradizionale preghiera di ringraziamento a inizio pasto garantiva, un tempo, proprio questa ritualità sacra, sanciva la profonda consapevolezza di quanto l’uomo fosse legato alla natura. In una cultura come la nostra, piena di persone che non si amano, votata alla distruzione di tutto ciò che è vivo, sembra un proposito irreale, rivoluzionario, eppure vale la pena tentare. Può non solo piacerci, ma darci l’opportunità di scoprire altre vie che portano alla realizzazione personale, che non abbiano niente a che fare col cibo.


Dopo aver recuperato i nostri riflessi digestivi e i nostri sensi-guida, saremo in grado di scoprire che i cibi migliori e più appetibili sono quelli semplici e naturali, mentre le ghiottonerie, i dolci, i cibi troppo cotti, pesanti, resi grassi e untuosi con mille artifici, hanno in realtà un gusto e un odore molto meno attraenti di prima. Esistono cibi naturalmente digeribili, e metodi di cottura che rendono leggeri i cibi: vegetali cotti al vapore e il meno possibile, come carote, prezzemolo, lattuga, spinaci, gambi di sedano, finocchi; patate bollite o in casseruola; a colazione magari una banana o una mela; piatti a base di soia come il tofu, oppure semolino di mais, farro, miglio; formaggi freschi leggeri.


Il pH della dieta comune, quella che ci fa male, ha una netta predominanza acida.


CIBI ACIDI

CIBI BASICI

carne

vegetali

pesce

patate

uova

latte

formaggio

crema di latte

farinacei

insalate

caffè

frutta matura (piccole quantità)

alcolici

erbe

dolciumi

 

bevande artificiali

 

succhi di frutta

 


I prodotti alimentari di origine animale sono di fatto tutti acidi. Non è necessario eliminarli del tutto, ma è opportuno limitarsi a piccole porzioni e mai tutti i giorni: una o due volte la settimana è più che sufficiente. Questo perché gli effetti, sul pH dell’organismo, della vita odierna ricca di stress, sono già di per sé molto acidificanti. Se a questi aggiungiamo una dieta anch’essa acidificante, avremo sicure ripercussioni sulla salute… dai bambini iperattivi agli adulti pieni di dolori articolari, solo per fare un piccolo esempio.


L’iperacidificazione del metabolismo è una delle cause principali della maggior parte delle malattie.


Mangiare senza fretta, masticare con cura, permettere al riflesso di sazietà di avvertirci in tempo del limite raggiunto, non eccedere con i cibi, neppure con quelli considerati salutari. Per esempio, se eccediamo nel consumo di frutta o di succhi di frutta, il processo di fermentazione che ne seguirà avrà effetti acidificanti sul metabolismo.


Tutto ciò che è molto dolce produce fermentazione acida e distrugge i nostri depositi di calcio e di vitamina B. Anche il miele va usato con moderazione. I legumi, se consumati in eccesso, in particolare la sera e soprattutto i fagioli, irritano il colon a causa della produzione di gas. In ogni caso, impariamo ad ascoltare il nostro corpo: quello che è facilmente digeribile per tutti potrebbe non esserlo per alcuni.


La verdura cruda, per esempio, che è quanto di più sano si possa mangiare, va messa anch’essa in relazione alla capacità di digestione individuale e alla modalità con cui viene assunta. Se masticata male e addentata in grossi bocconi produce fermentazione; lo stesso se mangiata in eccesso.


Frutta e verdura fresche sono i cibi più salutari per le persone la cui qualità di digestione/assimilazione è ottimale, o per coloro che, attraverso un processo di riabilitazione digestiva, hanno recuperato sensi-guida e riflessi digerenti e si sono accorti che il loro istinto li porta verso il cibo di origine vegetale.


La repulsione per la verdura che spesso si incontra nei bambini, come il malessere di certi adulti dopo il consumo di verdure fresche, possono avere la stessa origine, cioè un ridotto potenziale di digestione/assimilazione nonché un’assuefazione e una dipendenza verso cibi artificiali.


È davvero importante tornare a saper ascoltare il proprio corpo durante un gesto così necessario come quello della nutrizione. È un gesto che compiamo ogni giorno della nostra vita, più volte al giorno, e dal quale sarebbe auspicabile trarre un autentico giovamento anziché un lento avvelenamento. Se siamo tesi o arrabbiati, un pasto può avvelenarci e intossicarci. Le cattive condizioni psicofisiche non possono non influire sulle capacità digestive del nostro organismo. Una maggiore consapevolezza di se stessi è il primo grande passo verso il benessere, e i bambini, soprattutto, hanno il diritto di non veder lesa tale consapevolezza sin dalla più tenera età.

…Tornando al respiro

Le allergie e le adenotonsilliti dei bambini si possono intendere anche come manifestazione di deficit funzionale dell’intestino. Questo deficit non si fatica a immaginarlo osservando la “linea” tutt’altro che invidiabile non dico degli adolescenti, ma di tanti bambini anche al di sotto dei dieci anni. A proposito della “chiusura del rubinetto”, è essenziale considerare in modo critico l’alimentazione abituale dei nostri bambini. Ottimizzando l’alimentazione ridurremo la quantità di complessi antigene-anticorpo che vanno a formare il muco che ostruisce e gonfia tonsille e adenoidi. È proprio questo il primo passo per interrompere quello che finisce per diventare un circolo vizioso.

Liberare il naso attraverso una buona digestione

Come insegna la Medicina Tradizionale Cinese (e non solo), tutte o quasi le malattie pediatriche derivano in buona parte da indigestione cronica.


