CAPITOLO VIII

Il sonno

La nanna del bebè. Ecco un argomento di grande interesse per futuri e neogenitori. In quale tipo di letto, culla, lettino “deve” dormire il bimbo? Cosa è necessario comprare per garantirgli sonni sereni e notti tranquille? Ricette universali e metodi validi per tutti naturalmente non ce ne sono, quindi ogni famiglia dovrà trovare la propria personalissima soluzione, anzi le proprie soluzioni, dato che con i bimbi le situazioni cambiano ed evolvono velocemente.


Come sempre, il primo suggerimento è quello di prendersi tempo prima di fare acquisti, tempo per comprendere le esigenze del proprio piccino e le possibili risposte per soddisfarle al meglio. E per non correre il rischio di investire in accessori che verranno utilizzati solo per un breve periodo o con scarsa soddisfazione di grandi e piccini, vale la pena prendere in considerazione alcuni aspetti fondamentali: ovvero come dormono i bambini? Di cosa hanno bisogno nelle ore notturne? Come conciliare le loro esigenze e quelle dei genitori? Le risposte a questi interrogativi possono esserci d’aiuto nella scelta (o non scelta) di culle, letti e lettini.

Come dormono i bambini?

Nel primo mese di vita il neonato non ha un ritmo sonno-veglia come lo intendiamo per l’adulto: il sonno è frammentato in periodi di 3-4 ore che sono distribuiti nell’arco delle 24 ore, indifferentemente di giorno e di notte. È nei mesi successivi che comincia a comparire una certa organizzazione nell’alternanza delle fasi di veglia e di sonno, ma i ritmi del bambino restano a lungo – fino ai 4-5 anni di età – profondamente diversi da quelli dei genitori. Il fatto che il bebè “non dorma tutta la notte” è quindi fisiologico. Esserne consapevoli può forse aiutare i neogenitori a evitare quelle false aspettative (prive di base scientifica) che ci inducono a definire “bravi” i bambini che dormono di più1 . Nei primi mesi di vita i bimbi si svegliano durante la notte per reclamare la poppata (il latte materno è digeribilissimo, quindi gli intervalli tra i pasti non possono mai essere di molte ore), successivamente i risvegli possono diventare meno frequenti o comunque non essere collegati alla fame, ma il bimbo continua ad avere bisogno dei genitori per riaddormentarsi.


In genere le madri che allattano riescono a conciliare piuttosto bene le loro esigenze di sonno con i risvegli del proprio piccino, poiché al seno i bimbi si riaddormentano velocemente. Non sottovalutiamo l’importanza della risposta amorevole e sollecita con cui i genitori accolgono i bisogni anche notturni del bambino: questa risposta pone le basi della sicurezza e dell’autonomia dell’individuo.


A questo proposito Annamaria Moschetti e Maria Luisa Tortorella, pediatre e responsabili del Gruppo di Studio sui Disturbi del Sonno dell’ACP Puglia e Basilicata, spiegano: durante il periodo dell’ansia da separazione (otto mesi-tre anni) la risposta “sensibile” della madre al pianto del bambino gli consente di sperimentare che può fidarsi di lei e questo è alla base dello sviluppo del senso di sicurezza interiore. Inoltre il passare rapidamente e facilmente dal pianto e dall’agitazione alla quiete, grazie all’aiuto della madre, diviene nel tempo una capacità propria del bambino, che diventa a mano a mano sempre più capace di calmarsi e anche di addormentarsi da solo. Il bambino diventa autonomo solo dopo aver sperimentato un periodo di efficace dipendenza2 .

In camera con i genitori

Soltanto negli ultimi cento anni della storia umana alcune culture
hanno promosso e consigliato per i bambini il sonno in isolamento sociale, ma questa pratica potrebbe andare al di là delle capacità fisiologiche del bambino.
Elena Balsamo
Quando pretendiamo che dormano da soli, stiamo esigendo da loro qualcosa di totalmente contrario ai loro più profondi istinti…
Carlos González

Rispetto al luogo in cui far dormire il bambino, ricordiamo prima di tutto che le linee guida dell’Accademia Americana di Pediatria includono tra i fattori ambientali di prevenzione della Sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), più nota come morte in culla, l’abitudine di dormire nella stessa camera dei genitori (room-sharing) almeno fino ai sei mesi3 .


