quarta parte - xii

Il villaggio

Serve un bambino per fare un villaggio.

Manitonquat

Avevo tre obiettivi nello scrivere questo libro. Prima di tutto far sì che più persone venissero a conoscenza del magnifico lavoro sulla relazione con i bambini che negli ultimi quarant’anni è stato portato avanti da molti esponenti della comunità internazionale del Re-evaluation Counseling, ispirati soprattutto da Tim Jackins e Patty Wipfler, i cui scritti sono citati in bibliografia. Il loro lavoro è alla base di gran parte dei laboratori familiari e dei campi che mia moglie e io conduciamo, al momento, in undici Paesi.


Il mio secondo scopo, fulcro del precedente capitolo, è di promuovere e sostenere la liberazione dei genitori e sviluppare una coscienza in tal senso.


Spero che i precedenti undici capitoli vi siano tornati utili nella cura dei vostri bambini, e se è così sono soddisfatto che questo libro abbia realizzato le mie intenzioni. Ma la mia terza aspirazione è quella che alberga nel più segreto del mio cuore, ed è ciò che rende unico questo testo.


Sarà oggetto dell’ultimo capitolo, è la mia aspirazione suprema. Incoraggiare una prospettiva di sviluppo del villaggio necessario a far crescere un bambino. Il capitolo precedente ne suggerisce gli inizi attraverso la possibilità che i genitori si uniscano per ascoltarsi e sostenersi. Questo capitolo indicherà il modo per far progredire ancor più la concezione di questo villaggio, fino a una comunità di persone i cui destini siano intrecciati gli uni agli altri, ai bambini, alla terra, da un punto di vista che sia ecologico, culturale, spirituale.

Per questo mi piace rovesciare il famoso detto trasformandolo come poco sopra: serve un bambino per fare un villaggio. La forza centrale nella vita di due genitori (e nel futuro dell’umanità) sono i bambini. Le vecchie tradizioni del Nord America ci insegnano che dobbiamo preoccuparci non solo delle vite di figli e nipoti, ma anche di quelle di tutte le generazioni che devono ancora nascere e che verranno dopo di noi.


I bambini hanno il potere di darci le gioie più grandi, ma anche dolori immensi. Sono loro che ci causano i mal di testa peggiori e i più intensi timori per ciò che potrebbe accader loro. È per loro che la gran parte di noi ha paura nelle notti insonni, lavora duramente di giorno per procurare una casa confortevole, un’istruzione e un buon inizio nella vita. Per loro facciamo sacrifici e spesso limitiamo la nostra libertà personale e il nostro piacere.


La prospettiva che vengano cresciuti da un’intera comunità, da persone legate strettamente le une alle altre e dedite a tutti i bambini, unite nel gioco e nel lavoro, che si prestano ascolto reciproco, condividono pensieri, valori, sentimenti e celebrazioni – questa visione, appunto, svela e contrasta l’oppressione dell’isolamento e della separazione nella quale ciascuno di noi, genitore e non, lotta in solitudine.


E se consideriamo che nella preistoria di ogni cultura era la comunità, la tribù, il villaggio che meglio sostenevano l’accudimento dei giovani esseri umani e dei loro genitori, a buon diritto possiamo desiderarne il ritorno. Se i nostri figli sono centrali per la nostra esistenza, potremmo sentire l’urgenza di considerare se e come costruire un simile villaggio nella nostra vita.


Se ci riusciamo, sarà un motivo in più per gioire e celebrare i nostri figli. Noi adulti siamo separati, bramiamo la vicinanza e il sostegno, ma disperiamo di poterli mai avere. Costruire un villaggio per i bambini appagherà anche i nostri bisogni.


Il Villaggio! Ci pensate?