Il bambino, per qualità o quantità (quasi sempre entrambi), mangia in maniera inadeguata e perciò non digerisce. Il risultato è una produzione quotidiana di “tossine digestive” (il “muco” o “flegma” delle Medicine Tradizionali. Per la Medicina Occidentale Moderna si tratta, a livello microscopico, di complessi antigene-anticorpo che fluiscono nel torrente circolatorio o si annidano nei tessuti linfatici e negli interstizi fra le cellule, e, a livello macroscopico, di incrostazioni fecali che rivestono le pareti intestinali), con espansione e intasamento del MALT, compreso quello a livello cefalico (tonsille, adenoidi, Anello Linfatico di Waldeyer). L’informazione immunitaria, originatasi nel MALT intestinale, si trasmette immediatamente agli altri distretti analoghi presenti nell’organismo, con conseguente reazione infiammatoria e tumefazione (rigonfiamento) di questi altri distretti. Il rigonfiamento è proporzionale al materiale che deve essere smaltito, ossia espulso dal corpo. Si crea una sorta di “ingorgo stradale” (tonsilla/ adenoide/linfonodo ipertrofici) a causa del gran numero di “automobili” (complessi antigene-anticorpo). Come in ogni ingorgo che si rispetti arrivano anche tanti “vigili” (le varie cellule deputate al controllo e allo smaltimento dei rifiuti durante le reazioni infiammatorie, soprattutto i macrofagi) che rimangono sul posto e si danno il cambio finché l’ingorgo non è stato smaltito. Ecco dunque l’origine e il comune decorso di tonsilliti, adenoiditi, otiti, faringiti ecc.


Se questa è l’origine “periferica” (dal MALT dell’intestino al MALT di naso e faringe), ricordiamo che esiste sempre e comunque anche un’origine “locale”, dovuta al prolasso posturale della lingua, che ostruisce il deflusso della linfa da tonsille e adenoidi ai grandi vasi di scarico della linfa stessa.


Esiste un detto in Medicina Cinese: “nei bambini la Milza (intesa come “funzione digestiva”) è immatura”. Questa affermazione, riconosciuta nella sua validità anche dalla Medicina Occidentale Moderna (anche se poi nella pratica pediatrica non viene tradotta in alcunché), si applica in particolare ai bambini al di sotto dei 6 anni. Proprio per l’immaturità della loro funzione digestiva, i bambini hanno difficoltà a separare in modo efficiente i princìpi nutritivi da ciò che invece va eliminato dal corpo con le feci e le urine. Per questo, se nutriti con alimenti in eccesso, oppure pesanti (ad esempio troppo ricchi di proteine), artificiali (merendine o comunque prodotti realizzati dall’industria) o mal combinati fra loro, vanno incontro con facilità a cattiva digestione, e i sottoprodotti di questa digestione che avviene come può (muco, o flegma) si accumulano nelle stazioni linfatiche associate alle mucose.


Se vogliamo aiutare i nostri bambini per i loro malanni più frequenti, dobbiamo rivedere in modo critico quanto e cosa dar loro da mangiare, e in quale momento della giornata.


Gli stereotipi alimentari, nati perlopiù in contesti socioeconomici del tutto diversi da quelli odierni, dovrebbero lasciare il posto a una più consapevole informazione alimentare. Non più carne a volontà perché senza non si cresce, o latte a tutti i costi perché solo lì c’è il calcio. E se questo è ciò che dice la nonna o la televisione, spegniamo l’una e l’altra e accendiamo un po’ di buon senso.


Le evidenze per cui una dieta ricca di proteine animali (carne, latte e derivati) come quella occidentale moderna è uno dei fattori più importanti nella genesi delle malattie croniche degenerative (insieme ai disordini psicoemotivi) sono ormai a disposizione di tutti coloro che vogliano acquisire informazioni non mediate da interessi commerciali. Sono anche disponibili approfondite analisi socio-economiche sui motivi per cui tanto si è fatto per trasformare intere popolazioni contadine, che si cibavano per lo più di vegetali, in popolazioni tecnologizzate e inurbate che si cibano solo di carne e latte bovini, nonché derivati del frumento.


Se i nostri figli digeriranno bene, si eliminerà l’origine della maggior parte del muco che chiude loro il naso e li costringe a respirare con la bocca per sopravvivere. Mai pretendere che mangino anche quando non hanno fame; non è vero che quanto più ingurgitano, tanto più crescono.


E soprattutto basta con l’idea della crescita a tutti i costi secondo tempi e quantità studiate non sul singolo individuo, la sua costituzione e la sua realtà unica, ma sulla scorta di studi statistici e tabelle; non siamo palline tutte uguali su un piano inclinato!


Affinché i bambini crescano bene è più importante la luce solare, il movimento fisico e la qualità del sonno. Tutti i dottori sanno che la maggiore quantità di ormone della crescita si produce proprio durante il sonno. Per cui sarà bene andare a letto presto, avendo mangiato poche cose digeribili e, magari, dopo una breve passeggiata; mai mangiare davanti alla televisione e, comunque, non guardarne troppa e mai dopo cena. Molti bambini che “crescono poco” hanno infatti un sonno agitato, russano o vanno in apnea, e questo perché respirano male e sono troppo eccitati. Per non parlare del fatto che, coperti come sono, un raggio di sole non potrebbe toccarli che sulla punta del naso.


