CAPITOLO V

“Sicurezza al primo posto” uguale ritardi nello sviluppo del bambino

Quando mia figlia era ancora ai primi passi, la rincorrevo dappertutto per assicurarmi che non incappasse in qualche pericolo. Ogni millimetro di casa nostra, e di quella della nonna, era a prova di bambino e reso sicuro; quando camminava ero la sua ombra per paura che inciampasse. Con le salviette igienizzanti, sempre a portata di mano, disinfettavo ogni possibile superficie su cui avremmo mangiato; le facevo sempre indossare cappellini parasole e la cospargevo di crema solare; avevo comprato il seggiolino auto più raccomandato che ci fosse.


Se da un lato sentivo di riuscire a barcamenarmi nel tenerla al sicuro, dall’altro mi rendevo conto che non ero preparata al suo livello di attività! Santo cielo! Pensai dopo una mattinata estenuante, la pasta da modellare è durata solo cinque minuti! E ora che faccio? È stato allora che ho deciso che avevamo bisogno di un programma quotidiano: la bambina andava intrattenuta!


Ben presto, alla tenera età di tre anni, fecero la loro comparsa incontri di due ore con altri bambini per giocare, gli sport e l’asilo. Eravamo impegnate, davvero molto impegnate – la accompagnavo in auto all’asilo, a ginnastica, a calcio, a lezione di musica e ai gruppi di incontro fra mamme. Non ricordo di averla mai portata molto fuori a giocare. Se pure l’ho fatto, è stato al parco giochi vicino casa, o durante qualche rara escursione alla spiaggia. Non mi balenò mai per la testa di portarla a esplorare i bellissimi 48.000 metri quadrati di bosco del nostro giardino. Eravamo troppo impegnate per sacrificare il nostro tempo prezioso e trascorrerlo nella natura. È stato solo molto più tardi che ho capito di aver commesso un grosso errore. Quando ha iniziato a manifestare ansie, tendenze aggressive e problemi sensoriali, ho realizzato che ci eravamo allontanate dall’unica cosa che avrebbe potuto aiutarla: tempo da trascorrere da sola nella natura.


C’è qualcosa, nel lasciare un bambino a esplorare da solo uno spazio aperto, che intimorisce molti adulti. La paura è spesso l’ostacolo maggiore che impedisce di concedere al bambino spazi e libertà lontano da una costante supervisione dell’adulto. I timori si manifestano sotto molte forme, gli adulti temono che i bambini vengano rapiti, che si perdano e si facciano male. Esistono anche paure minori, come le punture d’insetto, l’incontro con animali selvatici e le piante velenose, che rendono esitanti i genitori quando si tratta di giocare all’aperto.


Molte di queste paure sono il risultato dell’esagerazione dei pericoli propria della nostra società, oltreché della perdita di fiducia da parte dei genitori. Facciamo il possibile per proteggere i nostri figli in questa nuova era, però talvolta troppa protezione produce più danno che altro. Impediamo ai bambini di conquistare proprio quelle abilità e quella consapevolezza sensoriale di cui hanno bisogno per crescere forti, resilienti e capaci.


In questo capitolo, illustrerò le paure più comuni che impediscono di lasciar giocare i bambini da soli all’aperto e di far loro correre dei rischi. Dirò anche perché il gioco indipendente e il correre qualche rischio siano aspetti davvero cruciali per un sano sviluppo; darò infine qualche consiglio sulla sicurezza quando lasciamo che i bambini se ne vadano liberi a giocare.


La sicurezza secondo gli adulti

Esiste una differenza enorme fra ciò che la maggior parte dei genitori teme (rapimenti da parte di estranei, infortuni seri che ti cambiano la vita) e ciò che accade realmente. Tragedie come rapimenti o morte per infortuni al parco giochi sono eventi estremamente rari. Erano rari trenta o quarant’anni fa e continuano ad esserlo oggi. Quello che è cambiato è la nostra fiducia nella natura umana, che ci fa proteggere tutto ciò che possiamo – soprattutto i nostri figli.


Questo tirare le redini ha significato entrare in un’epoca di giochi molto supervisionati, un aumento delle attività organizzate e una riduzione nel numero di bambini che giocano all’aperto. Vi suona familiare? Di primo acchito sembrerebbe non esserci nulla di dannoso. Tuttavia, la mancanza di tempo per esplorare e giocare in modo indipendente all’aperto colpisce le competenze sociali, la sicurezza emotiva, l’indipendenza e la creatività. Finisce anche per far crescere bambini che tendono ad avere più infortuni e si fanno male più spesso.


Controllo costante

In tutti gli anni da che sono genitore, ho incontrato soprattutto bambini che danno per scontato il fatto di essere sempre tenuti d’occhio

scrive Hanna Rosin, autrice del popolarissimo articolo “Il bambino superprotetto”1 (2014).


È un’idea che mi ricorda il libro 1984, in cui il Grande Fratello ti osserva sempre e non c’è via di scampo; i personaggi del libro sono sotto continua sorveglianza. Lo stesso può dirsi dei bambini oggi: subiscono una supervisione implacabile. Se incontrate un bambino in un luogo pubblico, di solito il genitore sarà nel raggio di qualche metro; gioisco quando vedo un bambino che gioca da solo all’aperto senza genitori in vista, oggi come oggi è una vera rarità.