Quindi se il piccolo utilizza una culla, un lettino o la carrozzina, il suggerimento per tutto il primo semestre di vita è che dorma nella camera di mamma e papà. Questa collocazione permette, tra l’altro, di gestire con maggior comodità le poppate notturne, particolarmente preziose per un buon avvio dell’allattamento al seno4 poiché proprio durante la notte il livello di prolattina (l’ormone responsabile della lattazione) è massimo. La mamma, infatti, avendo il bimbo vicino non è costretta ad alzarsi per raggiungerlo in un’altra camera, allattarlo e poi ritornare a letto.


Evitando tutti questi spostamenti, per lei è più facile riaddormentarsi e il bimbo è più tranquillo dato che la mamma coglie rapidamente i suoi primi richiami e interviene prima che lui arrivi ad agitarsi.


Il pediatra americano William Sears, padre di otto figli e autore del meraviglioso libro Genitori di giorno e… di notte5 , sottolinea l’importanza per il bambino di dormire nella camera dei genitori per i primi anni di vita: che meraviglioso ricordo, scrive infatti Sears, è per un bambino richiamare alla memoria come si addormentava tra le braccia di suo padre o di sua madre oppure come si svegliava al mattino circondato da ogni parte dalle persone amate piuttosto che in una stanza solitaria chiuso in una gabbia di legno sbirciando tra le sbarre.

La culla

Romantiche, eleganti, rivestite di pizzi, trine e stoffe, le culle sono accessori molto belli e molto… costosi!


L’utilizzo della culla è, infatti, decisamente limitato nel tempo, poiché non appena il bimbo è in grado di sollevarsi o aggrapparsi ai bordi, questo tipo di soluzione non è più sicuro.


Se la famiglia possiede una carrozzina, può tranquillamente utilizzarla per la nanna del bebè, evitando così una spesa in più, e poi passare direttamente al lettino o al letto singolo.


Quando c’è già l’intenzione di acquistare un lettino, la culla risulta superflua poiché il bimbo potrà utilizzare il letto sin dai primi mesi, purché si crei uno spazio ristretto, che lo faccia sentire contenuto (altrimenti si sentirebbe perso)6 . Ideale per creare un “nido” potrebbe essere il cuscinone da allattamento, un cuscino tubolare a forma di U, ma chi non lo possiede potrà ottenere un risultato simile con delle copertine o degli asciugamani ben arrotolati.

La cestina montessoriana

Interessante per i primi mesi di vita del bebè è la proposta del Centro Nascita Montessori di Roma, che suggerisce di adottare una cesta ovale, con il bordo alto circa 20 centimetri, misura ideale perché il bimbo possa guardarsi intorno liberamente (cosa che non è possibile utilizzando una culla tradizionale dai bordi alti, che permette di osservare soltanto il soffitto o l’eventuale velo di pizzo che ricopre la culla stessa).


Questo tipo di culla diffusa presso le popolazioni asiatiche e sudamericane – sottolinea Grazia Honegger Fresco – è adatta alle esigenze del bambino, ma anche pratica per i genitori; il bimbo la utilizza fino al settimo-ottavo mese e sarà lui stesso, aggrappandosi ai bordi e tentando di uscirne, a segnalarci quando è il momento di passare ad altro7 .


Come si realizza la cestina montessoriana? Utilizzando una cesta di vimini, come quelle che si usano per la biancheria – misure 75x53 centimetri, altezza dei bordi 20 centimetri –, foderata con stoffa di cotone e con all’interno un materassino alto 10 centimetri8 .


Se la cestina è dotata di manici può essere trasportata da una stanza all’altra in modo che la mamma abbia sempre il suo bimbo vicino.


Dopo i primi mesi, sistemando la cesta a terra su un tappeto, si darà l’opportunità al bambino di provare a uscirne fuori da solo, senza rischi di cadute, grazie al bordo basso.

Il lettino

Il lettino “tradizionale”9 , quello con le sbarre ed eventualmente la sponda che si abbassa e il piano regolabile in altezza, può essere utilizzato all’incirca tre anni (a seconda dell’altezza del bimbo), ma il costo resta comunque impegnativo.