Oltre alla dieta troppo ricca di proteine e di carboidrati raffinati, anche la combinazione dei cibi fra loro può avere conseguenze nefaste sul processo digestivo.


Purtroppo, conosciamo meglio l’automobile e il computer del nostro stesso corpo.


I corsi di informatica iniziano già dalle scuole elementari, mentre di educazione alimentare non si parla neppure ai corsi universitari di medicina.


È necessario ascoltare il proprio corpo. Se dopo una pizza o un piatto di pasta ci si alza dalla tavola con la pancia gonfia, anche se si è mangiato in piccola quantità alimenti considerati digeribili, in realtà si sta digerendo male e il corpo ci sta informando di questo.


Il numero di bambini con la pancia gonfia o con accumuli di grasso sulla pancia è in aumento come le allergie; i due fenomeni vanno di pari passo.

Di seguito, riportiamo la tabella riassuntiva delle associazioni alimentari, ricordando comunque che, quanto più piccolo è il bambino, tanto meglio sarebbe fargli mangiare un solo tipo di alimento per pasto. In questo modo è anche facile individuare subito se quello che ha mangiato viene tollerato o, per qualche motivo, risulta indigesto.


ALIMENTO

ASSOCIAZIONE OTTIMALE

ASSOCIAZIONE TOLLERABILE

ASSOCIAZIONE DA ESCLUDERE

Carne, pesce, uova

Tutti gli ortaggi tranne gli amidacei

Piccole quantità di cereali e patate

Tra di loro e con la frutta

Latte

-

Pane e zucca

Tutto il resto

Formaggio

Verdure e ortaggi

Pane, patate e zucca

Tutte le proteine e la frutta

Yogurt magro

-

Frutta acida

Altri alimenti proteici

Legumi secchi

Verdure e ortaggi non amidacei

Cereali (pasta, pane, riso) e patate

Altri cibi proteici e la frutta

Cereali (pane, pasta)

Verdure e ortaggi

Altri cibi proteici e la frutta dolce

Altra frutta, pane e patate

Ortaggi e verdure

Tutti tranne la frutta oleosa

-

Frutta oleosa

Patate

Ortaggi e verdure tranne i legumi

Uova, carne, formaggi, legumi

Frutta e cereali

Riso

Verdure, ortaggi

Carne, pesce, uova, formaggi, legumi

Pane, patate

Pomodori

Verdure e alimenti proteici tranne il formaggio

Cereali (pasta, pane, riso) e patate

Latte, formaggi, frutta dolce

Oli

Uova, patate, cereali, legumi secchi

-

Frutta dolce, zuccheri

Sale

-

-

Anguria, latte, zuccheri

Zuccheri

-

Dolci

Ortaggi, oli e sale

Aceto

-

-

Cereali, proteine, carote, crescione, barbabietole, pomodori, castagne, banane, patate, latte, agrumi

Alcol

-

Carne, pesce

Anguria, latte, crostacei

Frutta acida

Frutta oleosa

Carne, pesce

Frutta semiacida, dolce, zuccheri

Frutta semiacida

Frutta oleosa

Pane, dolci

Altra frutta

Frutta zuccherina (dolce)

-

Dolci

Tutto il resto

Frutta oleosa

-

Frutta, acida, verdure, ortaggi

Carni, formaggi, latte, uova, pesce, legumi, frutta dolce, zuccheri

Tabella delle compatibilità alimentari secondo Costacurta (tratto da La nuova dietetica,2 modificata)

È importante sottolineare che ci sono una serie di alimenti nei confronti dei quali è più facile essere “intolleranti”, per il fatto che sono già di per sé ricchi di istamina, oppure perché inducono la liberazione di istamina da parte dell’organismo, oppure perché ricchi di tiramina, che come l’istamina fa parte della famiglia delle ammine biogene. L’istamina è il mediatore chimico rilasciato dalle cellule legate al meccanismo di allergia classica IgE mediata.


La tiramina intestinale può essere di provenienza esterna per l’ingestione di alimenti ricchi della sostanza stessa, oppure possiamo sintetizzarla in modo autonomo, trasformando la tirosina presente nei cibi ingeriti con l’intervento di un enzima dei microbi intestinali. In individui in cui esiste una condizione di insufficienza degli enzimi deputati a digerirla, o per l’ingestione di altre molecole capaci di interferire con l’attività di questi enzimi, la tiramina non viene degradata in modo corretto e una quantità eccessiva passa in circolo. A livello clinico le reazioni pseudoallergiche da tiramina si manifestano con sintomi dovuti all’azione che la sostanza ha sui vasi e sulle terminazioni nervose.


ALIMENTI RICCHI DI ISTAMINA

ALIMENTI CHE INDUCONO LA LIBERAZIONE DI ISTAMINA

ALIMENTI RICCHI DI TIRAMINA

- Formaggi fermentati e stagionati tipo gorgonzola, fontina ecc.