Riuscite a immaginare una cultura di cooperazione, cura e aiuto reciproco? Sapete immaginare di vivere fra persone che lavorano insieme per il bene di tutti? Non solo per la comunità degli uomini, ma anche per gli animali e le piante, per tutta la grande famiglia che abita la Terra? Potete immaginare di vivere con persone che si ascoltano davvero, si fidano le une delle altre e amano i bambini degli altri e i propri? Persone che sanno cosa danno da mangiare a tutti questi bambini poiché lo autoproducono, cibo libero da additivi chimici nocivi e pericolose modificazioni genetiche.


Molti di voi penseranno che si tratti della solita utopia da sognatori – una vuota promessa. Allora è necessario che sappiate che in tutto il mondo, per quanto di rado se ne parli, tutto questo sta già avvenendo. Comunità di questo tipo esistono in ogni continente, in America del Nord e del Sud, in Europa, in Africa, in Asia, Australia, così come in Nuova Zelanda e in altre isole nazioni. Potete saperne di più leggendo il mio ultimo libro Have you lost your tribe? dove parlo anche della comunità che creammo nel New Hampshire all’inizio del 1978, la sua storia ventennale e quello che abbiamo imparato. È stata un’esperienza meravigliosa, nata dal nostro desiderio di creare una vita migliore per i nostri figli. Non era certo perfetta, ma era meglio di ciò che ciascuno di noi aveva avuto da bambino, e i nostri figli ci sono cresciuti benissimo.


Da allora mi sono seduto in molti cerchi, ho vissuto in molte comunità, ho aiutato a far nascere comunità e ne ho sostenute molte altre. Continuo a visitarne e a partecipare a molte delle attività che vi si svolgono in diverse parti del mondo, e ad avere contatti con i loro rappresentanti in molte conferenze.


È evidente che da esse è nata una nuova cultura, che si estende a tutte le cooperative di lavoratori, di aziende agricole, di consumatori, di libere scuole alternative, e di altre coalizioni senza fini di lucro fra persone che si uniscono per realizzare obiettivi comuni.


Quando studiamo la storia delle varie culture scopriamo che di tutte si può dire una cosa: mutano. Il cambiamento è inevitabile. In qualunque modo si viva oggi, non è il modo dei nostri nonni, né sarà quello dei nostri nipoti. Predire come si manifesterà il cambiamento è un’attività piacevole ma inattendibile. Tuttavia, possiamo scegliere se vivere attraverso il cambiamento, osservarlo e registrarlo, oppure se prendere parte attiva nel crearlo.


Il modello sul quale, più di quarant’anni fa, ha preso avvio il mio pensiero sui modi in cui questa cultura tratta i bambini, è quello delle comunità tradizionali native del Nord America. Viaggiando molto attraverso il continente negli anni ’60 e ’70 per scoprire la saggezza del mio retaggio culturale, vidi ciò che restava degli antichi modi in comunità che si erano in parte salvate dal genocidio del colonialismo europeo ed erano riuscite a conservare molto degli antichi costumi sul modo di crescere e accudire i loro giovani. Durante i miei viaggi, e anche quando mi stabilii per un periodo, negli anni ’70, presso gli Akwesasne Mohawks, parlai con genitori di bambini e ragazzi delle loro idee e pratiche sul modo di allevarli.


Scoprii che i bambini erano rispettati e, di norma, si aveva fiducia in loro. Non gli venivano fatte prediche, né impartite lezioni o punizioni. Era tutto molto diverso dalla cultura dominante e ne rimasi affascinato. Perciò, quando potevo, trascorrevo il mio tempo con i bambini. Non erano controllati a vista dagli adulti e godevano di molta libertà nei movimenti e nella scelta delle attività, ma i bambini più grandi badavano ai più piccoli per la loro sicurezza, e li correggevano se lo ritenevano necessario, non con durezza, ma fornendo delle semplici informazioni, prontamente accolte dai più piccoli che guardavano ai grandi come a modelli da seguire.