In commercio ci sono dei modelli di lettino trasformabili, che da lettino con le sbarre diventano letti singoli: con un solo acquisto si risolve il problema della nanna per tutta l’infanzia10 .


Ricordiamo però che il lettino non rappresenta una tappa obbligata, molte famiglie hanno acquistato direttamente un normale letto singolo, dotato di apposite sponde di sicurezza. È inoltre possibile trovare dei modelli di letto singolo “estensibili” che inizialmente hanno il pregio di occupare meno spazio e man mano vengono allungati per adeguarsi alla crescita del bambino11 .


Ma attenzione, non è detto che si debba necessariamente acquistare un letto di qualunque tipo: nei primissimi anni di vita del bebè, una valida alternativa è quella di utilizzare un semplice materasso collocato a terra, posizionato su una stuoia, su un tappeto o su un tatami12 .


Questa soluzione, sottolinea la pediatra Elena Balsamo, consentirà a vostro figlio di alzarsi e coricarsi in tutta autonomia. È oltretutto una soluzione economica, come del resto tutte quelle ottimali per i bambini…13

Un lettino fai da te

Chi ha voglia di cimentarsi con il fai da te, potrà utilizzare una base di compensato e un telaio in massello alto 7-8 centimetri, per realizzare un lettino basso e largo da cui il bimbo potrà scendere senza rischiare di farsi male14 . A questo proposito Grazia Honegger Fresco scrive: il bambino, che potrà usarlo dai 7-8 mesi in poi, non cadrà mai da una sponda troppo alta. (…) Durante il giorno il lettino potrà essere un comodo piano di appoggio in vari momenti, dalla lettura al gioco degli incastri, dalle capriole alle coccole. Non è insomma la piccola prigione tanto in voga, anche bellissima, secondo alcuni, ma pur sempre prigione, cioè il lettino alto, con le sbarre15 .


Se il bimbo si agita molto durante il sonno e finisce spesso oltre i confini del lettino si possono collocare tutt’intorno dei cuscini (non di piuma per evitare qualsiasi rischio di soffocamento).


~ A conti fatti

Culle e lettini sono accessori costosi. Vediamo quanto risparmia chi trova soluzioni alternative16 .

Culla: da 268 a 890 euro

Lettino: da 299 a 1.690 euro

Lettino da campo: da 59 a 247,90 euro

Il co-sleeping

Gli orsacchiotti e i biberon ci hanno fatto allevare una generazione di individui legati principalmente alle cose materiali. Condividere il sonno con il bambino gli insegna a trovare conforto nell’essere a contatto con qualcuno,
senza rimpiazzare le persone con degli oggetti.
William Sears

Il pediatra William Sears fa notare che: dormire insieme implica molto più che una semplice decisione sul luogo dove dormirà il vostro bambino. Riflette addirittura un atteggiamento di accettazione del proprio figlio come un individuo piccino con grandi bisogni. Egli sa che voi, genitori, sarete sempre a disposizione durante la notte così come lo siete durante il giorno17 .


In molte culture il sonno condiviso è la norma indiscussa18 , così come lo è stata in passato anche nelle società occidentali, prima che l’avvento di un regime di separazione tra mamme e bebè mettesse al bando questa soluzione.


In realtà, come dimostra l’innata attrazione che il lettone esercita nei confronti della stragrande maggioranza dei bambini, il contatto e la vicinanza sono importanti di notte, tanto quanto di giorno, anzi di più, dato che addormentarsi per un bambino piccolo è qualcosa di “strano”, che può intimorire.


Per nove mesi – sottolinea Sears – il neonato ha dormito a contatto con sua madre ed è stato abituato alla presenza di movimenti respiratori familiari, al battito cardiaco e al calore. Il fatto che il bambino “tutto a un tratto” nasca non significa che ciò debba cambiare19 .