- Bevande fermentate (vino, birra, superalcolici)

- Salumi, carni in scatole, patè, salsicce

- Aringhe, salmone, sardine, alici, tonno

- Conserve

- Pomodori, spinaci, banane, avocado

- Fegato di maiale

- Cioccolato

- Cioccolato, fragole

- Pomodori

- Frutti esotici (ananas, papaia)

- Crostacei, frutti di mare, alcuni tipi di pesce

- Albume

- Cibi in scatola

- Salumi, carne di maiale

- Formaggi stagionati

- Groviera, emmenthal, parmigiano

- Cavolo, patata, pomodoro

- Uva

- Aringa affumicata

- Tonno

- Cioccolato


Dando un’occhiata a questa tabella, che contiene molti cibi di consumo quotidiano, potrebbe sembrare che, esclusi questi, non resti molto altro di cui nutrirsi. Eppure, esistono al mondo intere popolazioni per le quali molti di questi alimenti sono del tutto sconosciuti. Non è necessario spingersi agli antipodi della terra per trovare qualcosa di commestibile e più sano. A volte è sufficiente riscoprire i cibi della propria regione che l’industria ha soppiantato: è per esempio il caso di cereali come il farro, ben noti alla tradizione alimentare nostrana, sostituiti dalle moderne varietà di frumento, funzionali ai bisogni della lavorazione industriale ma troppo ricche di glutine.


Ecco alcuni consigli importanti per la salute intestinale e quindi immunitaria del bambino, attraverso un’alimentazione il più possibile “digeribile”.