Paura degli estranei

Uno dei maggiori responsabili del controllo costante esercitato sugli spostamenti dei bambini è il timore degli estranei. Se chiedete alla gran parte dei genitori perché non lasciano giocare i bambini da soli, molti risponderanno: “Il mondo è cambiato, è pieno di vermi là fuori!”. La verità è che il mondo in realtà non è più pericoloso ora rispetto agli anni ’80 o ’70. Semmai, i crimini sono diminuiti. David Finkelhor, direttore del Centro di ricerca sui crimini contro i bambini, nonché una delle autorità più indiscusse in materia di rapimenti, ha scoperto che i crimini contro i bambini sono diminuiti dagli anni ’90. Il tipo di rapimento in cui un estraneo sequestra un bambino resta un fenomeno rarissimo e la sua frequenza non è aumentata (Skenazy, 2009).


L’unico genere di rapimento che è andato aumentando è quello compiuto da membri della famiglia, in cui, di solito come conseguenza di una battaglia per l’affidamento, o il padre o la madre rapiscono il bambino. Talvolta questi sequestri di persona sono catalogati negli archivi dell’FBI insieme a quelli perpetrati da estranei, e per questo si creano statistiche allarmanti (Rosin, 2014). 


Nei titoli delle prime pagine si legge: “Allarme degli istituti di carità: Il rapimento di bambini potrebbe essere quattro volte maggiore di quello ammesso dalle autorità!” (Fearn, 2015), oppure: “Il tasso dei minori rapiti aumenta del 13%” (Russia Today, 2015). Sono titoli che servono per attirare l’attenzione e indurre la lettura del giornale o l’ascolto delle notizie. Quando, da qualche parte nel Paese, un estraneo rapisce davvero un bambino, l’intera nazione ne sente parlare, a volte per settimane, il che alimenta la paura e ci fa credere che la probabilità che accada anche ai nostri figli sia alta. È questa una delle ragioni per cui li teniamo sotto stretta sorveglianza e impegnati in attività organizzate al chiuso.


Il diritto a girovagare

Per via del “pericolo degli estranei”, teniamo d’occhio i nostri figli come non mai; è una sorveglianza che implica se e quanto si possono allontanare o se possono giocare da soli. Le mie figlie hanno sette e dieci anni; solo da poco hanno il permesso di arrivare con la bici fino in fondo alla strada sterrata per giocare con altri bambini della zona. In tutto, sarà una distanza di ottocento metri. 


Questa libertà ci ha fatto guadagnare, da parte di molte famiglie che conosciamo, il titolo di genitori “ruspanti”, sulla falsariga del termine “bambini ruspanti”, coniato dalla giornalista e autrice Lenore Skenazy nel libro che porta lo stesso titolo. Lenore Skenazy fa del suo meglio per difendere i diritti dei bambini a giocare e girovagare per il vicinato e per le strade da soli.


Di recente, mio marito mi ha detto che siamo molto più rigidi di quanto non fossero i suoi genitori negli anni ’80. A dodici anni, lui e il fratello di 10, insieme a qualche altro amico, andavano da soli in bici per 40 chilometri fino alla grande città più vicina. Passavano la giornata in giro per le strade, a guardare le vetrine e a fare compere e scorta di caramelle. Lo hanno fatto per quattro anni di fila, una volta all’anno. Lungo la strada, si fermavano a giocare con degli amici che vivevano a venti chilometri di distanza, prima di ripartire per la loro avventura. Sorride al ricordo ed è orgoglioso di averlo fatto quando ancora era tanto giovane: 


Se permettessimo alle bambine di fare una cosa del genere a dieci e dodici anni forse ci metterebbero in galera,


dice con un’aria molto frustrata.


È vero, siamo quasi al punto in cui sarà impossibile per noi concedere ai figli la stessa libertà che i nostri genitori ci hanno dato in passato. Anche se i pericoli del mondo non sono diversi rispetto a quando eravamo piccoli noi, oggi alcune persone hanno reazioni estreme se vedono un bambino in giro da solo. Due genitori del Maryland sono stati sotto inchiesta due volte per comportamento negligente, solo per aver permesso ai figli di 10 e 6 anni di andare a piedi al parco da soli, a 800 metri da casa. I bambini sono stati scortati dalla polizia e i genitori interrogati. 


Quello che i servizi sociali consideravano trascuratezza e abbandono veniva invece visto dai genitori con alto livello di istruzione (una scrittrice di romanzi e un fisico) come “assolutamente necessario al loro sviluppo, per imparare il senso di responsabilità, per fare esperienza del mondo e conquistare sicurezza e competenza” (St. George, 2015). Sfortuna vuole che alcuni considerino la libertà di movimento concessa ai figli un comportamento negligente da parte del genitore.