Costretti per legge ad andare nelle scuole governative, naturalmente le odiavano, come la gran parte dei bambini. Ma fuori dalla classe e liberi di scegliere fra i loro interessi, imparavano molto in fretta. Chiamavano tutti gli anziani nonna o nonno, e tutta la generazione dei loro genitori zii o zie, così che per uno straniero all’inizio era difficile distinguere fra i membri delle varie famiglie. Erano pieni di energia e di forti entusiasmi, correvano in gruppo, ridevano tanto e organizzavano giochi fra loro con facilità e sveltezza. Erano molto interessati a me perché venivo dal mondo di fuori, mi facevano molte domande sulla mia vita, e quando seppero che ero uno storyteller mi chiesero spesso di raccontare le storie della mia gente.


Dove le comunità native non erano state smembrate dalla ricollocazione, dalla disoccupazione e la povertà, dall’alcol e dalle droghe, ma avevano potuto conservare una considerevole autonomia, si poteva star certi che i bambini avrebbero mantenuto il rispetto per gli adulti, poiché il rispetto era ciò che avevano ricevuto e che conoscevano.


Poiché la maniera in cui Emmy e io volevamo trattare i nostri figli rispettandoli appieno era controcorrente rispetto a ciò che osservavamo nel mondo attorno a noi, comprese le comunità intenzionali e spirituali che avevamo visitato, e poiché esisteva solo un’altra persona della mia stessa nazione pronta a ricreare e a vivere in un villaggio tradizionale nativo, decidemmo di costruire una comunità nostra. Decidemmo di provare a cercare altri che desiderassero essere rispettosi dei giovani in tutto e per tutto, e far loro da guida in virtù di un legame anziché di modalità coercitive. Sebbene nessuno di noi fosse cresciuto in un’atmosfera simile, riuscimmo a raggiungere l’obiettivo più importante accordandoci sulla necessità di ascoltare i bambini e noi stessi.


Quel periodo è ormai trascorso. I nostri figli, che sono cresciuti e andati al college mentre vivevamo in quella comunità, sono diventati genitori loro stessi e hanno viaggiato molto – uno vive in Guatemala con la moglie e il figlio, l’altro a Berlino, in Germania, con la moglie e una figlia. Come vi ho già detto con sfacciata ammirazione, sono entrambi padri esemplari, premurosi e attenti, nonché mariti modello.


Oggi nel mondo esistono moltissime comunità intenzionali, il nostro primo figlio è nato in una di queste: The Farm, nel Tennessee. Ho molti buoni amici che vivono in altre comunità negli USA, in Danimarca, in Norvegia, in Finlandia, in Germania, in Austria, in Italia, in Portogallo, e ne ho conosciuti molti altri in terre lontane nel mondo. Ne esistono di tanti tipi, tutte diverse. Talmente tante che ci vorrebbe molto tempo per visitarle tutte. Esiste una città spirituale in India che sta ancora crescendo, e una comunità anarchica a Copenhagen (dove mia moglie Ellika ha una casa dal 1979). Molte di queste sono state fondate negli anni ’70 e stanno ancora evolvendo, potrete scoprirne molte attraverso il Global Ecovillage Network.


La comunità che abbiamo fatto crescere nel New Hamshire, Mettanokit (Nostra Madre Terra), era eccellente ma troppo piccola per essere un vero villaggio, avendo avuto una media di 15-25 adulti più i bambini. The Farm negli USA e Tamera in Portogallo, le mie preferite, ne hanno circa 200. Christiana a Copenhagen ne ha circa 850, Damanhur in Italia circa 1.000 e Auroville in India si aggira sui 2.300.

Il mio libro Cambiare il mondo1 è la visione di un villaggio ideale della Via del cerchio che contiene tutto il meglio, secondo il punto di vista della mia immaginazione, a proposito degli aspetti che più mi stanno a cuore. Ho immaginato che sia composto da circa cinquecento adulti e giovani, organizzato in cerchi più piccoli detti clan, con una fattoria biologica capace di sfamarli tutti, un caseificio, pecore per la lana da tessere, frutteti, serre, permacultura, produzione dal sole e dal vento di energia alternativa sostenibile, edifici per attività educative rivolte a tutte le età, negozi e lavori a domicilio, caffé, scuole di musica e sale da concerto, scuole d’arte e una galleria, un teatro, un anfiteatro, un sentiero tranquillo nel bosco con un laghetto per la meditazione, una biblioteca, un museo, una banca propria, l’ufficio postale e un albergo per turisti e visitatori.