  • Assumere pesce, pollame e carni magre in piccole quantità e non più di due volte a settimana. Evitare del tutto la carne di maiale. La quantità di proteine ingerite giornalmente non deve eccedere quella consigliata nelle tabelle dei LARN (Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti), perché un eccesso rappresenta, oltre che un “lusso”, anche un danno per la salute e l’economia: nel nostro Paese si consumano 100-200 grammi di proteine al giorno, il doppio di quelle raccomandate!!! Quando il nostro corpo digerisce le proteine vengono prodotti acido urico e ammoniaca, che sono tossici per l’uomo. Dalla continua digestione di proteine in eccesso si ha un sovraccarico e un invecchiamento precoce degli organi che eliminano i rifiuti, cioè i reni, il fegato, l’intestino, la pelle, gli organi linfatici, i polmoni. Le proteine animali, a differenza di quelle vegetali, provocano aumento di colesterolo nel sangue e di altri fattori di rischio per l’arteriosclerosi, che nella nostra società fa il suo esordio già nell’infanzia. Ricordiamo poi che tutte le proteine in eccesso non vengono digerite dai nostri enzimi, ma decomposte dai batteri intestinali attraverso reazioni putrefattive (che si deducono facilmente dall’odore delle feci!). La decomposizione batterica delle proteine produce ammine: l’istamina, ossia proprio la molecola da cui partono le reazioni allergiche, o altre, come la spermidina, la tiramina ecc., da cui in modo indiretto si arriva all’istamina.
  • Le merendine, i dolci e le caramelle, oltre ad abituare il palato al sapore dolce artificiale, provocano gastriti, disturbi intestinali e carie. I dolci sono i principali sottrattori di calcio e di elementi basici dal nostro metabolismo. Non si possono trattenere nel nostro corpo i sali di calcio se introduciamo troppo zucchero bianco. Lo zucchero bianco, infatti, provoca una rapida acidificazione del sangue che non è compatibile con il mantenimento della nostra omeostasi. Per questo, l’acidità provocata va neutralizzata utilizzando proprio i sali di calcio presenti nel nostro organismo, che in tal modo se ne impoverisce, a detrimento delle ossa e dei denti. In una società come la nostra, dove i bambini vedono il sole troppo di rado, e rischiano quindi di avere livelli sempre troppo bassi di vitamina D, con eccessivi consumi di zucchero bianco le conseguenze più frequenti sono carie e rachitismo, anche subclinico, di cui la respirazione orale molto spesso è un sintomo. È necessaria una drastica riduzione degli zuccheri artificiali, preferendo lo zucchero di canna integrale non raffinato, lo sciroppo d’acero o d’agave, il miele, ma anche questi utilizzati con parsimonia.
  • I carboidrati in eccesso sono soggetti a fermentazione intestinale. Ciò produce allergia in modo indiretto. Con la fermentazione si producono alcol, acidi e gas. Questi contribuiscono a creare la “sindrome dell’intestino permeabile”, ossia un’infiammazione cronica delle pareti intestinali che causa un allentamento delle maglie del tessuto intestinale stesso, permettendo il passaggio nel circolo sanguigno di materiale non ben digerito, molecole estranee, prodotti di scarto. Inoltre l’alcol inibisce i fattori che digeriscono l’istamina; in tal modo, si produce un allungamento della durata dei fenomeni allergici.
  • Il latte a lunga scadenza va evitato, poiché è difficile da digerire e privo di vantaggi nutritivi.
  • Vanno evitate nel modo più assoluto anche tutte le bibite gasate zuccherate. Queste, insieme agli altri cibi tipici dei bambini di oggi (prodotti da fast-food, merendine, patatine fritte, dolci o biscotti molli farciti di creme pasticcere e tutto il cibo-spazzatura in genere), possono essere tollerati al massimo nel corso di qualche festa o gita ma, se consumati tutti i giorni, provocano patologie gastrointestinali, obesità, diabete, oltre a tutti i disturbi legati alla fermentazione degli zuccheri. Nutrirsi di cibo spazzatura ha come effetto il moltiplicarsi dei recettori per gli oppiacei, di quelle molecole, cioè, che produciamo in concomitanza con esperienze di benessere. I bambini, letteralmente, diventano tossicodipendenti, si assuefanno a un determinato livello di queste sostanze chimiche in circolo nel loro corpo, e cercano pertanto, con insistenza, i cibi che ne garantiscono l’approvigionamento in dosi sempre maggiori. Alcune ricerche molto recenti indicano che l’effetto neurologico dei grassi di cui ci nutriamo non è sempre lo stesso, né sempre benefico. L’acido stearico, un tipo di grasso presente nella cioccolata, nella carne, insieme ad altri tipi di grassi presenti nel cibo spazzatura, attiva dei recettori sulla lingua che lanciano un messaggio al cervello, il quale poi lo rilancia all’intestino attraverso il nervo vago, causando proprio il rilascio degli endocannabinoidi (le molecole che si legano ai recettori degli oppiacei di cui sopra), i quali a loro volta inibiscono il riflesso di sazietà e aumentano la voglia di altro cibo-spazzatura. Di conseguenza si innesca un circolo vizioso di tossicodipendenza che, per le sue caratteristiche di automantenimento, è in grado di passare da una generazione all’altra con meccanismi epigenetici, aumentando ogni volta la sua gravità e il livello di degenerazione biologica.
  • Le fritture sarebbe meglio eliminarle. L’olio cotto ad alte temperature sprigiona sostanze molto tossiche, in particolare quando viene usato e riscaldato più volte, pratica da scoraggiare nel modo più assoluto.
  • Va incoraggiato l’uso del pane integrale biologico, perché ricco di fibre e nutrienti, meglio se di consistenza semidura o dura per favorire la masticazione intensa. Tutti gli alimenti ricchi di fibre, se mangiati in quantità eccessive e masticati poco, fanno più male che bene perché irritano il tratto intestinale.
  • La masticazione intensa e vigorosa stimola la tensione dei muscoli che chiudono la bocca ed è uno degli antidoti più importanti alla sindrome della bocca aperta. L’intensa attività muscolare che serve per masticare i cibi dalla consistenza dura spreme gli organi linfatici e favorisce il drenaggio delle tossine in essi contenute. Inoltre, considerando che la prima digestione, soprattutto dei cibi amidacei, avviene in bocca, non si può digerire bene tutto ciò che viene masticato poco. È indubbio che l’epidemia di disturbi intestinali da cui nascono le allergie e le conseguenti adenotonsilliti dipende anche dall’esclusivo consumo di cibi molli che, stimolando l’ingestione ancora prima di essere stati masticati, favoriscono una scarsa insalivazione e dunque una cattiva digestione. È bene quindi accompagnare ogni pasto con del cibo che, per essere ingerito, debba essere ben masticato, come ad esempio il pane integrale tostato.
  • Utilizzare il sale marino integrale al posto del sale bianco raffinato, che non ha altri sali minerali al di fuori del cloruro di sodio. Quest’ultimo, se usato da solo, provoca ipertensione, problemi cardiovascolari e renali. Inoltre, non va mai aggiunto sale ai cibi di bimbi troppo piccoli.
  • È necessario aumentare molto il consumo di frutta e verdura fresche, di stagione e originarie del luogo dove si vive. Di frutta e verdura se ne consuma davvero troppo poca, mentre consumiamo troppe proteine. Iniziare a fare il contrario può giovare non solo al nostro benessere psicofisico, ma anche a quello dell’intero pianeta, viste le ripercussioni che i grandi allevamenti di bestiame hanno sull’economia, sui consumi energetici e idrici, nonché sull’accesso al cibo nei “Paesi in via di sviluppo”. La frutta cruda andrebbe consumata da sola, lontano dai pasti, a metà mattina o a merenda, meglio non oltre la prima metà del pomeriggio. La verdura dovrebbe costituire l’ossatura portante dei pasti insieme ai cereali integrali. Per far sì che i bambini consumino volentieri la frutta e la verdura, è bene consumarne in abbondanza durante la gravidanza e soprattutto durante i primi 5 mesi di allattamento. È stato osservato che il sapore del latte materno (che dipende dall’alimentazione della mamma) forma il gusto futuro dei bambini. Comprate una centrifuga e fate da voi succhi di frutta freschi senza addittivi e conservanti (con la raccomandazione di non berli, però, come fossero acqua!). Preparate con la centrifuga la base di minestrine vegetali da cuocere a fuoco lento il meno possibile, solo per riscaldarle un po’. Attenzione: frutta e verdura crudi vanno masticati molto bene, altrimenti fermentano.
  • Non c’è alimento migliore del latte materno che, secondo i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, andrebbe preso come minimo fino ai due anni, in maniera esclusiva fino al sesto mese compiuto, e integrando gli altri cibi nel periodo successivo. L’allattamento, oltre che nutriente alimentare, è anche il miglior nutriente neurologico per il bambino piccolo. Grazie al latte della mamma si fornisce al bambino l’allenamento necessario al suo sistema nervoso in rapido sviluppo. Affinché l’allattamento inizi nel migliore dei modi è utile che le mamme curino, oltre alla giusta informazione e alla fiducia in se stesse (praticamente tutte le mamme hanno il latte e sono in grado di allattare), anche la propria salute e il proprio stato psicoenergetico, soprattutto grazie a un’alimentazione sana e ricca di cibi freschi e nutrienti di qualità; e questo, se possibile, almeno sei mesi prima del concepimento. Esistono, inoltre, tisane e rimedi naturali che aiutano la produzione del latte quando la mamma è molto stanca e le sue energie psicofisiche sono ridotte al minimo. Il riposo a letto, goduto insieme al neonato quanto più si può, è anch’esso un ottimo rimedio per favorire la produzione del latte. L’allattamento, proseguito fino al suo termine naturale, è la migliore prevenzione contro le future allergie e favorisce la crescita e la coordinazione neuromuscolare in modo eccellente.
  • Il latte vaccino è considerato oggi del tutto inadeguato alle esigenze del bambino anche dopo i sei mesi di età e fino al compimento dell’anno. Questa opinione è oggi condivisa in larga misura, come dimostrano le recenti raccomandazioni delle maggiori autorità pediatriche mondiali. Il motivo principale per cui se ne sconsiglia l’uso è l’eccessivo apporto di sodio, potassio, cloro e proteine, che si traduce in un eccessivo lavoro per i reni e l’intestino, ancora immaturo. Dopo i sei mesi e fino all’anno, se non si ha a disposizione il latte materno, la scelta migliore è il formulato in polvere. Successivamente, alternative al latte vaccino possono essere il latte di capra o i latti vegetali, come quello di riso e di avena. Da evitare quello di soia per l’altissima presenza di fitormoni in questo legume. Secondo altre visioni, il latte vaccino resta comunque l’alimento di facile reperibilità che più si avvicina al rapporto proteine-carboidrati-grassi equilibrato per l’essere umano. Il motivo per cui l’intolleranza nei suoi confronti è in crescita presso le popolazioni occidentali potrebbe dipendere, come già accennato, dal fatto che esso venga consumato come fosse una bevanda, cioè ingerito con troppa rapidità e in quantità eccessive.