Uno studio recente, condotto nel Regno Unito, ha messo in luce che “l’indipendenza di movimento” dei bambini è in calo. Nel 1971, l’86% dei bambini alle elementari potevano andare a scuola da soli. Nel 1990, il dato era crollato al 35%, e nel 2010 solo il 25% dei bambini andavano a scuola a piedi senza essere accompagnati da un adulto. In confronto ai loro coetanei tedeschi, i bambini inglesi della scuola primaria avevano minore indipendenza di movimento nel 1990, così come nel 2010. In Germania, ai bambini erano garantiti tutti i permessi per spostarsi in autonomia in proporzione molto maggiore e più precocemente rispetto ai coetanei inglesi (Shaw et al., 2013). 


Il che dimostra che, al variare delle norme sociali, la capacità dei bambini di essere indipendenti e correre dei rischi cambia moltissimo. Tim Gill, ricercatore e autore di Rethinking Childhood, afferma: “Mi hanno detto che in Svizzera i genitori sono giudicati male se NON fanno andare a piedi da soli i bambini dell’ultimo anno di asilo (sì, avete capito bene, asilo!)” (Greenfield, 2015).


Tenendoli sempre sotto controllo, impediamo ai bambini di raggiungere proprio quella libertà di cui hanno bisogno per muovere appieno e di frequente il proprio corpo nel corso di tutta la giornata. Più giocano all’aperto, più hanno occasioni e modi per cimentarsi con il proprio corpo. A partire dalle corse in bici per fare avanti e indietro da casa degli amici e organizzare qualche partita a baseball per ore, fino all’acchiapparella notturno con le torce, le attività all’aperto li fanno muovere e giocare.


Se viene offerta loro l’opportunità di giocare da soli, dimostrano più alti livelli di sicurezza e migliori abilità sociali. Il gioco indipendente determina anche benefici più ampi a livello della comunità, perché si stringono relazioni nel vicinato, il senso comunitario si rafforza e il timore del crimine diminuisce (Shaw et al., 2013). I bambini hanno anche bisogno di tempo da trascorrere in pace lontano dal mondo adulto, di un senso di privacy e della possibilità di avere qualche segreto. Devono poter creare un mondo tutto loro, costruire fortini e nascondigli top-secret, andare per scorciatoie che magari gli adulti non usano e persino inventare linguaggi propri. 

Tutti questi benefici del gioco indipendente favoriscono un senso di responsabilità, di cameratismo fra coetanei, di indipendenza e di immaginazione, e migliorano moltissimo la capacità di giocare. I bambini hanno semplicemente bisogno di spazio per andare in giro e giocare da soli.


Paura che si facciano male

“Stai attento!”, dice una mamma che segue dappresso il suo piccolo di tre anni mentre cammina su un sentiero accidentato a TimberNook. “Non cadere!”, aggiunge. Quante volte io stessa l’ho fatto con le mie figlie?, penso fra me e me. Si avvicinano troppo alla sporgenza di una roccia e il mio istinto di protezione fa capolino: “Attente!”, dico con una nota tragica nella voce; poi camminano su qualcosa di umido e scivoloso e in automatico le avviso di nuovo: “Fate attenzione!”. Eppure, cosa c’è da stare tanto attenti? Cos’è che ci spaventa tanto?


Perlopiù temiamo che cadano e si facciano male sul serio, immaginiamo che una caduta si trasformi in un errore dalle conseguenze disastrose se non addirittura fatali. In realtà, i bambini sono spesso più capaci di affrontare i rischi di quanto non crediamo e una caduta che sia fatale è davvero rarissima. E se cadono? Tante volte una sbucciatura o un livido sono esperienze utilissime, da cui si impara molto più che da uno “Stai Attento!” ripetuto ogni cinque minuti.


Il problema è che la gente pensa che qualsiasi rischio corso da un singolo individuo sia al 100% un rischio che possa riguardare tutti

afferma il Dr. F. Sessions Cole, direttore sanitario al St. Louis Children’s Hospital (Skenazy, 2009, 7). Ad esempio, se un bambino cade dalle strutture per arrampicarsi del parco e ha un serio infortunio alla testa, noi tutti pensiamo automaticamente che nostro figlio corra lo stesso rischio. Potremmo addirittura pensare di vietargli del tutto l’accesso a quel tipo di strutture, sacrificando i benefici fisici che ne avrebbe, in nome della “sicurezza”.


Negli ultimi trent’anni le aree gioco nei parchi sono mutate in modo drastico proprio per questa ragione. Alla fine degli anni ’70, vennero intentate cause dai genitori di un numero esiguo di bambini, feritisi gravemente giocando sulle strutture del parco giochi. L’esito di questi procedimenti legali ha determinato dei cambiamenti nelle politiche di gestione delle aree di gioco e ha aperto una nuova era di attrezzature super sicure ma senza alcun vero fascino (i cambiamenti avvenuti nei parchi saranno spiegati in dettaglio nel capitolo sei). Nonostante questo, i cambiamenti intervenuti e l’aggiunta di una pavimentazione morbida su cui far poggiare le attrezzature, non hanno portato ad alcuna differenza nel numero degli infortuni. Anzi, i numeri sono in crescita.