Ecco un estratto dove la guida parla dei bambini del villaggio:

C’è molto da sapere sui bambini, più di quanto riusciremo a dire oggi. Abbiamo corsi, qui e negli altri villaggi, per genitori, insegnanti e altri alleati dei più giovani, e c’è anche molta buona letteratura nella nostra libreria sul tema dei bambini, in parte pubblicata da noi. Posso dirvi che non permettiamo mai a nessuno di maltrattare chicchessia o di distruggere le cose di cui le persone hanno bisogno. Stiamo molto vicini a tutti i nostri bambini e ci facciamo avanti se hanno bisogno di aiuto. Arginiamo un bambino in modo amorevole ma determinato, lo teniamo fra le braccia e lasciamo che utilizzi tutta la sua energia distruttiva per urlare, lottare per liberarsi, gridare imprecazioni piene d’odio, piangere, e nel frattempo restiamo calmi, comprensivi e gentili, finché, quando i sentimenti negativi si sono ben sfogati e il bambino è esausto, possiamo ancor più rassicurarlo sulla nostra reale comprensione e attenzione per lui, e magari indurlo a parlare del problema e dei propri sentimenti. Gli facciamo sapere che, così come non permettiamo a lui di far male a nessuno, non permetteremo mai a nessuno di far del male a lui.

Faremo tutto ciò con sincero affetto e leggerezza, forse con un pizzico di umorismo e senza mai far mancare l’allegria. Gli staremo accanto, gli dedicheremo dei momenti speciali perché possa fare ciò che più gli piace. E cercheremo di fare in modo che gli altri bambini capiscano i suoi conflitti, lo accettino e lo aiutino. L’accettazione dei pari è la motivazione più potente nella società tribale, un’altra buona ragione per restare molto vicini gli uni agli altri.

L’edificio dall’altra parte del parco giochi è la scuola, con classi e laboratori per ogni età. I più piccoli, coloro che potremmo definire da scuola materna, hanno una piccola casa fantasiosa per proprio conto, che sembra ispirata a un misto di favole di diversi paesi. Non ci sono lezioni oggi, è domenica. Alcune classi non hanno mobili, solo cuscini e materassini.


Da quello che ci è parso di capire, non avete un’istruzione obbligatoria. I bambini non sono obbligati ad andare a scuola?


Infatti, l’istruzione è qualcosa che avviene tutto il tempo perché i bambini nascono curiosi e adorano imparare. Ma poi vengono mandati a scuola dove le cose da imparare gli vengono mandate giù con l’imbuto finché non iniziano a odiare lo studio. Gli esseri umani sono intelligenti e hanno menti vivaci prima che la scuola inizi il suo processo di ottundimento rendendoli stupidi.


I bambini non sono mai costretti ad andare a scuola, ma molti di loro lo desiderano e non vedono l’ora ogni giorno.”


Questa sì che dev’essere una bella scuola! Non come quella dove sono andato io!


Be’, certo, è la loro scuola. Decidono cosa imparare, cosa fare, e noi dobbiamo capire quali risorse mettere a loro disposizione. Lavoriamo insieme, come per tutte le cose qui nel villaggio. Abbiamo insegnanti che sono entusiasti di aiutarli e gli trasmettono questo entusiasmo mentre imparano. Vogliono mostrare ai bambini le meraviglie della Creazione, per stimolare il loro pensiero. Abbiamo avuto degli esempi, come le scuole di Summerhill in Inghilterra e Sudbury Valley nel Massachusetts. Ma continuiamo a sperimentare e a lavorare per migliorare, con l’aiuto degli studenti. La cosa più importante è divertirsi, far sì che la scuola sia un luogo dove giocare molto e ridere, e dove i bambini possano esprimere il proprio pensiero e i propri sentimenti. I bambini vogliono venire perché ci sono gli altri bambini ed è il centro dell’azione. Nel mondo esterno la scuola è noiosa: lezioni, compiti, interrogazioni, voti. Qui la scuola non è mai noiosa. Ti annoi invece se resti a casa da solo e non sai che fare mentre gli altri sono a scuola, e allora decidi di andare dov’è il divertimento.