I bambini non sono esseri incapaci di intendere e di volere. In particolare, prima che le abitudini della famiglia occidentale moderna vengano loro inculcate fino a modificarne il comportamento spontaneo, hanno una perfetta competenza in materia di quantità e qualità del cibo da assumere. Diamo loro cibo naturale di qualità e fidiamoci dei loro ritmi e delle quantità che scelgono per loro stessi, senza temere che si indeboliscano o che muoiano di fame. Nella nostra società si muore perché si mangia troppo, è quasi impossibile morire di fame. Siamo abituati a mangiare tre o più volte al giorno, così tanto che prima ancora di aver eliminato i residui di un pasto precedente abbiamo già mangiato almeno due volte. Tutto questo fa male a noi adulti ma ancor più ai bambini, il cui sistema digerente è ancora immaturo.

Appendice sulla carne suina

Gli studenti di medicina, fin dal Medioevo, per i loro esercizi di anatomia utilizzavano un animale che per disposizione, forma, pelle e struttura degli organi interni è molto simile all’uomo. Ci riferiamo al maiale.


Non tutti sanno che il maiale maschio viene sterilizzato settimane o mesi prima di essere ucciso, per poter utilizzare una carne che altrimenti risulterebbe non commestibile a causa del cattivo odore. I maiali non vivono molti anni, e non solo perché vengono allevati per essere uccisi al massimo verso i sei anni. Come riferiscono gli esperti di allevamento, se i maiali vivono più di sei anni sviluppano con certezza qualche tipo di malattia degenerativa. Non senza ragione, il maiale è considerato una fonte di tossine molto pericolose per l’uomo.


Reckeweg, iniziatore della medicina omotossicologica, scrive nei suoi libri che alcune sostanze contenute nel maiale possono provocare processi di difesa (infiammazioni) e di drenaggio, che potrebbero apparire come “malattie”.


Secondo il Professor Shope, dell’Istituto di Virologia di Londra, il virus dell’influenza si è adattato a convivere nel maiale e vi trascorre l’estate, soprattutto nei polmoni di questo animale. Per questo sembra che chi mangia carne suina abbia una maggiore tendenza ad ammalarsi di influenza.


La carne di maiale è ritenuta responsabile di molti disturbi e il suo consumo favorirebbe la diminuzione della capacità di risposta biologica del nostro organismo e il conseguente sviluppo di parassiti, batteri e virus. Le tossine in essa contenute (sutossine) sembrano essere fra le principali responsabili dell’avvio dei processi infiammatori nel connettivo e non possono essere disgregate, almeno non del tutto, una volta entrate a far parte del connettivo umano. Pare che gli esteri di acidi grassi, il colesterolo e gli acidi mucoitinsolforici di origine suina siano sostanze isostere della sostanza fondamentale connettivale umana, ossia con proprietà chimico-fisiche molto simili ad essa, e resistenti ai normali enzimi.


Il motivo per cui le tradizionali culture mediorientali (ebraica e islamica) vietano il consumo della carne suina, ritenendola impura, potrebbe non avere origine solo dal tipo di clima in quei Paesi.

Appendice sul rachitismo

Il rachitismo, ossia la malattia dovuta alla carenza di assunzione o assorbimento di una sufficiente quantità di vitamina D, da molto tempo non viene più considerata comune, almeno nei Paesi occidentali. Eppure la ricerca di questi ultimi anni ha dimostrato che la carenza di vitamina D è molto diffusa nella popolazione del cosiddetto primo mondo, anche se i segni del rachitismo non si manifestano in modo evidente. Si parla, in tal caso, di rachitismo subclinico. Il numero di pubblicazioni scientifiche sui rapporti fra vitamina D e asma, allergie e infezioni respiratorie nei bambini è in crescente aumento.


Si è scoperto che la vitamina D non è importante solo per il metabolismo dei sali che compongono le ossa, come è noto almeno dagli anni 20 del Novecento. In realtà, ogni tessuto e ogni cellula del corpo è fornita di recettori per la vitamina D, per cui i suoi effetti sono generali anziché legati solo alla struttura ossea o muscolare.