I genitori penseranno che essere molto cauti e protettivi venga ripagato da un minor numero di incidenti. Ironia vuole che l’attenzione ossessiva alla sicurezza non abbia prodotto una differenza nel numero di bambini che si fanno male. La verità è che, secondo il Sistema elettronico nazionale di sorveglianza sugli infortuni – che monitora il ricorso agli ospedali e la frequenza delle visite al pronto soccorso a seguito di incidenti nelle aree gioco pubbliche – c’è stato un netto incremento nel numero di questo tipo di infortuni, a partire dai primi anni ’80 – proprio il periodo in cui i rinnovamenti delle strutture hanno avuto luogo. Nel 1980, il numero di interventi ospedalieri dovuti a infortuni al parco giochi era di 156.000, nel 2013 lo stesso numero è salito a 271.475 (Rosin, 2014).


Infortuni seri alla testa, cadute e decessi sono tutt’ora molto rari e non dipendono dalla quantità e dal tipo di accorgimenti adottati per la sicurezza. La Commissione per la sicurezza del consumatore ha di recente reso noto che, fra il 2001 e il 2008, ci sono stati cento decessi dovuti a incidenti nelle aree gioco pubbliche. Questo significa circa tredici bambini l’anno sui diversi milioni di bambini che vivono negli Stati Uniti, e solo dieci in meno rispetto al 1980 (Rosin, 2014).


Cadere ogni tanto e sperimentare un ragionevole rischio (arrampicarsi su massi e rocce, andare in bici da un amico, giocare al buio) è in realtà di grande beneficio per la salute dello sviluppo fisico. Quando ai bambini viene data l’opportunità di correre dei rischi, e persino di provare la sensazione della caduta, imparano col tempo i necessari aggiustamenti motori – come spostare il peso del corpo in bicicletta per evitare di cadere o mettere avanti le mani per proteggere la faccia quando si cade. Nessun adulto può insegnare a un bambino come sviluppare questi necessari accorgimenti motori, sono abilità che possono essere apprese solo tramite l’esperienza (Ayres, 2000). I bambini devono cadere ogni tanto, commettere errori, procurarsi lividi e qualche ammaccatura per sviluppare un buon equilibrio, autonomia ed efficienti abilità motorie.


Limitare l’esposizione al rischio e cercare di evitare sempre le cadute può impedire lo sviluppo fisico. E questo espone davvero i bambini al pericolo. Se il sistema motorio e l’equilibrio non hanno la possibilità di adattarsi, il bambino rischia di essere più goffo e ha più probabilità di cadere e farsi male sul serio. Se inciampa e dimentica di mettere le mani avanti, la testa non sarà protetta; se si volta a guardare indietro mentre è in equilibrio su una roccia rischia di cadere se non ha ancora sviluppato le abilità motorie che gli permettono di fare due cose a un tempo. Anziché evitare ogni possibile rischio, dobbiamo permettere ai bambini di esperire il rischio con gradualità e sviluppare così le capacità fisiche essenziali di cui si ha bisogno per la propria incolumità.


Abbondanza di regole

La società americana, col tempo si è fatta sempre più incline alla querela, e questo sta avendo un impatto davvero pesante sulla crescita dei bambini. Le scuole, e persino i comuni, introducono regole sempre nuove e bandiscono i classici passatempi dell’infanzia come l’acchiapparella, l’uso degli slittini, il saltare dalle altalene e l’appendersi alle scale orizzontali. Il motivo? Qualche bambino, da qualche parte, si è fatto male e ora la scuola o il comune hanno paura di essere denunciati. Il modo più semplice per risolvere la questione è liberarsi dell’attrezzatura e proibire l’attività incriminata. Sarà anche una buona soluzione a breve termine, ma ci si dimentica dell’importanza che ha per un bambino il poter prendere parte a questo tipo di attività.


Un’amica, che insegna nella scuola elementare, mi ha confessato di aver dovuto rinunciare a fare da supervisore durante la ricreazione: “Non ce la facevo più!” mi ha detto, “dovevo dire ai bambini di non cimentarsi in cose che sapevo avrebbero fatto bene al loro sviluppo!”. Per esempio, i bambini avevano molte limitazioni sull’uso delle altalene: “Ricordo che mi piaceva saltar giù dall’altalena quando ero piccola, per vedere quanto arrivavo lontana. Adesso, non solo è proibito saltare, ma la sola cosa ammessa è stare seduti sull’altalena! Ho persino dovuto impedire che si dondolassero sulla pancia!”, mi racconta. Ho avuto bambini che mi hanno raccontato di non poter fare gli avvitamenti con le corde dell’altalena e altre maestre mi hanno detto che non possono arrampicarsi in cima alle scale orizzontali.


Come abbiamo visto nel terzo capitolo, avvitarsi, fare le giravolte e mettersi a testa in giù sono attività importanti per conquistare un robusto senso dell’equilibrio. Arrampicarsi in cima a una scala orizzontale è una notevole sfida e usare lo slittino rafforza i muscoli del busto e offre quel giusto stimolo vestibolare necessario per migliorare la propria percezione corporea. Se non diamo ai bambini la libertà di sperimentare diversi movimenti attraverso queste semplici sfide, come ci aspettiamo che siano in grado di muoversi senza farsi male? I rischi e le sfide sono importanti per un sano sviluppo motorio e sensoriale.