Il sonno condiviso viene indicato come una tendenza naturale, innata, strutturata dalla “memoria del gene” e che rassicura “naturalmente” genitori e bimbi, anche in uno speciale apparso sulla rivista “Un pediatra per amico”20 . L’editorialista, Franco Panizon, già direttore della Clinica Pediatrica dell’Ospedale infantile di Trieste, nella sua introduzione invita il genitore ad andare dove lo porta il cuore, chiedendo a se stesso e non a una assai fragile “scienza del comportamento” come comportarsi, senza pentimenti e senza timore di condanne21 .


Recenti studi hanno inoltre evidenziato i vantaggi del sonno condiviso sia per la buona riuscita dell’allattamento al seno, sia per aiutare i neonati a regolarizzare i loro ritmi del sonno. Non solo, si è visto che la vicinanza fisica fa sì che mamma e bambino sincronizzino i loro ritmi di sonno, un’armonia che permette alla madre di riposare meglio (un aspetto, quest’ultimo, di notevole importanza!).


A questo proposito il pediatra Carlos González sottolinea che quando un bambino dorme con la madre, a volte si sveglia ma si riaddormenta senza dire nulla, tranquillizzato semplicemente dalla sua presenza; altre volte poppa. La madre solitamente non arriva a svegliarsi del tutto e, il giorno seguente, non se ne ricorda22 .

Luoghi comuni da sfatare

Spesso i genitori temono di attirarsi le critiche di parenti e amici, accogliendo regolarmente o occasionalmente il proprio bimbo nel lettone. A rassicurare mamme e papà sono però le evidenze scientifiche: non c’è alcuno studio che dica che dormire nel lettone renda il bambino troppo dipendente23 , anzi, non solo è dimostrato che chi dorme insieme ai genitori nei primi 2-3 anni di vita ha le stesse probabilità degli altri di farlo in età successive, ma sempre più esperti pongono l’accento sull’importanza del contatto e della rassicurazione nei primissimi anni di vita. La sollecita risposta dei genitori – di giorno e di notte – pone, infatti, le basi della sicurezza in se stessi dei bambini!

Una scelta sicura?

Alcuni genitori esitano ad accogliere il proprio piccino nel lettone, poiché temono che non si tratti di una soluzione sicura. In realtà, le risposte degli esperti sono rassicuranti: dormire insieme è da evitare, poiché può costituire un rischio per il bimbo, soltanto in alcuni casi particolari, ovvero quando i genitori sono dediti all’uso di droghe e alcool, assumono farmaci pesantemente sedativi, sono obesi o soffrono di disturbi del sonno. No al bimbo con mamma e papà, infine, se la madre è una fumatrice e se i genitori dormono su un divano, o utilizzano un materasso ad acqua.


Quando non ci sono questi problemi, confermano le pediatre Annamaria Moschetti e Maria Luisa Tortorella, non esistono prove convincenti di rischio nel dormire insieme e il piccolo può dormire nel lettone se lo desidera e fin quando lo desidera24 .


L’importante è che il bimbo dorma sempre in posizione supina, come raccomandato dalle linee guida dell’Accademia Americana di Pediatria che ha incluso la posizione sulla schiena tra i fattori ambientali di prevenzione della morte in culla (SIDS).


William Sears consiglia, infine, di non “surriscaldare” il bambino, ovvero di evitare di coprirlo troppo (ad esempio con il piumone), dato che grazie alla vicinanza con i corpi caldi dei genitori non ha bisogno di essere coperto quanto un bimbo che dorme solo25 .

Il side-bed

I genitori che desiderano avere il proprio bimbo accanto durante la notte, ma preferiscono conservare un loro spazio nel lettone, possono sperimentare un’interessante soluzione intermedia: il side-bed (o side-car), accostando il lettino (o letto) del bebè al lettone. Se il bimbo ha un lettino con le sbarre, sarà sufficiente eliminare una sponda. L’importante è agganciare il lettino alla rete del lettone per essere certi che non possa spostarsi, e regolare l’altezza del materasso del bambino in modo che corrisponda a quella del materasso dei genitori. È indispensabile che tra i materassi non restino spazi vuoti (dove il neonato potrebbe restare intrappolato con il rischio di soffocare): quindi eventuali “vuoti” dovranno sempre essere accuratamente colmati (ad esempio con una copertina arrotolata).

Bebè a costo zero - 3a edizione
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Giorgia Cozza
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