Recentissimi studi hanno documentato una carenza quasi endemica di vitamina D negli adulti come anche nei bambini. La ragione pare sia da cercare in una serie di fattori comportamentali, come l’abitudine a vivere in luoghi chiusi, l’uso di vestiti che schermano dai raggi solari e l’utilizzo indiscriminato delle creme solari. Il 90% della vitamina D viene infatti prodotta dalla pelle, a condizione che sia libera di essere illuminata dal sole. Anche l’obesità è un fattore che concorre alla carenza di vitamina D; quest’ultima infatti è un composto chimico liposolubile che viene “catturato” dai tessuti grassi, sottraendolo in tal modo al circuito sanguigno e alla sua funzione metabolica generale.


È ormai provato che la vitamina D è implicata anche nel buon funzionamento del sistema immunitario; essa modula l’efficacia delle reazioni immunitarie e ha un ruolo chiave nella bilancia Th1-Th2, di cui abbiamo già parlato nel capitolo riguardante le diverse ipotesi sull’origine delle allergie.


Negli ultimi 20 anni diversi studi hanno osservato che la riduzione nel sangue della quantità misurabile di vitamina D aumenta la suscettibilità a diverse malattie respiratorie infettive, quali ad esempio la tubercolosi. Queste osservazioni vengono oggi integrate con la scoperta dell’importanza della vitamina D per la salute del sistema respiratorio.


In particolare, l’allattamento al seno come fonte di nutrimento esclusivo e un’adeguata quantità di vitamina D nel sangue riducono in modo significativo le infezioni acute delle basse vie respiratorie nei bambini; i bambini ricoverati nelle unità di terapia intensiva a causa di gravi infezioni acute delle basse vie respiratorie hanno meno vitamina D nel sangue di quelli con infezioni meno gravi o di bambini sani; l’insufficienza di vitamina D facilita anche le infezioni acute delle alte vie respiratorie, nonché concomitanti infezioni virali; il picco dell’andamento stagionale dell’influenza (inverno), soprattutto alle alte latitudini (ossia le regioni più prossime ai poli), corrisponde al momento dell’anno in cui l’irradiamento solare, in particolare quello relativo ai raggi UVB, risulta minimo e, di conseguenza, è minima la produzione cutanea di vitamina D. La prova principale dell’importanza della radiazione solare UVB come induttore della produzione di vitamina D è proprio nel fatto che la sua intensità varia al variare della stagione.


Sempre a proposito del ruolo cruciale della vitamina D per l’apparato respiratorio, si è visto che la polmonite spesso colpisce gli individui già affetti da influenza, in particolare se rachitici; anche l’asma e le allergie colpiscono in particolare bambini con riserve insufficienti di vitamina D. L’indebolimento delle vie respiratorie, infatti, dovuto alla carenza di questa vitamina, contribuirebbe allo sviluppo delle infezioni respiratorie e queste, a loro volta, favorirebbero lo scatenarsi degli attacchi d’asma. Un’altra ipotesi è che la mancanza della vitamina induca una riduzione del volume polmonare a disposizione della funzione respiratoria, facilitando le malattie ostruttive come l’asma.


Considerando l’effetto corroborante di questa vitamina sul livello di tolleranza del sistema immunitario e sull’integrità delle mucose, si è supposta una relazione fra la carenza di vitamina D endemica nella popolazione e l’aumentata incidenza di allergie alimentari e malattie dermatologiche. Si è constatato che quando la vitamina D è insufficiente, aumenta il livello di sensibilizzazione IgE al cibo e a fattori ambientali, sia nei bambini sia negli adolescenti. L’insufficiente efficacia della barriera offerta dalla mucosa intestinale, quando questa perde la sua integrità a seguito della carenza di vitamina D, può favorire l’instaurarsi delle allergie alimentari, oggi sempre più diffuse.


Il crescente interesse per gli aspetti epigenetici ha focalizzato l’attenzione sui rapporti fra lo stile di vita della futura mamma (e, quindi, anche la sua alimentazione) e il successivo sviluppo di malattie croniche come asma e allergie nei bambini.


Si è notato anche che la misura del contenuto di vitamina D nel sangue del cordone ombelicale è predittiva del rischio di malattie respiratorie infettive nei bambini. I dati epidemiologici indicano che, quanto minore è stato l’assorbimento di vitamina D da parte della madre durante la gravidanza, tanto più di frequente si manifestano disturbi respiratori ostruttivi e rinite nel bambino entro i primi 5 anni di vita. Questa correlazione è stata individuata in base allo studio di popolazioni diverse, indipendentemente dalle diverse quantità di vitamina assunte dai bambini.


Uno studio randomizzato sul rapporto fra il consumo di vitamina D nelle gestanti e lo sviluppo di asma nei loro bambini è stato di recente organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità degli Stati Uniti, e si potranno consultare i risultati a metà del 2014. Studi del genere sono molto importanti per gettare luce sugli effetti epigenetici della vitamina D fornita alle donne in procinto di avere figli.


Il fabbisogno giornaliero consigliato di vitamina D è quello relativo alla dose minima necessaria a sostenere le funzioni ossee e muscolari. Al momento non è noto il fabbisogno necessario a sopperire alle necessità delle nuove funzioni metaboliche da poco scoperte (funzione immunitaria, prevenzione delle allergie IgE-mediate, delle malattie respiratorie, difesa delle mucose, prevenzione delle allergie alimentari ecc.); è probabile che, con la maggiore conoscenza di questo ambito del metabolismo, ancora in parte ignoto, la medicina occidentale potrà migliorare i propri livelli di prevenzione senza doversi per forza limitare al controllo parziale dei sintomi.