Quando mi trovavo in Nuova Zelanda, per dare una mano nell’apertura di un nuovo TimberNook, mi ritagliai del tempo per incontrare Bruce McLachlan, preside della Swanson Elementary School di Auckland. Bruce ha fatto l’impensabile; come parte di uno studio condotto da un’università locale, ha abolito le regole durante la ricreazione. Ai bambini era consentito arrampicarsi sulle recinzioni, sugli alberi, usare materiali da costruzione e andare sui monopattini. È successa una cosa buffa: c’è stata una diminuzione nei tassi di bullismo, un crollo degli infortuni seri e un miglioramento della concentrazione in classe.


Bruce mi ha raccontato che uno dei motivi per cui abolire le regole ha funzionato in Nuova Zelanda sta nel fatto che non deve preoccuparsi di eventuali denunce. La Nuova Zelanda si avvale di un piano assicurativo universale gestito dallo Stato e amministrato dalla Accident Compensation Commission, che copre le spese mediche se le persone si fanno male. Per questo, è raro che i genitori in Nuova Zelanda facciano causa a una scuola. Una volta, un bambino si è fatto male andando sul monopattino durante la ricreazione, Bruce mi ha raccontato la sua esperienza: 


Il padre mi ha telefonato chiedendo di venire a parlare con me. Ho immaginato il peggio e invece sai cosa mi ha detto? È arrivato e ha esclamato: ‘Grazie! La prego di non cambiare le regole a ricreazione perché mio figlio si è fatto male, è un’importante lezione di vita!’, sono rimasto sbalordito!


La storia di Bruce, che ha abolito le regole durante la ricreazione, ha avuto una diffusione enorme. Adesso, ovunque gli adulti ripensano alla loro infanzia e alla libertà di cui godevano. Per loro questa storia rappresenta la battaglia contro un’era in cui si cerca di tenere i bambini sotto una campana di vetro, anziché concentrarsi sull’importanza del gioco libero.


Il gioco secondo i bambini

I bambini sono per natura curiosi e ogni occasione è buona per capire come funziona il mondo. Se lasciati ai loro mezzi, sperimentano con ciò che hanno a portata di mano, corrono rischi, commettono errori e imparano da questi. Risolvono i problemi, contrattano, immaginano, investigano. 

Imparano una quantità enorme di informazioni attraverso il gioco libero. Faremmo loro un gran bene lasciandoli liberi di giocare da soli, di imparare dagli errori e di arrivare alle proprie conclusioni sul mondo che li circonda. Tutto questo li aiuterebbe anche in seguito nella vita, oltre a migliorare le loro abilità cognitive, socio-emotive e fisiche.


I bambini sanno di cosa hanno bisogno

Noi adulti tendiamo a pensare sempre di sapere cosa sia meglio per i nostri figli, ma il sistema neurologico di un bambino non concorda affatto. I bambini che hanno un sistema neurologico sano vanno in cerca degli stimoli di cui hanno bisogno in modo spontaneo e naturale. Sono sempre in grado di determinare quanto muoversi, a che velocità, a che altezza, in ogni singolo istante; lo fanno senza doverci neppure pensare. Se volteggiano in una giravolta, è perché ne hanno bisogno. Se saltano di continuo giù da una roccia è perché quello è lo stimolo che bramano. Cercano di organizzare i propri sensi grazie alla pratica e alla ripetizione.


Ho sentito molti adulti, e persino cosiddetti esperti, giudicare pericolose le giravolte. 


I bambini non dovrebbero girare su se stessi perché dopo rischiano di sentirsi male. 


Per certi versi è vero che rischiano di sentirsi male; è pericoloso, infatti, che siano gli adulti a controllare la quantità di stimolo sensoriale che investe il bambino. Se è l’adulto a farlo volteggiare, potrebbe accidentalmente indurre un sovraccarico sensoriale se non sa valutare i segnali che indicano che il bambino non tollera quel livello di stimolazione vestibolare. Il sovraccarico sensoriale avviene quando lo stimolo è eccessivo e può far star male il bambino per il resto della giornata. Un altro effetto collaterale del sovraccarico sensoriale è che il bambino potrebbe non voler ripetere più quel tipo di attività. In ogni caso, il pericolo svanisce se l’adulto fa un passo indietro e lascia che sia il bambino stesso a determinare la quantità necessaria di stimolo sensoriale.


È possibile che abbiate anche voi la naturale tendenza a dire: “Non farlo sennò ti gira la testa!”, o: “Scendi dall’albero sennò ti fai male!”. Eppure, impedire ai bambini di sperimentare nuove sensazioni di propria volontà rischia di impedire lo sviluppo di quelle necessarie abilità motorie e sensoriali che servono proprio ad affrontare i pericoli senza farsi male. In questo modo, noi adulti ci trasformiamo in vere e proprie barriere contro una crescita sana. In seguito, quando i bambini saranno cresciuti e si ritroveranno al volante di un’auto, rischieranno di non avere la capacità di guidare in modo sicuro. È fondamentale offrire loro la possibilità di muovere il corpo in modo nuovo sin dalla più tenera età; così facendo, garantiremo la loro sicurezza nel lungo periodo.