Ma, come riuscite a evitare le grandi classi e l’irreggimentazione? Avete così tanti insegnanti?


Gli insegnanti sono tanti quante sono le persone – ciascuno può essere potenzialmente un maestro. Certo non lo siamo tutti all’interno della scuola, ma molti di noi dedicano qualche ora ogni tanto per insegnare ai bambini qualche abilità, raccontare storie, parlare della vita, portare un gruppo in gita da qualche parte, organizzare un progetto, o solo giocare. E molti dei giovani iniziano in modo autonomo, sono pieni di risorse e pianificano i propri progetti, o magari si uniscono ad altri per portare avanti un progetto loro. Se un insegnante è disponibile e interessato è fantastico, ma se non c’è se la caveranno da soli, magari chiedendo aiuto ogni tanto a qualche adulto che li consigli.


Capite bene che molto di quello che la società chiama scuola non è altro che un parcheggio, tenere i giovani lontano dalla strada mentre i genitori lavorano. Qui ai genitori piace portare i figli al lavoro con sé, proprio come facevano i nostri antenati. Sapete, una persona potrebbe, non avendo messo piede in una classe per undici anni, imparare con facilità in meno di un anno tutto quello che è necessario sapere per superare gli esami e prendere un diploma di scuola superiore .


Ma cosa è importante imparare per un essere umano? Come fare le cose, come creare, e questo è facile da insegnare, ma la cosa più preziosa da sapere è come dar valore a se stessi e prendersi cura di sé, come mantenere vivo l’entusiasmo per la vita e per l’apprendimento, come godere della compagnia delle persone, come amare. Non è così? I nostri maestri adorano i giovani, amano interagire con le loro menti in sviluppo. Nella nostra scuola non solo è possibile imparare tutte le materie accademiche classiche, ma seguire anche corsi sulle relazioni interpersonali, sulla risoluzione di conflitti, su come lavorare per la pace nel mondo, sulla giustizia economica e sociale, sulla cura degli animali, delle piante e dell’ambiente.”

E la tecnologia?


Oh, sì! C’è un grande interesse per la tecnologia, ma i nostri giovani si preoccupano molto del modo in cui si utilizza. Vogliono che quello su cui lavorano sia di beneficio per il mondo. Non sono interessati agli armamenti. Ci sono altri villaggi davvero specializzati nella tecnologia e in molti altri studi, come la medicina e la salute, per esempio. Questo villaggio, come forse avrete sentito dire, è conosciuto per le sue scuole di musica, di arti sceniche e di belle arti. Il concerto di questo pomeriggio prevede alcuni meravigliosi brani della tradizione classica europea suonati da un quartetto d’archi di maestri.


Nel libro ci sono poi ulteriori dettagli sull’economia, l’educazione, gli sport, le abitazioni raccolte attorno a case comuni, sotto-comunità o clan, dove le persone si riuniscono, ognuna dotata degli elettrodomestici principali in condivisione, lavatrici, apparecchi video e audio, e laboratori con attrezzi per la casa e il lavoro. Forse lo riprenderò in mano per aggiungere ulteriori dettagli, sulle cerimonie e la comunione spirituale, magari potrei riscriverlo in forma di romanzo per farlo leggere a più persone.

E il vostro villaggio?

Io credo che anche voi possiate avere il vostro villaggio. È davvero fattibile. È già stato fatto, in molti modi. Ci vorrà tempo e testa, ma gli ecovillaggi oggi esistenti hanno impiegato solo pochi anni a nascere e crescere. Sono certo che voi, con persone afffini, possiate creare una società e una comunità molto migliori di quelle che avete ora, e con persone affini e sufficiente determinazione la costruirete secondo i vostri disegni. Forse non sarà proprio come ve l’eravate immaginata, può capitare, ma non importa, è un processo di apprendimento e un’avventura.