Per il momento, si sa che il rischio di incidenza e di letalità dell’influenza di tipo A e della polmonite, durante la stagione invernale, si riduce aumentando il livello di vitamina D nel sangue a circa 80 ng/ml, corrispondente all’assunzione di circa 2000-5000 IU al giorno di vitamina D3.


Ma la cosa più importante da ricordare è che, poiché il 90% della vitamina si acquisisce esponendosi al sole, e non per via alimentare, e vista l’enorme diffusione delle disfunzioni intestinali che riducono la nostra capacità di assorbire i nutrienti dagli alimenti che mangiamo (per cui tutti, chi più chi meno, nelle società tecnologizzate e inurbate, sono affetti da carenza cronica dei livelli utili di vitamine e sali minerali), conviene senz’altro puntare su una sufficiente esposizione alla luce solare. Questo è anche il motivo per cui il momento dell’anno in cui gran parte della popolazione civilizzata occidentale si avvicina a livelli di salute accettabili sono i mesi fra luglio e settembre, i mesi in cui di solito si va al mare, si prende il sole sulla pelle e si cammina a piedi scalzi sulla sabbia. Questo effetto è molto evidente nei bambini che respirano a bocca aperta e che, almeno in quei mesi, sembrano “rifiorire”, godendo una qualità del sonno spesso impensabile nei mesi invernali, e riuscendo addirittura a respirare in modo spontaneo con il naso durante il giorno.

Conclusioni

Il bambino è un individuo in rapido accrescimento, nel quale, però, il sistema digerente e quello immunitario devono ancora maturare. È strategico, pertanto, che gli vengano offerte adeguate opportunità esperienziali in grado di favorire la crescita e la maturazione di questi due sistemi, tanto interconnessi e dipendenti l’uno dall’altro da potersi quasi considerare un tutt’uno.


Ogni pasto è un’esperienza digerente-immunitaria. Così come non porteremmo un bimbo che sta imparando a camminare a fare un passeggiata sull’orlo di un precipizio, allo stesso modo non dobbiamo sottoporre ogni giorno, e per tutta la durata della crescita, i nostri figli a un eccessivo numero di pasti, ricchi di tutto ma poveri di reale valore nutritivo. Non dobbiamo favorire la perdita dei sensi-guida e dei riflessi protettivi, perché essi hanno un’importanza cruciale, e non solo sul sistema digerente.


La dieta comune è smodata, sia come numero di pasti (tre principali più due merende), sia come apporto calorico rispetto all’attività psicofisica media; è povera rispetto alle nostre reali necessità (non è infrequente incontrare ragazzi che dalla nascita all’adolescenza non hanno mangiato altro che cibi industriali raffinati e cotti); è monotona, perché alla fine ruota sempre e comunque attorno al latte, al grano, alla carne. Proteine, sempre proteine, solo proteine.


L’assunzione di cibo e acqua, considerata dai più come modalità pressoché unica per dare nutrimento al corpo, non è invece la sola fonte di nutrienti, come ben sa, per esempio, la moderna bioclimatologia. L’aria e la luce hanno anch’esse una funzione nutritiva essenziale. Quella dell’aria è, peraltro, molto intuitiva, basta provare a non respirare per due minuti! È per questo che nel seguito ci soffermeremo anche sull’importanza della qualità di aria e luce, tanto importanti quanto misconosciute.

Il giusto respiro
Il giusto respiro
Andrea Di Chiara
Proteggere i bambini da adenoidi ingrossate, allergie, infezioni respiratorie ricorrenti e altre patologie.Come alleviare i problemi di adenoidi ingrossate, allergie e infezioni respiratorie nei bambini e favorire una crescita naturale ed equilibrata. Siamo sicuri che problemi come allergie, adenoidi ingrossate, denti storti, raffreddori frequenti, asma, siano caratteristici di tutti i bambini? Studi epidemiologici dimostrano che questi problemi sono in netto aumento nei paesi occidentali e che lo stato di salute pediatrico è cambiato nel corso del tempo, passando dalle malattie acute infettive a quelle croniche, caratterizzate da risposte alterate del sistema immunitario; denominatore comune di tale fenomeno pare essere l’alterazione degli automatismi di respirazione e deglutizione nei bambini piccoli, indotta da uno stile di vita poco indicato e da ritmi artificiali. Respirare è una funzione vitale e la sua sede propria è il naso, ma ecco che, quando il respiro si fa corto, in modo naturale la bocca si apre e risponde alla situazione di emergenza. Respirare con la bocca è indice di un profondo disagio del bambino, il quale coinvolge le sfere psichica, neurologica, endocrina, digestiva e immunitaria. Il libro Il giusto respiro dell’odontoiatra Andrea Di Chiara vuole fare il punto della situazione, dando alcuni suggerimenti pratici alle famiglie per il trattamento domiciliare del bambino adenoideo allergico e, più in generale, per una crescita naturale ed equilibrata. Conosci l’autore Andrea Di Chiara è un odontoiatra, agopuntore, perfezionato in occlusione e postura in chiave chinesiologica ed esperto in strategie per la rieducazione respiratoria dei bambini adenoidei/allergici/respiratori orali.È promotore e Presidente dell’Associazione Italiana per la Prevenzione della Respirazione Orale (AIPRO), sul cui sito, www.aipro.info, sono disponibili informazioni rivolte agli insegnanti, ai consumatori, ai genitori, agli enti locali, ai medici. Si occupa da sempre della relazione tra la forma e la funzione negli organismi viventi.