I bambini sono nati per correre rischi

I bambini accettano le sfide per loro natura. Ne hanno bisogno. Le bramano. Ellen Sandseter, professoressa di pedagogia della prima infanzia al Queen Maud University College di Trondheim, ha osservato e intervistato i bambini di un parco giochi norvegese. Ha scoperto che i bambini hanno un vero e proprio bisogno sensoriale di affrontare il pericolo e l’eccitazione della paura. 


La studiosa definisce gioco pericoloso una “forma di gioco eccitante e pauroso che implichi il rischio di farsi male”. Identifica sei tipi di gioco rischioso: 


  1.  usare attrezzi pericolosi come coltelli o martelli;
  2. stare vicino ad elementi pericolosi come l’acqua o il fuoco; 
  3. esplorare le altezze, arrampicarsi su rocce e alberi;
  4. andare più veloci che si può, come scendere con gli sci;
  5. fare giochi scalmanati di lotta e combattimenti e 
  6. giocare da soli.

Secondo Ellen Sandseter, l’ultimo è il più importante per favorire un sano sviluppo (Rosin, 2014). 

Il desiderio incoercibile di andare in giro da soli, senza la supervisione degli adulti, in ambienti nuovi e inesplorati, è il loro modo di scoprire il mondo e sentircisi a casa.

(Sandseter e Kennair, 2011, 269).


Perlopiù, i giochi pericolosi si fanno quando il gioco è libero e non organizzato dagli adulti. È durante il gioco libero che i bambini imparano a gestire, controllare e anche superare le proprie paure assumendosi dei rischi.
La Sandseter si riferisce al gioco rischioso come a una forma di terapia dell’esposizione graduale, in cui i bambini si costringono a fare le cose di cui hanno paura per affrontare e superare le paure stesse. Per esempio, un bambino potrebbe lanciarsi con la bici giù da un trampolino costruito con tavole di legno, oppure sperimentare nuovi trucchetti con lo skateboard. Secondo la Sandseter, questo tipo di rischi nel gioco producono un effetto desensibilizzante. Attraverso la ricerca ha scoperto che i bambini che si sono fatti male cadendo da qualche altezza, fra i 5 e i 9 anni, è meno probabile che abbiano paura dell’altezza a 18 (Sandseter e Kennair, 2011, 269).


D’altro canto, se i bambini non si espongono mai a nuovi pericoli, le paure rischiano di trasformarsi in fobie (Rosin 20142). La Sandseter afferma: “Il nostro timore che i bambini si facciano male in incidenti banali può portare i bambini a essere più paurosi e incrementare i loro livelli di psicopatologia” (citato in Tierney, 2011). Detto altrimenti, la nostra ansia genitoriale può trasformarsi in una barriera per lo sviluppo emotivo dei figli. JoAnn Deak (PhD), autrice di Girls will be girls, sostiene che 


le bambine che evitano i pericoli hanno minore autostima di quelle che possono e riescono a fronteggiare le sfide

(PBS Parents n.d.). 


Pertanto, sarebbe saggio da parte nostra concedere esperienze di gioco elettrizzanti ai bambini, così da arginare la crescita dei problemi socio-emotivi a cui si assiste oggi.


I bambini sono fieri della propria indipendenza nel gioco

La terza elementare che era venuta in gita a TimberNook quel giorno era quasi tutta formata da maschi – chiassosi, turbolenti, indisciplinati. Appena si erano resi conto della libertà che avevano di esplorare e costruire nel bosco, era avvenuto un fatto davvero buffo: erano diventati calmissimi! Si erano sparpagliati e molti di loro, in collaborazione, avevano dato avvio alla costruzione di un enorme tepee (tenda indiana).


Non c’è nulla che mi dia più piacere del vedere bambini soddisfatti all’opera, intenti a costruire una struttura con rami, mattoni e tronchi in mezzo a un bosco. Almeno finché la paura non irrompe e i battiti di tutti non accelerano al grido d’allarme di qualcuno.


“Mettete giù i bastoni!” – controllando, avevo visto una delle accompagnatrici che correva frenetica verso i bambini; “È pericoloso! È pericoloso!”, urlava. Dopo qualche istante di perplessità, dovuto all’improvviso stato di creduta emergenza, avevo ritrovato finalmente la voce: “Va tutto bene!”, l’avevo rassicurata, “Ho detto ai bambini che potevano usare i bastoni a patto di rispettare gli spazi personali!”. 

Rimasta senza parole, l’accompagnatrice si era accigliata, voltandosi e dirigendosi verso un gruppetto di accompagnatori nelle vicinanze. Avrei potuto fermare il gioco dei bambini, cedere alla paura e incoraggiarli a fare qualcosa che fosse considerata meno pericolosa dagli adulti lì attorno. Avevo invece deciso di lasciare che procedessero nel gioco.


I bambini, con l’aiuto di alcuni adulti entusiasti, avevano continuato nella costruzione del colossale tepee: “Guardate cosa abbiamo costruito!”, aveva esclamato con orgoglio un bambino mostrando il loro lavoro; “È incredibile, vero?” gli aveva fatto eco un altro tutto contento.