E se, come me, sentite che quello attuale è un ambiente tossico per gli esseri umani, soprattutto pessimo per crescere bambini sani e felici, forse dovreste pensarci sul serio – o avete in programma qualcosa di più eccitante per la vostra vita?


Dunque, che fare? Abbiamo il voto, possiamo votare persone nuove con nuove idee. Per voi è la cosa migliore? Possiamo coinvolgerci e tentare di operare un cambiamento dall’interno. Una nobile causa, in bocca al lupo!


Sì, le culture mutano, e anche questa lo fa, ma con una tale lentezza! Sono impaziente? Immagino di sì; mi godo la mia 85° primavera e mi chiedo se avrò ancora altre possibilità di partecipare al cambiamento. Sono cresciuto negli anni ’30 e sono sopravvissuto a un mondo molto diverso dall’attuale. Molti cambiamenti sono stati per il meglio, soprattutto per donne e minoranze, molte malattie sono state curate, la comunicazione e i trasporti sono più veloci. Ma, da quello che si sente, pare che le persone oggigiorno impazziscano sempre di più, e l’ambiente è un disastro e una minaccia per la salute.


Chi è con me? Siete bloccati, non sapete come uscirne? Sapete che potrebbe essere meglio e che si potrebbe fare qualcosa, ma qual è il primo passo?


Posso suggerirvi la Via del cerchio? È chiaro che non potrete farlo da soli, ma non lo siete, questo è solo il nostro schema di isolamento, ci sono altri sette miliardi di persone bloccate nello status quo e sono piuttosto sicuro che a molti di loro non piaccia come vanno le cose. Sono certo che ci siano tante persone che sentono nel modo in cui sento io, e tante nel modo in cui sentite voi, qualunque esso sia. Il cambiamento inizia con un cerchio, il cerchio inizia con voi e qualche altra anima simile a voi. Diciamo per un momento voi e io. Voi avete un sogno, io lo ascolto e vi racconto il mio, continuiamo a darci un ascolto attivo ed empatico, troviamo altri che sono interessati. Il cerchio cresce, sogniamo, pensiamo, progettiamo, e quando i tempi sono maturi costruiamo. Insieme. È un’avventura. È divertente.

Cos’è la vita se non ci si diverte? Cos’è la vita se non un’avventura?

L’aspetto economico

Se a preoccuparvi è l’aspetto economico, lasciatemi dire che un gruppo di persone che mettono insieme le proprie energie e risorse possono vivere spendendo molto meno a persona che non vivendo da sole o in famiglie separate. La nostra comunità, tutta di persone non abbienti e senza proprietà, pagò un mutuo, più 50.000 di dollari di interessi in 10 anni. È questa l’esperienza di ogni singola comunità intenzionale oggi esistente. E la differenza fra queste e quelle che non hanno proseguito è solo nel livello dell’impegno profuso. Quando le persone vogliono davvero fare qualcosa, trovano il sistema. La parte più difficile, secondo la mia esperienza, è nell’imparare a stare insieme, ad ascoltare, a sostenersi, apprezzarsi e celebrarsi a vicenda. L’utilizzo degli strumenti indicati in questo libro e negli altri elencati in bibliografia, vi assicuro che sarà più che sufficiente. Sempreché vi ascoltiate, lavoriate insieme e non vi arrendiate mai.


Ho fatto molto con la mia vita e gli 84 anni che mi sono stati concessi finora. Non so quanti ancora ne verranno, ma ho intenzione di usarli. Ho fatto molto, e se ci sarà tempo potrei scrivere anche un libro su questo, ma sono ancora pronto a iniziare un nuovo progetto e a costruire con un cerchio di persone la nostra idea del paradiso. E a portarla avanti finché il tempo lo vorrà.