Durante la costruzione, nessun bambino si era fatto male, il che già sarebbe stato tanto – procurarsi qualche livido o sbucciatura fa parte della normale esperienza di gioco sano all’aperto, una sorta di pedaggio atipico. Non solo nessuno si era fatto male partecipando al gioco “pericoloso”, ma erano stati anche tutti molto fieri del lavoro portato a termine.


Correre dei rischi aiuta i bambini a sviluppare un senso di sicurezza. Usare il coltello per intagliare un legnetto, andare in esplorazione senza adulti, occuparsi di un falò e costruire un fortino, hanno tutti una cosa in comune: c’è il rischio di farsi male. Anche se far correre dei pericoli ai bambini può spaventare i genitori, si tratta di esperienze di notevole valore e vantaggio per la crescita dei figli.


Se un bambino corre un rischio, come andare in bici per la prima volta, magari sarà spaventato; allo stesso tempo, però, imparerà a superare la paura per raggiungere un obiettivo. Nel corso del processo di apprendimento per imparare ad andare in bicicletta, il bambino allenerà la sua pazienza, la sua perseveranza e la sua resilienza. Capirà che è necessario riprovare, anche quando si continua a cadere; alla fine imparerà ad andare in bici e penserà Ci sono riuscito da solo!. Che grande lezione di vita! Del resto la vita è una serie continua di prove. Avere la sicurezza necessaria a perseverare, nonché la pazienza per farlo, aiuta i bambini e i ragazzi ad avere successo nelle relazioni, a scuola e, più tardi, nel lavoro.


Correre rischi fisici migliora la percezione del pericolo

Correre dei rischi, non solo sprona i bambini a superare le proprie paure e sentirsi più sicuri, ma li aiuta anche a sviluppare notevoli abilità fisiche, capaci di creare una buona consapevolezza corporea. Un’adeguata consapevolezza corporea è essenziale per esplorare e interagire con il mondo che ci circonda in tutta sicurezza. Esistono molte semplici attività che sono eccellenti per favorire l’equilibrio e la consapevolezza del proprio corpo.


  • Ruotare velocemente su se stessi

  • Rotolarsi giù dai pendii e risalire

  • Ballare

  • Fare ginnastica

  • Pattinare (soprattutto all’indietro, facendo giravolte e cambiando direzione)

  • Andare sulle giostre girevoli (quelle che girano grazie alla spinta manuale dei bambini su una ruota centrale. NdT)

  • Capovolgersi

  • Nuotare

  • Andare sott’acqua

  • Arrampicarsi

  • Strisciare


Buon senso e sicurezza quando si sta all’aperto

Ovunque viviate, vorrete certo che vostro figlio impari ad andare in giro da solo in modo sicuro. Se vivete in città, gli darete le dritte del caso: gli spiegherete come leggere la segnaletica, come andare da A a B senza perdersi, come attraversare la strada, come chiedere aiuto e informazioni (per esempio cercare un vigile o un poliziotto), come restare insieme al gruppo dei coetanei, e così via.


Se vivete nelle periferie residenziali, la lezione cambierà leggermente: gli spiegherete come arrivare in bicicletta a casa di un amico, gli chiederete di avvisarvi se va in un posto nuovo, gli insegnerete a stare attento alle automobili, ad attraversare la strada, a evitare di entrare in casa di estranei, e via dicendo.


Se abitate in campagna, vi preoccuperete magari di spiegargli quali sono le piante velenose a cui prestare attenzione, cosa mangiare e cosa no, come stare attenti in un bosco, fin dove può andare a giocare, che non può nuotare nel fiume senza un adulto, e così via.


Di seguito, ecco alcuni consigli sulla sicurezza quando i bambini giocano in ambienti naturali.


Tagli e sbucciature – se un bambino si taglia, si graffia o si procura un livido, meglio non farne un dramma. I bambini ci osservano per capire se sono o meno al sicuro; se facciamo vedere loro che i piccoli incidenti sono parte naturale del gioco all’aperto, capiranno che lividi, tagli e sbucciature non sono una tragedia. Tenete i cerotti a portata di mano per ogni eventualità, pulite la ferita o l’escoriazione e mettete un cerotto solo se sanguina, altrimenti pulite e lasciate guarire.


Sporcarsi e bagnarsi – la vostra reazione dovrebbe essere simile nel caso in cui il bambino scivoli sul fango o sull’acqua e quindi si sporchi o si bagni accidentalmente. Se non ne fate un dramma, imparerà che non c’è nulla che meriti di scatenare l’ansia. Reagire a cose di questo tipo allarmandosi non aiuta affatto la situazione e rischia di sopraffare il bambino. Tenete a portata di mano o in auto un cambio o un asciugamano per ogni eventualità.


Piante velenose – è importante insegnare ai bambini quali piante sono velenose e quali no. Molti dei bambini che ho incontrato pensavano che ogni pianta fosse edera velenosa, e questa mancanza di conoscenza generava una notevole paura. Avevano timore persino di camminare su un sentiero nel bosco. Meglio mostrare ai bambini quali sono le specie pericolose, così che non si spaventino per ogni pianta che vedono.


Piante spontanee commestibili – se vostro figlio è abbastanza grande da distinguere le diverse piante, potrebbe essere divertente insegnarli quali sono quelle commestibili. Le mie figlie raccolgono spesso il tè del Canada e poi facciamo il tè insieme. Adorano scoprire che ci sono cose appena fuori della porta che possono mangiare con gusto. È anche importante far vedere quali sono le piante che non devono mai essere messe in bocca e insegnare che, nel dubbio, bisogna lasciar stare.


Idratarsi sempre – per i bambini è facilissimo farsi prendere dal gioco all’aperto tanto da dimenticarsi di bere. Assicuratevi che abbiano sempre acqua a disposizione. Un buon modo per motivarli a bere è di aggiungere un po’ di sapore all’acqua, come con un frutto congelato o appena un po’ di succo che sia 100% frutta.


Insetti – prima di discuterne con i bambini, imparate voi quali sono gli insetti da cui è necessario guardarsi. Se fuori è davvero pieno di insetti potreste usare un repellente, ne esistono di naturali in moltissime varietà. Pur con la giusta diffidenza, non permettete che gli insetti impediscano a voi e alla vostra famiglia di esplorare i grandi spazi aperti. Se vostro figlio viene punto da un insetto che vi preoccupa, restate calmi; l’ultima cosa da augurarsi è che sia terrorizzato all’idea di uscire una prossima volta. Se per esempio le mie figlie prendono qualche zecca, le rimuoviamo con calma e poi disinfettiamo bene la parte. Ogni sera controlliamo che non ce ne siano, così le ragazze sono tranquille perché sanno che andranno a letto senza ospiti sgraditi.


Esporsi al sole – giocare fuori è importante per la vitamina D. Tuttavia, se i bambini stanno all’aperto per lunghi periodi di tempo in luoghi poco ombreggiati, converrà proteggerli dalle scottature con una protezione solare. Esistono anche vestiti speciali che proteggono dal sole, inoltre indossare un cappello protegge la testa dalle scottature.


Perdersi – che viviate in città, in una zona residenziale, in periferia o in campagna, insegnate ai bambini come muoversi fuori casa. Questo potrebbe implicare il saper leggere una mappa, una bussola, l’indicazione di un sentiero o la segnaletica stradale. Avere confini fisici di solito aiuta i bambini a non perdersi; per esempio: “Puoi arrivare fino a casa di Tony, poi devi girare e tornare indietro!”. È anche importante dire loro come comportarsi nel caso si perdano, per esempio a chi chiedere aiuto.


Animali selvatici – informatevi sul tipo di animali che popolano la vostra zona e sulle precauzioni da prendere. Insegnate queste precauzioni ai bambini senza spaventarli continuando a ripetere cose che già sanno. Ditegli solo cosa fare se incontrano un orso, un alligatore, un serpente, o qualsiasi animale di rilievo che viva nella vostra regione. La maggior parte degli animali selvatici non molesta l’uomo e ci teme più di quanto noi non temiamo loro. L’importante è non disturbarli, altra cosa ottima da insegnare ai bambini.


In sintesi

Per quanto i genitori siano spaventati all’idea che i figli corrano dei rischi, e per quanto i bambini siano anch’essi timorosi all’inizio, affrontare qualche pericolo è parte essenziale della crescita. Permette ai bambini di superare le sfide fisiche e al contempo irrobustisce i loro sensi. 

Sono tutti benefici che a lungo termine li renderanno più resilienti e meno inclini a farsi male. Anche i giochi pericolosi consentono ai bambini di superare ansie e paure, di rafforzare il proprio carattere. I bambini hanno bisogno di poter fallire e commettere errori se devono acquisire la necessaria capacità e sicurezza per affrontare le sfide future della vita.


Giocate all'aria aperta!
Giocate all'aria aperta!
Angela J. Hanscom
Perché il gioco libero nella natura rende i bambini intelligenti, forti, sicuri.Un libro che descrive l’importanza del contatto con la natura e del gioco all’aperto, sottolineandone i vantaggi per la salute dei bambini. Oggi è raro vedere bambini che si rotolano dai pendii erbosi o si arrampicano sugli alberi per divertimento, e preoccupazioni legate alla sicurezza hanno indotto a eliminare pedane girevoli e tavole altalenanti.Tuttavia, mentre la vita dei nostri figli è sempre più “virtuale” e ruota attorno a TV, smartphone e computer, gli insegnanti notano una diminuzione dell’attenzione e i dottori denunciano un aumento allarmante dei disturbi emotivi e sensoriali.E dunque, come assicurare ai nostri bambini un pieno coinvolgimento di mente, corpo e tutti i cinque sensi?Giocate all’aria aperta! di Angela J. Hanscom farà riscoprire l’importanza del contatto con la natura e del gioco all’aperto, sottolineandone i vantaggi per la salute dei bambini. Conosci l’autore Angela J. Hanscom è una terapista occupazionale pediatrica, fondatrice di TimberNook, un programma per l’età evolutiva fondato sul contatto con la natura, che ha ottenuto premi e riconoscimenti ed è divenuto famoso a livello internazionale.