Volete un villaggio, una cultura più umana per voi e i vostri figli? Vi ascolto. So come fare, o almeno so come affrontare i problemi man mano. Cosa ci serve? Persone. Risorse (soldi). Terra. Abbastanza per poter vivere come i nostri antenati, prendendoci cura gli uni degli altri, dei figli, delle piante e degli animali, di nostra Madre Terra.

“Non è vero che il male, la distruttività e la perversione sono parte inevitabile dell’esistenza umana… ma è vero che ogni giorno che passa produciamo più malvagità… quando un giorno l’ignoranza che proviene dalla repressione dell’infanzia sarà eliminata e l’umanità si risveglierà, questa produzione maligna avrà fine…

…qualcosa cambierà nella prossima generazione se cessiamo di esporre i nostri figli all’abuso chiamato disciplina ed educazione.

Alice Miller

E per finire, vorrei riproporre il mio motto per un mondo migliore:

INSIEME NIENTE È IMPOSSIBILE


Vi lascio con Omar Khayyam


Amore! se potessimo, tu e io, col Fato cospirare
per afferrare tutt’intero quest’infelice schema delle cose
non vorremmo forse frantumarlo – e poi
formarlo di nuovo, più simile al desiderio del cuore?2

Crescere insieme nella gioia
Crescere insieme nella gioia
Manitonquat (Medicine Story)
Prendersi cura dei bambini nella via del cerchio.Manitonquat, storyteller nativo del Nord America, ci insegna a trasformare la vita quotidiana con i bambini in un’avventura consapevole e gioiosa. Crescere insieme nella gioia è un progetto meraviglioso che per noi genitori del ventunesimo secolo è difficile anche solo immaginare, ma si può realizzare. Significa vivere con piena consapevolezza il nostro coinvolgimento con l’ambiente che ci circonda e gli accadimenti del momento; quando siamo con i bambini, in una sintonia profonda, loro ci rendono partecipi del loro coinvolgimento, ci aprono le porte per esplorare nuovi mondi, e l’esperienza può essere condivisa a tutto tondo. Presi dal vortice frenetico delle preoccupazioni, dei ritmi di lavoro e delle esigenze familiari, non siamo neppure consapevoli dell’immensa solitudine che ci circonda, dell’incredibile e innaturale condizione dell’essere adulti del tutto soli (o quasi) a mandare avanti una serie di compiti che richiederebbe invece la presenza di un’intera tribù di persone, le quali, un tempo, sentivano l’urgenza di legarsi, di stare vicine, di cooperare e di unirsi in entità più grandi. Gli esseri umani hanno bisogno di legami affettivi e della vicinanza dei loro simili.Il processo di apprendimento per diventare un essere umano completo richiede quindi legami che forniscono un aiuto prezioso per guidare e proteggere il bambino fino alla sua trasformazione in un vero e proprio adulto; chi lo circonda dovrebbe instillare in lui fiducia e autostima e offrire il necessario senso di appartenenza. Manitonquat, storyteller nativo del Nord America, con la sua esperienza quarantennale a contatto con i bambini e le loro famiglie, ci illustra un bellissimo percorso alla scoperta dei tanti strumenti a nostra disposizione per trasformare la vita quotidiana con i bambini e i ragazzi in un’avventura divertente, consapevole, gioiosa; offre ai genitori aiuti preziosi per prendersi innanzitutto cura di loro stessi, per guarire le proprie antiche ferite e guardare alla relazione con i più giovani da una prospettiva nuova, pervasa da un profondo sentimento di rispetto e di amore incondizionato. Conosci l’autore Manitonquat, il cui nome tradotto in inglese è Medicine Story (la storia che cura), è narratore, poeta e guida spirituale della nazione nativa americana Wampanoag. Svolge attività di insegnante e formatore sui temi della pace e della non violenza, della giustizia, dell’ambiente e della presa di coscienza per una società più giusta.Negli Stati Uniti è responsabile di un programma di sostegno per nativi nelle carceri. Ha pubblicato numerosi libri e articoli.